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Cerchio Ifior

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brig.zero
10:36 04 set 2012
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interessanti appunti filosofici sul karma ...

In principio era la parola.
Dio pronunciò la parola e la luce fu”.

In questo modo (leggermente parafrasato da me, senza, tuttavia, alterarne il contenuto verbale) viene presentato l'inizio della cosmogonia biblica, la creazione del mondo e della Realtà.
Ovviamente si tratta – anche solo per il semplice fatto che i concetti vengono espressi tramite il linguaggio – di un'esposizione simbolica che, tuttavia, risulta di agevole interpretazione sulla scorta degli ultimi concetti che vi abbiamo suggerito.
Se dovessi usare la terminologia e il simbolismo che abbiamo adoperato nel nostro tentativo di presentarvi la nascita e lo sviluppo della Realtà su quelle due – apparentemente semplici - frasi ecco come potrei presentarvele, in maniera più strutturata e adeguata alle vostre possibilità di decodifica dei simboli che, ormai, ci accomunano lungo questo percorso che siamo andati tracciando nel tempo:

“In principio c'era la Vibrazione Prima che, tuttavia, aveva bisogno di essere resa operativa per permetterle di espletare la sua funzione di generatrice del Cosmo. Ecco, così, che le viene fornita, dall'Assoluto, la spinta infinitesimale che la porta a perdere il suo equilibrio interno (quell'equilibrio che le permetteva - pur essendo costituita interiormente da effetti vibratori, quindi da movimento – di restare legata all'Assoluto in funzione dell'equilibrio intrinseco totale proprio dell'Uno, in cui ogni vibrazione trova la perfetta equilibratura) inducendola a propagarsi all'interno di una ben determinata porzione di materia, dando inizio, in questo modo, alla costituzione, alla definizione e all'evoluzione di un Cosmo”.

Come vedete, fin dall'inizio l'elemento che porta al dipanarsi della molteplicità dall'Uno è la comunicazione: dalla comunicazione totale dell'Assoluto con se stesso, portatrice di perfetto equilibrio tra gli infiniti movimenti che lo compongono, alla comunicazione mirata con uno dei suoi elementi, la Vibrazione Prima, che darà forma, ordine e sviluppo a una porzione della Realtà Assoluta... ma non vorrei addentrarmi eccessivamente in concetti filosofici molto ostici che ci distoglierebbero troppo dall'argomento specifico che vogliamo trattare. Lasciamo aperte, di conseguenza, le complesse questioni che le mie parole senza dubbio potrebbero aver fatto nascere, e andiamo avanti lungo il percorso che abbiamo intenzione di farvi attraversare.

Gli elementi centrali della costituzione non solo di un Cosmo ma dell'intera Realtà sono, come abbiamo visto, la comunicazione e l'equilibrio.
Senza comunicazione le varie materie che compongono la Realtà non avrebbero modo di comunicare tra di loro, di interagire e, di conseguenza, di permettere alla Vibrazione Prima di impregnare la totalità del Cosmo con le direttive peculiari del Progetto Evolutivo di cui è portatrice all'interno di quel Cosmo.
Senza la tendenza della Realtà a ristabilire l'equilibrio tra le forze che le hanno dato vita e le informazioni che percorrono tutta la materia la trama dell'intero Cosmo sarebbe, certamente, travolta irrimediabilmente dal caos e questo porterebbe come conseguenza la rapida disgregazione del Cosmo in questione. (Ombra)

Dopo questa premessa, necessaria per avere chiari gli elementi di base comuni su cui sviluppare le nostre considerazioni, affrontiamo, come promesso, il concetto di karma.

Come certamente ricorderete, in passato avevamo definito il karma come un analogo della legge di causa/effetto: tutto ciò che un individuo incarnato sceglie o non sceglie di compiere nel corso della sua vita è la causa di effetti che si ripercuoteranno, positivamente o negativamente, non solo durante i giorni che sta vivendo allorché mette in moto la catena karmica nell'affrontare le variegate situazioni di esperienza che gli si presentano, ma anche nel corso sue vite successive, delimitando il percorso che traccia la continuità della sua evoluzione, mai raggiunta per grazia ricevuta ma creata e conquistata attraverso l'ampliarsi graduale della coscienza dell'individualità attraverso le comprensioni che via via raggiunge e introietta proprio grazie alle esperienze affrontate sul piano fisico nel suo molteplice percorso incarnativo.
Pur non essendo una concezione sbagliata, essa era, ovviamente, molto semplicistica e sfruttava un errore di fondo nella vostra interpretazione di tale concetto, dal momento che esso viene comunemente collegato - com'è inevitabile, dal momento che nel corso dell'incarnazione la principale preoccupazione dell'individuo incarnato è quella di evitare o lenire la sofferenza che trova sul suo percorso - essenzialmente a come il karma influisce sulle vostre vite, ovvero agli effetti che esso produce sulle vostre esistenze; in questa maniera è veramente inevitabile che la concezione generale di tale concetto finisca col limitarne la visione e la prospettiva portando al risultato di identificare il karma in base agli effetti che esso produce, in sintonia con il desiderio dell'Io di essere il centro intorno al quale ruota la realtà.
Quando voi affermate: “quello che sto vivendo è un karma” pensate proprio in quest'ottica che identifica il karma con le sue conseguenze, quasi sempre riferita al presentarsi di quello che comunemente viene chiamato “karma negativo”, prestando invece poca attenzione al cosiddetto “karma positivo”.
In verità, la situazione è molto più complessa e strutturata e lo sfociare del karma negli effetti che agiscono sulla vita dell'individuo è solamente una piccola e limitata porzione di essa. (Vito)

