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				<title>ALTRO GIORNALE : News > Misteri</title>
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				<description>News, cover-up e informazione alternativa.</description>

<language>it-it</language>
				<copyright>Altrogionale.org © Testata giornalistica iscritta al n° 10/12 del Registro della Stampa del Tribunale di NolaLe pubblicità che compaiono sul sito, ad eccezione dei libri, non sono scelte dallo staff e servono ad auto-sostenerci,pertanto ci scusiamo se alcune volte queste non sono del tutto pertinenti.Questo giornale è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons		 con Politica sulla Privacy e Condizioni d'UsoWebsite © All Rights Reserved, Webengineer pasgal - Supporto tecnico e107italia  var _gaq = _gaq || [];<br />  _gaq.push(['_setAccount', 'UA-452094-7']);<br />  _gaq.push(['_trackPageview']);<br /><br />  (function() {<br />    var ga = document.createElement('script'); ga.type = 'text/javascript'; ga.async = true;<br />    ga.src = ('https:' == document.location.protocol ? 'https://ssl' : 'http://www') + '.google-analytics.com/ga.js';<br />    var s = document.getElementsByTagName('script')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);<br />  })();<br /><br /></copyright>
				<managingEditor>pasgal@nospam.com (pasgal)</managingEditor>
				<webMaster>pasgal@nospam.com (pasgal)</webMaster>
				<pubDate>Tue, 21 May 2013 18:13:02 +0200</pubDate>
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					<title>ALTRO GIORNALE : News > Misteri</title>
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					<description>News, cover-up e informazione alternativa.</description>
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<title>Il Caso TSARICHINA</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8563.1</link>
<description><![CDATA[<div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/tsarich.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><strong class='bbcode bold'><a class='bbcode' href='http://gradientitemporali.wordpress.com/alcune-cose-su-di-me/' >di Littleflower</a></strong><br /><br />All’inizio degli anni '90 la Bulgaria si trovava nella peggior crisi economica della storia recente, e le persone cercavano speranza e un nuovo inizio. Forse questa situazione ha fatto si che fosse presa in considerazione una leggenda che parlava di un misterioso tesoro nascosto dal re Samuil nel sottosuolo della città di Tsarichina che si trova a 30 km da Sofia. Il ministero degli interni incaricò un reparto militare scelto di procedere nella ricerca. Nel 1990 i sensitivi bulgari Elisaveta Loginova, Dora Petkova e Dimitar Surakov furono reclutati per assistere i militari e insieme lanciarono un’operazione per rivelare il segreto che giaceva nelle profondità di Tsarichina. Ai sensitivi risultò però presto chiaro che in quella zona si trovava molto di più di un semplice tesoro, secondo i  chiaroveggenti Dimitar Surakov ed Eli Loginova, nelle profondità di Tsarichina, giaceva  lo scheletro del primo umano che aveva abitato il nostro pianeta: un androgino.<br /><br />Tralasciando questa parte, Eli indicò con una mappa il punto preciso dove si doveva scavare. Quindi, seguendo le sue istruzioni, fu scavato un tunnel di 168 m. a forma di spirale, senza usare nessun supporto (anni dopo, gli americani riuscirono a  brevettare questo metodo di scavo). Durante questa operazione le istruzioni vennero solo da Loginova. Solo quando i sensitivi ricevettero l’informazione che a distanza di sette metri avrebbero raggiunto lo scheletro di un alieno, l’oggetto fu “”congelato” e fu istituita una commissione per investigare il fenomeno Tsarichina. Gli appunti di Loginova (che erano scritti in forma geroglifica sotto la dettatura di una civiltà aliena), furono raccolti in un diario. Il Ministero della difesa attraverso il Generale Minchev organizzò un gruppo il cui scopo era di interpretare le informazioni ricevute da tutti i sensitivi e  registrarli parola per parola in un diario di lavoro del gruppo.<br /><br />Allo stesso tempo, mentre questo gruppo riceveva, documentava, sistemava e analizzava informazioni, si conduceva un lavoro di ricognizione: studio del territorio e raccolta di informazioni da parte della popolazione locale circa avvenimenti paranormali. Le informazioni ricevute con mezzi psicotronici, riguardavano  testi in vecchia lingua bulgara geroglifici, arabo, indiano, cinese del sud e scritte runiche. C’erano numeri come 1,2,3,4,5 etc, segni astrologici e pianeti come  pesci, giove, nettuno e capricorno. In particolare la contattista Loginova scrisse 800 pagine. Queste  informazioni furono diligentemente registrate e spedite per essere decodificate da specialisti locali e stranieri, mantenendo la regola della segretezza. Quello  che si riuscì a tradurre parlava di un evento avvenuto 2575 anni fa. Si menziona la civilizzazione che esisteva 8000 anni fa. Le informazioni date da Loginova dicevano che queste creature venivano dal pianeta Fotone. (Essi stessi sottolinearono il nome del pianeta Neutrinia che nel linguaggio umano può essere tradotto in luce, fotone), che fu distrutto. Questi esseri in Tsarichina sono parte della razza suprema da cui derivano gli esseri umani.<br /><br />Il colonnello Tzvetko Kanev, che fece parte del gruppo di ricerca, ha rivelato che durante gli scavi vennero  in contatto con una grossa pietra rettangolare che fu definita da Loginava una barriera di protezione biologica e che la sua distruzione avrebbe provacato gravissimi rischi. Continuando gli scavi in profondità, incontrarono un’altra barriera, una lastra di forma concava e nel muro di  destra  si poteva vedere che i mattoni  del muro erano assemblati per formare una figura umanoide. Il colonnello disse che un collega provò più volte a penetrare una zona particolare, ma fu fermato da un “muro invisibile”. Dai frammenti di informazioni disponibili non manipolate, divenne chiaro che i partecipanti all’operazione “Sun Ray”, avevano fatto incredibili scoperte e avevano avuto degli incidenti misteriosi causati dall’ostilità di  una tecnologia a loro non familiare e dall’attività di un'intelligenza, molto superiore alla nostra visione limitata dell’evoluzione della vita nell’Universo. Tutta la documentazione fu sequestrata e sparì misteriosamente. Presto fu terminato lo scavo e il 19 novembre 1992 il buco di Tsarichina è stato sigillato con tonnellate di  pietre e cemento.<br /><br />Alcuni anni dopo il ministro della difesa Nikolay Svinarov ammise che i documenti furono spediti all’estero. Se si fossero ottenute informazioni sui primi abitanti della Terra, avremmo dovuto   cambiare completamente la nostra idea sull’evoluzione. <br /><br />Estratto da un’intervista con Loginova:<br /><br />Durante gli scavi, incontrasti Vanga (una delle chiaroveggenti bulgare più famose) e le vostre conversazioni sono state registrate in audiocassetta, E’ vero che lei vi disse di non scavare oltre?<br /><br />Questo non è vero. La nostra conversazione con Vanga durò un ora. Lei non ha mai detto di non scavare. Al contrario. Lei “vedeva” quello che stavamo cercando. Io ero convinta che noi stessimo andando dritti nel tunnel e che i miei scritti non fossero solo frutto di paranoia. Mi divenne chiaro che i geroglifici che scrivevo erano testi, non solo dei bei scarabocchi, come sostenevano lo storico Bozhidar Dimitrov e il Prof. Dimitar Ovcharov.  Essi dissero che io avevo creato una nuova scrittura. La trascrizione della nostra conversazione con Vanga è tenuta dal ministro della Difesa,  come tutti gli altri documenti. Io ricordavo poche parole. Vanga ci chiamava per nome. Lei disse al Generale Dinev: “Bene Luubcho, che cosa stai cercando? Non è uomo nè donna. Scimmia gialla! Perché ti serve? Lei ha anche detto che noi eravamo a circa un centinaio di metri, perché lei ci chiese di portare della terra con noi. Lei disse che ci sarebbe stato un momento in cui sarei stata in grado di decifrare i testi che stavo scrivendo.<br /><br />Qui di seguito uno speciale apparso su una tv bulgara (purtroppo ancora senza sottotitoli), nel quale si parla del caso tsarichina. Interessante l’abbinamento nella stessa trasmissione di un esperimento con il fisico Minev che dimostra l’interazione del plasma con il campo elettro- magnetico umano: <br /><br /><div style='text-align:center'><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/c5p8WiBSi6I" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Approfondimenti su Tsarichina:</strong> http://gradientitemporali.wordpress.com/il-caso-tsarichina/ http://cunnetwork.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=9033445 http://www.wieninternational.at/en/aktuell/mysterious-excavations-in-tsarichina-en http://paper.standartnews.com/bg/article.php?article=283643<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/tsarich.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><strong class='bbcode bold'><a class='bbcode' href='http://gradientitemporali.wordpress.com/alcune-cose-su-di-me/' >di Littleflower</a></strong><br /><br />All’inizio degli anni '90 la Bulgaria si trovava nella peggior crisi economica della storia recente, e le persone cercavano speranza e un nuovo inizio. Forse questa situazione ha fatto si che fosse presa in considerazione una leggenda che parlava di un misterioso tesoro nascosto dal re Samuil nel sottosuolo della città di Tsarichina che si trova a 30 km da Sofia. Il ministero degli interni incaricò un reparto militare scelto di procedere nella ricerca. Nel 1990 i sensitivi bulgari Elisaveta Loginova, Dora Petkova e Dimitar Surakov furono reclutati per assistere i militari e insieme lanciarono un’operazione per rivelare il segreto che giaceva nelle profondità di Tsarichina. Ai sensitivi risultò però presto chiaro che in quella zona si trovava molto di più di un semplice tesoro, secondo i  chiaroveggenti Dimitar Surakov ed Eli Loginova, nelle profondità di Tsarichina, giaceva  lo scheletro del primo umano che aveva abitato il nostro pianeta: un androgino.<br /><br />Tralasciando questa parte, Eli indicò con una mappa il punto preciso dove si doveva scavare. Quindi, seguendo le sue istruzioni, fu scavato un tunnel di 168 m. a forma di spirale, senza usare nessun supporto (anni dopo, gli americani riuscirono a  brevettare questo metodo di scavo). Durante questa operazione le istruzioni vennero solo da Loginova. Solo quando i sensitivi ricevettero l’informazione che a distanza di sette metri avrebbero raggiunto lo scheletro di un alieno, l’oggetto fu “”congelato” e fu istituita una commissione per investigare il fenomeno Tsarichina. Gli appunti di Loginova (che erano scritti in forma geroglifica sotto la dettatura di una civiltà aliena), furono raccolti in un diario. Il Ministero della difesa attraverso il Generale Minchev organizzò un gruppo il cui scopo era di interpretare le informazioni ricevute da tutti i sensitivi e  registrarli parola per parola in un diario di lavoro del gruppo.