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				<title>ALTRO GIORNALE : News</title>
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				<description>News, cover-up e informazione alternativa.</description>

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				<copyright>Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità.Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.Questo sito può essere oggetto della protezione accordata dalla Legge sul Diritto d'Autore (Legge 633 / 1941).Questo sito è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons		 con Politica sulla Privacy e Condizioni d'UsoWebsite © All Rights Reserved, Webengineer pasgal - Supporto tecnico e107italia  var _gaq = _gaq || [];<br />  _gaq.push(['_setAccount', 'UA-452094-7']);<br />  _gaq.push(['_trackPageview']);<br /><br />  (function() {<br />    var ga = document.createElement('script'); ga.type = 'text/javascript'; ga.async = true;<br />    ga.src = ('https:' == document.location.protocol ? 'https://ssl' : 'http://www') + '.google-analytics.com/ga.js';<br />    var s = document.getElementsByTagName('script')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);<br />  })();<br /><br /></copyright>
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				<pubDate>Thu, 17 May 2012 10:09:37 +0200</pubDate>
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					<description>News, cover-up e informazione alternativa.</description>
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<title>Bicarbonato di sodio e il cancro - Al via la sperimentazione in Arizona</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.7748.11</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/markpagel.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>di Mark Sircus</strong><br /><br />Il Dr. Mark Pagel, membro dell’University of Arizona Cancer Center, riceverà 2 milioni di dollari come sovvenzione da parte del National Institutes of Health per studiare l'efficacia della terapia personalizzata con bicarbonato di sodio http://azcc.arizona.edu/node/4187 per il trattamento del cancro al seno. In altre parole, la sperimentazione clinica sull'uso di bicarbonato di sodio per via orale nei trattamenti contro il cancro al seno sta per cominciare! [1] Ovviamente ci sono studiosi che hanno capito che il bicarbonato di sodio (baking soda), che è la stessa cosa che può salvare la vita di una persona al pronto soccorso in un attimo, è una delle prime opzioni più sicure ed efficaci per la cura del cancro. Naturalmente mi sento ripagato per tutto ciò che ho scritto sul libro http://publications.imva.info/index.php/e-books/sodium-bicarbonate-rich-man-s-poor-man-s-cancer-treatment-e-book.html Sodium Bicarbonate – Rich Man’s Poor Man’s Cancer Treatment, che è considerato ancora come l'unica recensione medica completa in materia di utilizzo di semplice bicarbonato di sodio nella pratica della medicina. Quando assunto per via orale con acqua, specialmente in acqua con alto contenuto di magnesio, e quando assunto con sistema transdermico, il bicarbonato di sodio diventa una prima linea di cura per il trattamento del cancro, delle malattie renali, del diabete, dell’influenza e anche del raffreddore comune. E soprattutto, è anche uno scudo contro l'esposizione alle radiazioni, tanto che tutti dovrebbero farne uso il prima possibile. La salute di tutti è sotto pesante attacco nucleare da forti venti radioattivi che circondano l'emisfero settentrionale.<br /><br />In realtà non è una sorpresa che un ricercatore dell'Università dell’Arizona abbia ricevuto questo contributo, perché proprio in Arizona la ricerca sul cancro va avanti da anni. Il Dr. Robert J. Gillies e i suoi colleghi hanno già dimostrato che il pre-trattamento dei topi con <strong class='bbcode bold'>bicarbonato di sodio</strong> ha dato dei risultati <strong class='bbcode bold'>di alcalinizzazione nella zona intorno ai tumori.</strong> Gli stessi ricercatori hanno riferito che <strong class='bbcode bold'>il bicarbonato aumenta il pH tumorale e inibisce le metastasi spontanee nei topi con cancro al seno</strong>. [2] Riduce anche il tasso di coinvolgimento linfonodale. Ho recentemente pubblicato uno studio sulle infezioni da funghi, è stato associato il cancro al seno all'incremento nella frequenza di consumo di formaggio fermentato. [3] I funghi producono dei metaboliti tossici chiamati micotossine [4] che possono provocare il cancro. L'aflatossina è una micotossina con potere cancerogeno che si trova nel burro di arachidi scadente e in altri prodotti lattiero-caseari. Alcuni ricercatori, nel 1993, hanno esaminato un campione di un tumore mammario umano e hanno trovato un quantitativo significativo di aflatossine cancerogene all'interno del tessuto stesso <strong class='bbcode bold'>incriminando l’aflatossina e quindi il fungo come cause per il cancro al seno. </strong>[5]<br /><br /><em class='bbcode italic'>Il livello di pH dei nostri fluidi interni influisce su ogni cellula del nostro corpo. L’eccesso cronico di acidità corrode i tessuti del corpo, e se lasciato senza controllo interromperà tutte le attività e le funzioni cellulari. In altre parole, l’eccesso di acidità interferisce con la vita stessa. Questo è alla base del cancro.</em><br /><br />I trattamenti medici con bicarbonato di sodio, sono il miglior modo per "accelerare" il ritorno dei livelli di bicarbonato nel corpo alla normalità. Il bicarbonato di sodio sembra essere una delle sostanze medicinali più utili in quanto agisce sull'equilibrio acido-alcalino alla base della salute umana. Il pH dei nostri tessuti e fluidi corporei è fondamentale perché influenza e rispecchia il nostro stato di salute o la nostra pulizia interna. Quanto più il pH è vicino a valori come 7,35-7,45, tanto più alto sarà il nostro livello di salute e benessere. Se si rimane all'interno di questi valori, si aumenta notevolmente la capacità di resistenza alle malattie acute come raffreddore e influenza, nonché l'insorgenza di cancro e altre malattie. Mentre l’assunzione di bicarbonato di sodio ci dà un aiuto immediato verso l'alcalinità, per portare il nostro pH in un range positivo e mantenerlo nel tempo, è necessario apportare cambiamenti alla dieta ed avere uno stile di vita sano.<br /><br />La scala del pH è come un termometro che mostra aumenti e diminuzioni del contenuto acido-alcalinico dei fluidi. Valori <strong class='bbcode bold'>al di sopra o al di sotto</strong> di 7,35-7,45 di pH nel sangue possono segnalare sintomi potenzialmente gravi e pericolosi o patologie. Quando il corpo non riesce più in modo efficace a neutralizzare ed eliminare gli acidi, li trasferisce direttamente nei fluidi extracellulari e nelle cellule del tessuto connettivo compromettendo l'integrità cellulare. Viceversa, quando il corpo diventa troppo alcalino per troppo bicarbonato nel sangue, si verifica una alcalosi metabolica che può portare a gravi conseguenze se non corretta rapidamente [6]. Jon Barron presenta un modo di osservare il pH che ci illumina su uno dei principali vantaggi dell’acqua alcalina:<br /><br /><em class='bbcode italic'>Gli ioni di idrogeno bloccano l'ossigeno. Ciò significa che più il liquido è acido, meno disponibile è l'ossigeno in esso. Ogni cellula del nostro corpo necessita di ossigeno per vivere e per mantenere la salute ottimale. Uniamo a questo ciò che conosciamo sugli ioni di idrogeno e vediamo che più il sangue è acido (minore è il suo pH), meno ossigeno è disponibile per essere usato dalle nostre cellule. Senza entrare in una discussione coinvolgendo la chimica, possiamo capire il meccanismo con l’esempio di un lago colpito da piogge acide. I pesci muoiono letteralmente soffocati in quanto l’acido delle piogge "lega" tutto l'ossigeno disponibile. Non è che l'ossigeno sia sparito, è semplicemente non disponibile. Quindi, se rialziamo il pH del lago (rendendolo più alcalino), l'ossigeno torna disponibile riportando il lago in vita. Per inciso, vale la pena notare che il cancro è legato ad un ambiente acido (mancanza di ossigeno), più alto è il pH (più ossigeno presente nelle cellule del corpo), più è difficile il proliferare della malattia.<br />Capire questo è importante per due motivi: (1) rivela uno dei benefici primari dell’acqua alcalina, più ossigeno "disponibile" nel sistema e (2) spiega quindi perchè l'acqua alcalina aiuta a combattere il cancro.</em><br /><br /><em class='bbcode italic'>L’oceano, madre della vita, ha un pH medio di circa 8,1. Il pH ideale per il sangue è circa 7,4, leggermente alcalino, non acido.<br />Jon Barron</em><br /><br />Barron conclude:<br /><br /><em class='bbcode italic'>Se stai mangiando bene e vivi in modo pulito, allora sì, puoi bere acqua comune con un pH leggermente al di sopra del neutro. Tuttavia, se stai mangiando la tipica dieta occidentale, ricca di carne, cereali, bibite e zuccheri che acidificano il corpo, allora è un'altra storia. Il tuo bilanciamento di pH è ormai così lontano dai livelli normali che per contrastarlo devi alcalinizzare l'acqua. La mia raccomandazione sul valore del pH per l’acqua da bere tutti i giorni è di circa 7,5-8, a seconda di quanto è “acida” la vostra dieta. Un consumo di acqua con pH più alto per periodi prolungati, dovrebbe essere riservato solo a circostanze particolari. Le acque di montagna più famose del mondo, le acque rinomate per le loro proprietà curative, sono altamente alcaline. Mi riferisco alle acque che scendono dall'Himalaya, e in particolare alle acque della Valle Hunza, che hanno un pH tra il 9 e l’11.<br /></em><br />Non bisogna necessariamente essere un medico per praticare la cura del pH. Ogni praticante delle arti curative e ogni madre e padre hanno bisogno di capire come utilizzare il bicarbonato di sodio. La carenza di bicarbonato è un problema reale che peggiora con l'età, ecco perchè è importante capire e apprezzare tutta la ricchezza del bicarbonato di sodio.