L'ampliarsi delle possibilità comunicative tra i popoli, specialmente grazie alla tecnologia che ha permesso di entrare velocemente in contatto con le molteplici componenti della razza umana, ha gradualmente fatto sì che termini e simboli di altre culture circolassero all'interno delle varie nicchie culturali dell'umanità, finendo talvolta per essere adottati – magari con decodifiche di tali simboli che si discostano più o meno in maniera pesante dal simbolismo originale – da popolazioni anche molto lontane e culturalmente diverse tra di loro.
Il concetto di karma, come sapete, proviene dalle culture orientali, tuttavia è entrato gradualmente anche nelle culture occidentali, e viene ormai usato abbastanza comunemente, e non soltanto in ambienti strettamente settoriali esoterici, spiritualistici o filosofici.
Viene spontaneo domandarsi come mai esso abbia trovato questa facilità di adozione in occidente, al contrario di altri termini (ad esempio il concetto di dharma) che hanno avuto una maggiore difficoltà nel trovare il loro spazio all'interno della simbologia comune delle culture occidentali.
Questo accade perché, in realtà, il concetto di karma - anche se non espresso in maniera chiaramente indicativa e con una terminologia specifica - fa parte del sottofondo culturale ed etico/morale anche delle culture occidentali.(Rodolfo)

Chi di spada ferisce di spada perisce.
Occhio per occhio dente per dente.
Chi la fa l'aspetti.
Chi semina vento raccoglie tempesta.
Tutti i nodi vengono al pettine.
Ad ognuno la sua croce...

Esaminando a volo d'uccello le frasi tipiche della tradizione popolare occidentale (e non solo) è facile incontrare frasi come quelle che vi ho appena proposto.
Se ponete attenzione al simbolismo di queste frasi noterete certamente che esse hanno in sé – al di là della loro possibile interpretazione semplicemente etico/morale – diversi elementi che l'accomunano al concetto di karma così come ve lo abbiamo presentato.
Prima di tutto è palese la presenza del concetto di causa/effetto: quello che l'individuo fa ha delle conseguenze di ritorno sulla sua vita, traducendosi in benefici o in accadimenti ritorsivi; e questo riporta, in maniera evidente, a quanto avevamo detto in precedenza a proposito del karma.
L'altro elemento evidente e importante è l'uso dei simboli linguistici per sottolineare che il comportamento dell'essere incarnato è sottoposto alla legge dell'equilibrio, anche se talvolta espresso in maniera semplicistica e, comunque, sempre nell'ottica in cui chi ha creato tali frasi si muoveva, ovvero quella di cercare di dare una spiegazione, anche superficiale o persino infantile, al verificarsi di effetti apparentemente punitivi sull'individuo che ha mosso le cause: in tale direzione mi sembra di poter facilmente interpretare, ad esempio, la frase “occhio per occhio dente per dente”.
Quello che va notato è che in queste frasi di “descrizione karmica” l'accento viene messo con evidenza su un elemento particolare, ovvero lo scopo punitivo del riflesso karmico e, di conseguenza, la prospettiva strettamente etico/morale e l'applicazione di un rigoroso giudizio giusto/sbagliato, tipico, d'altra parte, di molte religioni. (Moti)