<br /><br />Allo stesso tempo, mentre questo gruppo riceveva, documentava, sistemava e analizzava informazioni, si conduceva un lavoro di ricognizione: studio del territorio e raccolta di informazioni da parte della popolazione locale circa avvenimenti paranormali. Le informazioni ricevute con mezzi psicotronici, riguardavano  testi in vecchia lingua bulgara geroglifici, arabo, indiano, cinese del sud e scritte runiche. C’erano numeri come 1,2,3,4,5 etc, segni astrologici e pianeti come  pesci, giove, nettuno e capricorno. In particolare la contattista Loginova scrisse 800 pagine. Queste  informazioni furono diligentemente registrate e spedite per essere decodificate da specialisti locali e stranieri, mantenendo la regola della segretezza. Quello  che si riuscì a tradurre parlava di un evento avvenuto 2575 anni fa. Si menziona la civilizzazione che esisteva 8000 anni fa. Le informazioni date da Loginova dicevano che queste creature venivano dal pianeta Fotone. (Essi stessi sottolinearono il nome del pianeta Neutrinia che nel linguaggio umano può essere tradotto in luce, fotone), che fu distrutto. Questi esseri in Tsarichina sono parte della razza suprema da cui derivano gli esseri umani.<br /><br />Il colonnello Tzvetko Kanev, che fece parte del gruppo di ricerca, ha rivelato che durante gli scavi vennero  in contatto con una grossa pietra rettangolare che fu definita da Loginava una barriera di protezione biologica e che la sua distruzione avrebbe provacato gravissimi rischi. Continuando gli scavi in profondità, incontrarono un’altra barriera, una lastra di forma concava e nel muro di  destra  si poteva vedere che i mattoni  del muro erano assemblati per formare una figura umanoide. Il colonnello disse che un collega provò più volte a penetrare una zona particolare, ma fu fermato da un “muro invisibile”. Dai frammenti di informazioni disponibili non manipolate, divenne chiaro che i partecipanti all’operazione “Sun Ray”, avevano fatto incredibili scoperte e avevano avuto degli incidenti misteriosi causati dall’ostilità di  una tecnologia a loro non familiare e dall’attività di un'intelligenza, molto superiore alla nostra visione limitata dell’evoluzione della vita nell’Universo. Tutta la documentazione fu sequestrata e sparì misteriosamente. Presto fu terminato lo scavo e il 19 novembre 1992 il buco di Tsarichina è stato sigillato con tonnellate di  pietre e cemento.<br /><br />Alcuni anni dopo il ministro della difesa Nikolay Svinarov ammise che i documenti furono spediti all’estero. Se si fossero ottenute informazioni sui primi abitanti della Terra, avremmo dovuto   cambiare completamente la nostra idea sull’evoluzione. <br /><br />Estratto da un’intervista con Loginova:<br /><br />Durante gli scavi, incontrasti Vanga (una delle chiaroveggenti bulgare più famose) e le vostre conversazioni sono state registrate in audiocassetta, E’ vero che lei vi disse di non scavare oltre?<br /><br />Questo non è vero. La nostra conversazione con Vanga durò un ora. Lei non ha mai detto di non scavare. Al contrario. Lei “vedeva” quello che stavamo cercando. Io ero convinta che noi stessimo andando dritti nel tunnel e che i miei scritti non fossero solo frutto di paranoia. Mi divenne chiaro che i geroglifici che scrivevo erano testi, non solo dei bei scarabocchi, come sostenevano lo storico Bozhidar Dimitrov e il Prof. Dimitar Ovcharov.  Essi dissero che io avevo creato una nuova scrittura. La trascrizione della nostra conversazione con Vanga è tenuta dal ministro della Difesa,  come tutti gli altri documenti. Io ricordavo poche parole. Vanga ci chiamava per nome. Lei disse al Generale Dinev: “Bene Luubcho, che cosa stai cercando? Non è uomo nè donna. Scimmia gialla! Perché ti serve? Lei ha anche detto che noi eravamo a circa un centinaio di metri, perché lei ci chiese di portare della terra con noi. Lei disse che ci sarebbe stato un momento in cui sarei stata in grado di decifrare i testi che stavo scrivendo.<br /><br />Qui di seguito uno speciale apparso su una tv bulgara (purtroppo ancora senza sottotitoli), nel quale si parla del caso tsarichina. Interessante l’abbinamento nella stessa trasmissione di un esperimento con il fisico Minev che dimostra l’interazione del plasma con il campo elettro- magnetico umano: <br /><br /><div style='text-align:center'><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/c5p8WiBSi6I" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Approfondimenti su Tsarichina:</strong> http://gradientitemporali.wordpress.com/il-caso-tsarichina/ http://cunnetwork.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=9033445 http://www.wieninternational.at/en/aktuell/mysterious-excavations-in-tsarichina-en http://paper.standartnews.com/bg/article.php?article=283643<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.1'>Misteri</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Sat, 18 May 2013 15:21:50 +0200</pubDate>
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</item>

<item>
<title>La dimensione del protone resta un mistero</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8553.1</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/proton-278x300.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>"La discrepanza è piuttosto notevole", ha dichiarato Randolf Pohl presso l'American Physical Society e si chiede se sia frutto di un errore di misurazione o sia dovuto a qualcosa che porterà ad una nuova fisica. Anni di misurazioni hanno fornito il valore di 0.8768 femtometri di raggio, della particella positiva che è il mattone fondamentale di tutto. Nel 2009 un nuovo metodo di misura ha invece dato il risultato di 0,84087 femtometri, con una differenza del 4%. <br /><br />I metodi usati sono due, col primo si sparano elettroni contro i protoni, per misurare come i primi vengano deviati, l'alternativa è cercare di far muovere l'elettrone che gira attorno ai protoni nel nucleo, verso diversi livelli detti orbitali. La quantità di energia necessaria a far saltare l'elettrone da orbitale a orbitale, indica ai fisici quanta forza d'attrazione abbia il protone e quindi la sua dimensione. Pohl e colleghi hanno usato dei muoni, che sono 200 volte più pesanti dell'elettrone e quindi orbitano più vicino al protone di 200 volte e questo permette  una misura più precisa. <br /><br />La causa della discrepanza può risiedere in errori di misura o di calcolo, ma cosa più eccitante, potrebbe rivelare invece una nuova fisica non spiegata dal Modello Standard. Verranno eseguiti dei test in diversi laboratori, in parte per verificare la correttezza delle misurazioni tramite "scattering" e in parte per rifare gli esperimenti usando muoni, si tratta del progetto Muon Scattering Experiment o MuSE, presso il Paul Scherrer Institute in Svizzera. Si pianifica di iniziare a raccogliere dati nel 2015 o 2016 e comunque in meno di 10 anni.<br /><br />Fonte: http://news.discovery.com/space/proton-mass-mystery-1304151.htm<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/proton-278x300.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>"La discrepanza è piuttosto notevole", ha dichiarato Randolf Pohl presso l'American Physical Society e si chiede se sia frutto di un errore di misurazione o sia dovuto a qualcosa che porterà ad una nuova fisica. Anni di misurazioni hanno fornito il valore di 0.8768 femtometri di raggio, della particella positiva che è il mattone fondamentale di tutto. Nel 2009 un nuovo metodo di misura ha invece dato il risultato di 0,84087 femtometri, con una differenza del 4%. <br /><br />I metodi usati sono due, col primo si sparano elettroni contro i protoni, per misurare come i primi vengano deviati, l'alternativa è cercare di far muovere l'elettrone che gira attorno ai protoni nel nucleo, verso diversi livelli detti orbitali. La quantità di energia necessaria a far saltare l'elettrone da orbitale a orbitale, indica ai fisici quanta forza d'attrazione abbia il protone e quindi la sua dimensione. Pohl e colleghi hanno usato dei muoni, che sono 200 volte più pesanti dell'elettrone e quindi orbitano più vicino al protone di 200 volte e questo permette  una misura più precisa. <br /><br />La causa della discrepanza può risiedere in errori di misura o di calcolo, ma cosa più eccitante, potrebbe rivelare invece una nuova fisica non spiegata dal Modello Standard. Verranno eseguiti dei test in diversi laboratori, in parte per verificare la correttezza delle misurazioni tramite "scattering" e in parte per rifare gli esperimenti usando muoni, si tratta del progetto Muon Scattering Experiment o MuSE, presso il Paul Scherrer Institute in Svizzera. Si pianifica di iniziare a raccogliere dati nel 2015 o 2016 e comunque in meno di 10 anni.<br /><br />Fonte: http://news.discovery.com/space/proton-mass-mystery-1304151.htm<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.1'>Misteri</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Sun, 12 May 2013 18:03:44 +0200</pubDate>
<guid isPermaLink="true">http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8553.1</guid>