<br /><br />[1] Il bicarbonato di sodio potrebbe avere un potenziale contro il cancro: http://digitaljournal.com/article/323645<br /><br />[2] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19276390<br /><br />[3] Uno studio arriva da Le, et al. (1986), in uno studio campione francese, su 1.010 casi di cancro al seno e 1.950 controlli su patologie non maligne, è stato rilevato che il cancro al seno è associato all'incremento della frequenza di consumo di formaggi fermentati con muffe.<br /><br />[4] Going, et al. (1990) hanno trovato che cristalli di weddellite (ossalato di calcio) sono presenti nelle calcificazioni presenti nel tessuto mammario di pazienti con cancro al seno. I cristalli di ossalato di calcio si formano quando il calcio si lega con l’acido ossalico. L’acido ossalico è una micotossina che può essere prodotta da differenti specie fungine. Alcuni funghi producono quantità così alte di acido ossalico tanto da venire utilizzati per la produzione commerciale di agenti chimici. L’infezione fungina nei polmoni umani da Aspergillus niger produce grandi quantità di acido ossalico.<br /><br />[5] I ricercatori hanno esaminato il DNA umano da una varietà di tessuti e organi per identificare e quantificare le aflatossine DNA-addotti. Tali addotti sono considerati prova della presenza di micotossine in un determinato tessuto. La loro scoperta? "I tessuti tumorali avevano livelli più alti di aflatossine addotti del tessuto normale della stessa persona."<br /><br />[6] http://www.nlm.nih.gov/medlineplus/ency/article/001183.htm<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Tradotto da: “La Leva di Archimede”</strong><br /><br />Fonte: http://www.laleva.org/it/2012/05/bicarbonato_di_sodio_e_il_cancro_-_al_via_la_sperimentazione_in_arizona.html http://blog.imva.info/medicine/baking-soda-cancer-laugh http://codenamejumper.wordpress.com/2012/05/16/bicarbonato-di-sodio-e-tumori-sperimentazione-in-arizona/#more-4622<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/markpagel.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>di Mark Sircus</strong><br /><br />Il Dr. Mark Pagel, membro dell’University of Arizona Cancer Center, riceverà 2 milioni di dollari come sovvenzione da parte del National Institutes of Health per studiare l'efficacia della terapia personalizzata con bicarbonato di sodio http://azcc.arizona.edu/node/4187 per il trattamento del cancro al seno. In altre parole, la sperimentazione clinica sull'uso di bicarbonato di sodio per via orale nei trattamenti contro il cancro al seno sta per cominciare! [1] Ovviamente ci sono studiosi che hanno capito che il bicarbonato di sodio (baking soda), che è la stessa cosa che può salvare la vita di una persona al pronto soccorso in un attimo, è una delle prime opzioni più sicure ed efficaci per la cura del cancro. Naturalmente mi sento ripagato per tutto ciò che ho scritto sul libro http://publications.imva.info/index.php/e-books/sodium-bicarbonate-rich-man-s-poor-man-s-cancer-treatment-e-book.html Sodium Bicarbonate – Rich Man’s Poor Man’s Cancer Treatment, che è considerato ancora come l'unica recensione medica completa in materia di utilizzo di semplice bicarbonato di sodio nella pratica della medicina. Quando assunto per via orale con acqua, specialmente in acqua con alto contenuto di magnesio, e quando assunto con sistema transdermico, il bicarbonato di sodio diventa una prima linea di cura per il trattamento del cancro, delle malattie renali, del diabete, dell’influenza e anche del raffreddore comune. E soprattutto, è anche uno scudo contro l'esposizione alle radiazioni, tanto che tutti dovrebbero farne uso il prima possibile. La salute di tutti è sotto pesante attacco nucleare da forti venti radioattivi che circondano l'emisfero settentrionale.<br /><br />In realtà non è una sorpresa che un ricercatore dell'Università dell’Arizona abbia ricevuto questo contributo, perché proprio in Arizona la ricerca sul cancro va avanti da anni. Il Dr. Robert J. Gillies e i suoi colleghi hanno già dimostrato che il pre-trattamento dei topi con <strong class='bbcode bold'>bicarbonato di sodio</strong> ha dato dei risultati <strong class='bbcode bold'>di alcalinizzazione nella zona intorno ai tumori.</strong> Gli stessi ricercatori hanno riferito che <strong class='bbcode bold'>il bicarbonato aumenta il pH tumorale e inibisce le metastasi spontanee nei topi con cancro al seno</strong>. [2] Riduce anche il tasso di coinvolgimento linfonodale. Ho recentemente pubblicato uno studio sulle infezioni da funghi, è stato associato il cancro al seno all'incremento nella frequenza di consumo di formaggio fermentato. [3] I funghi producono dei metaboliti tossici chiamati micotossine [4] che possono provocare il cancro. L'aflatossina è una micotossina con potere cancerogeno che si trova nel burro di arachidi scadente e in altri prodotti lattiero-caseari. Alcuni ricercatori, nel 1993, hanno esaminato un campione di un tumore mammario umano e hanno trovato un quantitativo significativo di aflatossine cancerogene all'interno del tessuto stesso <strong class='bbcode bold'>incriminando l’aflatossina e quindi il fungo come cause per il cancro al seno. </strong>[5]<br /><br /><em class='bbcode italic'>Il livello di pH dei nostri fluidi interni influisce su ogni cellula del nostro corpo. L’eccesso cronico di acidità corrode i tessuti del corpo, e se lasciato senza controllo interromperà tutte le attività e le funzioni cellulari. In altre parole, l’eccesso di acidità interferisce con la vita stessa. Questo è alla base del cancro.</em><br /><br />I trattamenti medici con bicarbonato di sodio, sono il miglior modo per "accelerare" il ritorno dei livelli di bicarbonato nel corpo alla normalità. Il bicarbonato di sodio sembra essere una delle sostanze medicinali più utili in quanto agisce sull'equilibrio acido-alcalino alla base della salute umana. Il pH dei nostri tessuti e fluidi corporei è fondamentale perché influenza e rispecchia il nostro stato di salute o la nostra pulizia interna. Quanto più il pH è vicino a valori come 7,35-7,45, tanto più alto sarà il nostro livello di salute e benessere. Se si rimane all'interno di questi valori, si aumenta notevolmente la capacità di resistenza alle malattie acute come raffreddore e influenza, nonché l'insorgenza di cancro e altre malattie. Mentre l’assunzione di bicarbonato di sodio ci dà un aiuto immediato verso l'alcalinità, per portare il nostro pH in un range positivo e mantenerlo nel tempo, è necessario apportare cambiamenti alla dieta ed avere uno stile di vita sano.<br /><br />La scala del pH è come un termometro che mostra aumenti e diminuzioni del contenuto acido-alcalinico dei fluidi. Valori <strong class='bbcode bold'>al di sopra o al di sotto</strong> di 7,35-7,45 di pH nel sangue possono segnalare sintomi potenzialmente gravi e pericolosi o patologie. Quando il corpo non riesce più in modo efficace a neutralizzare ed eliminare gli acidi, li trasferisce direttamente nei fluidi extracellulari e nelle cellule del tessuto connettivo compromettendo l'integrità cellulare. Viceversa, quando il corpo diventa troppo alcalino per troppo bicarbonato nel sangue, si verifica una alcalosi metabolica che può portare a gravi conseguenze se non corretta rapidamente [6]. Jon Barron presenta un modo di osservare il pH che ci illumina su uno dei principali vantaggi dell’acqua alcalina:<br /><br /><em class='bbcode italic'>Gli ioni di idrogeno bloccano l'ossigeno. Ciò significa che più il liquido è acido, meno disponibile è l'ossigeno in esso. Ogni cellula del nostro corpo necessita di ossigeno per vivere e per mantenere la salute ottimale. Uniamo a questo ciò che conosciamo sugli ioni di idrogeno e vediamo che più il sangue è acido (minore è il suo pH), meno ossigeno è disponibile per essere usato dalle nostre cellule. Senza entrare in una discussione coinvolgendo la chimica, possiamo capire il meccanismo con l’esempio di un lago colpito da piogge acide. I pesci muoiono letteralmente soffocati in quanto l’acido delle piogge "lega" tutto l'ossigeno disponibile. Non è che l'ossigeno sia sparito, è semplicemente non disponibile. Quindi, se rialziamo il pH del lago (rendendolo più alcalino), l'ossigeno torna disponibile riportando il lago in vita. Per inciso, vale la pena notare che il cancro è legato ad un ambiente acido (mancanza di ossigeno), più alto è il pH (più ossigeno presente nelle cellule del corpo), più è difficile il proliferare della malattia.<br />Capire questo è importante per due motivi: (1) rivela uno dei benefici primari dell’acqua alcalina, più ossigeno "disponibile" nel sistema e (2) spiega quindi perchè l'acqua alcalina aiuta a combattere il cancro.</em><br /><br /><em class='bbcode italic'>L’oceano, madre della vita, ha un pH medio di circa 8,1. Il pH ideale per il sangue è circa 7,4, leggermente alcalino, non acido.<br />Jon Barron</em><br /><br />Barron conclude:<br /><br /><em class='bbcode italic'>Se stai mangiando bene e vivi in modo pulito, allora sì, puoi bere acqua comune con un pH leggermente al di sopra del neutro. Tuttavia, se stai mangiando la tipica dieta occidentale, ricca di carne, cereali, bibite e zuccheri che acidificano il corpo, allora è un'altra storia. Il tuo bilanciamento di pH è ormai così lontano dai livelli normali che per contrastarlo devi alcalinizzare l'acqua. La mia raccomandazione sul valore del pH per l’acqua da bere tutti i giorni è di circa 7,5-8, a seconda di quanto è “acida” la vostra dieta. Un consumo di acqua con pH più alto per periodi prolungati, dovrebbe essere riservato solo a circostanze particolari. Le acque di montagna più famose del mondo, le acque rinomate per le loro proprietà curative, sono altamente alcaline. Mi riferisco alle acque che scendono dall'Himalaya, e in particolare alle acque della Valle Hunza, che hanno un pH tra il 9 e l’11.