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				<title>ALTRO GIORNALE : News</title>
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				<description>News, cover-up e informazione alternativa.</description>
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						<title>Angelina Jolie, “no certezze da test genetici su prevedibilità tumore seno”</title>
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						<dc:subject>Salute</dc:subject>
						<description>"Prudenza, prudenza, prudenza". E l'invito che gli esperti fanno dopo il caso di mastectomia preventiva dell'attrice americana, a favore di controlli preventivi serrati, "che danno una possibilità di guarigione al 98%", nelle parole di Umberto Veronesi, in verità contestate da chi il cancro l'ha combattuto in prima persona sulla propria pelledi Elisabetta AmbrosiPrudenza, prudenza, prudenza. E un invito fermo a non dimenticare l’efficacia di controlli preventivi serrati, “che danno una possibilità di guarigione al 98%”, nelle parole Umberto Veronesi in verità contestate da chi il cancro l’ha combattuto in prima persona sulla propria pelle (articolo di Stefania Prandi). Dopo l’articolo sul New York Times di Angelina Jolie sulla sua mastectomia preventiva, gli esperti italiani si schierano su una linea di cautela. “Oggi c’è la tendenza a proporre alle pazienti la mastectomia preventiva con troppa leggerezza, ma si tratta di una scelta delicatissima da ponderare con grande attenzione”, spiega Riccardo Masetti, direttore del centro di senologia del Policlinico Gemelli di Roma.Gli fa eco Adriana Bonifacino, responsabilità dell’unità di senologia del Policlinico universitario Sant’Andrea di Roma. “Scelte come la mastectomia non vanno prese con la bacchetta magica, ma con l’aiuto di un team formato da oncologo, genetista e psicologo“. “Anche se il caso di Angelina Jolie ha il merito di aver sollevato un problema molto sentito in Italia”, continua, “su 46.000 tumori al seno all’anno nel nostro paese solo il 10-15% per cento, circa 5.000, ha un rischio molto alto di sviluppare la malattia. Ma anche chi è positivo al gene Brca1 può decidere di seguire uno stretto programma di controlli”.Mentre negli Stati Uniti i casi di rimozione preventiva del seno aumentano – dall’1,8% del 1998 al 4,5% del 2003 per entrambi i seni e dal 4,2 al 11% per un solo seno, secondo il “Journal of Clinical Oncology” – in Italia la maggioranza della comunità scientifica mette l’accento sui rischi di un intervento preventivo e, insieme, sulla complessità di una malattia come il tumore, dove i fattori scatenanti possono essere molteplici. “Non do giudizi nel merito delle singole scelte, ma va ricordato che anche dopo l’asportazione di seni e magari di ovaie il tumore può comunque manifestarsi altrove, ad esempio nella sfera genitale”, spiega l’oncologo romano Corrado Nunziata. “Inoltre, i test genetici non danno ancora certezze, anche perché non esiste un solo gene che interferisce su un sistema. Autopalpazione, mammografia e risonanza magnetica sono invece strumenti efficaci. Ma soprattutto, prima di un intervento di questo tipo bisognerebbe porsi alcune domande. Ad esempio: che conseguenze può avere l’asportazione di seno e ovaie in una donna di trent’anni? Forse occorrerebbe anche un lavoro individuale per capire da dove nasce la paura“.E proprio sui gravi contraccolpi psicologici dopo interventi di questo tipo mette l’accento chi lavora da anni sulle emozioni legate alla malattia, e in particolare proprio sul cancro al seno. “È un tema complesso, ed è ovvio che l’ultima parola resta sempre al malato, ma è possibile ragionevolmente affermare che la decisione di togliere il seno in via preventiva risponde al tentativo di placare l’ansia e alla speranza di poter controllare tutto”, spiega la psicoanalista Marta Tibaldi, autrice del libro “Oltre il cancro” (Moretti&Vitali). “Purtroppo, la