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<title>Ma le costanti variano? Una domanda per E.T.</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8541.1</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/universo_keplero.gif"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Se un giorno riusciremo a stabilire un contatto e a impostare una conversazione con una qualche forma di civiltà extraterrestre, tra le tante cose che vorremo confrontare ci sarà indubbiamente la fisica che noi conosciamo. Se, cioè, le leggi che governano il nostro mondo sono le stesse che governano il loro, situato in un altro luogo e soprattutto in un altro tempo dell’universo in cui entrambi abitiamo. Sebbene tutte le evidenze raccolte sino ad ora ci inducano a pensare che le leggi della fisica che valgono qui e ora valgono anche là e allora e, più in generale, ovunque nell’universo, noi vorremmo esserne certi e poter disporre di misure accurate per conoscere la precisione con cui affermiamo che le due fisiche sono effettivamente identiche. Questo perché anche piccole differenze, sarebbero estremamente interessanti e ci permetterebbero di fare ulteriori passi avanti nella conoscenza della realtà.<br /><br />Una maniera ragionevolmente sbrigativa per farlo, per capire cioè se siamo governati dalla stessa fisica, sarebbe quella di paragonare i valori di alcune costanti fondamentali; sapere dunque se i nostri ipotetici interlocutori hanno misurato la stessa velocità della luce che abbiamo misurato noi, la stessa carica elettrica dell’elettrone, la stessa costante di Planck, la stessa massa del protone e così via. Per semplificarci la vita ed eliminare i problemi connessi con le differenti unità di misura, potremmo concentrarci su di un paio di costanti adimensionali – numeri puri cioè – quali il rapporto tra le masse di protone ed elettrone, mp/me o, ancor meglio, α, la costante di struttura fine. E' questa una costante che si ottiene dividendo il quadrato della carica elettrica e per il prodotto della velocità della luce c e della costante di Planck h e moltiplicando il tutto per 2π. Il risultato, se fate i conti, è 0,0073, anche se i fisici preferiscono esprimerlo come 1/137. Ιntrodotta da Sommerfeld nel 1916, la costante di struttura fine α caratterizza la forza delle interazioni elettromagnetiche, quelle che regolano la vita degli atomi, delle molecole, della materia con cui abbiamo quotidianamente a che fare e delle interazioni tra radiazione e materia. Feynman la definì “... Uno dei più grandi misteri della fisica: un numero magico di cui l’uomo non trova comprensione”.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>IL FASCINO DELLE COSTANTI</strong><br /><br />Può sembrare strano voler investire tempo e risorse per verificare la costanza delle costanti fondamentali. Dopotutto, se le abbiamo chiamate costanti, avremo avuto le nostre buone ragioni! Invece, è dai tempi di Dirac che la cosa è considerata alquanto interessante. Se è vero che molte teorie sarebbero messe in crisi dalla scoperta che alcune costanti variano, prima tra tutte la Relatività Generale, altre teorie non ne sarebbero minimamente turbate, anzi. È il caso delle teorie multidimensionali delle stringhe, in seguito raggruppate nella M-theory (dove M può stare per Membrana ma anche per Madre, nel senso della madre di tutte le varianti delle teorie delle stringhe) che molti fisici teorici, tra cui Stephen Hawking, hanno considerato come candidata alla Teoria del Tutto. Le costanti fondamentali ci affascinano per il ruolo che hanno nel dare all’universo le proprietà che noi osserviamo. Ma non le capiamo, e al loro proposito ci poniamo molte domande che ancora non hanno trovato risposta. Ci chiediamo, ad esempio, quante veramente ne servano di queste costanti, per descrivere il mondo; perché esse abbiano il valore che hanno e cosa lo determini. Siamo comunque consapevoli che piccoli cambiamenti dei valori delle costanti fondamentali porterebbero a situazioni in cui difficilmente la vita (almeno nella forma che noi conosciamo) potrebbe essersi sviluppata.<br />Ad esempio, se la costante di struttura fine http://it.wikipedia.org/wiki/Costante_di_struttura_fine avesse un valore minore di quello che ha, anche solo del 5%, gli atomi sarebbero meno “legati” e tutto il complesso processo di formazione degli elementi pesanti attraverso i processi di nucleosintesi stellare ne risentirebbe drammaticamente. In particolare, non sarebbe stato possibile produrre né il carbonio né altri elementi necessari per dare inizio allo sviluppo di quella complessità chimica che ha poi portato alla formazione, differenziazione ed evoluzione della vita. Addirittura, le prime fasi dell’universo sarebbero state molto diverse, con differenti tempi e modi per la ricombinazione, l’epoca precedente e propedeutica alla formazione delle prime stelle. Analogamente, valori maggiori avrebbero provocato diverse ma altrettanto significative differenze nell’evoluzione dell’universo. Ecco dunque perché alcuni fisici sostengono che l’universo sia perfettamente “accordato” (nel senso che le costanti fondamentali hanno proprio i valori “giusti”) per permettere lo sviluppo della vita. D’altra parte va ricordato che se le proprietà o la storia dell’universo non fossero compatibili con lo sviluppo e l’evoluzione della vita, noi non potremmo essere qui a discuterne.<br /><br />E' quindi conseguenza di un gigantesco effetto di selezione, che i numeri dell’universo sono proprio quelli che osserviamo. Che esista un solo universo e che questo abbia proprio i numeri “giusti” (per noi) è tuttavia cosa che imbarazza molti scienziati, in considerazione del fatto che il passo che separa dal “Disegno Intelligente” è pericolosamente piccolo. Ecco dunque il favore con cui vengono accolte le teorie che contemplano i multiversi (cioè i molti universi) di cui il nostro sarebbe solo uno di tanti, quello dove le costanti fondamentali assumono i valori che ci permettono di filosofeggiarne in merito.<br /><br /><div style='text-align:center'><iframe width="450" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/udsXdmSy0DM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><br /> O più semplicemente, l’idea che il nostro universo, pur unico, sia caratterizzato da luoghi (e tempi) in cui le costanti possono assumere valori diversi da quelli che noi abbiamo misurato qui e ora e che la vita si sviluppi soltanto dove la congiuntura è favorevole. Diventa quindi naturale porsi il problema dell’eventuale variabilità delle costanti fondamentali. <br /><br /><strong class='bbcode bold'>L'UNIVERSO COME LABORATORIO</strong><br /><br />Nell’attesa, probabilmente lunga, di poter chiedere all’ipotetica civiltà extraterrestre qual è il valore che loro misurano per la costante di struttura fine e paragonarlo al nostro per vedere se c’è variazione, possiamo ingegnarci a cavarcela da soli facendo noi stessi le misure necessarie. Possiamo iniziare con misure di laboratorio che utilizzino orologi atomici basati sulle transizioni iperfini di atomi di diverso numero atomico Z. Orologi al maser di idrogeno, al rubidio o al cesio, opportunamente sincronizzati, perderebbero infatti la sincronia, al variare di α, proprio a seguito del diverso numero atomico che caratterizza l’elemento su cui è basato il loro ticchettio. Queste misure sono sempre più accurate e hanno permesso di porre limiti superiori alla variazione temporale di α di poche parti su 1016 all’anno. Esse, tuttavia, non possono dirci nulla su eventuali variazioni spaziali. L’utilizzo dell’universo come laboratorio ci permette invece di considerare, pur con minor precisione e maggiori problemi di controllo sull’esperimento, variazioni su tempi estremi, dell’ordine dei miliardi di anni e altrettanto estreme scale di distanza. Useremo i quasar, che osserviamo ad alto redshift e quindi in epoche remote, e i doppietti di righe di assorbimento (o emissione) visibili nel loro spettro e dovute a particolari elementi. La distanza tra le due righe del doppietto dipende, infatti, dal valore numerico della costante di struttura fine, e può quindi essere paragonata alla distanza, tra le stesse righe, misurata in laboratorio per verificare se vi sia stata variazione.<br /><br />I primi a determinare in questo modo un li mite alle possibili variazioni di α furono John Bahcall, Wallace Sargent e Maarten  Schmidt che dimostrarono  anche la fattibilità del metodo. Nel loro articolo (ApJ Letters, 149, L11, 1967 http://adsabs.harvard.edu/abs/1967ApJ...148L..65B ) si legge: “La separazione di struttura fine misurata tra le righe di assorbimento del SiIIedelSiIV può essere utilizzata per determinare il rapporto tra il valore che la costante di struttura fine aveva al redshift z = 1,95 e quello di laboratorio... <br /><br />Noi concludiamo che α(z = 1,95)/α(z = 0) = 0,98+/- 0,05”. Il limite non era particolarmente stringente, ma il metodo era dimostrato. Da allora molti l’hanno applicato e generalizzato, usando una combinazione di transizioni di diversi elementi. Negli anni, il limite superiore alla variazione di α è stato reso più stringente di oltre un fattore mille. Poi hanno iniziato a comparire i primi risultati non nulli, risultati cioè che sembravano indicare una (seppur debole) evidenza di variazione. La complessità dell’acquisizione e dell’analisi dei dati, la significatività statistica (marginale) dei risultati non nulli, il fatto che siano state presentate evidenze tanto per un lieve aumento quanto per una lieve diminuzione del valore di α, nonché il loro alternarsi a risultati nulli, hanno lasciato la comunità scientifica ragionevolmente scettica, anche se interessata e disponibile a dedicare a questa ricerca ingenti quantità di tempo di osservazione ai maggiori telescopi del mondo. L’ultimo sasso nello stagno è stato lanciato da un gruppo di ricercatori australiani (King e altri, MNRAS, 422, 3370, 2012) che hanno rianalizzato gli spettri di assorbimento di un gran numero di quasar, inclusi quelli che in precedenza avevano portato a suggerire un aumento di α (ottenuti al VLT) e quelli che sembravano invece mostrare una diminuzione di α (ottenuti al Keck). La loro sorprendente conclusione è che la variazione della costante di struttura fine sia descritta da un modello di dipolo angolare che punta in una particolare direzione del cielo (nei dintorni delle 17h di ascensione retta e –60° di declinazione, dalle parti cioè della costellazione australe dell’Altare). <br /><br />La comunità rimane perplessa e ricorda quello che diceva un grande astronomo che era alla caccia del risultato probabilmente più eclatante che si possa immaginare: l’evidenza di intelligenza extraterrestre. Diceva questo astronomo: “extraordinary claims require extraordinary evidence”, e cioè, “affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie”. <br />Caro Carl Sagan, ci manchi.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Tommaso Maccacaro<br />Scienze dello spazio<br />Istituto Nazionale di Astrofisica</strong><br /><br />Immagine: Kepler's Model of Universe Lawlor, p. 106 http://www.dartmouth.edu/~matc/math5.geometry/unit6/unit6.html<br />Fonte: http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/tommaso-maccacaro/ma-le-costanti-variano-domanda-et/maggio-2013<br />Vedi: http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2147980]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/universo_keplero.gif"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Se un giorno riusciremo a stabilire un contatto e a impostare una conversazione con una qualche forma di civiltà extraterrestre, tra le tante cose che vorremo confrontare ci sarà indubbiamente la fisica che noi conosciamo. Se, cioè, le leggi che governano il nostro mondo sono le stesse che governano il loro, situato in un altro luogo e soprattutto in un altro tempo dell’universo in cui entrambi abitiamo. Sebbene tutte le evidenze raccolte sino ad ora ci inducano a pensare che le leggi della fisica che valgono qui e ora valgono anche là e allora e, più in generale, ovunque nell’universo, noi vorremmo esserne certi e poter disporre di misure accurate per conoscere la precisione con cui affermiamo che le due fisiche sono effettivamente identiche. Questo perché anche piccole differenze, sarebbero estremamente interessanti e ci permetterebbero di fare ulteriori passi avanti nella conoscenza della realtà.