<br /></em><br />Non bisogna necessariamente essere un medico per praticare la cura del pH. Ogni praticante delle arti curative e ogni madre e padre hanno bisogno di capire come utilizzare il bicarbonato di sodio. La carenza di bicarbonato è un problema reale che peggiora con l'età, ecco perchè è importante capire e apprezzare tutta la ricchezza del bicarbonato di sodio.<br /><br />[1] Il bicarbonato di sodio potrebbe avere un potenziale contro il cancro: http://digitaljournal.com/article/323645<br /><br />[2] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19276390<br /><br />[3] Uno studio arriva da Le, et al. (1986), in uno studio campione francese, su 1.010 casi di cancro al seno e 1.950 controlli su patologie non maligne, è stato rilevato che il cancro al seno è associato all'incremento della frequenza di consumo di formaggi fermentati con muffe.<br /><br />[4] Going, et al. (1990) hanno trovato che cristalli di weddellite (ossalato di calcio) sono presenti nelle calcificazioni presenti nel tessuto mammario di pazienti con cancro al seno. I cristalli di ossalato di calcio si formano quando il calcio si lega con l’acido ossalico. L’acido ossalico è una micotossina che può essere prodotta da differenti specie fungine. Alcuni funghi producono quantità così alte di acido ossalico tanto da venire utilizzati per la produzione commerciale di agenti chimici. L’infezione fungina nei polmoni umani da Aspergillus niger produce grandi quantità di acido ossalico.<br /><br />[5] I ricercatori hanno esaminato il DNA umano da una varietà di tessuti e organi per identificare e quantificare le aflatossine DNA-addotti. Tali addotti sono considerati prova della presenza di micotossine in un determinato tessuto. La loro scoperta? 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<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.11'>Salute</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 22:34:40 +0200</pubDate>
<guid isPermaLink="true">http://www.altrogiornale.org/news.php?item.7748.11</guid>
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<title>Farmaci del futuro nei cristalli d'acqua (intervista al Dott. Massimo Citro)</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.7746.5</link>
<description><![CDATA[<div style='text-align:center'><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/osVQq5PUsGI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><br /><table cellpadding="3" style="margin-bottom:30px"><tr><td align="center" valign="top" width="140"><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-scienza-dell-invisibile-massimo-citro-libro.php?pn=678" title="La Scienza dell'Invisibile" ><img style="border:0" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/big/l/la-scienza-dell-invisibile_17456.jpg" width="113" height="160" alt="La Scienza dell'Invisibile" /></a></td><td><div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-scienza-dell-invisibile-massimo-citro-libro.php?pn=678" title="La Scienza dell'Invisibile" style="font-weight:bold">La Scienza dell'Invisibile</a></div></td></tr></table><br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style='text-align:center'><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/osVQq5PUsGI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><br /><table cellpadding="3" style="margin-bottom:30px"><tr><td align="center" valign="top" width="140"><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-scienza-dell-invisibile-massimo-citro-libro.php?pn=678" title="La Scienza dell'Invisibile" ><img style="border:0" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/big/l/la-scienza-dell-invisibile_17456.jpg" width="113" height="160" alt="La Scienza dell'Invisibile" /></a></td><td><div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-scienza-dell-invisibile-massimo-citro-libro.php?pn=678" title="La Scienza dell'Invisibile" style="font-weight:bold">La Scienza dell'Invisibile</a></div></td></tr></table><br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.5'>Filmati</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 14:36:22 +0200</pubDate>
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</item>

<item>
<title>I vortici nascosti del Mediterraneo</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.7745.7</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/medvortex.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>Studiando i neutrini a tremila metri di profondità, sono stati scoperti dei giganteschi vortici con dieci chilometri di diametro. Un evento inaspettato notato da ricercatori dell'Infn<br /><br />di Stefano Pisani</strong><br /><br />La ricerca sui neutrini ha permesso la scoperta di vortici negli abissi del Mar Mediterraneo orientale, fenomeni del tutto inusuali alle grandi profondità a cui sono stati osservati. Grazie a un progetto di ricerca sui neutrini dell’ Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) è stato infatti possibile osservare per la prima volta nel Mediterraneo la presenza di catene di vortici marini alla profondità di oltre tremila metri: grandi strutture d’acqua del diametro di circa dieci chilometri, lentamente in moto alla velocità di circa tre centimetri al secondo. Come si legge su Nature Communications, la scoperta è opera di un gruppo di ricercatori dell'Infn di Roma e Catania e dei Laboratori Nazionali del Sud. Le misure oceanografiche svolte nell’ambito dell'esperimento Nemo (Neutrino Mediterranean Observatory), progetto che prevede la realizzazione di un apparato strumentale per la rivelazione su fondali oceanici del passaggio di neutrini di alta energia provenienti dallo Spazio profondo, hanno indagato il mar Ionio a una profondità di 3.500 metri.<br /><br />"Lo scopo di Nemo – spiega Antonio Capone dell’ Infn – è riuscire a vedere il risultato delle interazioni dei neutrini, che sono particelle che interagiscono molto poco e quindi hanno bisogno di tanta materia per dare luogo a qualche evento che produca particelle elementari che provino il loro passaggio". I dispositivi dell’esperimento Nemo sono collocati in fondo al mare in modo che l’acqua funzioni da schermo rispetto ai raggi cosmici, le cui interazioni con la strumentazione potrebbero fornire dei falsi positivi mentre si dà la caccia ai neutrini. E' stata così posizionata una serie di strumenti per la misura delle correnti e della temperatura, raccogliendo lunghe serie temporali annuali di dati.<br /><br />L’analisi di questi dati ha messo in luce la presenza di catene di vortici marini profondi che la comunità oceanografica non si attendeva in un bacino chiuso come il Mediterraneo. "Si tratta di vortici che a quella profondità non si sono mai visti. Potrebbero essere arrivati lì da lontano, come se fossero stati trasportati da una sorta di fiume sottomarino e in questo senso possono dirci qualcosa sia sull’acqua del luogo da cui provengono, sia sulle caratteristiche del clima che ha prodotto questi spostamenti, assumendo grande importanza nell’ambito dello studio delle variabilità climatiche del Mar Mediterraneo", aggiunge Angelo Rubino, oceanografo, che insieme ai suoi colleghi dell’ Università Ca’ Foscari di Venezia ha analizzato i dati di corrente, temperatura, densità, pressione delle acque osservate da Nemo. Ma se questi vortici sono assolutamente inediti per gli abissi del Mediterraneo, non lo sono per l’Atlantico, per esempio.<br /><br />Quando le acque del Mediterraneo superano lo stretto di Gibilterra, infatti, si vanno a inabissare nell’Oceano Atlantico formando vortici lentiformi a circa 1.500 metri di profondità, perché le acque del nostro mare hanno una densità maggiore. "Un fenomeno di questo genere potrebbe essersi verificato anche nel caso del sistema Adriatico-Mediterraneo - spiega Giueppe Manzella, oceanologo dell’ Enea – durante lo scorso inverno, infatti, si sono formate nell’Adriatico delle acque più dense, che quindi tendono a inabissarsi verso il fondo del mare. Queste acque più pesanti , una volta uscite dal bacino Adriatico, probabilmente si sono disposte secondo una configurazione lenticolare, che solitamente è dello spessore di poche centinaia di metri, e hanno cominciato a ruotare per effetto della rotazione terrestre ma anche in seguito alla dinamica della stessa uscita dal bacino. Si tratta di fenomeni che, normalmente, possono sopravvivere qualche mese prima di disperdersi e che rappresentano per il mare un elemento di vitalità, dato che portano con sé delle quantità supplementari  di ossigeno".<br /><br />Di questi vortici, comunque, non è stata ancora chiarita l’origine: potrebbe essere locale, ma gli autori della ricerca non escludono un’origine remota legata a processi di instabilità fluidodinamica nelle acque dell’Adriatico, come è stato spiegato, o anche del Mar Egeo: questi processi darebbero appunto luogo a strutture rotanti e lentiformi in grado di percorrere centinaia di chilometri senza perdere le loro caratteristiche dinamiche e idrografiche.<br /><br />(Credit per la foto: Getty Images)<br /><br />Fonte: http://daily.wired.it/news/scienza/2012/05/16/i-vortici-nascosti-del-mediterraneo-356678.html http://www.interactions.org/cms/?pid=1031732<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/medvortex.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>Studiando i neutrini a tremila metri di profondità, sono stati scoperti dei giganteschi vortici con dieci chilometri di diametro. Un evento inaspettato notato da ricercatori dell'Infn<br /><br />di Stefano Pisani</strong><br /><br />La ricerca sui neutrini ha permesso la scoperta di vortici negli abissi del Mar Mediterraneo orientale, fenomeni del tutto inusuali alle grandi profondità a cui sono stati osservati. Grazie a un progetto di ricerca sui neutrini dell’ Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) è stato infatti possibile osservare per la prima volta nel Mediterraneo la presenza di catene di vortici marini alla profondità di oltre tremila metri: grandi strutture d’acqua del diametro di circa dieci chilometri, lentamente in moto alla velocità di circa tre centimetri al secondo. Come si legge su Nature Communications, la scoperta è opera di un gruppo di ricercatori dell'Infn di Roma e Catania e dei Laboratori Nazionali del Sud. Le misure oceanografiche svolte nell’ambito dell'esperimento Nemo (Neutrino Mediterranean Observatory), progetto che prevede la realizzazione di un apparato strumentale per la rivelazione su fondali oceanici del passaggio di neutrini di alta energia provenienti dallo Spazio profondo, hanno indagato il mar Ionio a una profondità di 3.500 metri.