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				<title>ALTRO GIORNALE : News > Pianeta Terra</title>
				<link>http://www.altrogiornale.org/</link>
				<description>News, cover-up e informazione alternativa.</description>

<language>it-it</language>
				<copyright>Altrogionale.org © Testata giornalistica iscritta al n° 10/12 del Registro della Stampa del Tribunale di NolaLe pubblicità che compaiono sul sito, ad eccezione dei libri, non sono scelte dallo staff e servono ad auto-sostenerci,pertanto ci scusiamo se alcune volte queste non sono del tutto pertinenti.Questo giornale è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons		 con Politica sulla Privacy e Condizioni d'UsoWebsite © All Rights Reserved, Webengineer pasgal - Supporto tecnico e107italia  var _gaq = _gaq || [];<br />  _gaq.push(['_setAccount', 'UA-452094-7']);<br />  _gaq.push(['_trackPageview']);<br /><br />  (function() {<br />    var ga = document.createElement('script'); ga.type = 'text/javascript'; ga.async = true;<br />    ga.src = ('https:' == document.location.protocol ? 'https://ssl' : 'http://www') + '.google-analytics.com/ga.js';<br />    var s = document.getElementsByTagName('script')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);<br />  })();<br /><br /></copyright>
				<managingEditor>pasgal@nospam.com (pasgal)</managingEditor>
				<webMaster>pasgal@nospam.com (pasgal)</webMaster>
				<pubDate>Sat, 25 May 2013 03:57:54 +0200</pubDate>
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					<description>News, cover-up e informazione alternativa.</description>
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<title>Citizen Hearing on Disclosure (PRG): Aggiornamento del 24 maggio 2013</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8579.7</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/prglogoscript1.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Il Direttore Esecutivo del Paradigm Research Group, Stephen Bassett, discuterà dei risultati del Citizen Hearing on Disclosure www.citizenhearing.org , con George Knapp nel programma Coast to Coast AM www.coasttocoastam.com alle 10pm PST (ndt. 7 del mattino in Italia).<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Secondo i numeri:</strong> il CHD ha portato 40 testimoni di 10 paesi presso il National Press Club di Washington DC, che hanno parlato per oltre 30 ore e 5 giorni davanti a 6 ex membri del Congresso USA. Il prezzo è stato di 600000 dollari finanziati da un accordo di produzione di un film e non da una concessione. Il CHD è nato su sei obiettivi strategici: 1-minare la dichiarazione OSTP della Casa Bianca del 4 novembre 2011, riguardo la completa assenza di evidenze di una presenza extraterrestre o del blocco di dati rilevanti da parte del governo; 2-indurre il Congresso USA alle prime udienze sul soggetto, dal 1968; 3-motivare i media politici mainstream ad iniziare una copertura investigativa appropriata sul soggetto; 4-informare il ramo esecutivo dei suoi rischi nel non essere la prima nazione a Rivelare una presenza ET; 5-incrementare la consapevolezza del movimento di Disclosure nel mondo e 6-aggiungere una iniziativa delle Nazioni Unite per la propugnazione.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Questi obiettivi sono stati avanzati e la scena è pronta per ulteriore diffusione della verità, il cui fine primario non è niente di meno che la Rivelazione entro quest'anno.</strong><br /><br /><strong class='bbcode bold'>CHD Media Coverage</strong> www.citizenhearing.org/press.html <br /><br />L'impegno mediatico sul CHD ha risentito significativamente dei tragici eventi di Boston. Tuttavia, la copertura video e della stampa è stata estesa e raccolta nel sito. Le trasmissioni dal vivo e archiviate daranno ulteriore copertura.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Citizen Hearing Webcast</strong> www.citizenhearing.org/webcast_archive.html <br /><br />Il CHD è stato trasmesso e archiviato il inglese e spagnolo. Ulteriori linguaggi saranno a disposizione più avanti entro quest'anno. Il webcasting è una tecnologia in evoluzione, non è come la televisione. Con tanti diversi tipi di computers, sistemi operativi e accessi internet, lo spettro dell'utenza è ampio. Infine ci sono i portali a pagamento. Molte delle problematiche sono causate da due fattori: 1-gli iscritti hanno ricevuto due email: una da PayPal con ricevuta e una dal CHD con la password di accesso. 2-spesso una o entrambe queste email sono finite nella cartella "spam" o "spazzatura" della posta elettronica. <br /><br />Questa spiegazione  è stata inserita nelle pagine del webcast in linguaggi aggiuntivi.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Citizen Hearing Foundation, Washington Communique</strong> www.citizenhearing.org/foundation.html <br /><br /><strong class='bbcode bold'>Il Comitato del CHD si è riunito il 2 maggio per discutere un approccio alle Nazioni Unite. Il risultato è stato il Comunicato del 3 maggio 2013 di Washington che dice:</strong><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Considerando quanto segue:</strong> dato il dispiegarsi della comprensione scientifica del numero di pianeti potenzialmente in grado di sostenere la vita all'interno della galassia che ospita la Terra, sarebbe l'apice dell'arroganza affermare che gli esseri umani siano gli unici esseri senzienti all'interno di questa stessa galassia;<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Considerando che:</strong> testimoni credibili hanno portato avanti schiaccianti prove scientifiche che documentano la presenza attuale di mezzi aerei non identificati e inspiegabili, che molti credono riflettere una intelligenza extraterrestre;<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Considerando infine che:</strong> viste le enormi implicazioni a livello globale, se questi mezzi fossero, in effetti, di origine extraterrestre, un tale problema è una questione di interesse dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite;<br /><br />Pertanto, noi sottoscritti richiediamo che la Citizen Hearing Foundation utilizzi i suoi uffici per organizzare le parti interessate e raccogliere i fondi necessari per intraprendere una campagna globale per convincere una o più nazioni a proporre una risoluzione in seno all'Assemblea generale, chiedendo la sponsorizzazione delle Nazioni Unite di una conferenza mondiale per affrontare la prova possibile di una presenza extraterrestre coinvolgente questo pianeta.<br /><br />La Citizen Hearing Foundation inizierà immediatamente la raccolta di fondi per organizzare una conferenza mondiale sponsorizzata dalle Nazioni Unite.<br /><br /><div style='text-align:center'><strong class='bbcode bold'>Paradigm Research Group</strong><br />4938 Hampden Lane, #161, Bethesda, MD   20814<br />PRG@paradigmresearchgroup.org  202-215-8344<br />www.paradigmresearchgroup.org </div><br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/prglogoscript1.