<br /><br />Una maniera ragionevolmente sbrigativa per farlo, per capire cioè se siamo governati dalla stessa fisica, sarebbe quella di paragonare i valori di alcune costanti fondamentali; sapere dunque se i nostri ipotetici interlocutori hanno misurato la stessa velocità della luce che abbiamo misurato noi, la stessa carica elettrica dell’elettrone, la stessa costante di Planck, la stessa massa del protone e così via. Per semplificarci la vita ed eliminare i problemi connessi con le differenti unità di misura, potremmo concentrarci su di un paio di costanti adimensionali – numeri puri cioè – quali il rapporto tra le masse di protone ed elettrone, mp/me o, ancor meglio, α, la costante di struttura fine. E' questa una costante che si ottiene dividendo il quadrato della carica elettrica e per il prodotto della velocità della luce c e della costante di Planck h e moltiplicando il tutto per 2π. Il risultato, se fate i conti, è 0,0073, anche se i fisici preferiscono esprimerlo come 1/137. Ιntrodotta da Sommerfeld nel 1916, la costante di struttura fine α caratterizza la forza delle interazioni elettromagnetiche, quelle che regolano la vita degli atomi, delle molecole, della materia con cui abbiamo quotidianamente a che fare e delle interazioni tra radiazione e materia. Feynman la definì “... Uno dei più grandi misteri della fisica: un numero magico di cui l’uomo non trova comprensione”.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>IL FASCINO DELLE COSTANTI</strong><br /><br />Può sembrare strano voler investire tempo e risorse per verificare la costanza delle costanti fondamentali. Dopotutto, se le abbiamo chiamate costanti, avremo avuto le nostre buone ragioni! Invece, è dai tempi di Dirac che la cosa è considerata alquanto interessante. Se è vero che molte teorie sarebbero messe in crisi dalla scoperta che alcune costanti variano, prima tra tutte la Relatività Generale, altre teorie non ne sarebbero minimamente turbate, anzi. È il caso delle teorie multidimensionali delle stringhe, in seguito raggruppate nella M-theory (dove M può stare per Membrana ma anche per Madre, nel senso della madre di tutte le varianti delle teorie delle stringhe) che molti fisici teorici, tra cui Stephen Hawking, hanno considerato come candidata alla Teoria del Tutto. Le costanti fondamentali ci affascinano per il ruolo che hanno nel dare all’universo le proprietà che noi osserviamo. Ma non le capiamo, e al loro proposito ci poniamo molte domande che ancora non hanno trovato risposta. Ci chiediamo, ad esempio, quante veramente ne servano di queste costanti, per descrivere il mondo; perché esse abbiano il valore che hanno e cosa lo determini. Siamo comunque consapevoli che piccoli cambiamenti dei valori delle costanti fondamentali porterebbero a situazioni in cui difficilmente la vita (almeno nella forma che noi conosciamo) potrebbe essersi sviluppata.<br />Ad esempio, se la costante di struttura fine http://it.wikipedia.org/wiki/Costante_di_struttura_fine avesse un valore minore di quello che ha, anche solo del 5%, gli atomi sarebbero meno “legati” e tutto il complesso processo di formazione degli elementi pesanti attraverso i processi di nucleosintesi stellare ne risentirebbe drammaticamente. In particolare, non sarebbe stato possibile produrre né il carbonio né altri elementi necessari per dare inizio allo sviluppo di quella complessità chimica che ha poi portato alla formazione, differenziazione ed evoluzione della vita. Addirittura, le prime fasi dell’universo sarebbero state molto diverse, con differenti tempi e modi per la ricombinazione, l’epoca precedente e propedeutica alla formazione delle prime stelle. Analogamente, valori maggiori avrebbero provocato diverse ma altrettanto significative differenze nell’evoluzione dell’universo. Ecco dunque perché alcuni fisici sostengono che l’universo sia perfettamente “accordato” (nel senso che le costanti fondamentali hanno proprio i valori “giusti”) per permettere lo sviluppo della vita. D’altra parte va ricordato che se le proprietà o la storia dell’universo non fossero compatibili con lo sviluppo e l’evoluzione della vita, noi non potremmo essere qui a discuterne.<br /><br />E' quindi conseguenza di un gigantesco effetto di selezione, che i numeri dell’universo sono proprio quelli che osserviamo. Che esista un solo universo e che questo abbia proprio i numeri “giusti” (per noi) è tuttavia cosa che imbarazza molti scienziati, in considerazione del fatto che il passo che separa dal “Disegno Intelligente” è pericolosamente piccolo. Ecco dunque il favore con cui vengono accolte le teorie che contemplano i multiversi (cioè i molti universi) di cui il nostro sarebbe solo uno di tanti, quello dove le costanti fondamentali assumono i valori che ci permettono di filosofeggiarne in merito.<br /><br /><div style='text-align:center'><iframe width="450" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/udsXdmSy0DM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><br /> O più semplicemente, l’idea che il nostro universo, pur unico, sia caratterizzato da luoghi (e tempi) in cui le costanti possono assumere valori diversi da quelli che noi abbiamo misurato qui e ora e che la vita si sviluppi soltanto dove la congiuntura è favorevole. Diventa quindi naturale porsi il problema dell’eventuale variabilità delle costanti fondamentali. <br /><br /><strong class='bbcode bold'>L'UNIVERSO COME LABORATORIO</strong><br /><br />Nell’attesa, probabilmente lunga, di poter chiedere all’ipotetica civiltà extraterrestre qual è il valore che loro misurano per la costante di struttura fine e paragonarlo al nostro per vedere se c’è variazione, possiamo ingegnarci a cavarcela da soli facendo noi stessi le misure necessarie. Possiamo iniziare con misure di laboratorio che utilizzino orologi atomici basati sulle transizioni iperfini di atomi di diverso numero atomico Z. Orologi al maser di idrogeno, al rubidio o al cesio, opportunamente sincronizzati, perderebbero infatti la sincronia, al variare di α, proprio a seguito del diverso numero atomico che caratterizza l’elemento su cui è basato il loro ticchettio. Queste misure sono sempre più accurate e hanno permesso di porre limiti superiori alla variazione temporale di α di poche parti su 1016 all’anno. Esse, tuttavia, non possono dirci nulla su eventuali variazioni spaziali. L’utilizzo dell’universo come laboratorio ci permette invece di considerare, pur con minor precisione e maggiori problemi di controllo sull’esperimento, variazioni su tempi estremi, dell’ordine dei miliardi di anni e altrettanto estreme scale di distanza. Useremo i quasar, che osserviamo ad alto redshift e quindi in epoche remote, e i doppietti di righe di assorbimento (o emissione) visibili nel loro spettro e dovute a particolari elementi. La distanza tra le due righe del doppietto dipende, infatti, dal valore numerico della costante di struttura fine, e può quindi essere paragonata alla distanza, tra le stesse righe, misurata in laboratorio per verificare se vi sia stata variazione.<br /><br />I primi a determinare in questo modo un li mite alle possibili variazioni di α furono John Bahcall, Wallace Sargent e Maarten  Schmidt che dimostrarono  anche la fattibilità del metodo. Nel loro articolo (ApJ Letters, 149, L11, 1967 http://adsabs.harvard.edu/abs/1967ApJ...148L..65B ) si legge: “La separazione di struttura fine misurata tra le righe di assorbimento del SiIIedelSiIV può essere utilizzata per determinare il rapporto tra il valore che la costante di struttura fine aveva al redshift z = 1,95 e quello di laboratorio... <br /><br />Noi concludiamo che α(z = 1,95)/α(z = 0) = 0,98+/- 0,05”. Il limite non era particolarmente stringente, ma il metodo era dimostrato. Da allora molti l’hanno applicato e generalizzato, usando una combinazione di transizioni di diversi elementi. Negli anni, il limite superiore alla variazione di α è stato reso più stringente di oltre un fattore mille. Poi hanno iniziato a comparire i primi risultati non nulli, risultati cioè che sembravano indicare una (seppur debole) evidenza di variazione. La complessità dell’acquisizione e dell’analisi dei dati, la significatività statistica (marginale) dei risultati non nulli, il fatto che siano state presentate evidenze tanto per un lieve aumento quanto per una lieve diminuzione del valore di α, nonché il loro alternarsi a risultati nulli, hanno lasciato la comunità scientifica ragionevolmente scettica, anche se interessata e disponibile a dedicare a questa ricerca ingenti quantità di tempo di osservazione ai maggiori telescopi del mondo. L’ultimo sasso nello stagno è stato lanciato da un gruppo di ricercatori australiani (King e altri, MNRAS, 422, 3370, 2012) che hanno rianalizzato gli spettri di assorbimento di un gran numero di quasar, inclusi quelli che in precedenza avevano portato a suggerire un aumento di α (ottenuti al VLT) e quelli che sembravano invece mostrare una diminuzione di α (ottenuti al Keck). La loro sorprendente conclusione è che la variazione della costante di struttura fine sia descritta da un modello di dipolo angolare che punta in una particolare direzione del cielo (nei dintorni delle 17h di ascensione retta e –60° di declinazione, dalle parti cioè della costellazione australe dell’Altare). <br /><br />La comunità rimane perplessa e ricorda quello che diceva un grande astronomo che era alla caccia del risultato probabilmente più eclatante che si possa immaginare: l’evidenza di intelligenza extraterrestre. Diceva questo astronomo: “extraordinary claims require extraordinary evidence”, e cioè, “affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie”. <br />Caro Carl Sagan, ci manchi.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Tommaso Maccacaro<br />Scienze dello spazio<br />Istituto Nazionale di Astrofisica</strong><br /><br />Immagine: Kepler's Model of Universe Lawlor, p. 106 http://www.dartmouth.edu/~matc/math5.geometry/unit6/unit6.html<br />Fonte: http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/tommaso-maccacaro/ma-le-costanti-variano-domanda-et/maggio-2013<br />Vedi: http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2147980]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.1'>Misteri</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Tue, 07 May 2013 09:10:43 +0200</pubDate>
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<title>Scoperte tre possibili camere a Teotihuacan</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8540.1</link>