<br /><br />"Lo scopo di Nemo – spiega Antonio Capone dell’ Infn – è riuscire a vedere il risultato delle interazioni dei neutrini, che sono particelle che interagiscono molto poco e quindi hanno bisogno di tanta materia per dare luogo a qualche evento che produca particelle elementari che provino il loro passaggio". I dispositivi dell’esperimento Nemo sono collocati in fondo al mare in modo che l’acqua funzioni da schermo rispetto ai raggi cosmici, le cui interazioni con la strumentazione potrebbero fornire dei falsi positivi mentre si dà la caccia ai neutrini. E' stata così posizionata una serie di strumenti per la misura delle correnti e della temperatura, raccogliendo lunghe serie temporali annuali di dati.<br /><br />L’analisi di questi dati ha messo in luce la presenza di catene di vortici marini profondi che la comunità oceanografica non si attendeva in un bacino chiuso come il Mediterraneo. "Si tratta di vortici che a quella profondità non si sono mai visti. Potrebbero essere arrivati lì da lontano, come se fossero stati trasportati da una sorta di fiume sottomarino e in questo senso possono dirci qualcosa sia sull’acqua del luogo da cui provengono, sia sulle caratteristiche del clima che ha prodotto questi spostamenti, assumendo grande importanza nell’ambito dello studio delle variabilità climatiche del Mar Mediterraneo", aggiunge Angelo Rubino, oceanografo, che insieme ai suoi colleghi dell’ Università Ca’ Foscari di Venezia ha analizzato i dati di corrente, temperatura, densità, pressione delle acque osservate da Nemo. Ma se questi vortici sono assolutamente inediti per gli abissi del Mediterraneo, non lo sono per l’Atlantico, per esempio.<br /><br />Quando le acque del Mediterraneo superano lo stretto di Gibilterra, infatti, si vanno a inabissare nell’Oceano Atlantico formando vortici lentiformi a circa 1.500 metri di profondità, perché le acque del nostro mare hanno una densità maggiore. "Un fenomeno di questo genere potrebbe essersi verificato anche nel caso del sistema Adriatico-Mediterraneo - spiega Giueppe Manzella, oceanologo dell’ Enea – durante lo scorso inverno, infatti, si sono formate nell’Adriatico delle acque più dense, che quindi tendono a inabissarsi verso il fondo del mare. Queste acque più pesanti , una volta uscite dal bacino Adriatico, probabilmente si sono disposte secondo una configurazione lenticolare, che solitamente è dello spessore di poche centinaia di metri, e hanno cominciato a ruotare per effetto della rotazione terrestre ma anche in seguito alla dinamica della stessa uscita dal bacino. Si tratta di fenomeni che, normalmente, possono sopravvivere qualche mese prima di disperdersi e che rappresentano per il mare un elemento di vitalità, dato che portano con sé delle quantità supplementari  di ossigeno".<br /><br />Di questi vortici, comunque, non è stata ancora chiarita l’origine: potrebbe essere locale, ma gli autori della ricerca non escludono un’origine remota legata a processi di instabilità fluidodinamica nelle acque dell’Adriatico, come è stato spiegato, o anche del Mar Egeo: questi processi darebbero appunto luogo a strutture rotanti e lentiformi in grado di percorrere centinaia di chilometri senza perdere le loro caratteristiche dinamiche e idrografiche.<br /><br />(Credit per la foto: Getty Images)<br /><br />Fonte: http://daily.wired.it/news/scienza/2012/05/16/i-vortici-nascosti-del-mediterraneo-356678.html http://www.interactions.org/cms/?pid=1031732<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.7'>Pianeta Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:28:10 +0200</pubDate>
<guid isPermaLink="true">http://www.altrogiornale.org/news.php?item.7745.7</guid>
</item>

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<title>Ricercatori della UCLA usano l'elettricità per generare un carburante alternativo</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.7744.7</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/liao-electricity-alternative_fuel-c.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>di Wileen Wong Kromhout</strong><br /><br />Immaginate di poter usare l'elettricità per alimentare la vostra auto, anche se non è un veicolo elettrico. Ricercatori alla UCLA Henry Samueli School of Engineering and Applied Science, per la prima volta hanno dimostrato un metodo per convertire l'anidride carbonica in carburante liquido, isobutanolo, usando l'elettricità. Oggi l'energia elettrica generata con vari metodi, è ancora difficile da immagazzinare efficientemente. Le batterie chimiche, il pompaggio idraulico e la separazione dell'acqua, soffrono di bassa densità d'immagazzinamento energetico o di incompatibilità con l'attuale infrastruttura di trasporto. In uno studio pubblicato il 30 marzo nel journal Science, James Liao (UCLA's Ralph M. Parsons Foundation Chair in Chemical Engineering) e il suo team, hanno mostrato un metodo per conservare l'energia elettrica come energia chimica in alcol superiori, che possono essere usati come carburanti di trasporto liquidi. "Il metodo corrente per conservare l'elettricità sono le batterie agli ioni di litio, in cui la densità è bassa, ma quando la conservi in un carburante liquido, la densità potrebbe essere davvero molto alta", ha detto Liao. "Inoltre, abbiamo la possibilità di usare l'elettricità come carburante per il trasporto, senza cambiare l'infrastruttura attuale". Liao e il suo team, hanno ingegnerizzato geneticamente un microorganismo litoautotrofico conosciuto come Ralstonia eutropha H16, per produrre isobutanolo e 3-methyl-1-butanolo in un elettro-bioreattore usando l'anidride carbonica come unica fonte di carbonio e l'elettricità come unica fonte di energia. La fotosintesi è il processo del convertire l'energia della luce in energia chimica e immagazzinarla nei legami di zucchero. La fotosintesi si divide in due parti, una reazione alla luce e una nell'oscurità. La reazione allal luce converte l'energia della luce in energia chimica e deve avvenire alla luce. La reazione al buio, che converte CO2 in zucchero, non necessita di luce diretta.<br /><br />"Siamo riusciti a separare la reazione alla luce da quella al buio e invece di usare la fotosintesi biologica, stiamo usando pannelli solari per convertire la luce del sole in energia elettrica, quindi in un prodotto chimico intermedio e usando questo per alimentare la fissazione di anidride carbonica e produrre il carburante", ha detto Liao. "Questo metodo potrebbe essere più efficiente del sistema biologico." Liao ha spiegato che con i sistemi biologici, le piante usate richiedono grandi aree di terra agricola. Tuttavia, dato che il metodo di Liao non richiede che le reazioni alla luce e le reazioni al buio avvengano assieme, i pannelli solari, per esempio, possono essere posizionati nel deserto o sui tetti. Teoricamente, l'idrogeno generato con elettricità solare può alimentare la conversione di CO2 nei microorganismi litoautotropici ingegnerizzati per sintetizzare carburanti liquidi a grande densità di energia. Però la bassa solubilità, la bassa frequenza di trasferimento di massa e le problematiche di sicurezza dell'idrogeno, limitano l'efficienza e la scalabilità di tali processi. Il team di Liao ha invece scoperto che l'acido formico può essere un sostituto valido e un vettore di energia efficiente.<br /><br />"Invece di usare l'idrogeno, usiamo l'acido formico come intermediario", ha detto Liao. "Usiamo l'elettricità per generare acido formico e quindi usiamo l'acido formico per alimentare la fissazione di CO2 nei batteri al buio, per produrre isobutanolo e alcol superiori". La produzione elettrochimica di formiato e la fissazione biologica di CO2 e la sintesi di alcol superiori, ora aprono la possiblità della bioconversione di CO2 tramite elettricità in varie sostanze chimiche. Inoltre, la trasformazione di formiato in carburante liquido giocherà anche un ruolo importante nel processo di raffinazione di biomasse, secondo Liao. "Abbiamo dimostrato il principio, ora pensiamo di aumentare la scala", ha detto. "Questo è il prossimo passo".<br /><br />Lo studio è stato finanziato da una sovvenzione da parte del Dipartimento dell'Energia USA, Advanced Research Projects Agency–Energy (ARPA–E)<br /><br />Fonte: http://newsroom.ucla.edu/portal/ucla/ucla-engineering-researchers-use-231103.aspx<br />Vedi: http://news.ladysilvia.us/ladysilvia/12307/enocultura/0/<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/liao-electricity-alternative_fuel-c.