chirurgia non risponde a nessuno dei due obiettivi perché mentre l’ansia che arrivi un tumore in altre zone resta viva, il pensiero di avere tutto sotto controllo si rivela illusorio. Sarebbe molto utile da questo punto di vista poter riflettere insieme a una persona che ha uno sguardo più neutro, per prendere distanza dalla paura”.Da ex paziente oncologica, Tibaldi rivolge anche una critica verso i medici: “Quando avevo 18 anni, un medico mi propose, per una sola ciste al seno, di “togliere tutto”. Come se il seno fosse qualcosa che si può togliere senza conseguenze. Con un pizzico di provocazione, vorrei chiedere ai medici cosa proverebbero di fronte a chi li invita a eliminare i testicoli in via preventiva”. Un’ultima riflessione, infine, arriva anche sui bambini: “Da quello che risulta dalla lettera scritta sul New York Times, la Jolie motiva la sua scelta come difesa dei suoi figli”, conclude Tibaldi. “Ma io mi chiedo se un gesto simile non rischi, al contrario, di caricare i figli del peso emotivo della malattia, che richiederebbe invece un’elaborazione dell’angoscia e delle sue motivazioni profonde”.Fonte:</description>
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						<title>Celebrare l'Universo</title>
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						<dc:date>2013-05-19T23:42:43+02:00</dc:date>
						<dc:creator>Richard</dc:creator>
						<dc:subject>Spirito</dc:subject>
						<description>di James MullaneyCome astronomo ho passato la vita celebrando la bellezza, la potenza e la maestà del meraviglioso universo in cui viviamo e condividendo la mia gioia con il maggior numero di persone possibile. Questa è la motivazione per la quale ho prodotto il DVD, Celebrating the Universe! Studiando le letture di Cayce per preparare il mio libro Edgar Cayce and the Cosmos, sono rimasto colpito da due cose. Una è la conoscenza avanzata che Cayce mi dimostra in astronomia, cosmologia, fisica quantistica e campi relativi. L'altra è stata la potente emozione ed elevazione che spesso ho trovato nelle sue letture riguardanti la natura celeste. Eccovi alcuni esempi.Le letture di Cayce parlano della stella dorata Arturo per oltre 30 volte e la definiscono uno "stargate", un passaggio verso altre parti dell'universo e altri reami di coscienza:827-1 "Arturo, la meravigliosa, la bellissima! La luce splendente e gloriosa.."5259-1 "E Arturo! Perchè l'entità è andata via ed è tornata con un proposito"Molti hanno ipotizzato che quando lasciamo la nostra dimora terrena, diveniamo stelle nei cieli. Queste due letture implicano che possa essere vero:1695-1 "E' vero che esiste una guida o guardiano per ogni entità o anima o una influenza sviluppante che può venire dalle attività dell'entità stessa come nuova stella nell'universo"3954-1 "Voi potete seminare e lavorare, ma Dio fornisce la crescita. Egli aggiunge quelli che andrebbero aggiunti, dalle attività che vengono dalle loro opportunità, tali che sono degni di divenire stelle.."Le prossime due letture riguardano il nostro posto come "cittadini dell'universo" e non solo di questo piccolo pianeta (o "pallido punto blu" come Carl Sagan chiamava la Terra):2396-2 "Perchè l'universo venne portato in essere  come dimora delle anime dei bambini di Dio, di cui questa entità è parte per diritto di nascita"281-16 "L'uomo può divenire, con il popolo dell'universo,  sovrano di una delle sfere attraverso cui l'anima passa nella sua esperienza."Fra gli altri, il famoso astronomo Johannes Kepler ha parlato spesso della "musica delle sfere". Così fece Edgar Cayce:440-4 "Quindi entra in meditazione, nelle prime ore della mattina, quando il mondo è silenzioso, quando la musica delle sfere e le stelle del mattino cantano per la gloria del giorno in arrivo.."539-2 "Ascolta la voce interiore, perchè è risvegliata alla musica delle sfere"Persino nello stato di veglia, Cayce