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SALVIAMO IL NOSTRO PIANETA

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Autore Messaggio
Richard
19:38 25 dic 2013
Redattore

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Richard ha scritto ...

Negli ultimi giorni, lo stesso geologo Molnia ha effettuato dichiarazioni di stampo opposto, sconvolgendo il mondo dei glaciologi: dai dati satellitari, i ghiacciai dell'Alaska sono risultati in forte crescita, per la prima volta da moltissimo tempo, grazie all'effetto combinato di grandi precipitazioni nevose invernali, e di un'Estate di almeno 3° sotto la norma dal punto di vista termico.

In realtà, i ghiacciai di questa zona sono ipersensibili ai cambiamenti climatici anche solamente piccoli: per alcuni di loro si sono infatti misurate avanzate spettacolari nel corso degli anni '60, di parecchi chilometri in una sola Estate, tanto che si coniò il termine di "ghiacciai galoppanti", fenomeno dovuto non solamente alle variazioni termiche e pluviometriche, ma anche a conformazioni particolari del bacino glaciale e ad altre concause.
Anche gli arretramenti, del resto, sono stati del tutto spettacolari.


Il buco nell'ozono si va richiudendo. Forse. Ma sarà un bene? Sulla questione si stanno interrogando scienziati di mezzo mondo. Con l'obiettivo di capire se il "rattoppo" nell'atmosfera provocherà conseguenze negative o positive sul riscaldamento globale.
Del buco nell'ozono si parlò molto - e con grande preoccupazione - negli anni '80 e '90, poi il problema è passato quasi nel dimenticatoio.



Il buco dell'ozono ha 25 anni e i russi dicono che salva la calotta glaciale dell'Antartide
Il sito scientifico russo inauka.ru riferisce che secondo Klepikov «L'aumento della quantità di ghiaccio non è stato lo stesso in tutte le regioni del litorale antartico, la progressione più importante della superficie di ghiaccio è stata osservata nel Mare di Ross, nella parte occidentale del settore Pacifico dell'Antartide. Nello stesso tempo, sio osserva nella rtegione del Mare di Bellingshausen una tendenza opposta : un calo della superficie della copertura glaciale».
A conforto di quanto dice lo scienziato russo cita uno studio dei ricercatori britannici che, attraverso simulazioni matematiche basate su un'analisi dei dati meteorologici dimostra che tendenza all'aumento del ghiacci potrebbe essere legata all'anomalia dell'ozono.



Un Enorme buco nel Campo Magnetico Terrestre
I cinque satelliti THEMIS della NASA hanno scoperto un buco nel campo magnetico terrestre dieci volte più grande di qualsiasi cosa in precedenza si pensava esistesse. Il vento solare può fluire attraverso questa apertura per "caricare" la magnetosfera per potenti tempeste geomagnetiche. Ma il buco non è di per sé la più grande sorpresa. I ricercatori sono ancora più stupiti dallo strano ed inaspettato modo in cui si è formato, ribaltando le idee a lungo sostenute dalla fisica spaziale.











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Pier72Mars
07:31 18 gen 2014
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UNA BOMBA NEL MEDITERRANEO

SOS: LE ARMI CHIMICHE SIRIANE SARANNO TRATTATE CON L'IDROLISI E POI INABISSATE NEL MEDITERRANEO TRA MALTA, ITALIA, GRECIA E LIBIA

Una “bomba” tossica, estremamente pericolosa per l'ambiente, minaccia la salute pubblica e l'economia dei paesi del Mediterraneo centrale, ma anche tutto il mare Mediterraneo, inteso come un mare chiuso e già seriamente contaminato.

L'arsenale chimico della Siria inizialmente era destinato a essere neutralizzato in Albania ma, dopo le forti proteste pubbliche in quel paese e nonostante i generosi benefici contributivi offerti dagli americani, il governo è stato costretto a declinare “l'offerta”, e così questo arsenale sarà distrutto nella zona di mare ad ovest di Creta, con la connivenza delle autorità greche, italiane e maltesi.

L'allarme è dato dagli scienziati di Democritos (N.d.T. Centro Nazionale di Ricerca Scientifica) di Atene e del Politecnico di Creta, che parlano di “completa distruzione dell'ecosistema e del turismo”.