<description><![CDATA[<div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/tempio_quetzalcoatl.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><div style='text-align:center'><em class='bbcode italic'>Il tempio di Quetzalcoatl (Reuters)</em></div><br /><br />Un piccolo robot ha fatto una grande scoperta archeologica nelle profondità sotto il famoso Tempio di Quetzalcoatl di Teotihuacan, nei pressi della Piramide del Sole. Gli esperti si aspettavano di trovare solo una antica camera alla fine di un tunnel inesplorato di 2.000 anni fa. Invece, il veicolo telecomandato ha fotografato tre misteriose caverne. Il robot, chiamato Tlaloc II-TC come il dio azteco della pioggia, è arrivato nelle profondità della piramide per controllare la sicurezza dell’ingresso. Dotato di un braccio meccanico per rimuovere gli ostacoli, ha passato mesi ad esplorare i tunnel sotto il “Tempio del Serpente Piumato”. Questa scoperta potrebbe essere molto importante. La struttura sociale di Teotihuacan rimane ancora oggi un mistero: pur essendo una città molto influente con oltre 100.000 abitanti, si sa poco dei suoi governanti. A differenza di molte altre città preispaniche, qui non sono mai state trovate tombe di re o raffigurazioni di governanti.<br /><br /><div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/pyramid_sun-corbis.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><div style='text-align:center'><em class='bbcode italic'>La Piramide del Sole (Corbis)</em></div><br /><br />Gli scavi iniziati nel 2009 per raggiungere l’inizio del tunnel suggeriscono che fosse la tomba di un sovrano, disse l’archeologo Sergio Gomez nel 2010. Prima di essere chiuso, nel tunnel furono gettate ricche offerte, tra cui quasi 50.000 oggetti di giada, pietra, conchiglie e ceramiche, inclusi alcuni bicchieri di un genere mai trovato prima nel sito. “Penso che il tunnel fosse l’elemento centrale attorno a cui venne costruito il resto del centro cerimoniale”, ha detto Gomez. “Questo era il luogo più sacro. C’è un’alta possibilità che in questo luogo, nella camera centrale, possiamo trovare i resti di coloro governarono Teotihuacan”. Il nome di Teotihuacan fu dato alla città dagli Aztechi solo secoli dopo la sua caduta, e viene tradotto come “il luogo dove vengono creati gli dei”. L’esistenza del tunnel venne scoperta nel 2003 dopo una forte pioggia, ma gli scavi sono cominciati solo nel 2009. Il prossimo passo sarà rimuovere i detriti che bloccano gli ultimi 30 metri dei 120 del lungo tunnel. Gli archeologi credono che l’ostruzione nasconda delle scale che portano ancora più in profondità.<br /><br />Fonte: http://ilfattostorico.com/2013/04/28/scoperte-tre-possibili-camere-a-teotihuacan/<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/tempio_quetzalcoatl.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><div style='text-align:center'><em class='bbcode italic'>Il tempio di Quetzalcoatl (Reuters)</em></div><br /><br />Un piccolo robot ha fatto una grande scoperta archeologica nelle profondità sotto il famoso Tempio di Quetzalcoatl di Teotihuacan, nei pressi della Piramide del Sole. Gli esperti si aspettavano di trovare solo una antica camera alla fine di un tunnel inesplorato di 2.000 anni fa. Invece, il veicolo telecomandato ha fotografato tre misteriose caverne. Il robot, chiamato Tlaloc II-TC come il dio azteco della pioggia, è arrivato nelle profondità della piramide per controllare la sicurezza dell’ingresso. Dotato di un braccio meccanico per rimuovere gli ostacoli, ha passato mesi ad esplorare i tunnel sotto il “Tempio del Serpente Piumato”. Questa scoperta potrebbe essere molto importante. La struttura sociale di Teotihuacan rimane ancora oggi un mistero: pur essendo una città molto influente con oltre 100.000 abitanti, si sa poco dei suoi governanti. A differenza di molte altre città preispaniche, qui non sono mai state trovate tombe di re o raffigurazioni di governanti.<br /><br /><div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/pyramid_sun-corbis.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><div style='text-align:center'><em class='bbcode italic'>La Piramide del Sole (Corbis)</em></div><br /><br />Gli scavi iniziati nel 2009 per raggiungere l’inizio del tunnel suggeriscono che fosse la tomba di un sovrano, disse l’archeologo Sergio Gomez nel 2010. Prima di essere chiuso, nel tunnel furono gettate ricche offerte, tra cui quasi 50.000 oggetti di giada, pietra, conchiglie e ceramiche, inclusi alcuni bicchieri di un genere mai trovato prima nel sito. “Penso che il tunnel fosse l’elemento centrale attorno a cui venne costruito il resto del centro cerimoniale”, ha detto Gomez. “Questo era il luogo più sacro. C’è un’alta possibilità che in questo luogo, nella camera centrale, possiamo trovare i resti di coloro governarono Teotihuacan”. Il nome di Teotihuacan fu dato alla città dagli Aztechi solo secoli dopo la sua caduta, e viene tradotto come “il luogo dove vengono creati gli dei”. L’esistenza del tunnel venne scoperta nel 2003 dopo una forte pioggia, ma gli scavi sono cominciati solo nel 2009. Il prossimo passo sarà rimuovere i detriti che bloccano gli ultimi 30 metri dei 120 del lungo tunnel. Gli archeologi credono che l’ostruzione nasconda delle scale che portano ancora più in profondità.<br /><br />Fonte: http://ilfattostorico.com/2013/04/28/scoperte-tre-possibili-camere-a-teotihuacan/<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.1'>Misteri</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Mon, 06 May 2013 20:30:18 +0200</pubDate>
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<title>Il mistero delle sfere gialle nel tempio azteco</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8533.1</link>
<description><![CDATA[<div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/mistero-sfere-gialle-tempio-serpente-piumato.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><strong class='bbcode bold'>Ne sono state trovate a centinaia nel tempo del Serpente Piumato. Il loro significato è oscuro</strong><br /><br /><strong class='bbcode bold'>di Valentina Spotti</strong><br /><br />È un mistero che gli archeologi messicani ancora non sono stati in grado di svelare: all’interno del leggendario tempio del Serpente Piumato, situato nel grande complesso archeologico di Teotihuacán, sono state rinvenute centinaia di sfere metalliche di colore giallo, sistemate in alcune camere del tempio. <br /><br /><strong class='bbcode bold'>SFERE MISTERIOSE - </strong>“È una scoperta senza precedenti – ha <a class='bbcode' href='http://www.huffingtonpost.co.uk/2013/05/01/mystery-yellow-orbs-mexicos-temple-feathered-serpent_n_3193381.html?utm_hp_ref=uk#slide=2399996' >spiegato </a>Jorge Zavala, archeologo dell’Instituto Nacional de Antropologia e Historia – Sembrano sfere gialle, ma non sappiamo il loro significato”. Le sfere hanno un diametro variabile tra i due e i quattro centimetri, sono argilla e sono coperte di jarosite, un minerale dal tipico colore giallo. A scoprirle è stato Tláloc II-TC un piccolo robot telecomandato mandato ad esplorare le camere del tempio del Serpente Piumato: i cunicoli, infatti, sono tanto angusti da non rendere possibile l’esplorazione umana.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>UN METALLO COME L’ORO - </strong>“La jarosite si forma per ossidazione della pirite – ha spiegato ancora l’archeologo Sergio Gomez – Significa che una volta queste sfere erano ricoperte da questo metallo simile all’oro”. Secondo gli archeologi quelle stanze del tempio erano utilizzate per i rituali e le sepolture tradizionali del popolo azteco, anche se il complesso di Teotihuacán sarebbe stato secoli prima e misteriosamente abbandonato dalle precedenti popolazioni.<br /> <br /><em class='bbcode italic'>(Photocredit: Ronaldo Schemidt/AFP/Getty Images e inah.gob.mx)</em><br /><br />Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/910199/il-mistero-delle-sfere-gialle-nel-tempio-azteco/<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/mistero-sfere-gialle-tempio-serpente-piumato.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><strong class='bbcode bold'>Ne sono state trovate a centinaia nel tempo del Serpente Piumato. Il loro significato è oscuro</strong><br /><br /><strong class='bbcode bold'>di Valentina Spotti</strong><br /><br />È un mistero che gli archeologi messicani ancora non sono stati in grado di svelare: all’interno del leggendario tempio del Serpente Piumato, situato nel grande complesso archeologico di Teotihuacán, sono state rinvenute centinaia di sfere metalliche di colore giallo, sistemate in alcune camere del tempio. <br /><br /><strong class='bbcode bold'>SFERE MISTERIOSE - </strong>“È una scoperta senza precedenti – ha <a class='bbcode' href='http://www.huffingtonpost.co.uk/2013/05/01/mystery-yellow-orbs-mexicos-temple-feathered-serpent_n_3193381.html?utm_hp_ref=uk#slide=2399996' >spiegato </a>Jorge Zavala, archeologo dell’Instituto Nacional de Antropologia e Historia – Sembrano sfere gialle, ma non sappiamo il loro significato”. Le sfere hanno un diametro variabile tra i due e i quattro centimetri, sono argilla e sono coperte di jarosite, un minerale dal tipico colore giallo. A scoprirle è stato Tláloc II-TC un piccolo robot telecomandato mandato ad esplorare le camere del tempio del Serpente Piumato: i cunicoli, infatti, sono tanto angusti da non rendere possibile l’esplorazione umana.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>UN METALLO COME L’ORO - </strong>“La jarosite si forma per ossidazione della pirite – ha spiegato ancora l’archeologo Sergio Gomez – Significa che una volta queste sfere erano ricoperte da questo metallo simile all’oro”. Secondo gli archeologi quelle stanze del tempio erano utilizzate per i rituali e le sepolture tradizionali del popolo azteco, anche se il complesso di Teotihuacán sarebbe stato secoli prima e misteriosamente abbandonato dalle precedenti popolazioni.<br /> <br /><em class='bbcode italic'>(Photocredit: Ronaldo Schemidt/AFP/Getty Images e inah.gob.mx)</em><br /><br />Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/910199/il-mistero-delle-sfere-gialle-nel-tempio-azteco/<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.1'>Misteri</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Fri, 03 May 2013 21:26:47 +0200</pubDate>
<guid isPermaLink="true">http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8533.1</guid>
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<title>L’Alieno di Atacama raccontato dal documentario "Sirius"</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8530.1</link>