aveva buona conoscenza dei fatti basilari dell'astronomia e sembrava in soggezione per la vastità del nostro meraviglioso universo, come evidenziano queste letture:5749-3 "La Terra è solo un atomo nell'universo dei mondi!"262-52 "Quindi troviamo mondi, soli, stelle, nebulose e interi sistemi stellari che si muovono da una prima causa!"Il nostro destino cosmico è tornare alle stelle da cui veniamo. Siamo letteralmente "figli delle stelle", siamo fatti di polveri stellari! Secondo Cayce, le stelle furono fatte per noi:2830-2 "Ricordate, tutti questi pianeti, stelle, universi, sono stati fatti per l'entità.."900-348 "Il corpo celestiale o corpo cosmico ha gli attributi del fisico unito al cosmico.."Queste letture lasciano pochi dubbi che il "Profeta Dormiente" abbia celebrato l'universo! Come affermo nella conclusione del mio libro, sicuramente Edgar Cayce ci attende su qualche mondo, in qualche forma, la fuori tra le luci nel cielo notturno.  Io personalmente non vedo l'ora di vederlo e di condividere la sua eccitazione. Come astronomo, ho almeno un paio di migliaia di domande da fargli sul cosmo!James Mullaney, FRAS, è uno scrittore di astronomia, conferenziere e consulente che ha pubblicato più di 700 articoli e otto libri sulla osservazione delle meraviglie del cielo, tra cui Edgar Cayce e il Cosmo e ha registrato oltre 20.000 ore di osservazione. Precedentemente Curatore del Planetario Buhl e dell'Istituto di Scienza Popolare di Pittsburgh e Direttore del Planetario di DuPont a USCA, ha lavorato come astronomo presso l'Osservatorio di Pittsburgh dell'Università di Allegheny e come redattore per la rivista Sky &amp; Telescope. Come uno dei contributi della pluripremiata serie di Carl Sagan "Cosmos" di PBS-TV, il suo lavoro ha ricevuto il riconoscimento nel corso degli anni da personaggi come Sir Arthur Clarke, Johnny Carson, e Ray Bradbury. La sua missione di 50 anni come "evangelista celeste" è stata quella di "Celebrare l'Universo!" - per spingere gli altri a guardare la maestà del cielo notturno e sperimentare personalmente la gioia di osservare le stelle. In riconoscimento del suo lavoro è stato eletto Fellow della prestigiosa Royal Astronomical Society di Londra. Fonte: Vedi:</description>
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						<title>Riccardo Magnani"Leonardo da Vinci come nessuno mai vi racconterà"</title>
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						<dc:creator>Richard</dc:creator>
						<dc:subject>Filmati</dc:subject>
						<description>Segnalato da farfalla5</description>
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						<title>Il Caso TSARICHINA</title>
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						<dc:creator>Richard</dc:creator>
						<dc:subject>Misteri</dc:subject>
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						<title>L’esplosione di una supernova prevista con 15 giorni d’anticipo: merito di un team di ricercatori italiani</title>
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						<dc:creator>Richard</dc:creator>
						<dc:subject>Extra Terra</dc:subject>
						<description>Segnalato da Leonardodi Renato SansoneUn gruppo di giovani ricercatori e studenti sotto la direzione scientifica del prof. Remo Ruffini e appartenenti al dottorato internazionale di Astrofisica Relativistica dell’International Centre for Relativistic Astrophysics (ICRA) basato presso l’università di Roma La Sapienza, è stato in grado di prevedere, con 15 giorni di anticipo, l’esplosione di una supernova. Lo rende noto il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ricordando che è la prima volta nella storia dell’astrofisica e dell’astronomia che si è in grado di prevedere un simile fenomeno. La stella che ha originato la Supernova faceva parte di un sistema binario, la cui stella compagna era una stella di neutroni. L’innesco dell’esplosione