Secondo il collaboratore scientifico di Democritos ed ex presidente dell'Unione dei Chimici Greci, Nikos Katsaros, "se una tale neutralizzazione delle armi chimiche verrà effettuata tramite il processo di idrolisi, si può parlare di uno scenario da incubo. Si tratta di un metodo estremamente pericoloso, con conseguenze imprevedibili per l'ambiente mediterraneo e i popoli vicini."

Questi effetti saranno la necrosi completa dell'ambiente interessato e l'inquinamento marino tra il mare Libico ed il mare di Creta. Il pesce sarà avvelenato dalla contaminazione, così come la popolazione che lo consumerà. Da notare inoltre che il punto del mare prescelto è all'incirca lo stesso usato per l'inabissamento di sostanze tossiche gestite in passato dalla mafia ( ).

Solitamente le sostanze chimiche vengono distrutte tramite combustione in aree specifiche dotate di opportune infrastrutture. Queste aree esistono da tempo e svolgono questo tipo di operazioni negli Stati Uniti, in Germania, Francia, Russia, Cina ed altri paesi da molti anni. In questo caso però, trattandosi di un problema politico, nessuno vuole assumersi la responsabilità. Così ricorrono al metodo di idrolisi in mare aperto, nonostante, per ammissione indiretta degli americani stessi, questo metodo sia particolarmente pericoloso: infatti, il mare Mediterraneo è stato scelto proprio perché chiuso. Negli oceani la contaminazione ci sarebbe stata lo stesso, ma la dissoluzione delle sostanze sarebbe stata agevolata dalla più grande quantità d'acqua. In un mare aperto però la possibilità di onde marine di grande altezza e quindi di incidenti è sostanzialmente maggiore.

Di un grave rischio parla il professor Evangelos Gidarakos del Politecnico di Creta, che ha lanciato l'allarme alle autorità greche, le quali appaiono in disparte in questo processo.

"Queste sostanze chimiche sono miscele di sostanze pericolose e tossiche, che non sono in grado di essere inattivate in modo da non causare danni agli organismi viventi solo con questo metodo", sottolinea. “Questa zona tra l'Adriatico e il Mediterraneo era diventata 'un cimitero di prodotti chimici' dalla mafia italiana, che aveva immerso in un periodo di 20 anni circa 30 navi cariche di vari tipi di sostanze e rifiuti chimici, come è stato rivelato in questi ultimi anni”.

Secondo annunci ufficiali, le armi chimiche, dopo essere trasportate dalla Siria, saranno caricate in Italia nel recipiente di titanio della nave americana Cape Ray e saranno distrutte col processo di idrolisi in acque internazionali tra l'Italia e la Grecia, nel tratto di mare tra Malta - Libia - Creta. La procedura per la distruzione dell'arsenale chimico della Siria dovrebbe durare circa tre mesi. Non vengono forniti ulteriori dettagli.

Il professor Gidarakos però ha molti dubbi. “L'armamento chimico della Siria consiste di due parti”, dice. “Esistono 1.250 tonnellate di armamenti 'principali' come i gas sarin e i gas mostarda ed altre 1.230 tonnellate di sostanze precursori che sono utilizzate per la fabbricazione delle armi vere e proprie. Queste sostanze, principalmente composti chimici di cloro e fluoro, sono di per sé altamente velenose e tossiche. E poi esiste una gamma di altre sostanze acquistate dalla Siria dopo l'embargo per cui sono sia di provenienza sia di natura ignota. Anche prendendo per buone le 1.500 tonnellate ufficialmente dichiarate, non credo che tutto possa essere concluso in soli tre mesi. Ci vorrà probabilmente il triplo di questo tempo, sempre che non succedano degli spiacevoli imprevisti”.

Il professor Gidarakos sostiene che l'idrolisi di tutto questo quantitativo pericoloso produrrà una terza componente tossica che sarà formata direttamente nelle acque marine. Perché l'idrolisi non è più un processo relativamente sicuro come nel passato (p. es. durante la neutralizzazione delle armi chimiche della 2a Guerra Mondiale al largo del Giappone) in quanto oggi l'idrolisi produce anche degli scarti in forma liquida, cosa che non succedeva nel passato.