Apriamo una piccola parentesi su questo punto.
La visione punitiva ha una chiara derivazione religiosa risalente, quanto meno, alla concezione ebraica della divinità immaginata come entità gelosa, possessiva, vendicativa, pronta ad armare interi eserciti in difesa di ciò che egli ritiene suo e giudice severo e intransigente di ogni essere umano che non adempie fedelmente alle sue leggi e alle sue richieste, ma anche da quella cattolica, a voi più vicina, che ha fatto dell'esistenza dell'inferno, della punizione eterna, e del peccato mortale la base per il mantenimento e il controllo sia spirituale che temporale sui fedeli, discostandosi in maniera evidente da quello che era stato l'insegnamento del Cristo, nel quale non è mai presente il concetto di punizione senza remissione.
D'altra parte una tale visione della divinità è in palese contrasto logico con quello che è considerato il punto cardine dell'insegnamento di Cristo, ovvero l'Amore che tutto governa: se è l'Amore l'elemento che unifica e pervade tutta la Realtà, è ovvio che al suo interno non possa trovare alcuno spazio il concetto di condanna e di punizione eterna, in quanto l'Amore, per essere veramente tale (e non si può pensare che l'Amore divino possa essere altrimenti che così) deve avere come fondamento essenziale l'equilibrio e la giustizia per ogni creatura esistente ed esservi, sempre e comunque, una possibilità di redenzione.
Indubbiamente la logica e un vero concetto di giustizia e di equità non è che siano stati mai tenuti molto presenti negli ambienti religiosi, in maniera particolarmente evidente proprio all'interno della religione specifica con cui voi siete a più stretto contatto per collocazione ambientale, cultura e tradizione.
Pensiamo al concetto del Cristo che, viene insegnato, è stato mandato tra gli uomini per prendere su di sé i loro peccati ed espiarli, assolvendoli dai loro peccati.
Indubbiamente è una bella immagine, consolatoria e che appaga l'Io di chi la ritiene vera, perché lo fa sentire protetto, amato, figlio prediletto e decisamente importante... ma appare poco credibile, oltre che illogica: se si potesse prendere su di sé ed espiarle le colpe di un'altra persona faremmo davvero il suo bene, visto che ciò non gli porterebbe la comprensione dei suoi errori, ma solo una soddisfacente via di fuga dalle sue responsabilità demandando ad altri la compensazione dei suoi errori?
E, in una tale situazione, che fine fa la giustizia divina, dal momento che la divinità sembra perdere per strada, ignorandole e disinteressandosene, una cospicua porzione delle sue creature, salvandone e beatificandone alcune e lasciando ad un destino di pena eterna le altre?
Una tale rappresentazione del divino, secondo me, tratteggia non un Dio ma un Io, con tutte le caratteristiche di opportunismo, prevaricazione, separatività, prepotenza e via e via e via che tale termine racchiude in sé! (Scifo)

La presenza della legge karmica all'interno del Cosmo elimina concettualmente tutte le interpretazioni errate, travisate o infondate che le varie religioni possono avere applicato al percorso evolutivo dell'individuo: il suo svilupparsi attraverso il dipanarsi delle meccaniche di causa/effetto garantisce che nulla possa essere fatto senza fornire a ogni creatura i dati per arrivare a comprendere, attraverso l'esame degli effetti che ricadono su di lei e gli errori compiuti nell'attraversare le esperienze di vita, siano essi derivanti dalla mancanza dell'adeguata comprensione che possa guidare in maniera corretta le sue azioni, siano essi conseguenza del suo lasciare la sua esistenza in mano dell'Io, cercando di nascondere a se stessa le sue reali intenzioni piuttosto che affrontare e ammettere quali sono le sue personali responsabilità nelle azioni che compie.
Il suo essere, inoltre, un elemento che tende a ristabilire l'equilibrio all'interno del Cosmo (passando da quello microcosmico dell'individuo a quello macroscopico del Cosmo in cui esso è inserito) garantisce un metro uniforme di azione che è lo stesso per tutte le componenti cosmiche, cosicché non vi può essere ingiustizia o, quanto meno, ogni creatura è governata esattamente alle stesse modalità di reazione e di influenza a cui viene sottoposta qualsiasi altra creatura presente nel Cosmo.
Non dimentichiamo, inoltre, che il karma non è uno strumento che ha la funzione di punire o di premiare l'individualità, ma che esso esiste in funzione dello stimolare e aiutare la crescita dell'individualità lungo il suo percorso attraverso la strutturazione della sua comprensione, ottenendo in questo modo la crescita evolutiva dell'individuo e di conseguenza – poiché tutto nel Cosmo è collegato e interrelato – l'avanzamento evolutivo del Cosmo nella sua interezza. (Vito)

Abbiamo, così, determinato indirettamente che il karma attraversa con la sua influenza non soltanto la vita del singolo individuo ma fa parte del complesso interagire di elementi che intessono il Cosmo intero.
E questo, creature, amplia notevolmente l'interpretazione del concetto di karma rispetto alla sua concezione di fattore che governa lo sviluppo evolutivo di un individuo o di una singola razza.
E' evidente che anche il karma – come i tanti altri fattori che abbiamo esaminato nell'affrontare la descrizione della costituzione del Cosmo - può chiaramente essere immaginato come un elemento che agisce sull'onda portante di vibrazioni, anche se questo aspetto non è stato ancora molto chiarito, pur essendo deducibile dalla concezione che l'intero Cosmo scaturisce dalla Vibrazione Prima e dalle vibrazioni che induce nella materia portandola a sviluppare la realtà cosmica.
Per cercare di approfondire questi aspetti sarà necessario ampliare la nostra concezione di karma, esaminandola in relazione agli ultimi concetti che vi abbiamo presentato, dal concetto di sistema chiuso o aperto, a quello di equilibrio, di comunicazione e di decodifica dei simboli, non dimenticando, se sarà possibile, concetti del passato che rivestono ancora una loro importanza in quanto andiamo esaminando, come il concetto di atmosfera.
Ma vediamo di andare avanti con calma per non mandare in corto circuito le vostre povere testoline. (Scifo)