della Supernova ha generato trasferimento di massa stellare sulla stella compagna, che è collassata trasformandosi in un ‘Buco nero’, ed emettendo un Gamma Ray Burst (GRB). Tale fenomeno è stato osservato dai telescopi satellitari intorno alla terra. L’intuizione scientifica italiana è stata comprendere la relazione tra tale lampo di raggi gamma (GRB) e l’innesco dell’esplosione della Supernova (Induced Gravitational Collapse IGC). Sulla base della comprensione di tale fenomeno, e tenendo conto che l’evoluzione della Supernova per arrivare al suo massimo splendore, per quella classe di stella avrebbe richiesto circa 15 giorni, il prof. Ruffini ed il suo gruppo hanno allertato tutti gli osservatori.La conferma della scoperta è giunta in Italia la notte scorsa. Il fenomeno è stato infatti confermato alle ore 21:21:33 GMT (22:21 ora italiana) del 14 maggio, dal Gran Telescopio Canarias (GTC), e ricevuta dalla dottoressa Anna Penacchioni, studentessa del Dottorato internazionale Icranet a Roma. Il fenomeno, in realtà avvenuto 10 miliardi di anni fa nelle fasi primordiali dell’universo, è stato osservabile solamente ieri notte, nella direzione della costellazione del Leone, perchè la luce dell’esplosione ha impiegato 10 miliardi di anni per raggiungere la terra. Tale fenomeno è avvenuto dunque ben 5 miliardi di anni prima della nascita del nostro sistema solare. Il ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Maria Chiara Carrozza, informata nelle prime ore del mattino della scoperta, ha espresso “grande soddisfazione per questo eccezionale risultato, inedito nella storia dell`astrofisica, che non solo premia il talento dei ricercatori italiani ma anche indica al nostro paese la giusta via da seguire, investire sulla ricerca. Una via – ha concluso il ministro – che quando viene seguita, come ha fatto il Miur sostenendo anche finanziariamente il progetto Icra, si rivela non solo portatrice di grande prestigio per il nostro paese nel mondo ma anche una diretta e concreta possibilità per il sistema-Italia di ricadute anche economiche in una situazione ancora assai difficile.Immagine: crediti - NASAFonte:</description>
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						<title>L’acqua più antica del mondo</title>
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						<dc:creator>Richard</dc:creator>
						<dc:subject>Pianeta Terra</dc:subject>
						<description>Segnalata da prixiUna sacca d’acqua nelle viscere delle terre canadesi, custodita per oltre due miliardi e mezzo di anni a una profondità di 2,4 chilometri. È la scoperta di un team di ricercatori anglo-canadesi, che hanno ritrovato in Ontario quella che potrebbe essere l’acqua più antica del mondo. BRODO PRIMORDIALE? - La scoperta è stata riportata dalla prestigiosa rivista scientifica Nature: l’ipotesi degli scienziati è che in quest’acqua incontaminata da miliardi di anni possano trovarsi tracce delle sostanze che hanno permesso lo sviluppo della vita sul nostro pianeta: una sorta di “brodo primordiale” incontaminato che potrebbe anche risolvere l’enigma della vita su Marte. QUANDO È COMPARSA LA VITA SULLA TERRA? - Secondo le prime ipotesi sviluppate dai ricercatori, questa scoperta potrebbe anche dimostrare che la vita sulla Terra sia comparsa prima di quanto supposto finora e il prezioso liquido rivelerebbe anche le capacità di sopravvivenza di alcuni microbi anche in assenza della luce e del calore forniti dal Sole, fornendo un’affascinante fotografia del nostro pianeta quando era ancora relativamente giovane.Fonte:</description>
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						<title>Che cos'è il neodarwinismo?</title>
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						<dc:creator>Richard</dc:creator>
						<dc:subject>Pianeta Terra</dc:subject>