Aggiunge inoltre che si sarebbe aspettato un comportamento più responsabile da parte dell'Organizzazione per il Divieto delle Armi Chimiche, un'organizzazione direttamente coinvolta in questa faccenda, che pochi mesi fa aveva fortemente sconsigliato la neutralizzazione di tali sostanze in alto mare.

“Tutta questa storia ricorda molto un'operazione militare ed ha poco di scientifico”, conclude.

Intanto qui cominciano a circolare le varie “voci”. C'è persino chi parla della reale possibilità di condizioni che "non permetteranno a chiunque di nuotare" nelle spiagge di Creta per (almeno) i prossimi 5 anni. Catastrofisti, certo. E il primo che ci rimette, oltre al turismo, è il morale del già martoriato popolo greco. Ma, pensandoci bene, chi gli può garantire il contrario?

Un corrispondente volontario dalla Grecia

Fonte:





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Pier72Mars
07:02 22 gen 2014
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LA LOTTA SUL PIANETA

DI KIRKPATRICK SALE

counterpunch.org

Alcuni dati recenti sullo scontro Capitalismo/Terra

In Ottobre, gli Stati Uniti hanno superato la Russia come primi produttori mondiali di petrolio e di gas, un risultato ottenuto largamente grazie al notevole aumento nella produzione di gas naturale ottenuto con la fatturazione idraulica di scisti (fracking). Considerando che il processo manda nel sottosuolo (e quindi nelle falde acquifere del sottosuolo) 200 e più litri di ben 600 agenti chimici in ogni pozzo, non c’e’ dubbio che siamo di fronte alla più sporca e inquinante industria mai creata dall’uomo.

Capitalismo – 1; Terra – 0

A partire dal Dicembre scorso, la pesca del gambero nel New England è stata dichiarata chiusa per un anno o forse tre, per permettere il ripopolamento dei banchi di gamberi, attualmente in forte esaurimento: sono infatti stati da poco toccati i livelli minimi storici a causa della pesca eccessiva e del riscaldamento delle acque.



Solo due anni fa i pescatori di gamberi guadagnavano in totale 10 milioni di dollari, quest’anno solo 1,2 milioni di dollari, e non e’ ancora chiaro o certo che i banchi di gamberi riusciranno effettivamente a ripopolarsi.

Capitalismo – 2; Terra – 0

Secondo un rapporto delle Nazioni Unite di Dicembre scorso, i gas che provocano i cambiamenti climatici hanno raggiunto nel 2012 il loro record di concentrazione nell’atmosfera terrestre. L’Organizzazione Metereologica dell’ONU ha dichiarato che i gas responsabili del riscaldamento globale sono aumentati del 32% dal 1990 al 2012, di cui l’80% è Co2, il principale “derivato” dell’industrializzazione mondiale.

Capitalismo – 3; Terra – 0

Secondo un rapporto pubblicato nel Settembre del 2013, l’Orso Polare sta quasi scomparendo dall’Artico, a causa della progressiva riduzione del ghiaccio polare che ha toccato ora i minimi storici dal 1979, anno in cui è iniziato il suo monitoraggio. Lo scioglimento dei ghiacci significa un aumento delle aree acquatiche (alcune grandi quanto l’intero Texas) riducendo così l’accesso degli Orsi Polari al loro “cibo” preferito, le foche.

Capitalismo - 4; Terra – 0.

In Agosto scorso, il Presidente dell’Ecuador Rafael Correra ha definitivamente abbandonato il piano, stabilito nel 2007, di salvataggio dello Yasuni National Park in Amazzonia dalle perforazioni petrolifere, attraverso un accordo internazionale che avrebbe dovuto fornire al paese $3.6 miliardi di dollari in 13 anni, metà del valore del potenziale petrolio che si sarebbe potuto ricavare. Dopo sei anni, sono stati erogati al paese solo $13 milioni, metà di un punto percentuale della somma stabilita.

Capitalismo – 5; Terra – 0.