<description><![CDATA[<div style='text-align:center'><iframe width="450" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/wtcFq2MT1bI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><strong class='bbcode bold'>Dieci anni fa venne ritrovata la mummia di un umanoide di appena 12 centimetri. Un alieno, secondo alcuni, un feto umano secondo altri. Dopo 10 anni, finalmente il test del DNA.</strong><br /><br />La scoperta risale a 10 anni fa e creo intorno a sé un nugolo di ipotesi che andavano dall’umanoide all’extraterrestre, passando per la scimmia. “Ata”, ovvero la mummia di umanoide scoperto nel deserto di Atacama in Cile, presentava alcune caratteristiche che lo avvicinavano all’ET tradizionalmente rappresentato dai film. In particolare la testa grande rispetto al corpo, associate alle particolarità non umane (né, va detto, appartenenti alla fantascientifica) delle 9 costole e della pelle squamosa. La dimensione era molto ridotta: solo 12 centimetri l’altezza dell’umanoide. Il mistero intorno all’identità della creatura si infittiva con il tempo e sembra che un punto fermo sia stato finalmente messo con il film proiettato in anteprima in alcune sale cinematografiche americane il 22 aprile “Sirius“. Ovviamente dopo un punto, si può sempre continuare a scrivere una storia, ma il documentario in questione sembra approdare ad una soluzione definitiva, per quanto strana.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Non è un feto umano</strong>, come già comunicò tempo Steven Greer, medico statunitense ricercatore UFO, le mostravano un’alta presenza di calcio che provava che il piccolo essere era vissuto. In base alle TAC, inoltre, non poteva trattarsi di una scimmia. Garry Nolan, direttore di Biologia delle cellule staminali presso la Scuola di Medicina dell’Università di Stanford in California, ha eseguito un test del DNA su “Ata”, concludendo che<br /><br />    "<em class='bbcode italic'>Posso dire con assoluta certezza che non è una scimmia. E ‘umano…. Ovviamente, respirava, si nutriva e metabolizzava. Viene da pensare quanto poteva essere grande quando è nato.</em>"<br /><br />Fonte: http://scienze.fanpage.it/l-alieno-di-atacama-raccontato-dal-documentario-sirius-video/<br />Vedi: http://siriusdisclosure.com/wp-content/uploads/2013/04/SMG-report-4-22-2013-FINAL-COMPLETE.pdf http://drgreersblog.disclosureproject.org/?p=192 http://divinecosmos.com/start-here/davids-blog/1109-disclosure-nearly-identical-et-corpses-found-in-russia-and-south-america<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style='text-align:center'><iframe width="450" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/wtcFq2MT1bI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><strong class='bbcode bold'>Dieci anni fa venne ritrovata la mummia di un umanoide di appena 12 centimetri. Un alieno, secondo alcuni, un feto umano secondo altri. Dopo 10 anni, finalmente il test del DNA.</strong><br /><br />La scoperta risale a 10 anni fa e creo intorno a sé un nugolo di ipotesi che andavano dall’umanoide all’extraterrestre, passando per la scimmia. “Ata”, ovvero la mummia di umanoide scoperto nel deserto di Atacama in Cile, presentava alcune caratteristiche che lo avvicinavano all’ET tradizionalmente rappresentato dai film. In particolare la testa grande rispetto al corpo, associate alle particolarità non umane (né, va detto, appartenenti alla fantascientifica) delle 9 costole e della pelle squamosa. La dimensione era molto ridotta: solo 12 centimetri l’altezza dell’umanoide. Il mistero intorno all’identità della creatura si infittiva con il tempo e sembra che un punto fermo sia stato finalmente messo con il film proiettato in anteprima in alcune sale cinematografiche americane il 22 aprile “Sirius“. Ovviamente dopo un punto, si può sempre continuare a scrivere una storia, ma il documentario in questione sembra approdare ad una soluzione definitiva, per quanto strana.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Non è un feto umano</strong>, come già comunicò tempo Steven Greer, medico statunitense ricercatore UFO, le mostravano un’alta presenza di calcio che provava che il piccolo essere era vissuto. In base alle TAC, inoltre, non poteva trattarsi di una scimmia. Garry Nolan, direttore di Biologia delle cellule staminali presso la Scuola di Medicina dell’Università di Stanford in California, ha eseguito un test del DNA su “Ata”, concludendo che<br /><br />    "<em class='bbcode italic'>Posso dire con assoluta certezza che non è una scimmia. E ‘umano…. Ovviamente, respirava, si nutriva e metabolizzava. Viene da pensare quanto poteva essere grande quando è nato.</em>"<br /><br />Fonte: http://scienze.fanpage.it/l-alieno-di-atacama-raccontato-dal-documentario-sirius-video/<br />Vedi: http://siriusdisclosure.com/wp-content/uploads/2013/04/SMG-report-4-22-2013-FINAL-COMPLETE.pdf http://drgreersblog.disclosureproject.org/?p=192 http://divinecosmos.com/start-here/davids-blog/1109-disclosure-nearly-identical-et-corpses-found-in-russia-and-south-america<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.1'>Misteri</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Thu, 02 May 2013 20:33:23 +0200</pubDate>
<guid isPermaLink="true">http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8530.1</guid>
</item>

<item>
<title>Le origini dell’antica civiltà Maya sono da riscrivere: la scoperta di due antropologi</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8521.1</link>
<description><![CDATA[<div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/mayamondo1.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><strong class='bbcode bold'>di Renato Sansone</strong><br /><br />L’origine dell’antica civiltà dei Maya è tutta da riscrivere. Contrariamente a quanto ipotizzato finora, si sarebbe sviluppata grazie a intensi scambi culturali con altre popolazioni in un periodo di grande fermento nell’America centrale tra il 1.000 e il 700 a.C.. La scoperta, che ha conquistato la copertina di Science, porta la firma di due antropologi dell’università dell’Arizona a Tucson, che hanno datato al radiocarbonio le costruzioni del sito archeologico di Ceibal in Guatemala. Piazze per le cerimonie rituali, piramidi, tumuli: tutte queste architetture sono risultate sorprendentemente più antiche di circa 200 anni rispetto al sito di La Venta, uno dei principali centri della civilta’ precolombiana degli Olmechi che si pensava avesse pesantemente influenzato quella dei Maya. Finora, infatti, due erano le teorie dominanti sull’origine della loro civiltà: la prima ipotizzava che i Maya si fossero evoluti in autonomia, senza influenze dall’esterno, mentre la seconda sosteneva che la cultura Maya fosse ‘figlia’ di quella degli Olmechi, viste le straordinarie similitudini delle architetture destinate ai rituali. Questa nuova scoperta dimostra invece che l’origine dei Maya è ben più complessa di quanto ipotizzato finora.<br /><br />Fonte: http://www.meteoweb.eu/2013/04/le-origini-dellantica-civilta-maya-sono-da-riscrivere-la-scoperta-di-due-antropologi/200023/<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/mayamondo1.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><strong class='bbcode bold'>di Renato Sansone</strong><br /><br />L’origine dell’antica civiltà dei Maya è tutta da riscrivere. Contrariamente a quanto ipotizzato finora, si sarebbe sviluppata grazie a intensi scambi culturali con altre popolazioni in un periodo di grande fermento nell’America centrale tra il 1.000 e il 700 a.C.. La scoperta, che ha conquistato la copertina di Science, porta la firma di due antropologi dell’università dell’Arizona a Tucson, che hanno datato al radiocarbonio le costruzioni del sito archeologico di Ceibal in Guatemala. Piazze per le cerimonie rituali, piramidi, tumuli: tutte queste architetture sono risultate sorprendentemente più antiche di circa 200 anni rispetto al sito di La Venta, uno dei principali centri della civilta’ precolombiana degli Olmechi che si pensava avesse pesantemente influenzato quella dei Maya. Finora, infatti, due erano le teorie dominanti sull’origine della loro civiltà: la prima ipotizzava che i Maya si fossero evoluti in autonomia, senza influenze dall’esterno, mentre la seconda sosteneva che la cultura Maya fosse ‘figlia’ di quella degli Olmechi, viste le straordinarie similitudini delle architetture destinate ai rituali. Questa nuova scoperta dimostra invece che l’origine dei Maya è ben più complessa di quanto ipotizzato finora.<br /><br />Fonte: http://www.meteoweb.eu/2013/04/le-origini-dellantica-civilta-maya-sono-da-riscrivere-la-scoperta-di-due-antropologi/200023/<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.1'>Misteri</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 23:05:44 +0200</pubDate>
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</item>

<item>
<title>I misteri del Tempio della Luna, la Porta del Puma (Puma Punku), nell’ambito della città di pietra di Tiahuanaco (Taypikala)</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8517.1</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/tiahuanaco_posnansky1.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>di <a class='bbcode' href='http://www.yurileveratto.com/' >YURI LEVERATTO</a></strong><br /><br />Il libro di Arthur Posnansky “Tiahuanaco, la culla dell’uomo americano” (1945), è il testo fondamentale per chi vuole avvicinarsi in modo serio e obiettivo allo studio del grande sito archeologico andino. Posnansky, che era senza dubbio un grande studioso di Tiahuanaco, è stato duramente criticato dall’establishment accademico (e contestualmente è stato idolatrato da scrittori pseudo-scientifici), per la sua famosa datazione sulla fondazione del Kalasasaya, risalente al 15.000 a.C. Questa datazione, come ho descritto nel mio articolo <a class='bbcode' href='http://www.yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=327' >“Archeoastronomia a Tiahuanaco”</a>, non è attualmente verificabile in quanto l’archeologo austriaco ha dato per certo che il Kalasasaya fosse stato costruito in modo perfetto, orientato sul meridiano, e questo dato si può solo supporre, ma non accertare scientificamente.