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Il Direttore Esecutivo del Paradigm Research Group, Stephen Bassett, discuterà dei risultati del Citizen Hearing on Disclosure www.citizenhearing.org , con George Knapp nel programma Coast to Coast AM www.coasttocoastam.com alle 10pm PST (ndt. 7 del mattino in Italia).<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Secondo i numeri:</strong> il CHD ha portato 40 testimoni di 10 paesi presso il National Press Club di Washington DC, che hanno parlato per oltre 30 ore e 5 giorni davanti a 6 ex membri del Congresso USA. Il prezzo è stato di 600000 dollari finanziati da un accordo di produzione di un film e non da una concessione. Il CHD è nato su sei obiettivi strategici: 1-minare la dichiarazione OSTP della Casa Bianca del 4 novembre 2011, riguardo la completa assenza di evidenze di una presenza extraterrestre o del blocco di dati rilevanti da parte del governo; 2-indurre il Congresso USA alle prime udienze sul soggetto, dal 1968; 3-motivare i media politici mainstream ad iniziare una copertura investigativa appropriata sul soggetto; 4-informare il ramo esecutivo dei suoi rischi nel non essere la prima nazione a Rivelare una presenza ET; 5-incrementare la consapevolezza del movimento di Disclosure nel mondo e 6-aggiungere una iniziativa delle Nazioni Unite per la propugnazione.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Questi obiettivi sono stati avanzati e la scena è pronta per ulteriore diffusione della verità, il cui fine primario non è niente di meno che la Rivelazione entro quest'anno.</strong><br /><br /><strong class='bbcode bold'>CHD Media Coverage</strong> www.citizenhearing.org/press.html <br /><br />L'impegno mediatico sul CHD ha risentito significativamente dei tragici eventi di Boston. Tuttavia, la copertura video e della stampa è stata estesa e raccolta nel sito. Le trasmissioni dal vivo e archiviate daranno ulteriore copertura.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Citizen Hearing Webcast</strong> www.citizenhearing.org/webcast_archive.html <br /><br />Il CHD è stato trasmesso e archiviato il inglese e spagnolo. Ulteriori linguaggi saranno a disposizione più avanti entro quest'anno. Il webcasting è una tecnologia in evoluzione, non è come la televisione. Con tanti diversi tipi di computers, sistemi operativi e accessi internet, lo spettro dell'utenza è ampio. Infine ci sono i portali a pagamento. Molte delle problematiche sono causate da due fattori: 1-gli iscritti hanno ricevuto due email: una da PayPal con ricevuta e una dal CHD con la password di accesso. 2-spesso una o entrambe queste email sono finite nella cartella "spam" o "spazzatura" della posta elettronica. <br /><br />Questa spiegazione  è stata inserita nelle pagine del webcast in linguaggi aggiuntivi.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Citizen Hearing Foundation, Washington Communique</strong> www.citizenhearing.org/foundation.html <br /><br /><strong class='bbcode bold'>Il Comitato del CHD si è riunito il 2 maggio per discutere un approccio alle Nazioni Unite. Il risultato è stato il Comunicato del 3 maggio 2013 di Washington che dice:</strong><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Considerando quanto segue:</strong> dato il dispiegarsi della comprensione scientifica del numero di pianeti potenzialmente in grado di sostenere la vita all'interno della galassia che ospita la Terra, sarebbe l'apice dell'arroganza affermare che gli esseri umani siano gli unici esseri senzienti all'interno di questa stessa galassia;<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Considerando che:</strong> testimoni credibili hanno portato avanti schiaccianti prove scientifiche che documentano la presenza attuale di mezzi aerei non identificati e inspiegabili, che molti credono riflettere una intelligenza extraterrestre;<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Considerando infine che:</strong> viste le enormi implicazioni a livello globale, se questi mezzi fossero, in effetti, di origine extraterrestre, un tale problema è una questione di interesse dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite;<br /><br />Pertanto, noi sottoscritti richiediamo che la Citizen Hearing Foundation utilizzi i suoi uffici per organizzare le parti interessate e raccogliere i fondi necessari per intraprendere una campagna globale per convincere una o più nazioni a proporre una risoluzione in seno all'Assemblea generale, chiedendo la sponsorizzazione delle Nazioni Unite di una conferenza mondiale per affrontare la prova possibile di una presenza extraterrestre coinvolgente questo pianeta.<br /><br />La Citizen Hearing Foundation inizierà immediatamente la raccolta di fondi per organizzare una conferenza mondiale sponsorizzata dalle Nazioni Unite.<br /><br /><div style='text-align:center'><strong class='bbcode bold'>Paradigm Research Group</strong><br />4938 Hampden Lane, #161, Bethesda, MD   20814<br />PRG@paradigmresearchgroup.org  202-215-8344<br />www.paradigmresearchgroup.org </div><br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.7'>Pianeta Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Fri, 24 May 2013 21:16:26 +0200</pubDate>
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<title>Obsolescenza programmata: occorre rivedere il nostro sistema economico?</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8573.7</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/recycle_electron.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>di Alberto</strong><br /><br /><em class='bbcode italic'>“Se possiamo affondare una nave per la cui costruzione abbiamo investito milioni di dollari col solo scopo di aumentare l’esperienza di un artificiere, allora sicuramente possiamo permetterci di distruggere prodotti vecchi ed obsoleti con lo scopo di creare lavoro per milioni di persone e spingere la nazione fuori dalla catastrofe nella quale si trova attualmente”.</em><br /><br />Così si esprimeva l’economista inglese Bernard London nel 1932, in un saggio intitolato “Ending the depression through the planned obsolescence”, in cui proponeva una legge per l’imposizione dell’obsolescenza programmata dei beni, subito dopo la crisi economica del 1929 causata dall’eccessivo squilibrio della produzione di beni rispetto al loro consumo. L’obsolescenza programmata è una politica industriale secondo la quale il ciclo di vita di un prodotto, ossia il periodo di effettivo funzionamento, debba coincidere pressapoco con il periodo di garanzia indicato dal produttore, generalmente due anni. Passato questo periodo, il prodotto è soggetto a facile danneggiamento e la riparazione viene resa deliberatamente difficoltosa, ad esempio per via di pezzi di ricambio impossibili da trovare, oppure troppo costosa rispetto all’acquisto di un nuovo prodotto. L’obsolescenza può essere programmata pure tramite l’introduzione di un bene nuovo sul mercato dopo un periodo di tempo prestabilito, e presentato tramite la pubblicità come un bene tanto alla moda e tanto rivoluzionario da instillare nel consumatore il bisogno di sostituire il proprio con uno nuovo, nonostante fosse magari ancora funzionante.