[ Modificato 12:56 04 set 2012 ]





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brig.zero
17:45 20 set 2012
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Il momento attuale della società, da L'uno e i molti, ...

La società in cui vi trovate ad operare, figli nostri, assilla le vostre esistenze con i suoi problemi, bombardandovi di fatti, notizie, luci, suoni, vibrazioni contrastanti. Questa ridda di elementi lascia l’individuo sospeso tra ciò che vorrebbe il suo Io e ciò che la sua coscienza interiore sente come giusto, in quanto acquisito e compreso nel corso di decine di vite. (Fabius)

Il risultato è che egli si trova ad essere confuso e quasi incapace di mettere ordine nel suo agire, correndo il rischio di essere sommerso dagli avvenimenti incessanti - o trovandosi nell’impossibilità di prendere decisioni sue personali - in balia di chi gli prospetta le proprie opinioni in maniera più o meno giusta e seria ma, senz’altro, in apparenza più decisa.
Egli finisce, insomma, coll’appartenere a qualcosa che non gli appartiene veramente perché non è nato direttamente dal suo intimo, né scaturisce dal suo sentire, bensì ha la sua genesi in una confusione interiore che gli impedisce di riorganizzare se stesso in maniera consapevole e congrua con il suo vero sentire.
Questo stato frustrante di confusione si riflette, come se si trattasse di una via circolare, sulla società, finendo per innescare una reazione a catena della quale si è perso di vista l’inizio ma, anche, non si riesce a prevedere la fine. (Vito)

Eppure, se è vero che nulla succede a caso, anche questa situazione, a prima vista così caotica e negativa, deve avere un suo perché.
Se crediamo (come lo crediamo) che tutto quanto succede accade sempre e soltanto per il nostro bene, per tutto questo vi deve essere una spiegazione diversa da quella comunemente accettata che sembra basarsi su un’incapacità di fondo dell’essere umano di essere buono, giusto e onesto. (Scifo)

Nell’ottica dell’esistenza di un Dio che Tutto E’, che ama le sue creature e nel quale non può esserci posto per l’ingiustizia, anche ciò che palesemente sembra ingiusto deve avere una giustificazione, deve avere una funzione, espletata la quale ciò che appariva ingiusto si rivelerà un male necessario e inevitabile per compiere un salto di qualità e, perciò, in definitiva, si rivelerà un bene. (Federico)

Vedete, creature, senza confusione, senza tormenti, senza errori come potrebbe l’individuo crescere? Se egli vivesse sempre felice, se si sentisse sempre coerente con se stesso, disponibile con gli altri, in armonia con la realtà, pronto a donare, a sorridere e ad amare non esisterebbe la necessità del suo incarnarsi ancora perché, ormai, ciò che doveva imparare dal suo ciclo evolutivo sarebbe acquisito in via definitiva, decretando la sua uscita dalla ruota delle nascite e delle morti.
Tuttavia la confusione, il dubbio, il tormento, quando non sono più solo appannaggio di pochi ma appartengono alla società, significano che la maggior parte dei suoi componenti si trova ai limiti di quel nuovo stadio di coscienza superiore nel quale sta per entrare. (Scifo)

Non date ascolto, quindi, alle false e un po’ ridicole Cassandre che proclamano l’appressarsi della fine del mondo, l’avvicinarsi di un conflitto mondiale definitivo, l’inizio dell’ira di un Dio (secondo un concetto ormai superato ma che viene sempre rispolverato allorché torna utile) che, dopo aver creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, evidentemente odiando se stesso, scatena la sua collera bizzosa sull’uomo o al massimo, in un impeto di benevolenza, salva pochi eletti (naturalmente Cassandre incluse) magari, scempiaggine suprema, facendoli portare via dall’olocausto finale da astronavi provenienti da stelle lontane! (Zifed)

Voi che vi siete avvicinati alla spiritualità, lungo qualunque cammino lo abbiate fatto, sapete che non c’è solo la speranza ma, addirittura, la certezza che ciò che vivete preluda ad un uomo nuovo, più giusto, più sensibile, più equilibrato, più consapevole. E proprio voi, figli nostri, dovreste cercare di essere l’esempio e la testimonianza che ciò in cui dite di credere lo credete veramente, e non solo perché altri vi hanno imposto le loro idee. (Moti)