E via così. Avrei potuto benissimo continuare fino a riempire per lo meno un’altra decina di pagine, usando solo gli esempi più eclatanti del fallimento del genere umano nel proteggere e preservare l’unico possibile e conosciuto habitat dove potrebbe vivere. E non ho menzionato l’estinzione delle specie, la distruzione degli ecosistemi, l’inquinamento delle foreste, l’avanzata dei deserti e l’alterazione del clima. La Valutazione degli Ecosistemi del Millennio del 2005 lo disse chiaramente: “Le attività umane stanno stressando le funzioni naturali della Terra a tal punto che non è più possibile avere una qualche certezza che gli ecosistemi del pianeta siano in grado di sostenere future generazioni.”

Intendiamoci: con il termine “attività umane” s’ intende essenzialmente il capitalismo industriale sostenuto dagli Stati, insieme ai suoi “derivati” e varie imitazioni, praticato come lo è ora, su scala globale e a ritmo incessante, disponendo, inoltre, di tecnologie con un potere (anche distruttivo) senza precedenti.

Nel 1995, feci una nota scommessa di $1,000 (si veda http://www/hanson.gmu.edu/press/wired-5-02) che la civiltà occidentale sarebbe crollata in ogni senso economico e politico entro il 2020, quindi non sono affatto sorpreso nel vedere chi sta vincendo nella lotta per la sopravvivenza. Invece mi sorprende ancora molto vedere quelle persone che ancora non hanno compreso di che natura sia questa lotta e che continuano a chiedere, agire, organizzare e premere affinché le cose possano cambiare. Paul Ehrlich, ad esempio, in un recente blog sul sito dell’Alleanza del Millennio per l’Umanità e la Biosfera, ha fatto appello agli scienziati perché “possano generare rapidamente un movimento etico globale che solleciti un cambiamento delle azioni umane a beneficio dei nostri discendenti”. (“Discendenti?” - dice il Bravo Capitalista “Perché, cos’hanno fatto di buono per me recentemente?”).

Non potrebbe essere diversamente – questo deve essere chiaro. Come stanno andando le cose ora è il risultato di un “contratto” che come società abbiamo stipulato nel momento in cui abbiamo deciso di adottare un sistema di vita basato sulla crescita illimitata (per non parlare di tutti i vizi capitali, tranne l’accidia..) e sullo sfruttamento sregolato delle risorse naturali per il continuo sviluppo ed evoluzione della vita umana. (Il termine “exploit”, dopo tutto, nell’ambito di questo sistema, ha una connotazione positiva, come lo ha anche il termine “crescita”.) In un certo senso, tutto questo ha prolungato la fine del “contratto”, in quanto ha prodotto una grande abbondanza di cose (“beni” non mi pare sia il termine giusto) e processi che hanno beneficiato tante e tante persone per tanti e tanti anni, a prescindere dalla poca equità nella loro distribuzione e impatto nella società. Sì, la sovrappopolazione, la sovrapproduzione e gli eccessivi consumi hanno reclamato un prezzo davvero terribile, ma dopo tutto è su questo che si è sempre basato il capitalismo: nel breve termine molti prosperano e pochi diventano molto ricchi.

Mi viene in mente una storia detta da Friederich Engels quando visitò l’Inghilterra della prima era industriale fece dei commenti sul fiume di Manchester, “Un corso d’acqua maleodorante, nera come il carbone, piena di detriti e rifiuti” e fece notare a un importante industriale che era lì vicino a lui, che non aveva mai visto prima di allora una città così brutta, sporca e malsana: “Quell’uomo ascoltò in silenzio quello che dicevo, poi, all’angolo della strada dove ci separammo disse: “Però qui si fanno un sacco di bei soldi. Buona giornata, signore.”

Ovviamente non sono in grado di dire esattamente quando finirà questo scontro, anche se mi sento di dire che il 2020 non mi sembra una data così azzardata. Intanto, però, posso parlare della natura di questo scontro, e di chi sta vincendo.

Kirkpatrick Sale è autore di Dopo l’Eden: l’Evoluzione della Dominazione Umana e di altri undici libri. Questo saggio è un adattamento del suo recente libro: L’Inferno dell’Emancipazione: La Tragedia causata dalla Procloamazione dell’Emancipazione. E’ il Direttore dell’Istituto Middlebury.