<br /><br />Una politica funzionale ad un mercato che ha bisogno di produrre in continuazione – e quindi consumare risorse – per soddisfare una domanda di novità in continua crescita, che si sposa alla perfezione con la dominante teoria economica neo-liberista, che professa una crescita economica infinita in un mercato infinito in un mondo dalle risorse, purtroppo, non infinite. L’esempio più attuale di questa poco lungimirante politica industriale è ovviamente quello degli odierni smartphone, ma il concetto ha radici ben più antiche. Se le lampadine ad incandescenza ancora oggi vengono garantite non oltre le 1000 ore di vita, è grazie ad un accordo del 1924 di un cartello di aziende produttrici, noto come Cartello Phoebus. Facevano parte di questo cartello aziende europee ed americane, le quali decisero che il limite di 1000 ore era una “ragionevole” prospettiva di vita per le lampadine, con il fine di consentirne una produzione continua. Le aziende che avrebbero prodotto lampadine di qualità superiore con l’obiettivo di garantire una durata maggiore, sarebbero state soggette a penali proporzionali al numero di lampadine prodotte e alla loro durata. Le lampadine dell’epoca raggiungevano senza problemi le 2500 ore, ed alcuni prototipi addirittura le 30000. Per fare un esempio, nella cittadina di Livermore, in California, una lampadina da 4 W installata nella locale caserma dei pompieri è accesa ininterrottamente da 112 anni, con giusto una breve pausa di 23 minuti nel 1976 a causa del trasloco del corpo cittadino dei pompieri in una nuova sede.<br /><br />Da ricordare pure il caso delle industrie chimiche DuPont, che nel 1935 riuscirono a sintetizzare il nylon, utilizzato principalmente per la produzione di calze da donna. Nel momento in cui si resero conto che l’eccessiva durabilità del loro stesso prodotto era dannoso per gli affari, indebolirono deliberatamente la loro stessa formula. Per citare ancora un caso, molto più attuale, nel 2003 la Apple venne citata in giudizio con una class action di un gruppo di consumatori per aver messo in commercio un iPod la cui batteria durava deliberatamente circa 18 mesi e rifiutandosi poi di rendere disponibili in commercio nuove batterie sostitutive, invitando a comprare nuovi iPod. Questa politica industriale ovviamente ha forti ripercussioni economiche, sociali e ambientali: provoca un inutile spreco delle risorse programmato a tavolino, un surplus esponenziale dei rifiuti presenti in discarica, numerosi problemi riguardo la loro gestione e una domanda crescente di materie prime, spesso sempre più difficili da procurarsi, come il caso delle terre rare: minerali rarissimi, fondamentali per la produzione di prodotti tecnologici quali pc, smartphone e tablet. Secondo uno studio tedesco di inizio 2013, nella sola Germania, i consumatori tedeschi risparmierebbero complessivamente 100 miliardi di euro all’anno se non fossero costretti continuamente a comprare prodotti nuovi.<br /><br />E che fine fanno questi oggetti, una volta che diventano obsoleti? Specie nel caso di spazzatura hi-tech, tossica e difficile da smaltire, viene parcheggiata in paesi poveri, specie dell’Africa, dove spesso vengono anche rivenduti come prodotti di seconda mano. Per sostenere poi la produzione continua di beni tecnologici, si pone un ulteriore problema: l’estrazione e l’approvvigionamento delle terre rare. Le terre rare sono 17 elementi i cui principali siti mondiali d’estrazione si trovano in Cina e in alcune zone dell’Africa, specie nel sud. Il paese asiatico produce attualmente circa il 95% della fornitura mondiale delle terre rare: per la fabbricazione dei veicoli ibridi, ad esempio, è necessaria una forte quantità di disprosio, la cui unica fonte nota è quella di Bayan Obo, in territorio cinese. Inoltre le miniere illegali di terre rare non sono infrequenti, specie nella Cina rurale, e sono spesso note per rilasciare sostanze tossiche nelle falde acquifere.<br />Per cercare di superare il monopolio cinese, ci si sta rivolgendo sempre di più verso l’Africa, che si stima potenzialmente ricchissima di giacimenti, su cui molte grandi multinazionali stanno già posando gli occhi. Si può citare il caso del Congo, il cui territorio è ricco di coltan, fondamentale per l’assemblaggio degli smartphone. Il problema, non di poco conto, è che nelle zone del Congo e del vicino Ruanda sono presenti bande criminali molto potenti che controllano militarmente il territorio, e di conseguenza i commerci, non facendosi scrupoli delle popolazioni locali per accaparrarsi queste risorse, consapevoli dell’importanza sempre maggiore che stanno acquisendo.<br /><br />Considerando le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, sta crescendo nel mondo intero un forte movimento indirizzato al riciclo e il riutilizzo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Esemplare è il caso di Taiwan, paese sede di molte aziende all’avanguardia nel campo della tecnologia (Asus e HTC sono aziende taiwanesi, solo per citarne un paio) che attualmente spende 276 milioni di dollari per esportare fuori dai propri confini la propria spazzatura tecnologica. Il paese asiatico ha programmato di essere in grado nei prossimi dieci anni di dotarsi delle strutture necessarie per il riciclo dei propri prodotti elettronici dismessi, per poter poi reinserire le risorse recuperate in un mercato potenzialmente enorme, col quale finanziare poi lo sviluppo delle tecnologie energetiche a basso impatto ambientale, con l’obiettivo finale del proprio affrancamento energetico. Anche l’Unione Europea non ha tardato ad intervenire nella questione e ne ha già regolamentato il ciclo di produzione e riutilizzo di questi prodotti sul territorio europeo: la direttiva al riguardo è la 2002/96/CE, obbligatoria in ogni paese dell’Unione dal luglio 2006.<br /><br />Il 23 marzo scorso, il gruppo verde del parlamento francese (10 seggi su 343) ha presentato una proposta di legge per abolire l’obsolescenza programmata e favorire la riparabilità dei beni rendendo pubbliche le istruzioni per la riparazione e prevedendo fino a 37500 € di multa e due anni di reclusione. Il testo di legge si propone di definire in maniera più larga possibile l’obsolescenza programmata, incorporando al suo interno anche hardware e software. Il discorso potrebbe rientrare in una più generale legge sul consumo in previsione di approvazione dal parlamento francese entro l’estate. Di sicuro questo punto sull’obsolescenza programmata incontrerà forti ostacoli, e il fatto che la massima istituzione pubblica di un paese (e la Francia non è sicuramente un paese di poco conto) si esprima a favore è attualmente pura utopia, ma già il fatto di averci provato è sintomo di una crescita di consapevolezza del consumatore e che comunque, anche a livello governativo, si muove qualcosa.