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>di Wileen Wong Kromhout</strong><br /><br />Immaginate di poter usare l'elettricità per alimentare la vostra auto, anche se non è un veicolo elettrico. Ricercatori alla UCLA Henry Samueli School of Engineering and Applied Science, per la prima volta hanno dimostrato un metodo per convertire l'anidride carbonica in carburante liquido, isobutanolo, usando l'elettricità. Oggi l'energia elettrica generata con vari metodi, è ancora difficile da immagazzinare efficientemente. Le batterie chimiche, il pompaggio idraulico e la separazione dell'acqua, soffrono di bassa densità d'immagazzinamento energetico o di incompatibilità con l'attuale infrastruttura di trasporto. In uno studio pubblicato il 30 marzo nel journal Science, James Liao (UCLA's Ralph M. Parsons Foundation Chair in Chemical Engineering) e il suo team, hanno mostrato un metodo per conservare l'energia elettrica come energia chimica in alcol superiori, che possono essere usati come carburanti di trasporto liquidi. "Il metodo corrente per conservare l'elettricità sono le batterie agli ioni di litio, in cui la densità è bassa, ma quando la conservi in un carburante liquido, la densità potrebbe essere davvero molto alta", ha detto Liao. "Inoltre, abbiamo la possibilità di usare l'elettricità come carburante per il trasporto, senza cambiare l'infrastruttura attuale". Liao e il suo team, hanno ingegnerizzato geneticamente un microorganismo litoautotrofico conosciuto come Ralstonia eutropha H16, per produrre isobutanolo e 3-methyl-1-butanolo in un elettro-bioreattore usando l'anidride carbonica come unica fonte di carbonio e l'elettricità come unica fonte di energia. La fotosintesi è il processo del convertire l'energia della luce in energia chimica e immagazzinarla nei legami di zucchero. La fotosintesi si divide in due parti, una reazione alla luce e una nell'oscurità. La reazione allal luce converte l'energia della luce in energia chimica e deve avvenire alla luce. La reazione al buio, che converte CO2 in zucchero, non necessita di luce diretta.<br /><br />"Siamo riusciti a separare la reazione alla luce da quella al buio e invece di usare la fotosintesi biologica, stiamo usando pannelli solari per convertire la luce del sole in energia elettrica, quindi in un prodotto chimico intermedio e usando questo per alimentare la fissazione di anidride carbonica e produrre il carburante", ha detto Liao. "Questo metodo potrebbe essere più efficiente del sistema biologico." Liao ha spiegato che con i sistemi biologici, le piante usate richiedono grandi aree di terra agricola. Tuttavia, dato che il metodo di Liao non richiede che le reazioni alla luce e le reazioni al buio avvengano assieme, i pannelli solari, per esempio, possono essere posizionati nel deserto o sui tetti. Teoricamente, l'idrogeno generato con elettricità solare può alimentare la conversione di CO2 nei microorganismi litoautotropici ingegnerizzati per sintetizzare carburanti liquidi a grande densità di energia. Però la bassa solubilità, la bassa frequenza di trasferimento di massa e le problematiche di sicurezza dell'idrogeno, limitano l'efficienza e la scalabilità di tali processi. Il team di Liao ha invece scoperto che l'acido formico può essere un sostituto valido e un vettore di energia efficiente.<br /><br />"Invece di usare l'idrogeno, usiamo l'acido formico come intermediario", ha detto Liao. "Usiamo l'elettricità per generare acido formico e quindi usiamo l'acido formico per alimentare la fissazione di CO2 nei batteri al buio, per produrre isobutanolo e alcol superiori". La produzione elettrochimica di formiato e la fissazione biologica di CO2 e la sintesi di alcol superiori, ora aprono la possiblità della bioconversione di CO2 tramite elettricità in varie sostanze chimiche. Inoltre, la trasformazione di formiato in carburante liquido giocherà anche un ruolo importante nel processo di raffinazione di biomasse, secondo Liao. "Abbiamo dimostrato il principio, ora pensiamo di aumentare la scala", ha detto. "Questo è il prossimo passo".<br /><br />Lo studio è stato finanziato da una sovvenzione da parte del Dipartimento dell'Energia USA, Advanced Research Projects Agency–Energy (ARPA–E)<br /><br />Fonte: http://newsroom.ucla.edu/portal/ucla/ucla-engineering-researchers-use-231103.aspx<br />Vedi: http://news.ladysilvia.us/ladysilvia/12307/enocultura/0/<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.7'>Pianeta Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Tue, 15 May 2012 21:32:06 +0200</pubDate>
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<title>Gestire il presente per cambiare un evento passato</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.7743.1</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/tempoquantistica.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>Segnalata da giusparsifal</strong>	<br /><br />Un gruppo di fisici ha appena ottenuto ciò che sembrava impossibile: il cambiamento di un evento rispetto a quello che era successo prima. L’impresa è stata realizzata sfruttando una strana abilità di particelle subatomiche che era stata prevista, ma mai fino ad ora era stata stabilita. La straordinaria scoperta è pubblicata su Nature Physics. Un lungo elenco di straordinarie proprietà delle particelle subatomiche aggiunte, ora avranno la capacità di influenzare il passato. Oppure, detto in altro modo, di cambiare gli eventi già avvenuti. Il concetto chiave che permette questo nuovo comportamento sorprendente è una vecchia conoscenza della fisica: l’intreccio quantistico, un fenomeno non ancora pienamente compreso ed è una sorta di “unione” tra due particelle subatomiche, che non importa quanto lontano sono tra loro. Quando le particelle sono due “intrecci”, eventuali modifiche che effettuano una immediatamente viene riflessa nell’altra , anche se questo è all’altra estremità della galassia. Ora, per la prima volta un gruppo di ricercatori è riuscito a intrappolare le particelle dopo esser state misurate, cioè, a posteriori in un momento in cui alcuni di esse possono non esistere più. Gli autori dell’esperimento denominato “radicale” appaiono nel documento questa settimana su Nature Physics. “Il fatto che queste particelle siano impigliate o meno è qualcosa che è stato deciso dopo che sono state misurate”, afferma Ma Xiao-song dell’Istituto di ottica quantistica all’Università di Vienna, e risulta esserne il primo autore. In sostanza, i ricercatori sono riusciti a dimostrare che le azioni intraprese in futuro possono influenzare gli eventi passati. A condizione, ovviamente, di limitare l’evento nel campo della fisica quantistica.<br /><br />Lì, nello strano mondo delle particelle subatomiche, le cose accadono in modo molto diverso di quanto non facciano nel mondo “reale” e al macroscopico possiamo vedere e toccare con mano ogni giorno tutto intorno a noi. Infatti, quando l’intreccio quantistico è stato innanzitutto previsto, lo stesso Albert Einstein ha definito l’idea “azione spettrale a distanza”. Poi, negli ultimi decenni, l’intreccio è stato testato centinaia di volte in laboratorio, ma fino ad oggi i fisici sono riusciti a trovare il modo di causare questo tipo di “comunicazione istantanea” tra due particelle che non sono in contatto fisico. Ora il team dell’Università di Vienna, ha compiuto un ulteriore passo verso questo intreccio, e ha ottenuto ciò che nessuno era stato in grado di fare.<br /><br />Per il loro esperimento, i fisici hanno iniziato da due coppie di particelle di luce, cioè due “pacchetti” di due fotoni ciascuno. Ciascuna delle due particelle e ciascuna coppia di fotoni sono intrecciate tra loro. Più tardi, un fotone di ogni coppia è stato inviato ad una persona ipotetica di nome Victor. E delle due particelle (uno per ogni coppia) sono state date a Bob e l’altra ad Alice. (Bob e Alice sono nomi comunemente usati per illustrare gli esperimenti di fisica quantistica). Victor, con un fotone di ogni coppia intrecciata, possedeva il pieno controllo sulle particelle di Bob e Alice. Ma cosa succede se Victor decide di trasformare il loro intreccio in due particelle? In tal modo, anche i fotoni Alice e Bob (e intrecciate con ciascuna dei due fotoni in possesso di Victor) si intrecciano con l’altro. La buona notizia è che Victor può decidere di effettuare questa operazione ogni volta che vuole, anche dopo che Bob e Alice aveva misurato, modificato o addirittura distrutto i loro propri fotoni. “Ciò che è veramente fantastico, dice Anton Zellinger, dell’Università di Vienna e co-autore dell’esperimento, è che la decisione di intrecciare i due fotoni può essere assunta molto più tardi. Anche in un fotone che altri avrebbe potuto fermare”.<br /><br />La possibilità di effettuare questo esperimento era stato previsto nel 2000, ma nessuno era riuscito a portarlo avanti. “Il modo in cui si intrecciano le particelle spiega Zeilinger, li sta inviando in un cristallo il cui mezzo è uno specchio. Il vetro riflette la metà dei fotoni e passa per l’altra metà. Se si inviano due fotoni, uno a sinistra e uno a destra, ciascuna di esse dimenticano la loro provenienza e perdono la loro identità e entrambe si intrecciano”. Zeilinger afferma che la tecnica potrebbe un giorno venir utilizzata per la comunicazione tra due computer ultraveloci e l’intreccio quantistico può essere utilizzata per memorizzare le informazioni. Naturalmente, una macchina del genere non esiste ancora, anche se gli esperimenti descritti rappresentano un grande passo verso questo obiettivo. “L’idea, dice Zeilinger, è di creare due coppie di particelle, e inviarle una a un computer e una all’altro. Quindi, se queste particelle si intrecciano (come nell’esperimento), i due computer possono essere utilizzati per scambiare informazioni”.<br /><br />Fonte: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/2012/05/15/gestire-il-presente-per-cambiare-un-evento-passato/ http://www.abc.es/20120501/ciencia/abci-cambio-pasado-201205010937.html http://www.sciencedaily.com/releases/2012/04/120423131902.htm<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/tempoquantistica.