						<description>Cosa rimane oggi della teoria dell'evoluzione elaborata da Darwin nel 1859? Quali sono le attuali prospettive di ricerca sull'evoluzione della specie?Pietro BuffaDa quando Charles Darwin (1809-1882) propose nel 1859 la sua ormai storica teoria sull'evoluzione delle specie per selezione naturale (1), essa cominciò sempre più ad influenzare il pensiero umano mettendo le basi ad una possibile visione alternativa a quella in vigore, che vedeva l'uomo come l'ultimo atto di un processo di creazione divina. La teoria fu elaborata dopo cinque anni di studi sui fossili ed una attenta osservazione delle specie viventi negli incontaminati habitat naturali della pampa argentina e delle isole Galapagos. Darwin riuscì ad estrarre in quegli anni una gigantesca mole di dati che lo portarono ad affermare come persino l'uomo moderno (Homo sapiens), al pari di tutte le altre specie viventi, doveva essere considerato come un prodotto dell'evoluzione. Il successivo ritrovamento dei resti fossili dell'uomo pleistocenico di Neanderthal (1856), a pochi anni dalla pubblicazione della sua teoria, gli dette ulteriore conferma. Per la chiesa, le nuove scoperte furono inaccettabili, subito viste come una minaccia a tutte quelle elaborazioni teologiche basate sul libro della genesi, secondo il quale, tutta l’umanità discenderebbe da una sola coppia di esseri umani già moderni, fatti ad immagine e somiglianza di un Dio creatore che, infondendo in loro un "alito di vita", li rese e ci rese differenti da ogni altra specie vivente. Darwin spodestava l'uomo dal suo piedistallo e, nonostante i forti attacchi e le numerose critiche alla sua teoria, il velato odore di una scoperta rivoluzionaria era ormai nell'aria, pronta a mettere l’uomo sulle razionali tracce della sua identità biologica, come mai prima di allora.Continue verifiche ed indagini scientifiche sempre più rigorose, hanno negli anni aiutato il darwinismo classico ad evolversi ed a superare molteplici contrasti che affliggevano specifici punti della famosa teoria. Il supporto di aree di studio come: la genomica, la biologia molecolare, la bioinformatica, la paleoantropologia, hanno ancora oggi un ruolo determinante nell’arricchire l’evoluzionismo di nuove conoscenze, spingendo gli studiosi del settore verso nuove direzioni (2, 3). La teoria di Darwin ha quindi lentamente lasciato il posto ad un programma di ricerca multidisciplinare, generalmente noto con il nome di neodarwinismo, con lo scopo di allargare la visione del problema, dargli l’ufficialità che merita e rivestirlo di una ormai necessaria base matematico-predittiva (4, 5).Oggi non disponiamo ancora di una teoria matematica generale che "catturi" l’essenza dei processi evolutivi della vita, ma diversi ed interessanti modelli matematici e computazionali stanno finalmente cominciando ad irrompere su riviste internazionali del settore, come spiega Gregory Chaitin nel suo recente libro “Darwin alla prova” (6). Il neodarwinismo è dunque oggi, la teoria bio-evoluzionistica più accreditata dalla scienza accademica internazionale ma, anche se, molti passi in avanti sono stati fatti nella comprensione del fenomeno, esiste ancora una forte opposizione ad esso da parte di alcuni ambiti, primo tra tutti quello religioso. Le gerarchie della chiesa cattolica hanno nel tempo ridefinito la loro posizione sui processi evolutivi della vita, accostando gli insegnamenti teologici alle più recenti scoperte scientifiche, nel tentativo di arricchire la conoscenza dell'uomo, senza dover per forza mettere in dubbio l'esistenza di Dio, tema più volte affrontato da papa Benedetto XVI (7).Diversamente è stato fatto dalle chiese protestanti che, maggiormente legate ad una interpretazione letterale della Bibbia, continuano ancora oggi la loro disperata lotta anti-evoluzionista, citando spesso vecchi modelli nel tentativo di mettere in discussione un intero programma di ricerca, per favorire una sempre meno