<br /><br />In un mondo sempre più interconnesso e sempre più a rischio dal punto di vista ambientale e sociale, occorre dunque reinterpretare questi processi economici decisamente insostenibili: un minor consumo delle risorse unito ad una generale presa di coscienza individuale riguardo le questioni legate al riciclo, il riutilizzo e le riparazioni; il superamento dell’attuale sistema globale di produzione, indirizzato verso una nuova economia, sostenibile e responsabile, potrebbero regalarci un mondo magari meno ricco, ma sicuramente migliore.<br /><br />Fonte: http://www.e-cology.it/2013/05/03/obsolescenza-programmata-occorre-rivedere-il-nostro-sistema-economico/15595]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/recycle_electron.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>di Alberto</strong><br /><br /><em class='bbcode italic'>“Se possiamo affondare una nave per la cui costruzione abbiamo investito milioni di dollari col solo scopo di aumentare l’esperienza di un artificiere, allora sicuramente possiamo permetterci di distruggere prodotti vecchi ed obsoleti con lo scopo di creare lavoro per milioni di persone e spingere la nazione fuori dalla catastrofe nella quale si trova attualmente”.</em><br /><br />Così si esprimeva l’economista inglese Bernard London nel 1932, in un saggio intitolato “Ending the depression through the planned obsolescence”, in cui proponeva una legge per l’imposizione dell’obsolescenza programmata dei beni, subito dopo la crisi economica del 1929 causata dall’eccessivo squilibrio della produzione di beni rispetto al loro consumo. L’obsolescenza programmata è una politica industriale secondo la quale il ciclo di vita di un prodotto, ossia il periodo di effettivo funzionamento, debba coincidere pressapoco con il periodo di garanzia indicato dal produttore, generalmente due anni. Passato questo periodo, il prodotto è soggetto a facile danneggiamento e la riparazione viene resa deliberatamente difficoltosa, ad esempio per via di pezzi di ricambio impossibili da trovare, oppure troppo costosa rispetto all’acquisto di un nuovo prodotto. L’obsolescenza può essere programmata pure tramite l’introduzione di un bene nuovo sul mercato dopo un periodo di tempo prestabilito, e presentato tramite la pubblicità come un bene tanto alla moda e tanto rivoluzionario da instillare nel consumatore il bisogno di sostituire il proprio con uno nuovo, nonostante fosse magari ancora funzionante.<br /><br />Una politica funzionale ad un mercato che ha bisogno di produrre in continuazione – e quindi consumare risorse – per soddisfare una domanda di novità in continua crescita, che si sposa alla perfezione con la dominante teoria economica neo-liberista, che professa una crescita economica infinita in un mercato infinito in un mondo dalle risorse, purtroppo, non infinite. L’esempio più attuale di questa poco lungimirante politica industriale è ovviamente quello degli odierni smartphone, ma il concetto ha radici ben più antiche. Se le lampadine ad incandescenza ancora oggi vengono garantite non oltre le 1000 ore di vita, è grazie ad un accordo del 1924 di un cartello di aziende produttrici, noto come Cartello Phoebus. Facevano parte di questo cartello aziende europee ed americane, le quali decisero che il limite di 1000 ore era una “ragionevole” prospettiva di vita per le lampadine, con il fine di consentirne una produzione continua. Le aziende che avrebbero prodotto lampadine di qualità superiore con l’obiettivo di garantire una durata maggiore, sarebbero state soggette a penali proporzionali al numero di lampadine prodotte e alla loro durata. Le lampadine dell’epoca raggiungevano senza problemi le 2500 ore, ed alcuni prototipi addirittura le 30000. Per fare un esempio, nella cittadina di Livermore, in California, una lampadina da 4 W installata nella locale caserma dei pompieri è accesa ininterrottamente da 112 anni, con giusto una breve pausa di 23 minuti nel 1976 a causa del trasloco del corpo cittadino dei pompieri in una nuova sede.<br /><br />Da ricordare pure il caso delle industrie chimiche DuPont, che nel 1935 riuscirono a sintetizzare il nylon, utilizzato principalmente per la produzione di calze da donna. Nel momento in cui si resero conto che l’eccessiva durabilità del loro stesso prodotto era dannoso per gli affari, indebolirono deliberatamente la loro stessa formula. Per citare ancora un caso, molto più attuale, nel 2003 la Apple venne citata in giudizio con una class action di un gruppo di consumatori per aver messo in commercio un iPod la cui batteria durava deliberatamente circa 18 mesi e rifiutandosi poi di rendere disponibili in commercio nuove batterie sostitutive, invitando a comprare nuovi iPod. Questa politica industriale ovviamente ha forti ripercussioni economiche, sociali e ambientali: provoca un inutile spreco delle risorse programmato a tavolino, un surplus esponenziale dei rifiuti presenti in discarica, numerosi problemi riguardo la loro gestione e una domanda crescente di materie prime, spesso sempre più difficili da procurarsi, come il caso delle terre rare: minerali rarissimi, fondamentali per la produzione di prodotti tecnologici quali pc, smartphone e tablet. Secondo uno studio tedesco di inizio 2013, nella sola Germania, i consumatori tedeschi risparmierebbero complessivamente 100 miliardi di euro all’anno se non fossero costretti continuamente a comprare prodotti nuovi.<br /><br />E che fine fanno questi oggetti, una volta che diventano obsoleti? Specie nel caso di spazzatura hi-tech, tossica e difficile da smaltire, viene parcheggiata in paesi poveri, specie dell’Africa, dove spesso vengono anche rivenduti come prodotti di seconda mano. Per sostenere poi la produzione continua di beni tecnologici, si pone un ulteriore problema: l’estrazione e l’approvvigionamento delle terre rare. Le terre rare sono 17 elementi i cui principali siti mondiali d’estrazione si trovano in Cina e in alcune zone dell’Africa, specie nel sud. Il paese asiatico produce attualmente circa il 95% della fornitura mondiale delle terre rare: per la fabbricazione dei veicoli ibridi, ad esempio, è necessaria una forte quantità di disprosio, la cui unica fonte nota è quella di Bayan Obo, in territorio cinese. Inoltre le miniere illegali di terre rare non sono infrequenti, specie nella Cina rurale, e sono spesso note per rilasciare sostanze tossiche nelle falde acquifere.