Certo, anche in ambiente spiritualistico e (se volete) spiritico, si rispecchia la confusione della società: dissapori, interessi personali neanche troppo celati, personaggi convinti di essere l’unica fonte della Verità, individui che si atteggiano a grandi evoluti, iniziati, santoni e via e via e via, dimostrano in continuazione che il loro stato interiore è ben lungi dal possedere quella dote essenziale senza la quale nessun individuo può affermare di possedere una buona evoluzione: l’umiltà! (Scifo)

Ognuno di voi, per estrazione sociale o interesse culturale, si sente parte di un gruppo, e questo è giusto, in quanto ognuno ha la propria strada da percorrere, mai esattamente uguale a quella di un altro individuo.
Ricordate, però che la vostra non è l’unica strada (e guai se così fosse), e che se essa è la migliore per voi non è mai la migliore in assoluto: la Verità è presente ovunque, anche se in maggiore o minor misura, e le sue parole non hanno padrone né son soggette a diritti di autore di alcun tipo in quanto appartengono di diritto a chiunque le incontri, le riconosca e le voglia trascrivere nel libro del proprio intimo. (Rodolfo)

Non siete mai responsabili per la Verità ma, in realtà, siete sempre responsabili dell’uso che di essa fate, e grave sarebbe se un vostro fratello si allontanasse dalla Verità o rifiutasse di venire a contatto con essa non per poca disponibilità a farlo ma perché il vostro comportamento, il vostro atteggiamento non solo non dimostra la forza che essa, essendo la Verità, possiede ma, addirittura la svilisce assoggettandola ai vostri bisogni personali. (Florian)

Siate, perciò, sicuri delle vostre certezze ma sicuri anche che, comunque, esiste sempre una certezza più ampia e aderente alla Verità, senza perdere di vista quell’umiltà così indispensabile per restare aderenti alla vostra vera condizione interiore, quell’umiltà che così vi dovrebbe far dire:

Io credo nelle mie idee, sorelle,
sono convinta di ciò in cui credo, fratelli,
e sono sicura delle mie convinzioni
ma le mie idee possono allargare la loro prospettiva,
le mie convinzioni possono essere rese più complete e salde da quelle altrui,
la mia sicurezza non può essere un punto fermo sul quale ristagnare,
bensì uno scalino sul quale salire per abbracciare una Verità più completa,
quella Verità che, sola, mi ama
con quell’amore che non conosce definizioni e distinzioni
e che io credo, sono convinta, sono sicura, sento che esiste!

(Viola)



E a te, figlio e fratello che critichi ciò che gli altri dicono; a te che contesti ciò che altri credono perché non combacia con ciò in cui tu credi; a te che confronti ciò che pensi di sapere non per migliorare la tua saggezza ma per svalutare a tuo favore l’altrui sapere; a te che ti ergi a giudice degli altri ritenendoti erroneamente in grado di poter giudicare gli altri mentre puoi soltanto giudicare te stesso cosa posso mai dire per indicarti il tuo errore? (Baba)

Tutti i più grandi e veri Maestri hanno invocato l’unione, la comunione tra gli esseri: cerca, allora, i punti di contatto e costruisci su di essi questa comunione; non notare solo le divergenze diventando distruttivo e, perciò, servitore della confusione che già osservi intorno a te. E se proprio, per tua limitatezza interiore, non è questo il tuo sentire, io non posso fare altro che sussurrarti, sperando che, nel fragore del tuo Io tu riesca a percepire la mia voce: (Moti)

Non osservare con occhio malevolo
la fiamma della candela altrui,
deridendola ad ogni alito di vento che la fa tremare
ma cerca, piuttosto,
di essere un buon custode della tua candela
affinché essa non si spenga
per il tuo poco amore.

(Labrys)






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brig.zero
17:58 12 gen 2013
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brig.zero
19:05 04 mar 2013
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non sapevo dove metterlo ... visto e considerato che si tratta di un Medium contemporaneo ancora esistente ...

Piancastelli Corrado .I miei 60 Anni con l' Entità A (Andrea)

cercatelo con Google





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brig.zero
17:12 09 mar 2013
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La coscienza dello Stato e lo Stato della coscienza