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>Segnalata da giusparsifal</strong>	<br /><br />Un gruppo di fisici ha appena ottenuto ciò che sembrava impossibile: il cambiamento di un evento rispetto a quello che era successo prima. L’impresa è stata realizzata sfruttando una strana abilità di particelle subatomiche che era stata prevista, ma mai fino ad ora era stata stabilita. La straordinaria scoperta è pubblicata su Nature Physics. Un lungo elenco di straordinarie proprietà delle particelle subatomiche aggiunte, ora avranno la capacità di influenzare il passato. Oppure, detto in altro modo, di cambiare gli eventi già avvenuti. Il concetto chiave che permette questo nuovo comportamento sorprendente è una vecchia conoscenza della fisica: l’intreccio quantistico, un fenomeno non ancora pienamente compreso ed è una sorta di “unione” tra due particelle subatomiche, che non importa quanto lontano sono tra loro. Quando le particelle sono due “intrecci”, eventuali modifiche che effettuano una immediatamente viene riflessa nell’altra , anche se questo è all’altra estremità della galassia. Ora, per la prima volta un gruppo di ricercatori è riuscito a intrappolare le particelle dopo esser state misurate, cioè, a posteriori in un momento in cui alcuni di esse possono non esistere più. Gli autori dell’esperimento denominato “radicale” appaiono nel documento questa settimana su Nature Physics. “Il fatto che queste particelle siano impigliate o meno è qualcosa che è stato deciso dopo che sono state misurate”, afferma Ma Xiao-song dell’Istituto di ottica quantistica all’Università di Vienna, e risulta esserne il primo autore. In sostanza, i ricercatori sono riusciti a dimostrare che le azioni intraprese in futuro possono influenzare gli eventi passati. A condizione, ovviamente, di limitare l’evento nel campo della fisica quantistica.<br /><br />Lì, nello strano mondo delle particelle subatomiche, le cose accadono in modo molto diverso di quanto non facciano nel mondo “reale” e al macroscopico possiamo vedere e toccare con mano ogni giorno tutto intorno a noi. Infatti, quando l’intreccio quantistico è stato innanzitutto previsto, lo stesso Albert Einstein ha definito l’idea “azione spettrale a distanza”. Poi, negli ultimi decenni, l’intreccio è stato testato centinaia di volte in laboratorio, ma fino ad oggi i fisici sono riusciti a trovare il modo di causare questo tipo di “comunicazione istantanea” tra due particelle che non sono in contatto fisico. Ora il team dell’Università di Vienna, ha compiuto un ulteriore passo verso questo intreccio, e ha ottenuto ciò che nessuno era stato in grado di fare.<br /><br />Per il loro esperimento, i fisici hanno iniziato da due coppie di particelle di luce, cioè due “pacchetti” di due fotoni ciascuno. Ciascuna delle due particelle e ciascuna coppia di fotoni sono intrecciate tra loro. Più tardi, un fotone di ogni coppia è stato inviato ad una persona ipotetica di nome Victor. E delle due particelle (uno per ogni coppia) sono state date a Bob e l’altra ad Alice. (Bob e Alice sono nomi comunemente usati per illustrare gli esperimenti di fisica quantistica). Victor, con un fotone di ogni coppia intrecciata, possedeva il pieno controllo sulle particelle di Bob e Alice. Ma cosa succede se Victor decide di trasformare il loro intreccio in due particelle? In tal modo, anche i fotoni Alice e Bob (e intrecciate con ciascuna dei due fotoni in possesso di Victor) si intrecciano con l’altro. La buona notizia è che Victor può decidere di effettuare questa operazione ogni volta che vuole, anche dopo che Bob e Alice aveva misurato, modificato o addirittura distrutto i loro propri fotoni. “Ciò che è veramente fantastico, dice Anton Zellinger, dell’Università di Vienna e co-autore dell’esperimento, è che la decisione di intrecciare i due fotoni può essere assunta molto più tardi. Anche in un fotone che altri avrebbe potuto fermare”.<br /><br />La possibilità di effettuare questo esperimento era stato previsto nel 2000, ma nessuno era riuscito a portarlo avanti. “Il modo in cui si intrecciano le particelle spiega Zeilinger, li sta inviando in un cristallo il cui mezzo è uno specchio. Il vetro riflette la metà dei fotoni e passa per l’altra metà. Se si inviano due fotoni, uno a sinistra e uno a destra, ciascuna di esse dimenticano la loro provenienza e perdono la loro identità e entrambe si intrecciano”. Zeilinger afferma che la tecnica potrebbe un giorno venir utilizzata per la comunicazione tra due computer ultraveloci e l’intreccio quantistico può essere utilizzata per memorizzare le informazioni. Naturalmente, una macchina del genere non esiste ancora, anche se gli esperimenti descritti rappresentano un grande passo verso questo obiettivo. “L’idea, dice Zeilinger, è di creare due coppie di particelle, e inviarle una a un computer e una all’altro. Quindi, se queste particelle si intrecciano (come nell’esperimento), i due computer possono essere utilizzati per scambiare informazioni”.<br /><br />Fonte: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/2012/05/15/gestire-il-presente-per-cambiare-un-evento-passato/ http://www.abc.es/20120501/ciencia/abci-cambio-pasado-201205010937.html http://www.sciencedaily.com/releases/2012/04/120423131902.htm<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.1'>Misteri</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Tue, 15 May 2012 20:32:31 +0200</pubDate>
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<item>
<title>Il sole e il clima: interazioni e previsioni</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.7742.7</link>
<description><![CDATA[<div style='text-align:center'><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/3Ru58wtbw8g" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><br /><strong class='bbcode bold'>di Giovanna Bragadini</strong><br /><br /><em class='bbcode italic'>«Lentamente ma inesorabilmente, gli astronomi sono invitati allo studio dei cambiamenti climatici. Raramente sollecitati a partecipare al dibattito che solleva violente polemiche, gli specialisti del Sole nascondono sempre più difficilmente la loro perplessità sui risultati dell’IPCC che esonerano il Sole dal riscaldamento globale. Per gli esperti dell’IPCC il Sole è una “costante” nei loro calcoli, mentre gli astronomi la considerano una stella variabile… gli effetti retroattivi nonlineari e/o cumulativi dell’irraggiamento solare sul campo magnetico solare, sulla magnetosfera e atmosfera terrestre potrebbero influenzare il clima terrestre molto più di quanto si immagini oggi». </em>Guillame Aulanier, Osservatorio di Parigi, 2009. Una serata con un argomento scottante: il ciclo di conferenze collecchiesi I venerdì dell’astronomia, sponsorizzato da Fermoeditore e Ottica Deneb, si è infatti concluso con il Prof. Stefano Sello (INRIC-Ricerca – H.A.S.O. Pisa – NASA-NOAA /SWPC) e la sua conferenza dal titolo “Il Sole e il clima: stato dell’arte delle ricerche moderne”.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Quali sono le connessioni fra il sole e il clima? L’attività solare è stata eccezionalmente alta nel XX secolo se confrontata con gli ultimi 400 anni: il flusso dei raggi cosmici galattici può influenzare il clima terrestre attraverso la formazione di nubi nella bassa troposfera, e durante i periodi d’intensa attività si riduce a causa dello scudo magnetico solare. In più, il ciclo solare attuale, il 24° (un ciclo dura 11 anni) è in ritardo e rappresenta una sfida per le idee e i paradigmi consolidati sulla dinamica solare. </strong>L’attuale riscaldamento globale è innegabile: ma come dev’essere interpretato? I cambiamenti climatici, per i quali si è rilevata una periodicità di circa 60 anni, fanno parte della storia del nostro pianeta: lo conferma la Paleoclimatologia, che ricostruisce il clima di epoche remote analizzando gli anelli degli alberi, i carotaggi dei ghiacciai, i sedimenti oceanici e altro. Le cause sono molte: tettoniche, astronomiche, atmosferiche (gas serra, riflettività solare dovuta a nubi, polvere vulcanica, calotte polari). I modelli climatici non tengono però conto dei cicli di 60 anni, rintracciabili in molti segnali naturali. Secondo alcuni modelli basati sulle dinamiche planetarie, il 60% dell’aumento di temperatura dal 1970 a oggi è infatti attribuibile a questa periodicità. E in base alle possibili combinazioni dei dati satellitari si può stimare anche un 65% dell’aumento di temperatura, dal 1980 a oggi, dovuto al contributo solare.<br /><br />Di recente il riscaldamento ha subito un notevole ridimensionamento a causa della Niña – fenomeno ciclico associato alle temperature più fredde della norma nell’Oceano Pacifico Equatoriale, controparte del Niño, associato a una temperatura più alta della norma – che fra alti e bassi domina da oltre un anno. <strong class='bbcode bold'>Il 2011 è stato il nono anno più caldo dal 1880, e ci si chiede cosa accadrà. Ci attende uno scenario bollente o la glaciazione? Purtroppo, sulla base dei dati e modelli attuali l’unica conclusione certa è che il pianeta se la caverà come sempre… con o senza di noi.</strong><br /><br />Fonte: http://www.fermomag.it/2012/04/25/il-sole-e-il-clima-interazioni-e-previsioni/<br />Vedi: http://www.meteoweb.eu/2012/05/le-macchie-solari-e-la-possibile-correlazione-con-i-terremoti/133237/ http://ita.astropublishing.com/articoli/articolo_0001_webzine%20l'astrofilo.pdf  http://www.wdc.rl.ac.uk/wdcc1/papers/nature.html http://www.academicjournals.org/ijps/pdf/pdf2009/Jan/Persinger.pdf<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style='text-align:center'><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/3Ru58wtbw8g" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><br /><strong class='bbcode bold'>di Giovanna Bragadini</strong><br /><br /><em class='bbcode italic'>«Lentamente ma inesorabilmente, gli astronomi sono invitati allo studio dei cambiamenti climatici. Raramente sollecitati a partecipare al dibattito che solleva violente polemiche, gli specialisti del Sole nascondono sempre più difficilmente la loro perplessità sui risultati dell’IPCC che esonerano il Sole dal riscaldamento globale. Per gli esperti dell’IPCC il Sole è una “costante” nei loro calcoli, mentre gli astronomi la considerano una stella variabile… gli effetti retroattivi nonlineari e/o cumulativi dell’irraggiamento solare sul campo magnetico solare, sulla magnetosfera e atmosfera terrestre potrebbero influenzare il clima terrestre molto più di quanto si immagini oggi». </em>Guillame Aulanier, Osservatorio di Parigi, 2009. Una serata con un argomento scottante: il ciclo di conferenze collecchiesi I venerdì dell’astronomia, sponsorizzato da Fermoeditore e Ottica Deneb, si è infatti concluso con il Prof. Stefano Sello (INRIC-Ricerca – H.A.S.O. Pisa – NASA-NOAA /SWPC) e la sua conferenza dal titolo “Il Sole e il clima: stato dell’arte delle ricerche moderne”.