sostenibile ipotesi creazionista, senza la quale, verrebbe a crollare l’infallibilità dei testi sacri. Il teologo evangelico Bruce K. Waltke, stimato biblista di fama internazionale, scrittore e professore in svariate università degli stati uniti, evidenziò anni fa la possibilità di una grave crisi per la chiesa evangelica americana, se questa non compirà alcuni passi in avanti verso la scienza. Se diversi dati in favore dell'evoluzione biologica sono ormai incontrovertibili, continuarne a negare la realtà renderà la chiesa protestante anomala, uno strano gruppo che non è in grado di interagire con il mondo, affermazione che costò al teologo Waltke la perdita della sua cattedra alla Reformed Theological Seminary (8).La più comune critica che, ancora oggi, viene fatta alla teoria bio-evoluzionistica è certamente paleontologica, dovuta alla non accuratezza della documentazione fossile a causa di uno scarso ritrovamento dei cosiddetti "anelli mancanti" che completerebbero le linee evolutive delle forme oggi viventi. Se tutti gli esseri viventi discendono da antenati comuni, come spiegava Darwin, attraverso l'instaurarsi di una successione di cambiamenti graduali volti ad un adattamento ambientale, si dovrebbero trovare milioni di "forme intermedie", intrappolate negli strati geologici. Ciò non è avvenuto come ci si aspettava e lo stesso Darwin era consapevole di questo punto debole quando, all'interno del suo trattato, scriveva le seguenti parole: "la geologia certamente non ci ha ancora rivelato questa catena graduale ed è questa la più facile ed insieme grave obbiezione che possa farsi alla mia teoria". Il darwinismo classico ci ha, infatti, sempre proposto un'evoluzione graduale delle specie viventi (gradualismo filetico), ma questa iniziale visione del processo evolutivo, insieme al vecchio concetto di "anello mancante" che si portava dietro, è stata da anni superata dalla ricerca accademica e sopravvive oggi esclusivamente nel dibattito parascientifico, nella cultura popolare e nelle critiche antievoluzionistiche da parte dei non addetti ai lavori. La documentazione fossile mostra che le specie viventi tendono a conservare le loro caratteristiche quasi inalterate per lunghissimi periodi di tempo (stasi), per poi cambiare improvvisamente, sotto la pressione di opportuni "motori di evoluzione" che operano insieme alla selezione naturale evidenziata da Darwin. I cambiamenti che portano alla formazione di nuove specie sono generalmente rapidi ed incisivi e le forme intermedie destinate ad una vita relativamente breve, per tal motivo, difficilmente ritrovabili nella documentazione fossile. Molte di queste evidenze fanno ormai parte del neodarwinismo e si contrappongono a quelle originariamente proposte da Darwin, a favore del fatto che l'evoluzione segua un andamento conforme agli equilibr punteggiati, modello sviluppato nel 1972 dai paleontologi Stephen J. Gould e Niles Eldredge (9, 10).La straordinaria rapidità che certi cambiamenti possono aver avuto anche nella nostra storia evolutiva è oggi oggetto di numerose indagini incrociate che riguardano, non soltanto i dati paleontologici in nostro possesso, ma anche quelli bio-molecolari. Il cervello, ovvero l’organo che più di tutti ci contraddistingue da ogni altra specie vivente ne è certamente uno esempio. La dimensione del cervello, nonché la sua sofisticazione, sono andati progressivamente aumentando con gli australopitecini fino alla nostra specie: 440 cc in Australopithecus africanus, 640 cc in Homo habilis, 940 cc in Homo erectus, 1230 cc in Homo sapiens. I ricercatori dell’Howard Hughes Medical Institute di Chicago hanno, nel 2004, pubblicato i risultati di uno studio che afferma come la straordinaria evoluzione che il cervello umano ha subito, sia il risultato di un "evento speciale" (11). Non si tratta di un miglioramento di ciò che c'era prima, bensì di una