La storia dell'umanità racconta di uomini coraggiosi e temerari che affrontarono le più incredibili vicissitudini per inseguire i loro sogni.
Nei secoli passati grandi esploratori, sotto la spinta della loro natura che li indirizzava verso la scoperta di nuovi spazi in cui trovare nuove sfide ma anche, bisogna ammetterlo, mossi dalla ricerca di leggendarie ricchezze e di tesori fantastici, hanno a poco a poco ampliato gli orizzonti dell'uomo, svelando nuovi continenti e terre rimaste sconosciute fino a quel momento.
Alla base del carattere dell'uomo c'è sempre stato il desiderio di conoscere di più, di imparare cose nuove, di entrare in contatto con popoli, idee, concetti in cui non si era ancora imbattuto e questa spinta ha portato a conoscere la geografia dell'intero pianeta sul quale ormai soltanto alcune piccole zone impervie e difficilmente accessibili restano inesplorate.
Mille viaggi che si sono compiuti in molteplici direzioni, non solo geografiche ma anche cognitive con l'esplorazione delle varie diramazioni della scienza che hanno condotto via via a spostare in direzioni sempre più complesse e approfondite l'anelito dell'uomo di conoscere e di cercare di controllare la realtà in cui si trova immerso durante la sua breve ma intensa avventura terrena.
Anche se, apparentemente, l'esplorazione della realtà da parte dell'uomo sembra avere limiti sempre più ristretti, nuovi orizzonti si sono di volta in aperti spostando le nuove frontiere in direzione che sono ancora, per la maggior parte, incerte e ignote sia nelle loro meccaniche che, ancora di più, nelle loro conseguenze per la vita dell'uomo. Basta pensare alla mappatura genetica e all'uso potenziale delle cellule staminali per rendersi conto di quali nuove strade si presentano all'attenzione dell'esplorazione umana, per non parlare di tutte quelle innovazioni tecnologiche che stanno a mano a mano trasformando l'intero modo di vivere del genere umano sul pianeta.
E risulta, così, veramente sconcertante scorgere aree del pianeta in cui intere popolazioni soffrono la carenza di cibo o di acqua o nelle quali la violenza, l'avidità e la volontà di potenza appaiono avere la stessa crudeltà, intensità e virulenza delle epoche più barbariche della strada dell'uomo, disattendendo anche i più semplici diritti di ogni essere umano.
Chi analizza tali fenomeni cerca di spiegarli come conseguenza della graduale modifica dei fattori climatici, o della mancanza di un'energia più pulita, alternativa al petrolio o come gli effetti di una decadenza morale che attraversa le società del pianeta e che porta alla distrazione dai più comuni valori etici sostituiti dal protagonismo, dal voler essere sempre in prima pagina, dall'accumulo di ricchezze e potere personali.
In realtà tutti questi elementi non sono cause, bensì effetti: sono gli effetti conseguenti all'essere rimasti molto indietro nella scoperta più importante che possa essere fatta e al non aver portato avanti il viaggio più meraviglioso che l'uomo possa compiere, ovvero quello all'interno di se stesso alla ricerca del suo vero sé.
Non si tratta, come affermano alcuni osservatori dell'umana società di raggiungere una coscienza dello stato che dia il senso di appartenenza e di fratellanza con altri uomini permettendo, così, di creare una forma di benessere comune per le varie società, bensì di raggiungere e rendere effettivo uno stato della coscienza.
La coscienza dello stato - pur potendo già essere un miglioramento rispetto al vigente individualismo di stampo fortemente egoistico - può tuttalpiù riuscire a creare zone sociali di apparente fratellanza, ma le meccaniche dell'egoismo individuale finirebbero sempre col determinare attriti tra le varie società, ripetendo su scala sociale i meccanismi egoistici messi in atto su scala individuale e ogni “isola di fratellanza” si trasformerebbe, alla fine, in contrapposizioni e tentativi di imporre agli altri le proprie concezioni, perché ci sarebbe, sempre e comunque, l'identificazione in bisogni e in concezioni peculiari di varie porzione dell'umanità, secondo i dettami di una teorica fratellanza all'interno di un gruppo e non di una reale fratellanza tra tutti gli uomini.
Questa concezione porta con sé le stesse problematiche che esistono nel momento in cui vengono formate delle organizzazioni: per quanto gli assunti di base possano essere eticamente validi tali assunti finiscono col venire diluiti all'interno dell'organizzazione, perdendo la loro qualità di fini da raggiungere e venendo sostituiti, a poco a poco, da nuove finalità che hanno il sopravvento su di essi quali la sopravvivenza dell'organizzazione e la sua espansione, nell'illusoria convinzione che l'ampliamento, la ricchezza e la potenza dell'organizzazione possa essere il trampolino di lancio per un utopistico quanto ormai irreale e solamente teorico mutamento dell'intera società.
Ben altra cosa è, invece, il raggiungimento di uno stato della coscienza, nel quale ogni individuo opera e agisce sulla scorta di quello che ritiene sia giusto ed etico fare perché tale lo sente nella sua interiorità, e dal quale non può deflettere perché è ormai parte integrante della sua più intima natura.
Inevitabilmente, tale stato della coscienza non può essere raggiunto velocemente: per essere pienamente operante, è necessario che tutti i cittadini di tale ipotetico stato arrivino a possedere lo stesso grado di sentire e questo, ovviamente, è un processo lungo che ha bisogno del suo tempo per formarsi in maniera sempre più ampia.
Tuttavia esso è l'unica maniera per raggiungere una vera fratellanza universale, perché è con l'avanzare dello stato della coscienza che ogni essere umano arriva a sentirsi veramente simile a tutti gli altri, con le stesse necessità, gli stessi diritti, gli stessi doveri e le stesse responsabilità verso chi ha un grado di sentire inferiore.