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Quali sono le connessioni fra il sole e il clima? L’attività solare è stata eccezionalmente alta nel XX secolo se confrontata con gli ultimi 400 anni: il flusso dei raggi cosmici galattici può influenzare il clima terrestre attraverso la formazione di nubi nella bassa troposfera, e durante i periodi d’intensa attività si riduce a causa dello scudo magnetico solare. In più, il ciclo solare attuale, il 24° (un ciclo dura 11 anni) è in ritardo e rappresenta una sfida per le idee e i paradigmi consolidati sulla dinamica solare. </strong>L’attuale riscaldamento globale è innegabile: ma come dev’essere interpretato? I cambiamenti climatici, per i quali si è rilevata una periodicità di circa 60 anni, fanno parte della storia del nostro pianeta: lo conferma la Paleoclimatologia, che ricostruisce il clima di epoche remote analizzando gli anelli degli alberi, i carotaggi dei ghiacciai, i sedimenti oceanici e altro. Le cause sono molte: tettoniche, astronomiche, atmosferiche (gas serra, riflettività solare dovuta a nubi, polvere vulcanica, calotte polari). I modelli climatici non tengono però conto dei cicli di 60 anni, rintracciabili in molti segnali naturali. Secondo alcuni modelli basati sulle dinamiche planetarie, il 60% dell’aumento di temperatura dal 1970 a oggi è infatti attribuibile a questa periodicità. E in base alle possibili combinazioni dei dati satellitari si può stimare anche un 65% dell’aumento di temperatura, dal 1980 a oggi, dovuto al contributo solare.<br /><br />Di recente il riscaldamento ha subito un notevole ridimensionamento a causa della Niña – fenomeno ciclico associato alle temperature più fredde della norma nell’Oceano Pacifico Equatoriale, controparte del Niño, associato a una temperatura più alta della norma – che fra alti e bassi domina da oltre un anno. <strong class='bbcode bold'>Il 2011 è stato il nono anno più caldo dal 1880, e ci si chiede cosa accadrà. Ci attende uno scenario bollente o la glaciazione? Purtroppo, sulla base dei dati e modelli attuali l’unica conclusione certa è che il pianeta se la caverà come sempre… con o senza di noi.</strong><br /><br />Fonte: http://www.fermomag.it/2012/04/25/il-sole-e-il-clima-interazioni-e-previsioni/<br />Vedi: http://www.meteoweb.eu/2012/05/le-macchie-solari-e-la-possibile-correlazione-con-i-terremoti/133237/ http://ita.astropublishing.com/articoli/articolo_0001_webzine%20l'astrofilo.pdf  http://www.wdc.rl.ac.uk/wdcc1/papers/nature.html http://www.academicjournals.org/ijps/pdf/pdf2009/Jan/Persinger.pdf<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.7'>Pianeta Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Tue, 15 May 2012 17:08:02 +0200</pubDate>
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<title>Intervista a Jamie Janover (by genieinabody.com) subITA</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.7741.5</link>
<description><![CDATA[<div style='text-align:center'><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/XAEvea3NZzg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><br /><div style='text-align:center'><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/ZqMGu7p276s" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style='text-align:center'><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/XAEvea3NZzg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><br /><div style='text-align:center'><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/ZqMGu7p276s" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.5'>Filmati</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Mon, 14 May 2012 17:08:24 +0200</pubDate>
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<title>Un viaggio senza shock</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.7740.10</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/solarbow.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>Il Sistema solare e l’eliosfera viaggiano nello spazio interstellare con una velocità più bassa e in un ambiente con un campo magnetico maggiore di quanto ritenuto finora. Due fattori che portano gli scienziati a ritenere che il nostro sistema planetario non produca alcuna onda d’urto nel tenue gas in cui si sta muovendo.<br /><br />di Marco Galliani</strong><br /><br />Sembra essere più simile ad un tranquillo viaggio in barca piuttosto che un adrenalinico volo di un jet supersonico il moto del Sole e dell’eliosfera nello spazio interstellare. Una vera sorpresa per gli scienziati, che arriva dall’analisi dei dati raccolti dalla sonda IBEX (Interstellar Boundary EXplorer) della NASA e appena pubblicati in un articolo online sul sito della rivista Science. Una sorpresa perché, contrariamente a quanto si pensava finora, il nostro Sistema solare sembra non possedere la tipica onda d’urto – detta anche bow shock – che avrebbe dovuto precederlo nel suo percorso attraverso la tenue nuvola di gas e polveri interstellari. “Il caratteristico ‘bang’ sonico prodotto da un jet che si sta muovendo a velocità supersonica è un esempio di bow shock nell’ambiente terrestre” spiega David McComas, Principal Investigator di IBEX. “A quei regimi, l’aria che si trova davanti al muso dell’aereo non riesce a spostarsi in modo sufficientemente rapido e si addensa. Quando il velivolo supera la velocità del suono, l’interazione cambia istantaneamente, producendo un’onda d’urto”.<br /><br />Quali informazioni in più hanno oggi gli scienziati per escludere la presenza di un bow shock che precede l’eliosfera? Intanto la velocità con cui tutto il nostro Sistema solare si sta muovendo relativamente al mezzo interstellare. I nuovi dati di IBEX infatti fissano questo valore a circa 83.000 Km orari. Che è un bel viaggiare, ma sempre 11.000 Km all’ora più lento di quanto ritenuto finora. Con questo ritmo l’eliosfera, secondo gli scienziati, produrrebbe più un’increspatura nel ‘mare’ di gas e polveri che sta attraversando piuttosto che un vero e proprio shock. Il secondo indizio che rafforza questo scenario riguarda la pressione magnetica nello spazio interplanetario. I dati di IBEX, in accordo con quanto già rilevato dalle sonde Voyager, mostrano che il campo magnetico è più intenso al di fuori dell’eliosfera. Una condizione che richiede necessariamente velocità più elevate per produrre un’onda d’urto, come confermano anche due simulazioni al calcolatore condotte indipendentemente da altrettanti team di ricerca, uno negli Stati Uniti, l’altro in Russia.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>“È ancora troppo presto per dire esattamente cosa possono significare questi dati per gli studi sulla nostra eliosfera” continua McComas. “Per decenni le ricerche in questo settore hanno postulato l’esistenza di un bow shock. Quelle ricerche ora dovranno essere riviste alla luce degli ultimi dati di IBEX. Ma possiamo già dire che ci saranno profonde implicazioni su come entrano e si propagano i raggi cosmici nel nostro Sistema solare. Un fenomeno rilevante per i suoi effetti sui viaggi spaziali umani”.</strong><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Per saperne di più:</strong><br /><br />    Leggi su Science l’articolo “The Heliosphere’s Interstellar Interaction: No Bow Shock” di David McCmomas et al http://www.sciencemag.org/content/early/2012/05/09/science.1221054.full<br /><br />Immagine: <em class='bbcode italic'>Alcune osservazioni di onde d'urto prodotte da stelle nel loro moto nello spazio. Fenomeno che un ipotetico osservatore nella Galassia non potrebbe registrare puntando i suoi strumenti verso il nostro Sole.</em><br />Fonte: http://www.media.inaf.it/2012/05/11/un-viaggio-senza-shock/<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/solarbow.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>Il Sistema solare e l’eliosfera viaggiano nello spazio interstellare con una velocità più bassa e in un ambiente con un campo magnetico maggiore di quanto ritenuto finora. Due fattori che portano gli scienziati a ritenere che il nostro sistema planetario non produca alcuna onda d’urto nel tenue gas in cui si sta muovendo.<br /><br />di Marco Galliani</strong><br /><br />Sembra essere più simile ad un tranquillo viaggio in barca piuttosto che un adrenalinico volo di un jet supersonico il moto del Sole e dell’eliosfera nello spazio interstellare. Una vera sorpresa per gli scienziati, che arriva dall’analisi dei dati raccolti dalla sonda IBEX (Interstellar Boundary EXplorer) della NASA e appena pubblicati in un articolo online sul sito della rivista Science. Una sorpresa perché, contrariamente a quanto si pensava finora, il nostro Sistema solare sembra non possedere la tipica onda d’urto – detta anche bow shock – che avrebbe dovuto precederlo nel suo percorso attraverso la tenue nuvola di gas e polveri interstellari. “Il caratteristico ‘bang’ sonico prodotto da un jet che si sta muovendo a velocità supersonica è un esempio di bow shock nell’ambiente terrestre” spiega David McComas, Principal Investigator di IBEX. “A quei regimi, l’aria che si trova davanti al muso dell’aereo non riesce a spostarsi in modo sufficientemente rapido e si addensa. Quando il velivolo supera la velocità del suono, l’interazione cambia istantaneamente, producendo un’onda d’urto”.