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orsoinpiedi
19:22 22 gen 2014
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Cesio a livello record, Fukushima prepara il sushi radioattivo

A quanto ammonta la contaminazione radioattiva penetrata nel cibo dopo l’incidente nella centrale nucleare giapponese di “Fukushima-1”? È più che sufficiente. Nel pesce pescato nei pressi della centrale nucleare, il livello di cesio radioattivo rilevato è di 124 volte superiore a quello consentito.

Un canale televisivo giapponese ha recentemente mostrato un calamaro gigante preso da un pescatore locale (video ). Il pubblico ancora non aveva digerito l'impressione causata dal “mutante di Fukushima”, come è stato soprannominato, che il quotidiano “Asahi” ha offerto un nuovo film horror sotto forma di un pericoloso piatto nazionale: il carassio nero di mare.

Si scopre, dunque, che il livello di inquinamento nel carassio è semplicemente mostruoso. Tuttavia, “Asahi”, ha stabilito che questo è stato osservato solo in un pesce su 37. In altri due pesci di questo gruppo, il livello di sostanze pericolose è stato maggiore rispettivamente di 4 e 2 volte, mentre gli altri erano tutti nei limiti normali. I campioni sono stati prelevati presso l'Istituto di pesca (Fisheries Research Agency) nel delta del fiume, a 40 km a sud dalla sfortunata stazione. Questo è parte di uno studio più ampio, che determinerà i livelli delle sostanze pericolose da Fukushima, nella catena alimentare umana.

La contaminazione radioattiva dei prodotti alimentari si accumula nel corpo umano e causa malattie che lo uccidono lentamente. Dall'impianto di Fukushima c’è stata una fuoriuscita di acqua radioattiva nel mare. Inizialmente, le radiazioni hanno saturato il primo anello della catena alimentare: gli organismi acquatici semplici e le piante. Il vicepresidente del Comitato della Duma di Stato sulle risorse naturali, l’ambiente e l’ecologia, Maksim Šingarkin, nota:

Dalle decine di cellule algali viene sintetizzata, relativamente parlando, una cellula di mollusco. Ma una dozzina di cellule di molluschi sature di radiazioni dalle alghe,si trasformano nella cellula di un pesce. Una persona che consuma questo pesce, consuma anche la radioattività, concentrata in tonnellate d’acqua. Cioè, quando la concentrazione di agenti inquinanti si sposta lungo la catena alimentare, questa aumenta.

Le prefetture hanno proibito la pesca del carassio, e la sua vendita sul mercato al largo della costa di Miyagi e Fukushima. Ma il sistema tradizionale alimentare giapponese non può essere modificato con un tratto di penna. Vogliono il loro pesce preferito, che viene mangiato da secoli. Con alcuni messaggi, come ad esempio l’articolo del giornale “Asahi”, le autorità hanno avvertito la nazione, ma appelli e divieti sono di ben poco qui, continua l'esperto:

Le autorità del paese devono applicare metodi più sofisticati per cambiare la visione del mondo dei loro concittadini, evitando l'esplosione sociale. Quindi questo tipo di pubblicazione non è altro che un normale meccanismo di controllo di una nazione, sull'orlo del disastro a causa delle radiazioni.

La pubblicazione di queste cifre è solo la punta dell'iceberg. A tre anni dall’incidente di Fukushima, Tokyo ha più che altro minimizzato i dati, che, in realtà,sono di gran lunga peggiori, suggerisce il consigliere dell'Accademia delle Scienze russa, esperto di ecologia, Aleksej Jablokov.

La domanda è: perché solo un pesce su quaranta presenta simili dosi di radionuclidi? Dal momento che non conosciamo le vie di propagazione di questesostanze, possiamo immaginare che ci sia moltissimo pesce con livelli molto pericolosi di inquinamento. Questo è il problema, e la fonte della contaminazione non è ancora stata chiarita.

Se si continua con questa logica, è possibile tracciare un quadro piuttosto triste delle conseguenze di Fukushima. Tra pochi anni, una significativa porzione diprodotti ittici in Giappone sarà contaminata da radiazioni. Nel pacifico nuoteranno balene radioattive, che sono in cima alla piramide alimentare marina. Nel prossimo decennio, dovremmo aspettarci un boom del tasso di tumori in Giappone.