Io sono colui che sono...
Io sono colui che cerca continuamente risposte e trova sempre domande.
Io sono colui che si tormenta e soffre finché impara a essere felice.
Io sono colui che sa intensamente odiare prima di imparare veramente ad amare.
Io sono colui che tende la mano dopo averla stretta per lungo tempo a pugno.
Io sono colui che non esita a rubare prima di imparare a donare tutto, persino se stesso.
Io sono colui che pretende fino a quando impara a concedere .
Io sono colui che accumula per arrivare ad essere felice di quello che ha.
Io sono colui che non dà più la morte ma soltanto la vita.
Io sono colui che chiede a gran voce giustizia finendo col comprendere, silenziosamente, di dover essere giusto.
Io sono colui che grida con gran clamore i suoi diritti per arrivare, infine, a dare la precedenza ai suoi doveri.
Io sono colui che sono
e quello che arriverò ad essere, giorno dopo giorno...
sempre e comunque sfocato ed illusorio riflesso
di Colui che E'.

(Anonimo)




[ Modificato 17:13 09 mar 2013 ]





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brig.zero
12:31 07 set 2013
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brig.zero
15:51 13 set 2013
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Il momento attuale della società, ...

La società in cui vi trovate ad operare, figli nostri, assilla le vostre esistenze con i suoi problemi, bombardandovi di fatti, notizie, luci, suoni, vibrazioni contrastanti. Questa ridda di elementi lascia l’individuo sospeso tra ciò che vorrebbe il suo Io e ciò che la sua coscienza interiore sente come giusto, in quanto acquisito e compreso nel corso di decine di vite. (Fabius)

Il risultato è che egli si trova ad essere confuso e quasi incapace di mettere ordine nel suo agire, correndo il rischio di essere sommerso dagli avvenimenti incessanti - o trovandosi nell’impossibilità di prendere decisioni sue personali - in balia di chi gli prospetta le proprie opinioni in maniera più o meno giusta e seria ma, senz’altro, in apparenza più decisa.
Egli finisce, insomma, coll’appartenere a qualcosa che non gli appartiene veramente perché non è nato direttamente dal suo intimo, né scaturisce dal suo sentire, bensì ha la sua genesi in una confusione interiore che gli impedisce di riorganizzare se stesso in maniera consapevole e congrua con il suo vero sentire.
Questo stato frustrante di confusione si riflette, come se si trattasse di una via circolare, sulla società, finendo per innescare una reazione a catena della quale si è perso di vista l’inizio ma, anche, non si riesce a prevedere la fine. (Vito)

Eppure, se è vero che nulla succede a caso, anche questa situazione, a prima vista così caotica e negativa, deve avere un suo perché.
Se crediamo (come lo crediamo) che tutto quanto succede accade sempre e soltanto per il nostro bene, per tutto questo vi deve essere una spiegazione diversa da quella comunemente accettata che sembra basarsi su un’incapacità di fondo dell’essere umano di essere buono, giusto e onesto. (Scifo)

Nell’ottica dell’esistenza di un Dio che Tutto E’, che ama le sue creature e nel quale non può esserci posto per l’ingiustizia, anche ciò che palesemente sembra ingiusto deve avere una giustificazione, deve avere una funzione, espletata la quale ciò che appariva ingiusto si rivelerà un male necessario e inevitabile per compiere un salto di qualità e, perciò, in definitiva, si rivelerà un bene. (Federico)

Vedete, creature, senza confusione, senza tormenti, senza errori come potrebbe l’individuo crescere? Se egli vivesse sempre felice, se si sentisse sempre coerente con se stesso, disponibile con gli altri, in armonia con la realtà, pronto a donare, a sorridere e ad amare non esisterebbe la necessità del suo incarnarsi ancora perché, ormai, ciò che doveva imparare dal suo ciclo evolutivo sarebbe acquisito in via definitiva, decretando la sua uscita dalla ruota delle nascite e delle morti.
Tuttavia la confusione, il dubbio, il tormento, quando non sono più solo appannaggio di pochi ma appartengono alla società, significano che la maggior parte dei suoi componenti si trova ai limiti di quel nuovo stadio di coscienza superiore nel quale sta per entrare. (Scifo)