<br />Per cercare di superare il monopolio cinese, ci si sta rivolgendo sempre di più verso l’Africa, che si stima potenzialmente ricchissima di giacimenti, su cui molte grandi multinazionali stanno già posando gli occhi. Si può citare il caso del Congo, il cui territorio è ricco di coltan, fondamentale per l’assemblaggio degli smartphone. Il problema, non di poco conto, è che nelle zone del Congo e del vicino Ruanda sono presenti bande criminali molto potenti che controllano militarmente il territorio, e di conseguenza i commerci, non facendosi scrupoli delle popolazioni locali per accaparrarsi queste risorse, consapevoli dell’importanza sempre maggiore che stanno acquisendo.<br /><br />Considerando le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, sta crescendo nel mondo intero un forte movimento indirizzato al riciclo e il riutilizzo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Esemplare è il caso di Taiwan, paese sede di molte aziende all’avanguardia nel campo della tecnologia (Asus e HTC sono aziende taiwanesi, solo per citarne un paio) che attualmente spende 276 milioni di dollari per esportare fuori dai propri confini la propria spazzatura tecnologica. Il paese asiatico ha programmato di essere in grado nei prossimi dieci anni di dotarsi delle strutture necessarie per il riciclo dei propri prodotti elettronici dismessi, per poter poi reinserire le risorse recuperate in un mercato potenzialmente enorme, col quale finanziare poi lo sviluppo delle tecnologie energetiche a basso impatto ambientale, con l’obiettivo finale del proprio affrancamento energetico. Anche l’Unione Europea non ha tardato ad intervenire nella questione e ne ha già regolamentato il ciclo di produzione e riutilizzo di questi prodotti sul territorio europeo: la direttiva al riguardo è la 2002/96/CE, obbligatoria in ogni paese dell’Unione dal luglio 2006.<br /><br />Il 23 marzo scorso, il gruppo verde del parlamento francese (10 seggi su 343) ha presentato una proposta di legge per abolire l’obsolescenza programmata e favorire la riparabilità dei beni rendendo pubbliche le istruzioni per la riparazione e prevedendo fino a 37500 € di multa e due anni di reclusione. Il testo di legge si propone di definire in maniera più larga possibile l’obsolescenza programmata, incorporando al suo interno anche hardware e software. Il discorso potrebbe rientrare in una più generale legge sul consumo in previsione di approvazione dal parlamento francese entro l’estate. Di sicuro questo punto sull’obsolescenza programmata incontrerà forti ostacoli, e il fatto che la massima istituzione pubblica di un paese (e la Francia non è sicuramente un paese di poco conto) si esprima a favore è attualmente pura utopia, ma già il fatto di averci provato è sintomo di una crescita di consapevolezza del consumatore e che comunque, anche a livello governativo, si muove qualcosa.<br /><br />In un mondo sempre più interconnesso e sempre più a rischio dal punto di vista ambientale e sociale, occorre dunque reinterpretare questi processi economici decisamente insostenibili: un minor consumo delle risorse unito ad una generale presa di coscienza individuale riguardo le questioni legate al riciclo, il riutilizzo e le riparazioni; il superamento dell’attuale sistema globale di produzione, indirizzato verso una nuova economia, sostenibile e responsabile, potrebbero regalarci un mondo magari meno ricco, ma sicuramente migliore.<br /><br />Fonte: http://www.e-cology.it/2013/05/03/obsolescenza-programmata-occorre-rivedere-il-nostro-sistema-economico/15595]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.7'>Pianeta Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Thu, 23 May 2013 15:45:08 +0200</pubDate>
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<title>La scelta di Angelina</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8571.7</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina1.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Cosa c’è dietro la ‘scelta coraggiosa’ della nota attrice hollywoodiana?<br /><br /><strong class='bbcode bold'><em class='bbcode italic'>di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli Usa di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione)</em></strong><br /><br />O meglio, cosa significa questa scelta per lei, ma anche – vista la risonanza mediatica – cosa significherà inevitabilmente per migliaia di altre donne? O di uomini, visto che – è notizia di ieri - già qualcuno ha pensato bene di farsi togliere una prostata sana solo per prevenire eventuali insorgenze tumorali. Affronteremo questa analisi su vari piani – economico, scientifico, di comunicazione e spirituale - ma partiamo dall’inizio, o meglio, da un dettaglio non insignificante. Come è noto la Jolie si è sottoposta a doppia mastectomia perché la presenza di un gene difettoso, il BRCA1, a dire dei medici, la predisponeva a sviluppare un tumore al seno.<br /><br />La notizia della scelta di Angelina è ‘strillata’ con tanto di foto a tutta pagina in copertina della nota rivista People, praticamente in contemporanea con l’annuncio ufficiale, nonostante che di regola la rivista venga ‘chiusa’ redazionalmente tre settimane prima di arrivare nelle edicole.<br /><br />Mmmmh, qui c’è qualcosa sotto.<br /><br />Diverse cose.<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina2.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: right" alt="Il Giornale Online"/>Iniziamo con il suggerimento, un po’ desueto, ma che funziona sempre: follow the money.<br /><br />Ebbene, tutto sarebbe nato – secondo quanto ci è stato raccontato dalla stampa – da un test genetico, il BRACAnalysis, che avrebbe stabilito, nel caso della bella Angelina, una percentuale molto elevata (87%) di possibilità di contrarre un cancro al seno. Il test è stato brevettato dalla Myriad Genetics e ha un costo di circa 4000 dollari. Ma, guarda caso, il prezzo del titolo della Myriad Genetics (MYGN) ha avuto un notevole beneficio dall’outing della Jolie, oltre ad aver registrato incrementi di valore da oltre 50 settimane[1].<br /><br />Ma questo è niente; se la Corte Suprema USA decidesse di approvare la BRACAnalysis, inserendola nel sistema sanitario nazionale, aprirebbe la strada a un business di migliaia di miliardi nei prossimi anni. Dunque azioni che salgono, profitti enormi per gli azionisti della Myriad Genetics, tutto da una decisione dell’attrice.<br /><br />Coincidenza?<br />Guarda caso in ambienti ben informati si parla molto seriamente di far rientrare il test all’interno della famigerata ObamaCare…<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina3.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Insomma un test ‘lanciato’ dall’attrice hollywoodiana, che farebbe leva sul terrore di milioni di donne e che porterebbe a riversare sui contribuenti – già poco entusiasti della riforma di Obama – i costi assicurativi del test. Non dimentichiamo che Angelina Jolie non è semplicemente una notissima attrice, ma anche una rappresentante ufficiale delle Nazioni Unite, dunque il suo appello non è solo privato, personale; è in grado di influenzare occultamente le donne americane trasformando il loro corpo in profitto.