Ma quel carassio infetto, di cui ha scritto “Asahi”, una volta sola lo si può anche mangiare, scherzano gli esperti. Per un uomo questo non è mortale. La cosa principale è non mangiare continuamente questi pesci.

fonte

La realta sembrerebbe molto peggiore di quella che ci forniscono.








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orsoinpiedi
19:25 22 gen 2014
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Gelo perenne per Fukushima

Gelo perenne per “Fukushima”. Per fermare le ripetute perdite di acqua radioattiva dalla stazione accidentata, i giapponesi stanno progettando di crearvi un gelo perenne. Per farlo, a una profondità di 30 metri sottoterra sarà posato un tubo con dell’azoto liquido. La costruzione del frigorifero sotterraneo gigante inizierà presto, e il completamento del lavoro è previsto per il prossimo anno.

La situazione di emergenza con i reattori nucleari giapponesi di “Fukushima” rimane grave. Quello che sta accadendo intorno alla stazione, la maggior parte degli esperti lo definiscono ancora una “crisi”. Tuttavia, questa può trasformarsi in un disastro, se non si fermerà la continua fuoriuscita di acqua radioattiva dalla stazione. Ora, il livello di radiazioni presso l'impianto e i suoi dintorni sta battendo tutti i record, ed è così elevato, che potrebbe uccidere una persona in poche ore.

Il contenuto di sostanze radioattive nei campioni di acqua che sono stati raccolti il 17 gennaio nel pozzo di manutenzione, che si trova sul territorio della seconda centrale “Fukushima- 1” ha superato i 24 milioni di becquerel per litro di liquido, quando la norma sarebbe di 150 becquerel. Per fermare le ripetute perdite dalla stazione di emergenza, i giapponesi stanno progettando di congelare il terreno intorno ai quattro reattori danneggiati. La lunghezza della striscia di ghiaccio sarà di quasi un kilometro e mezzo. Nel terreno contaminato verrà inserito il tubo verticale con il refrigerante. Si tratta di una tecnologia molto costosa, che non è mai stata utilizzata prima a tal punto, ha spiegato a “La Voce della Russia” il caporedattore di “Pro atom”, Oleg Dvojnikov:

Con il congelamento del terreno, naturalmente, è tecnicamente possibile risolvere questo problema. Ma richiede un'istallazione azotica, di fatto, dell'intero impianto, perché possa funzionare continuamente. Non è bene che i giapponesi non autorizzino nessun esperto straniero d avvicinarsi. Infatti, sono giunti suggerimenti non solo dalla Russia, ma molti altri paesi hanno offerto il loro aiuto.

Comunque, non è possibile neutralizzare completamente i rischi con il congelamento del terreno, ha spiegato poi. Il problema principale sta nell’organizzazione dei lavori. Se questi non venissero risolti a livello della società di gestione, ma del governo del Giappone, e con l'aiuto di esperti e specialisti internazionali, sarebbe possibile risolvere rapidamente il problema e, soprattutto, in maniera più economica, ha affermato Oleg Dvojnikov:

I giapponesi terranno duro fino all'ultimo, poi, quando la situazione si aggraverà, costituendo un pericolo per tutta l'umanità, cominceranno a inventare progetti complessi. Si sarebbe potuta organizzare da tempo la costruzione di moderni impianti di depurazione, richiamando per questo l’organizzazione internazionale, che sono molto meno costosi e più efficienti.

Nel frattempo, gli esperti sono seriamente preoccupati che il pozzetto di manutenzione, da cui sono stati estratti i campioni “scottanti”, si trovi a soli 40 metri dalla costa. In questo modo è possibile l’infiltrazione di acqua radioattiva nell'Oceano Pacifico. Quasi la metà dei pesci che vivono in prossimità di “Fukushima”, contengono metalli pericolosi. Ma non è tutto. Recentemente tracce di composti chimici legati alla centrale nucleare accidentata sono state rilevate in balene e pesci a un migliaio di chilometri dalla stazione, ha dichiarato il capo dei lavori per o smaltimento dell'incidente di Chernobyl, dottore di scienze tecniche, Igor’ Ostretsov:

Non bisogna dimenticare che le emissioni da “Fukushima” sono costanti dall'inizio di questa tragedia. Avviene un raffreddamento dei reattori, e l’acqua raffreddata non ha dove andare, così il Giappone è costretto a scaricare tutto in mare. Questa situazione è destinata a peggiorare, e qualunque sia stata la mancanza nel controllo, alla fine siamo giunti al fatto che e risorse ittiche naturali saranno contaminate.