<br /><br />Per il resto Posnansky non ha mai accennato, neppure lontanamente, nel suo libro, ad una civiltà dotata di “strumenti tecnologici” che costruì Tiahuanaco e Puma Punku, ma ha invece spiegato in modo serio e approfondito come e perché furono costruiti tutti i monumenti megalitici del sito in questione e come furono trasportati i blocchi ciclopici. Alcuni autori pseudo-scientifici si sono concentrati nel sottolineare che per l’antico popolo andino sarebbe stato “impossibile” trasportare quei macigni, e tagliarli in modo così perfetto, e pertanto hanno sostenuto che Tiahuanaco e Puma Punku dovevano essere stati costruiti “per forza” con strumenti tecnologici propri di una “civiltà tecnologica antidiluviana”, della quale peraltro non è mai stata trovata alcuna prova definitiva. Altra cosa è sostenere l’idea che vi siano state civiltà antidiluviane, ma non tecnologiche. Torniamo dunque al Puma Punku, alle sue funzioni, al perché della sua costruzione, e al come furono trasportati e incastrati tra di loro massi pesanti fino a cento tonnellate. <br /><br />Il sito di Puma Punku è ubicato meno di un chilometro al sud-est di Tiahuanaco. A prima vista si notano dei massi ciclopici e varie porte monolitiche abbandonate. Tutti i grandi scienziati che hanno studiato a fondo il Puma Punku, come Catelnau, Tschudi e D’Orbigny, concordano che esso era il cosiddetto Tempio della Luna, astro venerato nell’antichità, in contrapposizione al Tempio del Sole, venerato nel Kalasasaya. Un’altra tesi d’alcuni scrittori è che a Tiahuanaco non ci sarebbe stata fonte d’acqua. Anche ciò non corrisponde a verità perché proprio nelle vicinanze del Puma Punku scorreva un acquedotto alimentato dal fiumiciattolo detto Waricoma (originatosi dal Cerro Kentaua). Posnansky sosteneva che vi furono 3 periodi a Tihuanaco, dei quali almeno i primi due furono antidiluviani. Secondo l’archeologo austriaco il Tempio della Luna cominciò a costruirsi in epoca antidiluviana, ma non fu mai terminato. Arthur Posnansky sostiene nel suo libro che Puma Punku fu concepito inizialmente come un edificio lungo 45 metri, e largo 16 metri.<br /><br /><div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/tiahuanaco_posnansky2.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br />Secondo l’austriaco però fu proprio lo sconvolgimento d’inaudita potenza detto “diluvio” che impedì ai costruttori di terminare l’opera nel I e II periodo. Posnansky sostiene che la costruzione del Tempio della Luna continuò durante il terzo periodo, dopo il diluvio quindi, quando gli architetti-sacerdoti della cultura andina conoscevano già la metallurgia e quindi il bronzo, ottenuto come sappiamo, dalla fusione di stagno e rame. Per quanto riguarda il trasporto dei massi più pesanti, Posnansky spiega la sua teoria, che sembra essere la più logica. Innanzitutto è stata individuata la cava da dove si ottenevano i massi più grandi. Si chiama Quenachata ed è ubicata presso la cordigliera di Quimzachata, a circa 10 chilometri da Tiahuanaco. Se osservate i dieci buchi situati nella parte bassa del masso più colossale del peso di cento tonnellate (figura principale), noterete che essi sono larghi circa 30 cm. <br /><br />Ebbene, sempre secondo Posnansky questi incavi servivano per infilarvi dei robustissimi tronchi d’albero detto Kholo, che veniva trasportato direttamente dalla selva alta detta Yungas. Quindi, utilizzando il concetto di leva, almeno 15 uomini ogni tronco (in tutto dieci), erano in grado di spingere il blocco ciclopico sopra delle pietre scivolose e quasi sferiche, ottenute dal letto di fiumi, che servivano da cuscinetto. Ovviamente, siccome disponevano di un numero limitato di pietre di fiume, una volta trasportato il blocco colossale lungo una certa distanza, spostavano le pietre di fiume dal selciato e si ricollocavano nella parte successiva. Dobbiamo anche renderci conto che durante la costruzione di Tiahuanaco e di Puma Punku, la casta alta degli architetti-sacerdoti aveva il potere assoluto su masse di migliaia di lavoratori-schiavi che erano sottoposti a disciplina ferrea. <br /><br /><div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/tiahuanaco_posnansky3.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><br />Secondo Posnansky quello indicato fu solo uno dei metodi per trasportare blocchi colossali d’andesite. Un altro metodo sarebbe stato il trasporto sull’acqua, già che Tiahuanaco era una città portuale. Dalla cordigliera di Kjappia, situata sull’istmo di Yunguyo, venivano trasportati i blocchi meno pesanti su imbarcazioni di totora che a prima vista possono sembrare instabili ma che in realtà hanno eccellenti doti di navigabilità e possono essere accoppiate per aumentarne la portabilità. Tornando alla funzione del Tempio della Luna, Posnansky fa notare che esso era stato concepito per essere costruito con una serie di spazi interni, almeno quattro stanze e dodici “nicchie”. Nelle nicchie dovevano essere posti, sempre secondo Posnansky, altrettanti “puma sacri”, animali vivi, dedicati al culto della Luna. Per Posnansky, infatti, mentre il puma e lo stesso giaguaro erano da associare alla Luna, il condor o l’aquila erano da associare al Sole, il cui culto fu però successivo, e sbocciò solo nel III periodo, quello post-diluviano. <br /><br />Il puma oltre ad essere il simbolo della Luna, lo era anche della notte, della donna e dell’acqua. Un’altra delle particolarità dei portali petrei del Puma Punku, è che nei suoi bassorilievi, vi sono dei piccoli fori. Questi fori venivano utilizzati per sostenere le placche d’oro che vi erano sovrapposte, con dei chiodi d’oro. Secondo Posnansky a Puma Punku vi sono i resti di quattro grandi portali, oggi in rovine. In particolare quello che lui denomina “Puma Punku” è un portale di piccole dimensioni, alto 617 mm e largo 370 mm, non adatto quindi al passaggio di esseri umani. Secondo Posnansky era destinato al passaggio dei felini che erano poi ingabbiati nelle rispettive nicchie. Per quanto riguarda le possibili funzioni archeoastronomiche del Puma Punku, Posnansky fa notare che mentre la funzione d’almanacco petreo del Kalasasaya è nota, per il Puma Punku è molto più difficile giungere a qualche interpretazione, proprio perché il sito archeologico è giunto a noi in condizioni molto diverse di com’era stato concepito, a seguito dei vari saccheggi perpetrati dalla conquista spagnola in avanti. L’archeologo austriaco però intuisce che la casta alta degli architetti-sacerdoti aveva delle profonde conoscenze seleno-gnostiche ed era in grado di prevedere le eclissi lunari, e controllare così le masse di contadini che temevano quest’evento. Secondo lui si erano accorti che le eclissi lunari si verificavano durante alcuni periodi di “Luna piena”. <br /><br />Come conseguenza compresero che durante le eclissi lunari la Terra proietta un ombra sulla Luna. Un ultimo particolare: per Posnansky il Puma Punku coincideva con la zona portuaria di Tiahuanaco, e pertanto era il luogo dove attraccavano le imbarcazioni che giungevano da vari porti del lago Titicaca. I viandanti giungevano al Puma Punku per rendere omaggio alla Paximama, o Dea della Luna, dove sacerdoti (o le sacerdotesse?) della Luna, compivano i loro riti, i sacrifici, e danzavano al suono di dolci strumenti, accompagnati dal lontano ruggire dei puma, ingabbiati nelle nicchie del tempio. Tutto ciò in contrapposizione al Tempio del Sole, in un binomio tra il condor e il puma, che manteneva in equilibrio la società di Tiahuanaco. Solo più in seguito sarebbe sorto il <a class='bbcode' href='http://www.yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=233' >culto per il serpente</a>, introdotto dalle nuove etnie amazzoniche che s’instaurarono a Tiahuanaco, facendo sorgere così, lentamente, quel concetto di <a class='bbcode' href='http://www.yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=260' >Trinità Andina</a> che ancora oggi è impregnato nella cultura popolare.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>YURI LEVERATTO<br />Copyright 2013<br /><br />Bibliografia:</strong> <em class='bbcode italic'>Arthur Posnansky, “Tiahuanaco, la culla dell’uomo americano” (1945)</em><br /><br /><em class='bbcode italic'>E’ possibile riprodurre integralmente questo articolo indicando chiaramente il nome dell’autore e aggiungendo un link a www.yurileveratto.com/it </em><br /><br />Fonte: http://www.yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=346]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/tiahuanaco_posnansky1.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>di <a class='bbcode' href='http://www.yurileveratto.com/' >YURI LEVERATTO</a></strong><br /><br />Il libro di Arthur Posnansky “Tiahuanaco, la culla dell’uomo americano” (1945), è il testo fondamentale per chi vuole avvicinarsi in modo serio e obiettivo allo studio del grande sito archeologico andino. Posnansky, che era senza dubbio un grande studioso di Tiahuanaco, è stato duramente criticato dall’establishment accademico (e contestualmente è stato idolatrato da scrittori pseudo-scientifici), per la sua famosa datazione sulla fondazione del Kalasasaya, risalente al 15.000 a.C. Questa datazione, come ho descritto nel mio articolo <a class='bbcode' href='http://www.yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=327' >“Archeoastronomia a Tiahuanaco”</a>, non è attualmente verificabile in quanto l’archeologo austriaco ha dato per certo che il Kalasasaya fosse stato costruito in modo perfetto, orientato sul meridiano, e questo dato si può solo supporre, ma non accertare scientificamente.<br /><br />Per il resto Posnansky non ha mai accennato, neppure lontanamente, nel suo libro, ad una civiltà dotata di “strumenti tecnologici” che costruì Tiahuanaco e Puma Punku, ma ha invece spiegato in modo serio e approfondito come e perché furono costruiti tutti i monumenti megalitici del sito in questione e come furono trasportati i blocchi ciclopici. Alcuni autori pseudo-scientifici si sono concentrati nel sottolineare che per l’antico popolo andino sarebbe stato “impossibile” trasportare quei macigni, e tagliarli in modo così perfetto, e pertanto hanno sostenuto che Tiahuanaco e Puma Punku dovevano essere stati costruiti “per forza” con strumenti tecnologici propri di una “civiltà tecnologica antidiluviana”, della quale peraltro non è mai stata trovata alcuna prova definitiva. Altra cosa è sostenere l’idea che vi siano state civiltà antidiluviane, ma non tecnologiche. Torniamo dunque al Puma Punku, alle sue funzioni, al perché della sua costruzione, e al come furono trasportati e incastrati tra di loro massi pesanti fino a cento tonnellate. <br /><br />Il sito di Puma Punku è ubicato meno di un chilometro al sud-est di Tiahuanaco. A prima vista si notano dei massi ciclopici e varie porte monolitiche abbandonate. Tutti i grandi scienziati che hanno studiato a fondo il Puma Punku, come Catelnau, Tschudi e D’Orbigny, concordano che esso era il cosiddetto Tempio della Luna, astro venerato nell’antichità, in contrapposizione al Tempio del Sole, venerato nel Kalasasaya. Un’altra tesi d’alcuni scrittori è che a Tiahuanaco non ci sarebbe stata fonte d’acqua. Anche ciò non corrisponde a verità perché proprio nelle vicinanze del Puma Punku scorreva un acquedotto alimentato dal fiumiciattolo detto Waricoma (originatosi dal Cerro Kentaua). Posnansky sosteneva che vi furono 3 periodi a Tihuanaco, dei quali almeno i primi due furono antidiluviani. Secondo l’archeologo austriaco il Tempio della Luna cominciò a costruirsi in epoca antidiluviana, ma non fu mai terminato. Arthur Posnansky sostiene nel suo libro che Puma Punku fu concepito inizialmente come un edificio lungo 45 metri, e largo 16 metri.