<br /><br />Quali informazioni in più hanno oggi gli scienziati per escludere la presenza di un bow shock che precede l’eliosfera? Intanto la velocità con cui tutto il nostro Sistema solare si sta muovendo relativamente al mezzo interstellare. I nuovi dati di IBEX infatti fissano questo valore a circa 83.000 Km orari. Che è un bel viaggiare, ma sempre 11.000 Km all’ora più lento di quanto ritenuto finora. Con questo ritmo l’eliosfera, secondo gli scienziati, produrrebbe più un’increspatura nel ‘mare’ di gas e polveri che sta attraversando piuttosto che un vero e proprio shock. Il secondo indizio che rafforza questo scenario riguarda la pressione magnetica nello spazio interplanetario. I dati di IBEX, in accordo con quanto già rilevato dalle sonde Voyager, mostrano che il campo magnetico è più intenso al di fuori dell’eliosfera. Una condizione che richiede necessariamente velocità più elevate per produrre un’onda d’urto, come confermano anche due simulazioni al calcolatore condotte indipendentemente da altrettanti team di ricerca, uno negli Stati Uniti, l’altro in Russia.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>“È ancora troppo presto per dire esattamente cosa possono significare questi dati per gli studi sulla nostra eliosfera” continua McComas. “Per decenni le ricerche in questo settore hanno postulato l’esistenza di un bow shock. Quelle ricerche ora dovranno essere riviste alla luce degli ultimi dati di IBEX. Ma possiamo già dire che ci saranno profonde implicazioni su come entrano e si propagano i raggi cosmici nel nostro Sistema solare. Un fenomeno rilevante per i suoi effetti sui viaggi spaziali umani”.</strong><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Per saperne di più:</strong><br /><br />    Leggi su Science l’articolo “The Heliosphere’s Interstellar Interaction: No Bow Shock” di David McCmomas et al http://www.sciencemag.org/content/early/2012/05/09/science.1221054.full<br /><br />Immagine: <em class='bbcode italic'>Alcune osservazioni di onde d'urto prodotte da stelle nel loro moto nello spazio. Fenomeno che un ipotetico osservatore nella Galassia non potrebbe registrare puntando i suoi strumenti verso il nostro Sole.</em><br />Fonte: http://www.media.inaf.it/2012/05/11/un-viaggio-senza-shock/<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.10'>Extra Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Mon, 14 May 2012 16:08:47 +0200</pubDate>
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<title>La prima foglia artificiale è realtà</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.7739.7</link>
<description><![CDATA[<div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/fogliamit.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><em class='bbcode italic'><div style='text-align:center'>Una foglia vera con sopra una foglia artificiale. Sarà questo il futuro dell'uomo?</div></em><br /><br /><strong class='bbcode bold'>di Vincenzo Zappalà</strong><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Ce l’hanno fatta! Al MIT di Cambridge, Mass., USA, sono riusciti a creare la prima foglia artificiale, in grado di imitare la meravigliosa fotosintesi. Una vera rivoluzione per il futuro dell’energia.</strong><br /><br />Ciò che è veramente strano è che nessuno ne abbia ancora parlato. Sono parecchi mesi che la ricerca era a conoscenza dei giornali e non solo. Forse che, in fondo, nessuno vuole realmente produrre energia a basso costo e in modo semplice?  Pensare che anche le nazioni più povere arrivino al livello del cosiddetto “mondo civile” spaventa qualcuno? Temo proprio sia così. Comunque la notizia è vera e merita di essere divulgata, sperando che i governi abbiano veramente voglia di metterla in pratica. Una dettagliata descrizione della prima foglia artificiale è stata pubblicata sull’ ACS (Accounts of Chemical Research) Journal. La scoperta rappresenta una pietra miliare per dirigersi verso una fonte energetica perfettamente sostenibile. Forse l’unica veramente tale, come la Natura ci ha mostrato da centinaia di milioni di anni. Il concetto è ben noto ed estremamente semplice: trasformare l’acqua e la luce solare in energia, copiando ciò che le piante fanno in modo perfetto e meraviglioso. L’unico problema è che… costa troppo poco… Il materiale di cui è fatta è a basso costo e i processi per costruirla di facile realizzazione.  Il responsabile di questo fantastico risultato ha un nome italiano (Daniel Nocera) e spero di cuore che tocchi proprio a un italiano (o di origini tali) di segnare questa svolta eccezionale. Magari è anche dovuto emigrare per mancanza di fondi… Ovviamente, se tutto sarà confermato, come sembra molto plausibile leggendo l’articolo originale, questa è una scoperta da premio Nobel, se non per la chimica, almeno per la pace.<br /><br />Il meccanismo base della foglia artificiale è di spezzare la molecola d’acqua in ossigeno e idrogeno. E non è cosa da poco, soprattutto se fatto con mezzi estremamente economici. L’idrogeno servirà a produrre energia ed elettricità. La grandezza del risultato sta nel fatto che la produzione di energia a basso costo potrà essere utilizzata senza problemi nei paesi del terzo mondo. Non vi è, infatti, necessità di materiale prezioso come il platino. Nocera ha infatti sostituito il platino con un composto formato da zinco, molibdeno e nichel. L’altra parte della foglia sarà invece di cobalto, anch’esso di facile reperibilità. Energia per tutti i miliardi di esseri umani, senza discriminazioni basate sulla ricchezza. Addio alle orribili pale eoliche, ai carissimi e ingombranti pannelli solari, al mefitico biogas, al vigliacco petrolio, all’inquinante metano? Forse potrà essere così. Tuttavia, ho una grande paura che questa soluzione non piaccia ai ricchi della Terra… Spero proprio di sbagliarmi. Mi piace concludere con le parole di Nocera: ““Un obiettivo di ricerca che fornisca energia solare per le zone più povere della Terra, come la foglia artificiale, fornisce alla società globale il percorso più diretto per l’energia sostenibile del futuro”.<br /><br />Il lavoro originale si può trovare qui http://pubs.acs.org/stoken/presspac/presspac/full/10.1021/ar2003013<br /><br />Fonte: http://www.astronomia.com/2012/05/11/la-prima-foglia-artificiale-e-realta/<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/fogliamit.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><em class='bbcode italic'><div style='text-align:center'>Una foglia vera con sopra una foglia artificiale. Sarà questo il futuro dell'uomo?</div></em><br /><br /><strong class='bbcode bold'>di Vincenzo Zappalà</strong><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Ce l’hanno fatta! Al MIT di Cambridge, Mass., USA, sono riusciti a creare la prima foglia artificiale, in grado di imitare la meravigliosa fotosintesi. Una vera rivoluzione per il futuro dell’energia.</strong><br /><br />Ciò che è veramente strano è che nessuno ne abbia ancora parlato. Sono parecchi mesi che la ricerca era a conoscenza dei giornali e non solo. Forse che, in fondo, nessuno vuole realmente produrre energia a basso costo e in modo semplice?  Pensare che anche le nazioni più povere arrivino al livello del cosiddetto “mondo civile” spaventa qualcuno? Temo proprio sia così. Comunque la notizia è vera e merita di essere divulgata, sperando che i governi abbiano veramente voglia di metterla in pratica. Una dettagliata descrizione della prima foglia artificiale è stata pubblicata sull’ ACS (Accounts of Chemical Research) Journal. La scoperta rappresenta una pietra miliare per dirigersi verso una fonte energetica perfettamente sostenibile. Forse l’unica veramente tale, come la Natura ci ha mostrato da centinaia di milioni di anni. Il concetto è ben noto ed estremamente semplice: trasformare l’acqua e la luce solare in energia, copiando ciò che le piante fanno in modo perfetto e meraviglioso. L’unico problema è che… costa troppo poco… Il materiale di cui è fatta è a basso costo e i processi per costruirla di facile realizzazione.  Il responsabile di questo fantastico risultato ha un nome italiano (Daniel Nocera) e spero di cuore che tocchi proprio a un italiano (o di origini tali) di segnare questa svolta eccezionale. Magari è anche dovuto emigrare per mancanza di fondi… Ovviamente, se tutto sarà confermato, come sembra molto plausibile leggendo l’articolo originale, questa è una scoperta da premio Nobel, se non per la chimica, almeno per la pace.<br /><br />Il meccanismo base della foglia artificiale è di spezzare la molecola d’acqua in ossigeno e idrogeno. E non è cosa da poco, soprattutto se fatto con mezzi estremamente economici. L’idrogeno servirà a produrre energia ed elettricità. La grandezza del risultato sta nel fatto che la produzione di energia a basso costo potrà essere utilizzata senza problemi nei paesi del terzo mondo. Non vi è, infatti, necessità di materiale prezioso come il platino. Nocera ha infatti sostituito il platino con un composto formato da zinco, molibdeno e nichel. L’altra parte della foglia sarà invece di cobalto, anch’esso di facile reperibilità. Energia per tutti i miliardi di esseri umani, senza discriminazioni basate sulla ricchezza. Addio alle orribili pale eoliche, ai carissimi e ingombranti pannelli solari, al mefitico biogas, al vigliacco petrolio, all’inquinante metano? Forse potrà essere così. Tuttavia, ho una grande paura che questa soluzione non piaccia ai ricchi della Terra… Spero proprio di sbagliarmi. Mi piace concludere con le parole di Nocera: ““Un obiettivo di ricerca che fornisca energia solare per le zone più povere della Terra, come la foglia artificiale, fornisce alla società globale il percorso più diretto per l’energia sostenibile del futuro”.<br /><br />Il lavoro originale si può trovare qui http://pubs.acs.org/stoken/presspac/presspac/full/10.1021/ar2003013<br /><br />Fonte: http://www.astronomia.com/2012/05/11/la-prima-foglia-artificiale-e-realta/<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.7'>Pianeta Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Mon, 14 May 2012 14:21:23 +0200</pubDate>
<guid isPermaLink="true">http://www.altrogiornale.org/news.php?item.7739.7</guid>
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