In Giappone fingono che sia tutto sotto controllo. Sostengono anche che i problemi dello stabilimento non impediranno le Olimpiadi di Tokyo del 2020. In tutto ciò i giapponesi stanno dimenticandosi della previsione degli esperti: per eliminare le conseguenze dell'incidente nel suo complesso e lo smantellamento dei reattori serviranno almeno quarant’anni. Cosa potrebbe accadere durante questo periodo, come si dice, Dio solo lo sa. Dunque, senza un programma internazionale per salvare “Fukushima”, il paese del Sol Levante è improbabile che possa farcela.

fonte

Credo che i giapponesi siano alla frutta,e non sappiano piu dove voltarsi.





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Spiderman
13:07 23 gen 2014
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Signori, hanno trovato il problema...



Chi di voi è vegano regoli il culo!!





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kingofpop
22:11 26 gen 2014
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facciamo così,quando gli scappa un 'botto' vediamo se lo riesce a imbottigliare e poi magari se lo inala tutto d'un fiato ahaha

[ Modificato 22:11 26 gen 2014 ]





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Pier72Mars
07:33 28 gen 2014
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Passaparola- Il continente di plastica - Nicolo' Carnimeo

"Non sapevo che cosa stesse succedendo al nostro mare, come stanno cambiando i suoi fragili equilibri, non sapevo che questo avesse una diretta conseguenza sulla vita che viviamo, non sapevo che ci fossero cinque grandi continenti di plastica e che il nostro stesso Mediterraneo sta diventando un mare di plastica, non sapevo neanche quanto mercurio c’è nel pesce che mangiamo e quanto tritolo sia stato scaricato durante la seconda guerra mondiale, quante bombe ci siano in fondo al mare. Seguitemi, seguite me in questo lungo viaggio, salite a bordo." Nicolò Carnimeo