<br /><br />Insomma una vera e propria ‘svendita’ della donna, travestita da ‘libera scelta femminile’ per meglio manipolare gli animi.<br /><br />Poi c’è la questione dei geni.<br /><br />Già, perché tutta la vicenda si basa sulla ricerca genetica.<br /><br />La scelta di Angelina dunque di fatto alimenta il mostruoso trend che vede l’industria farmaceutica brevettare geni umani. Il 20% dei nostri geni è attualmente coperto da brevetti e intorno a questo business c’è un vorticoso giro di miliardi. Dunque se la Corte Suprema non appoggiasse questo test sarebbe un segnale gravissimo per tutte le aziende che lavorano su brevetti genetici e su tutti i test per il cancro e per molte altre malattie.<br /><br />Un disastro inaccettabile per Big Pharma.<br /><br />Come scongiurarlo?<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina4.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: right" alt="Il Giornale Online"/>Con un testimonial d’eccezione, che, facendo leva sulla reazione emozionale di milioni di donne, crei un supporto solido per l’industria farmaceutica che sta intensificando sempre di più i brevetti sui geni umani. Naturalmente la quasi totalità della stampa americana ha suonato la grancassa dell’emozione per la brave choice, per la scelta coraggiosa, tranne pochi giornali, tra i quali il Detroit Free Press[2], che nota come la decisione della star di sottoporsi ad una doppia mastectomia, pubblicizzando abbondantemente questa vicenda, richiami in realtà l'attenzione su una controversia pendente nelle aule di giustizia.<br /><br />I giudici hanno, infatti, poche settimane per decidere se i brevetti della Myriad Genetics sui due geni che possono identificare un aumento del rischio di cancro al seno e alle ovaie siano legali, considerando anche che il monopolio dell’azienda farmaceutica di fatto costringe a sborsare 4000 dollari per il test.<br /><br />Guarda, guarda…<br /><br />Ma c’è ancora dell’altro.<br /><br />Anche la percentuale di rischio che la star indica come molla per la sua decisione di farsi asportare i seni è contraddetta dai fatti. In una ricerca importante[3] a cura di un ente governativo, il National Research Institute, si indicano valori per rischi di cancro al seno associati a geni BRCA1 nettamente inferiori a quelli pubblicizzati dalla Jolie e rilanciati dai media mainstream. Secondo questa ricerca, su 600 donne solo 1 avrà verosimilmente una mutazione BRCA del suo codice genetico e, anche per questa unica donna, il rischio di cancro al seno sarà del 56% e non del 78%, come sostenuto da Angelina Jolie. Considerando che il 13% di donne, anche senza la mutazione genetica, contrae cancro al seno, il rischio - secondo questa ricerca - interessa 43 donne su 100.<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina5.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Abbiamo in definitiva 1 donna su 600 che ha una mutazione del gene BRCA1, e meno della metà che si ammala di cancro a causa di questa mutazione. In altre parole, circa 1 donna su 1200 sarà toccata da questo problema. Senza voler neppure accennare alle cure alternative contro il cancro – cure per la maggior parte proibite qui negli USA - che rischierebbero di erodere il business ipermiliardario di Big Pharma basato su chemio, radio e altre cure rivelatesi spesso inefficaci e dolorose.<br /><br />Come si vede le cose stanno ben diversamente da come sono state ‘strillate’ dalla stampa mainstream di tutto il mondo, diffondendo tra le donne il terrore del ‘brutto male’ e la falsa convinzione che solo togliendosi i seni, o l’utero, o entrambi, ci si possa salvare. Ora, noi da tempo ci siamo resi conto che la paura, il terrore, l’angoscia sono il principale mezzo con cui le masse vengono dominate dalle élite che governano il pianeta. La paura del terrorista, della guerra, della crisi economica, del cancro, rappresentano le modalità sempre maggiormente utilizzate dai media per rilanciare questo disegno mondiale di dominio assoluto sull’umanità.<br /><br />Riflettiamoci bene; non vi sono che rarissimi casi di giornali o televisioni che si fanno delle domande, che non ‘rilanciano’ semplicemente la notizia così come è stata ‘battuta’ dalle agenzie di stampa.<br /><br />Ma veniamo alla paura.<br /><br />Oggi la paura è centrale nel nostro mondo.<br /><br />Dopo gli evidenti esempi di paura instillata nelle masse prima con la war on terror a partire dall’11 settembre 2001 e poi con la crisi economica del 2008 (sette anni dopo) ora, avvicinandoci al compimento del nuovo settennio (2014) sembra si voglia aggiungere un nuovo capitolo a questa azione progressiva di paralisi delle forze della coscienza. <br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina6.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: right" alt="Il Giornale Online"/>La paura porta – a livello esteriore - ad accettare qualsiasi perdita di libertà, qualsiasi compromesso pur di ‘cavarsela’, mentre, a livello interiore, conduce a un irrigidimento dell’animo, a un distacco dal mondo ideale-spirituale. Prima devo pensare ‘alla pelle’, poi a tutto il resto. Non a caso – ci insegna l’esoterismo – questa è l’epoca dell’Arcangelo Michele la cui esortazione è quella di superare la paura, del coraggio con cui vivere la vita. Quale miglior modo allora di ostacolare la missione di Michele, se non instillando terrore in schiere umane sempre più vaste?<br /><br />Dopo l’attacco alla sicurezza (terrorismo), l’attacco al benessere (crisi economica) ora abbiamo l’attacco alla salute a partire dal corpo umano, dai geni. Sul piano della genetica sta per iniziare una battaglia che trasformerà enormemente la nostra civiltà nei prossimi decenni. Interessi miliardari e disegni di potere sulla più intima essenza della corporeità umana rappresentano probabilmente il rischio maggiore che l’umanità a breve si troverà ad affrontare.<br /><br />Su questo piano si gioca la stessa possibilità della libertà umana.<br /><br />Per concludere, una breve riflessione sull’aspetto personale, karmico, di una scelta del genere. L’idea di asportare preventivamente un organo sano per paura che si ammali non è solo qualcosa di profondamente errato sul piano esteriore fisico-sensibile, ma è altresì un errore spirituale enorme.<br /><br />Perché?<br /><br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina7.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Se non ci limitiamo alla visione della vita che ci viene trasmessa dal materialismo attuale ci rendiamo presto conto che dal punto di vista spirituale la malattia è una funzione biologica naturale come la vista o la respirazione, che ci indica che c’è qualcosa di sbagliato in noi. Come la febbre ci indica che abbiamo un’infezione, la malattia ci avverte – se siamo in grado di ascoltarla – della disarmonia presente in noi e ci consente di intervenire.