<br /><br /><div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/tiahuanaco_posnansky2.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br />Secondo l’austriaco però fu proprio lo sconvolgimento d’inaudita potenza detto “diluvio” che impedì ai costruttori di terminare l’opera nel I e II periodo. Posnansky sostiene che la costruzione del Tempio della Luna continuò durante il terzo periodo, dopo il diluvio quindi, quando gli architetti-sacerdoti della cultura andina conoscevano già la metallurgia e quindi il bronzo, ottenuto come sappiamo, dalla fusione di stagno e rame. Per quanto riguarda il trasporto dei massi più pesanti, Posnansky spiega la sua teoria, che sembra essere la più logica. Innanzitutto è stata individuata la cava da dove si ottenevano i massi più grandi. Si chiama Quenachata ed è ubicata presso la cordigliera di Quimzachata, a circa 10 chilometri da Tiahuanaco. Se osservate i dieci buchi situati nella parte bassa del masso più colossale del peso di cento tonnellate (figura principale), noterete che essi sono larghi circa 30 cm. <br /><br />Ebbene, sempre secondo Posnansky questi incavi servivano per infilarvi dei robustissimi tronchi d’albero detto Kholo, che veniva trasportato direttamente dalla selva alta detta Yungas. Quindi, utilizzando il concetto di leva, almeno 15 uomini ogni tronco (in tutto dieci), erano in grado di spingere il blocco ciclopico sopra delle pietre scivolose e quasi sferiche, ottenute dal letto di fiumi, che servivano da cuscinetto. Ovviamente, siccome disponevano di un numero limitato di pietre di fiume, una volta trasportato il blocco colossale lungo una certa distanza, spostavano le pietre di fiume dal selciato e si ricollocavano nella parte successiva. Dobbiamo anche renderci conto che durante la costruzione di Tiahuanaco e di Puma Punku, la casta alta degli architetti-sacerdoti aveva il potere assoluto su masse di migliaia di lavoratori-schiavi che erano sottoposti a disciplina ferrea. <br /><br /><div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/tiahuanaco_posnansky3.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><br />Secondo Posnansky quello indicato fu solo uno dei metodi per trasportare blocchi colossali d’andesite. Un altro metodo sarebbe stato il trasporto sull’acqua, già che Tiahuanaco era una città portuale. Dalla cordigliera di Kjappia, situata sull’istmo di Yunguyo, venivano trasportati i blocchi meno pesanti su imbarcazioni di totora che a prima vista possono sembrare instabili ma che in realtà hanno eccellenti doti di navigabilità e possono essere accoppiate per aumentarne la portabilità. Tornando alla funzione del Tempio della Luna, Posnansky fa notare che esso era stato concepito per essere costruito con una serie di spazi interni, almeno quattro stanze e dodici “nicchie”. Nelle nicchie dovevano essere posti, sempre secondo Posnansky, altrettanti “puma sacri”, animali vivi, dedicati al culto della Luna. Per Posnansky, infatti, mentre il puma e lo stesso giaguaro erano da associare alla Luna, il condor o l’aquila erano da associare al Sole, il cui culto fu però successivo, e sbocciò solo nel III periodo, quello post-diluviano. <br /><br />Il puma oltre ad essere il simbolo della Luna, lo era anche della notte, della donna e dell’acqua. Un’altra delle particolarità dei portali petrei del Puma Punku, è che nei suoi bassorilievi, vi sono dei piccoli fori. Questi fori venivano utilizzati per sostenere le placche d’oro che vi erano sovrapposte, con dei chiodi d’oro. Secondo Posnansky a Puma Punku vi sono i resti di quattro grandi portali, oggi in rovine. In particolare quello che lui denomina “Puma Punku” è un portale di piccole dimensioni, alto 617 mm e largo 370 mm, non adatto quindi al passaggio di esseri umani. Secondo Posnansky era destinato al passaggio dei felini che erano poi ingabbiati nelle rispettive nicchie. Per quanto riguarda le possibili funzioni archeoastronomiche del Puma Punku, Posnansky fa notare che mentre la funzione d’almanacco petreo del Kalasasaya è nota, per il Puma Punku è molto più difficile giungere a qualche interpretazione, proprio perché il sito archeologico è giunto a noi in condizioni molto diverse di com’era stato concepito, a seguito dei vari saccheggi perpetrati dalla conquista spagnola in avanti. L’archeologo austriaco però intuisce che la casta alta degli architetti-sacerdoti aveva delle profonde conoscenze seleno-gnostiche ed era in grado di prevedere le eclissi lunari, e controllare così le masse di contadini che temevano quest’evento. Secondo lui si erano accorti che le eclissi lunari si verificavano durante alcuni periodi di “Luna piena”. <br /><br />Come conseguenza compresero che durante le eclissi lunari la Terra proietta un ombra sulla Luna. Un ultimo particolare: per Posnansky il Puma Punku coincideva con la zona portuaria di Tiahuanaco, e pertanto era il luogo dove attraccavano le imbarcazioni che giungevano da vari porti del lago Titicaca. I viandanti giungevano al Puma Punku per rendere omaggio alla Paximama, o Dea della Luna, dove sacerdoti (o le sacerdotesse?) della Luna, compivano i loro riti, i sacrifici, e danzavano al suono di dolci strumenti, accompagnati dal lontano ruggire dei puma, ingabbiati nelle nicchie del tempio. Tutto ciò in contrapposizione al Tempio del Sole, in un binomio tra il condor e il puma, che manteneva in equilibrio la società di Tiahuanaco. Solo più in seguito sarebbe sorto il <a class='bbcode' href='http://www.yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=233' >culto per il serpente</a>, introdotto dalle nuove etnie amazzoniche che s’instaurarono a Tiahuanaco, facendo sorgere così, lentamente, quel concetto di <a class='bbcode' href='http://www.yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=260' >Trinità Andina</a> che ancora oggi è impregnato nella cultura popolare.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>YURI LEVERATTO<br />Copyright 2013<br /><br />Bibliografia:</strong> <em class='bbcode italic'>Arthur Posnansky, “Tiahuanaco, la culla dell’uomo americano” (1945)</em><br /><br /><em class='bbcode italic'>E’ possibile riprodurre integralmente questo articolo indicando chiaramente il nome dell’autore e aggiungendo un link a www.yurileveratto.com/it </em><br /><br />Fonte: http://www.yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=346]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.1'>Misteri</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 13:46:10 +0200</pubDate>
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</item>

<item>
<title>Trovata una pietra del Sole in un relitto britannico</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8501.1</link>
<description><![CDATA[<div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/courtesy-of-the-alderney-museum1.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><div style='text-align:center'><em class='bbcode italic'>(Alderney Museum)</em></div><br /><br />Nel 1592, una nave britannica affondò vicino all’isola di Alderney, nel canale della Manica, portando con sè uno strano oggetto: un piccolo cristallo squadrato. Anche se nascosto e consumato dopo 4 secoli in fondo al mare, la sua struttura precisa e la vicinanza all’attrezzatura della nave avevano attirato i sommozzatori. Una volta portata a terra, gli scienziati hanno pensato che il misterioso oggetto potesse essere un cristallo di calcite, che Vichinghi e altri europei avrebbero usato per navigare prima dell’introduzione della bussola. <a class='bbcode' href='http://ilfattostorico.com/2011/04/19/i-vichinghi-navigavano-con-la-pietra-del-sole/' >Uno studio precedente</a> aveva mostrato che questi cristalli rivelavano la direzione della luce polarizzata intorno al Sole e, perciò, avrebbero potuto determinare la sua posizione nel cielo anche durante i giorni nuvolosi. Tali cristalli, ritrovati più volte in Islanda e in altre parti della Scandinavia, potrebbero essere le potenti “pietre solari” citate nelle leggende vichinghe. Dopo averla sottoposta a test meccanici e chimici, il team ha stabilito che il cristallo di Alderman è proprio uno spato d’Islanda (una varietà trasparente della calcite) e dunque potrebbe essere stato una sorta di bussola. Secondo i ricercatori, potrebbe aver aiutato l’equipaggio a correggere gli errori di una bussola magnetica.<br /><br />Oggi, simili cristalli di calcite sono usati dagli astronomi per analizzare le atmosfere dei pianeti extrasolari – forse stabilendo una nuova epoca di esplorazioni.<br /><br />Fonte: http://ilfattostorico.com/2013/04/04/trovata-una-pietra-del-sole-in-un-relitto-britannico/<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/courtesy-of-the-alderney-museum1.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div><br /><div style='text-align:center'><em class='bbcode italic'>(Alderney Museum)</em></div><br /><br />Nel 1592, una nave britannica affondò vicino all’isola di Alderney, nel canale della Manica, portando con sè uno strano oggetto: un piccolo cristallo squadrato. Anche se nascosto e consumato dopo 4 secoli in fondo al mare, la sua struttura precisa e la vicinanza all’attrezzatura della nave avevano attirato i sommozzatori. Una volta portata a terra, gli scienziati hanno pensato che il misterioso oggetto potesse essere un cristallo di calcite, che Vichinghi e altri europei avrebbero usato per navigare prima dell’introduzione della bussola. <a class='bbcode' href='http://ilfattostorico.com/2011/04/19/i-vichinghi-navigavano-con-la-pietra-del-sole/' >Uno studio precedente</a> aveva mostrato che questi cristalli rivelavano la direzione della luce polarizzata intorno al Sole e, perciò, avrebbero potuto determinare la sua posizione nel cielo anche durante i giorni nuvolosi. Tali cristalli, ritrovati più volte in Islanda e in altre parti della Scandinavia, potrebbero essere le potenti “pietre solari” citate nelle leggende vichinghe. Dopo averla sottoposta a test meccanici e chimici, il team ha stabilito che il cristallo di Alderman è proprio uno spato d’Islanda (una varietà trasparente della calcite) e dunque potrebbe essere stato una sorta di bussola. Secondo i ricercatori, potrebbe aver aiutato l’equipaggio a correggere gli errori di una bussola magnetica.<br /><br />Oggi, simili cristalli di calcite sono usati dagli astronomi per analizzare le atmosfere dei pianeti extrasolari – forse stabilendo una nuova epoca di esplorazioni.<br /><br />Fonte: http://ilfattostorico.com/2013/04/04/trovata-una-pietra-del-sole-in-un-relitto-britannico/<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.1'>Misteri</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 14:06:35 +0200</pubDate>
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