L'isola di plastica
"Sono Nicolò Carnimeo, insegno all’Università di Bari, ma sono anche uno scrittore e un navigatore, in questi ultimi tre anni ho compiuto un lungo viaggio, che mi ha portato dagli oceani al nostro Mediterraneo, e voglio raccontarvelo.
Il mio viaggio nel mare di plastica è partito a Londra, dove ho incontrato chi ha scoperto il "Great Pacific Garbage Patch", che cosa è? È un'immensa isola formata da tutti i rifiuti di plastica che abbiamo gettato negli ultimi 50 anni. Il mare, attraverso le correnti, li fa convergere in alcuni punti e lì restano e forse resteranno per sempre.
Questo comandante si chiama Charles Moore. Siamo andati insieme a vedere l’isola di plastica. Nel mio libro “Come è profondo il Mare” (Ed. Chiarelettere)la chiamo l’isola che non c’è, perché in effetti è formata da miliardi e miliardi di piccolissimi frammenti diventati pulviscolo, perché la plastica in mare si frantuma, si degrada. Perché sono così pericolosi? Perché imitano il plancton, la base della catena alimentare. I pesci poi si mangiano, dal più piccolo al più grande, e i frammenti di plastica entrano nella catena alimentare e arrivano fino a noi, con quali conseguenze ancora non sappiamo.
Come ci si rende conto se c’è la plastica? Magari l’acqua sembra cristallina, limpidissima, ebbene si cala una rete, detta "Manta Trawl", una specie di imbuto che filtra il mare. Quando viene fuori questa rete ci rendiamo conto della quantità di plastica.
Dagli oceani siamo passati a monitorare il Mediterraneo. Ho partecipato a una spedizione scientifica che si chiama "Expedition M.e.d." e abbiamo scoperto una cosa devastante, nel nostro Mediterraneo, che è un mare chiuso, di plastica ce ne è ancora di più! Miliardi e miliardi di microframmenti. La stessa sabbia dove camminiamo, ormai è di plastica. Fate una prova, prendete una specie di rastrello, quello che usano i bambini per giocare e guardate quanti microframmenti ci sono!
Da dove viene l'isola di plastica? L’hanno formata i milioni di oggetti di plastica usa e getta, di polietilene, che utilizziamo ogni giorno, bicchieri, piatti, bottiglie.
Quando fu inventata la plastica un premio Nobel, Flory la definì l’elemento che la natura si era dimenticata di creare, siamo proprio sicuri? Non può esistere nulla che non venga poi risolto in composti semplici, che non sia biodegradibile assolutamente. Così deve essere il nostro passaggio su questa terra, non deve lasciare assolutamente traccia. Navigando ho imparato che deve essere come quando si va in barca a vela, la prua apre una scia, noi ci passiamo in mezzo e poi quella scia si richiude dietro di noi.
Il mercurio
La plastica non è l’unico elemento che sta devastando i nostri mari, e poi noi, come abbiamo visto,c’è anche il mercurio. Me ne sono accorto sul Gargano quando sette giovani capodogli si sono spiaggiati. Erano dei giovani capodogli nati e cresciuti nel Mediterraneo. Qualcosa di terribile li ha spinti a correre verso le coste del Gargano, sette giorni, nuotando incessantemente senza mangiare, per morire lì. Tutte le cause non si sanno, ma sicuramente una è certa: il mercurio! Quando si analizzano i tessuti dei capodogli si trovano tutti gli inquinanti che noi sversiamo in mare, tra questi il mercurio è tra i più pericolosi. Abbiamo due tipologie di rischio, una quando c’è un inquinamento specifico, cioè c’è una fabbrica inquinante che sversa mercurio in una determinata zona e l’altra per la generalità dei consumatori.
Nella Baia di Minamata, in Giappone ci fu l’inquinamento specifico per una comunità di pescatori, che mangiavano pesce, tanto mercurio entrò nell’organismo dei pesci, Ci furono circa mille morti! E non dobbiamo pensare che Minamata sia così lontana, perché c’è anche nel nostro Mediterraneo! Abbiamo Augusta Priolo, Taranto! Il mercurio per le donne incinte si accumula nel feto e nascono bimbi malformati, questo è avvenuto a Minamata ed è avvenuto anche da noi.
Quindi, come i capodogli, così i nostri figli nascono già schiavi di qualcosa che gli abbiamo dato prima che nascessero, una forma di schiavitù prenatale, è questa l’eredità che vogliamo lasciargli?
Il tritolo
E poi nel mio lungo viaggio, parlo anche di tritolo, degli arsenali bellici che sono stati sversati in mare, sì, perché il mare pensiamo che sia la nostra discarica, solo perché le cose non le vediamo più, e invece le bombe restano lì, gli armamenti pure, tutto ciò che viene sversato in mare, come in Giappone a Fukushima, dopo l’incidente della centrale nucleare, prima o poi ci ritornerà indietro!
Il nostro sistema economico non contempla la natura, pensiamo che le risorse naturali siano inesauribili, ma non è così! Siamo noi che dobbiamo adeguarci a essa.
Ho incontrato moltissime persone che hanno dedicato ogni giorno la loro vita al mare, sono persone comuni, chi ha scoperto l’isola di plastica, il comandante Charles Moore, ha fatto il falegname! Ha avuto un lascito e ha dedicato tutti quei soldi per la ricerca e la diffusione di questa forma di inquinamento. Ho incontrato comandanti della Marina Militare, sommozzatori, i nostri eroi silenziosi, che scendono nei fondali e con picozza e scalpello tolgono le bombe di questa fondali, rischiando la loro vita, nessuno sa di loro. Noi dovremmo fare come loro nella nostra vita quotidiana, bastano gesti semplici, quando andiamo a fare la spesa al supermercato portiamoci la nostra borsa, usiamo bottiglie di vetro, che vengono riciclate, non gettiamo nulla nell’ambiente. Non tutte le buste che riteniamo biodegradabili lo sono, spesso arrivano in mare, si frantumano e diventano pulviscolo. Dobbiamo scegliere le plastiche che si degradano in composti semplici. Salvare il mare si può, Passate parola!" Nicolò Carnimeo





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brig.zero
17:52 03 feb 2014
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Asteroide contro la terra e fine del mondo. Riunione di emergenza?






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