svolta radicale nella biologia umana la cui causa va ricercata all’interno del nostro DNA. La formazione del cervello è guidata nell’uomo dall’espressione di diversi geni, ma c’è una piccola sequenza di appena 118 basi, all’interno del cromosoma 20, che oggi sappiamo giocare un ruolo determinante durante lo sviluppo embrionale, producendo una massiccia migrazione neuronale, indispensabile alla formazione di un cervello veramente umano. Comparando questa regione con la medesima regione ritrovata anche nei primati non umani, i biologi si accorsero, nel 2005, di avere di fronte uno dei siti genomici in cui avvenne forse il più elevato tasso di cambiamenti molecolari (mutazioni) mai riscontrati nell’uomo. Nelle scimmie, la stessa regione si mostra povera di cambiamenti se confrontata con quella dei più vecchi vertebrati, a dimostrazione del fatto che la massiccia quantità di modificazioni, avvenne esclusivamente negli ominidi, attivando in tempi rapidi un importantissimo meccanismo molecolare che oggi sappiamo essere alla base dello sviluppo cerebrale. A questa piccola sequenza venne dato il nome di Human Accelerated Region 1 (HAR1) e fu catalogata come la prima di una serie di regioni genomiche specificatamente umane, nonché determinanti nel processo evolutivo di ominazione (12). Molti pilastri della storica teoria darwiniana sono ormai caduti, Darwin non sapeva neppure cosa fosse un gene e ignorava completamente i meccanismi alla base dell’ereditarietà, ma innegabilmente, quegli studi stanno conducendo i ricercatori verso nuove scoperte, sempre più vicine alla realtà del fenomeno. La teoria di Darwin era semplicemente ciò che doveva essere, una teoria, una complessa elaborazione di idee che si formano nella mente dell’uomo, dopo che questi ha attentamente e scrupolosamente osservato i fenomeni naturali ed i dati in suo possesso. Essa non è un dogma, qualche cosa di fisso ed immutabile valido una volta e per sempre, bensì uno strumento concettuale da sottoporre continuamente a verifica e credo sia questo sottile concetto di dinamismo a fare evolvere la scienza e con essa, il sapere umano.Giuseppe MontalentiCharles DarwinBIBBLIOGRAFIA1. C. Darwin, The Origin of Species by Means of Natural Selection. John Murray (1859)2. D. Futuyma, Evolution. Sinauer Associates Inc (2009)3. M. Ferraguti, C. Castellacci, Evoluzione: Modelli e processi. Pearson Italia (2011)4. S. Gould, Challenges to Neo-Darwinism and Their Meaning for a Revised View of Human Consciousness. Cambridge University Lecture (1983)5. A. Bazzani et al, Metodi matematici per la teoria dell'evoluzione. Springer (2011)6. G. Chaitin, Proving Darwin: Making Biology Mathematical. Pantheon (2012)7. Benedetto XVI, Creazione ed evoluzione: un convegno con papa Benedetto XVI a Castel Gandolfo. EDB (2007)8. Jashik, Evangelical Scholar Forced Out After Endorsing Evolution. USA Today (2010)9. N. Eldredge et al, Punctuated Equilibria: An Alternative to Philetic Gradualism. Paleobiology (1972)10. S. Gould et al, Punctuated equilibria: the tempo and mode of evolution reconsidered. Paleobiology (1977)11. Howard Hughes Medical Institute: 12. K.S.Pollard et al, An RNA Gene Expressed During Cortical Development Evolved Rapidly in Humans. Nature (2006)Fonte:</description>
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						<title>Kepler, abbiamo un problema</title>
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						<dc:subject>Extra Terra</dc:subject>