Non date ascolto, quindi, alle false e un po’ ridicole Cassandre che proclamano l’appressarsi della fine del mondo, l’avvicinarsi di un conflitto mondiale definitivo, l’inizio dell’ira di un Dio (secondo un concetto ormai superato ma che viene sempre rispolverato allorché torna utile) che, dopo aver creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, evidentemente odiando se stesso, scatena la sua collera bizzosa sull’uomo o al massimo, in un impeto di benevolenza, salva pochi eletti (naturalmente Cassandre incluse) magari, scempiaggine suprema, facendoli portare via dall’olocausto finale da astronavi provenienti da stelle lontane! (Zifed)

Voi che vi siete avvicinati alla spiritualità, lungo qualunque cammino lo abbiate fatto, sapete che non c’è solo la speranza ma, addirittura, la certezza che ciò che vivete preluda ad un uomo nuovo, più giusto, più sensibile, più equilibrato, più consapevole. E proprio voi, figli nostri, dovreste cercare di essere l’esempio e la testimonianza che ciò in cui dite di credere lo credete veramente, e non solo perché altri vi hanno imposto le loro idee. (Moti)

Certo, anche in ambiente spiritualistico e (se volete) spiritico, si rispecchia la confusione della società: dissapori, interessi personali neanche troppo celati, personaggi convinti di essere l’unica fonte della Verità, individui che si atteggiano a grandi evoluti, iniziati, santoni e via e via e via, dimostrano in continuazione che il loro stato interiore è ben lungi dal possedere quella dote essenziale senza la quale nessun individuo può affermare di possedere una buona evoluzione: l’umiltà! (Scifo)

Ognuno di voi, per estrazione sociale o interesse culturale, si sente parte di un gruppo, e questo è giusto, in quanto ognuno ha la propria strada da percorrere, mai esattamente uguale a quella di un altro individuo.
Ricordate, però che la vostra non è l’unica strada (e guai se così fosse), e che se essa è la migliore per voi non è mai la migliore in assoluto: la Verità è presente ovunque, anche se in maggiore o minor misura, e le sue parole non hanno padrone né son soggette a diritti di autore di alcun tipo in quanto appartengono di diritto a chiunque le incontri, le riconosca e le voglia trascrivere nel libro del proprio intimo. (Rodolfo)

Non siete mai responsabili per la Verità ma, in realtà, siete sempre responsabili dell’uso che di essa fate, e grave sarebbe se un vostro fratello si allontanasse dalla Verità o rifiutasse di venire a contatto con essa non per poca disponibilità a farlo ma perché il vostro comportamento, il vostro atteggiamento non solo non dimostra la forza che essa, essendo la Verità, possiede ma, addirittura la svilisce assoggettandola ai vostri bisogni personali. (Florian)

Siate, perciò, sicuri delle vostre certezze ma sicuri anche che, comunque, esiste sempre una certezza più ampia e aderente alla Verità, senza perdere di vista quell’umiltà così indispensabile per restare aderenti alla vostra vera condizione interiore, quell’umiltà che così vi dovrebbe far dire:

Io credo nelle mie idee, sorelle,
sono convinta di ciò in cui credo, fratelli,
e sono sicura delle mie convinzioni
ma le mie idee possono allargare la loro prospettiva,
le mie convinzioni possono essere rese più complete e salde da quelle altrui,
la mia sicurezza non può essere un punto fermo sul quale ristagnare,
bensì uno scalino sul quale salire per abbracciare una Verità più completa,
quella Verità che, sola, mi ama
con quell’amore che non conosce definizioni e distinzioni
e che io credo, sono convinta, sono sicura, sento che esiste! (Viola)

E a te, figlio e fratello che critichi ciò che gli altri dicono; a te che contesti ciò che altri credono perché non combacia con ciò in cui tu credi; a te che confronti ciò che pensi di sapere non per migliorare la tua saggezza ma per svalutare a tuo favore l’altrui sapere; a te che ti ergi a giudice degli altri ritenendoti erroneamente in grado di poter giudicare gli altri mentre puoi soltanto giudicare te stesso cosa posso mai dire per indicarti il tuo errore? (Baba)

Tutti i più grandi e veri Maestri hanno invocato l’unione, la comunione tra gli esseri: cerca, allora, i punti di contatto e costruisci su di essi questa comunione; non notare solo le divergenze diventando distruttivo e, perciò, servitore della confusione che già osservi intorno a te. E se proprio, per tua limitatezza interiore, non è questo il tuo sentire, io non posso fare altro che sussurrarti, sperando che, nel fragore del tuo Io tu riesca a percepire la mia voce: (Moti)

Non osservare con occhio malevolo
la fiamma della candela altrui,
deridendola ad ogni alito di vento che la fa tremare
ma cerca, piuttosto,
di essere un buon custode della tua candela
affinché essa non si spenga
per il tuo poco amore. (Labrys)







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brig.zero
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