<br /><br />La guarigione è una crescita che noi dobbiamo alla malattia.<br /><br />La malattia è anche un elemento karmico di cui dobbiamo tener conto; impedirne - con i soli mezzi esteriori – il manifestarsi non significa liberarsene. Anzi, vuol dire, di regola, farla ripresentare in forme anche peggiori. In ogni caso significa negare l’elemento spirituale presente in noi, riducendo il nostro essere alla sola parte fisico-sensibile.<br /><br />L’essere umano viene così ridotto a meccanismo, a macchina, i cui componenti di base sono i geni. Manipolabili, brevettabili. Non vanno bene? Cambiamoli o, se è troppo tardi, togliamo gli organi a rischio; in fondo lo stesso trapianto di organi a cosa prelude? Alla ricerca dell’immortalità terrestre attraverso la sostituzione progressiva di organi invecchiati. Purtroppo chi guarda alla realtà non solo dal punto di vista materialistico, sa bene che una azione sul nucleo della vita effettuata senza moralità non potrà che rappresentare un disastro di proporzioni inimmaginabili.<br /><br />Questo è allora il messaggio diffuso a milioni di donne dalla ‘scelta coraggiosa’ di Angelina:<em class='bbcode italic'> “cara amica, non v’è nulla di spirituale in te, nulla di sacro; non sei che una macchina. Ascolta chi ne sa più di te; le Corporation che speculano sulla parte più intima della tua corporeità, brevettando i tuoi geni. Scegli allora di contraddire la stessa saggezza del tuo corpo, mutilando, per paura, anche organi sani. Non guardare al destino con fiducia, ma alimenta l'ansia dentro di te; solo paura e angoscia ti potranno salvare”.</em><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Una bella scelta, davvero.</strong><br /><br />[1]  http://www.marketwatch.com/story/jolie-gives-star-power-to-stock-2013-05-14<br /><br />[2]  http://www.freep.com/article/20130515/NEWS15/305150038/Angelina-Jolie-Supreme-Court<br /><br />[3]  http://www.genome.gov/10000939<br /><br />Fonte: http://www.liberopensare.com/articoli/item/475-la-scelta-di-angelina]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina1.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Cosa c’è dietro la ‘scelta coraggiosa’ della nota attrice hollywoodiana?<br /><br /><strong class='bbcode bold'><em class='bbcode italic'>di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli Usa di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione)</em></strong><br /><br />O meglio, cosa significa questa scelta per lei, ma anche – vista la risonanza mediatica – cosa significherà inevitabilmente per migliaia di altre donne? O di uomini, visto che – è notizia di ieri - già qualcuno ha pensato bene di farsi togliere una prostata sana solo per prevenire eventuali insorgenze tumorali. Affronteremo questa analisi su vari piani – economico, scientifico, di comunicazione e spirituale - ma partiamo dall’inizio, o meglio, da un dettaglio non insignificante. Come è noto la Jolie si è sottoposta a doppia mastectomia perché la presenza di un gene difettoso, il BRCA1, a dire dei medici, la predisponeva a sviluppare un tumore al seno.<br /><br />La notizia della scelta di Angelina è ‘strillata’ con tanto di foto a tutta pagina in copertina della nota rivista People, praticamente in contemporanea con l’annuncio ufficiale, nonostante che di regola la rivista venga ‘chiusa’ redazionalmente tre settimane prima di arrivare nelle edicole.<br /><br />Mmmmh, qui c’è qualcosa sotto.<br /><br />Diverse cose.<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina2.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: right" alt="Il Giornale Online"/>Iniziamo con il suggerimento, un po’ desueto, ma che funziona sempre: follow the money.<br /><br />Ebbene, tutto sarebbe nato – secondo quanto ci è stato raccontato dalla stampa – da un test genetico, il BRACAnalysis, che avrebbe stabilito, nel caso della bella Angelina, una percentuale molto elevata (87%) di possibilità di contrarre un cancro al seno. Il test è stato brevettato dalla Myriad Genetics e ha un costo di circa 4000 dollari. Ma, guarda caso, il prezzo del titolo della Myriad Genetics (MYGN) ha avuto un notevole beneficio dall’outing della Jolie, oltre ad aver registrato incrementi di valore da oltre 50 settimane[1].<br /><br />Ma questo è niente; se la Corte Suprema USA decidesse di approvare la BRACAnalysis, inserendola nel sistema sanitario nazionale, aprirebbe la strada a un business di migliaia di miliardi nei prossimi anni. Dunque azioni che salgono, profitti enormi per gli azionisti della Myriad Genetics, tutto da una decisione dell’attrice.<br /><br />Coincidenza?<br />Guarda caso in ambienti ben informati si parla molto seriamente di far rientrare il test all’interno della famigerata ObamaCare…<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina3.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Insomma un test ‘lanciato’ dall’attrice hollywoodiana, che farebbe leva sul terrore di milioni di donne e che porterebbe a riversare sui contribuenti – già poco entusiasti della riforma di Obama – i costi assicurativi del test. Non dimentichiamo che Angelina Jolie non è semplicemente una notissima attrice, ma anche una rappresentante ufficiale delle Nazioni Unite, dunque il suo appello non è solo privato, personale; è in grado di influenzare occultamente le donne americane trasformando il loro corpo in profitto.<br /><br />Insomma una vera e propria ‘svendita’ della donna, travestita da ‘libera scelta femminile’ per meglio manipolare gli animi.<br /><br />Poi c’è la questione dei geni.<br /><br />Già, perché tutta la vicenda si basa sulla ricerca genetica.<br /><br />La scelta di Angelina dunque di fatto alimenta il mostruoso trend che vede l’industria farmaceutica brevettare geni umani. Il 20% dei nostri geni è attualmente coperto da brevetti e intorno a questo business c’è un vorticoso giro di miliardi. Dunque se la Corte Suprema non appoggiasse questo test sarebbe un segnale gravissimo per tutte le aziende che lavorano su brevetti genetici e su tutti i test per il cancro e per molte altre malattie.<br /><br />Un disastro inaccettabile per Big Pharma.<br /><br />Come scongiurarlo?<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina4.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: right" alt="Il Giornale Online"/>Con un testimonial d’eccezione, che, facendo leva sulla reazione emozionale di milioni di donne, crei un supporto solido per l’industria farmaceutica che sta intensificando sempre di più i brevetti sui geni umani. Naturalmente la quasi totalità della stampa americana ha suonato la grancassa dell’emozione per la brave choice, per la scelta coraggiosa, tranne pochi giornali, tra i quali il Detroit Free Press[2], che nota come la decisione della star di sottoporsi ad una doppia mastectomia, pubblicizzando abbondantemente questa vicenda, richiami in realtà l'attenzione su una controversia pendente nelle aule di giustizia.