						<description>L’annuncio è di queste ore: la sonda è entrata in safe mode a causa di ripetuti errori nel controllo d’assetto. Il motivo pare essere il malfunzionamento di una delle ruote di reazione. A serio rischio il futuro della missione.di Marco MalaspinaAlla NASA se ne sono accorti martedì, durante il controllo di routine bisettimanale: la sonda spaziale Kepler, dal 2009 protagonista assoluta nella scoperta di nuovi pianeti extrasolari, era entrata di nuovo in modalità provvisoria, con la linea di comunicazione che andava e veniva. Il problema non è nuovo, era accaduto già a inizio mese. Sulla causa, invece, ci sono ancora incertezze, ma tutto sembra indicare che a far scattare in modo automatico lo stato di emergenza sia un errore nel sistema di assetto. I successivi tentativi di rimettere in moto il sistema hanno messo in luce quello che potrebbe essere il motivo alla base di tutto il malfunzionamento: la rottura di una ruota di reazione (una di quelle ruote massicce, dotate di elevato momento d’inerzia, utilizzate per il controllo dell’assetto del satellite). All’invio della sequenza di comandi che impongono uno stop al movimento di rotazione, solo due delle tre ruote di reazione in servizio hanno risposto correttamente. La ruota numero 4 ha invece continuato a girare per i fatti suoi.Per controllare in modo accurato il puntamento del satellite, sono necessarie tre ruote di reazione. Kepler ne ha a bordo quattro, ma una era già andata fuori uso l’anno scorso. Ora, se fosse confermato questo secondo guasto (e l’Anomaly Review Board del team di Kepler pare avere pochi dubbi al riguardo), il futuro della missione ne uscirebbe seriamente pregiudicato. Con una seconda ruota di reazione fuori uso, si legge infatti nel comunicato NASA, è improbabile che la sonda spaziale sia in grado di tornare a raggiungere il livello di precisione nel puntamento necessario per la fotometria ad alta precisione. In attesa di escogitare una soluzione, per esempio tentando di rimettere in moto la ruota di reazione andata fuori servizio l’anno passato, il satellite verrà posto in modalità di riposo (Point Rest State): uno stato che gli dovrebbe consentire consumi di carburante ridotti al minimo, così da poter sopravvivere ancora per anni.(INAF)Fonte:</description>
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						<title>A Lancaster cambia il mondo</title>
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						<dc:date>2013-05-19T23:42:43+02:00</dc:date>
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						<dc:subject>Pianeta Terra</dc:subject>
						<description>Da piccoli semi posti nella terra nascono alberi giganteschi; allo stesso modo spesso nei luoghi più sconosciuti hanno luogo eventi in grado di cambiare il mondo.di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli USA di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione)Lancaster è un sobborgo a poche decine di miglia a nordest di Los Angeles, fino a ieri del tutto sconosciuto alla maggior parte degli americani.Eppure martedì 28 marzo in questa sorta di comunità-dormitorio sperduta nel deserto è avvenuto qualcosa che potrebbe cambiare radicalmente il volto del mondo così come oggi lo conosciamo. Tutto grazie alla tenacia di una persona, il sindaco Rex Parris, repubblicano, che ha deciso di far diventare Lancaster la ‘capitale mondiale dell’energia solare’.“Vogliamo essere la prima città al mondo che produce più energia solare di quanta ne consuma”[1].E per conseguire questo risultato ha fatto qualcosa che sembrerebbe assolutamente contrario allo spirito dei Republican il cui motto è ‘meno istituzioni, più privato’; ha fatto passare una legge secondo la quale tutte le nuove case che verranno costruite in città dovranno essere dotate di pannelli solari. Lancaster non è propriamente un covo di ambientalisti eppure questa legge è passata a grande maggioranza. Parris ha affermato con orgoglio: "Deve servire come modello. Qui ci troviamo in una zona estremamente conservatrice, eppure non c’è stata quasi nessuna resistenza". Così il consiglio comunale di Lancaster ha approvato un regolamento – il primo in tutti gli Stati Uniti – secondo il quale le nuove case devono produrre energia solare.</description>
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