<br /><br />I giudici hanno, infatti, poche settimane per decidere se i brevetti della Myriad Genetics sui due geni che possono identificare un aumento del rischio di cancro al seno e alle ovaie siano legali, considerando anche che il monopolio dell’azienda farmaceutica di fatto costringe a sborsare 4000 dollari per il test.<br /><br />Guarda, guarda…<br /><br />Ma c’è ancora dell’altro.<br /><br />Anche la percentuale di rischio che la star indica come molla per la sua decisione di farsi asportare i seni è contraddetta dai fatti. In una ricerca importante[3] a cura di un ente governativo, il National Research Institute, si indicano valori per rischi di cancro al seno associati a geni BRCA1 nettamente inferiori a quelli pubblicizzati dalla Jolie e rilanciati dai media mainstream. Secondo questa ricerca, su 600 donne solo 1 avrà verosimilmente una mutazione BRCA del suo codice genetico e, anche per questa unica donna, il rischio di cancro al seno sarà del 56% e non del 78%, come sostenuto da Angelina Jolie. Considerando che il 13% di donne, anche senza la mutazione genetica, contrae cancro al seno, il rischio - secondo questa ricerca - interessa 43 donne su 100.<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina5.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Abbiamo in definitiva 1 donna su 600 che ha una mutazione del gene BRCA1, e meno della metà che si ammala di cancro a causa di questa mutazione. In altre parole, circa 1 donna su 1200 sarà toccata da questo problema. Senza voler neppure accennare alle cure alternative contro il cancro – cure per la maggior parte proibite qui negli USA - che rischierebbero di erodere il business ipermiliardario di Big Pharma basato su chemio, radio e altre cure rivelatesi spesso inefficaci e dolorose.<br /><br />Come si vede le cose stanno ben diversamente da come sono state ‘strillate’ dalla stampa mainstream di tutto il mondo, diffondendo tra le donne il terrore del ‘brutto male’ e la falsa convinzione che solo togliendosi i seni, o l’utero, o entrambi, ci si possa salvare. Ora, noi da tempo ci siamo resi conto che la paura, il terrore, l’angoscia sono il principale mezzo con cui le masse vengono dominate dalle élite che governano il pianeta. La paura del terrorista, della guerra, della crisi economica, del cancro, rappresentano le modalità sempre maggiormente utilizzate dai media per rilanciare questo disegno mondiale di dominio assoluto sull’umanità.<br /><br />Riflettiamoci bene; non vi sono che rarissimi casi di giornali o televisioni che si fanno delle domande, che non ‘rilanciano’ semplicemente la notizia così come è stata ‘battuta’ dalle agenzie di stampa.<br /><br />Ma veniamo alla paura.<br /><br />Oggi la paura è centrale nel nostro mondo.<br /><br />Dopo gli evidenti esempi di paura instillata nelle masse prima con la war on terror a partire dall’11 settembre 2001 e poi con la crisi economica del 2008 (sette anni dopo) ora, avvicinandoci al compimento del nuovo settennio (2014) sembra si voglia aggiungere un nuovo capitolo a questa azione progressiva di paralisi delle forze della coscienza. <br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina6.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: right" alt="Il Giornale Online"/>La paura porta – a livello esteriore - ad accettare qualsiasi perdita di libertà, qualsiasi compromesso pur di ‘cavarsela’, mentre, a livello interiore, conduce a un irrigidimento dell’animo, a un distacco dal mondo ideale-spirituale. Prima devo pensare ‘alla pelle’, poi a tutto il resto. Non a caso – ci insegna l’esoterismo – questa è l’epoca dell’Arcangelo Michele la cui esortazione è quella di superare la paura, del coraggio con cui vivere la vita. Quale miglior modo allora di ostacolare la missione di Michele, se non instillando terrore in schiere umane sempre più vaste?<br /><br />Dopo l’attacco alla sicurezza (terrorismo), l’attacco al benessere (crisi economica) ora abbiamo l’attacco alla salute a partire dal corpo umano, dai geni. Sul piano della genetica sta per iniziare una battaglia che trasformerà enormemente la nostra civiltà nei prossimi decenni. Interessi miliardari e disegni di potere sulla più intima essenza della corporeità umana rappresentano probabilmente il rischio maggiore che l’umanità a breve si troverà ad affrontare.<br /><br />Su questo piano si gioca la stessa possibilità della libertà umana.<br /><br />Per concludere, una breve riflessione sull’aspetto personale, karmico, di una scelta del genere. L’idea di asportare preventivamente un organo sano per paura che si ammali non è solo qualcosa di profondamente errato sul piano esteriore fisico-sensibile, ma è altresì un errore spirituale enorme.<br /><br />Perché?<br /><br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina7.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Se non ci limitiamo alla visione della vita che ci viene trasmessa dal materialismo attuale ci rendiamo presto conto che dal punto di vista spirituale la malattia è una funzione biologica naturale come la vista o la respirazione, che ci indica che c’è qualcosa di sbagliato in noi. Come la febbre ci indica che abbiamo un’infezione, la malattia ci avverte – se siamo in grado di ascoltarla – della disarmonia presente in noi e ci consente di intervenire.<br /><br />La guarigione è una crescita che noi dobbiamo alla malattia.<br /><br />La malattia è anche un elemento karmico di cui dobbiamo tener conto; impedirne - con i soli mezzi esteriori – il manifestarsi non significa liberarsene. Anzi, vuol dire, di regola, farla ripresentare in forme anche peggiori. In ogni caso significa negare l’elemento spirituale presente in noi, riducendo il nostro essere alla sola parte fisico-sensibile.<br /><br />L’essere umano viene così ridotto a meccanismo, a macchina, i cui componenti di base sono i geni. Manipolabili, brevettabili. Non vanno bene? Cambiamoli o, se è troppo tardi, togliamo gli organi a rischio; in fondo lo stesso trapianto di organi a cosa prelude? Alla ricerca dell’immortalità terrestre attraverso la sostituzione progressiva di organi invecchiati. Purtroppo chi guarda alla realtà non solo dal punto di vista materialistico, sa bene che una azione sul nucleo della vita effettuata senza moralità non potrà che rappresentare un disastro di proporzioni inimmaginabili.<br /><br />Questo è allora il messaggio diffuso a milioni di donne dalla ‘scelta coraggiosa’ di Angelina:<em class='bbcode italic'> “cara amica, non v’è nulla di spirituale in te, nulla di sacro; non sei che una macchina. Ascolta chi ne sa più di te; le Corporation che speculano sulla parte più intima della tua corporeità, brevettando i tuoi geni. Scegli allora di contraddire la stessa saggezza del tuo corpo, mutilando, per paura, anche organi sani. Non guardare al destino con fiducia, ma alimenta l'ansia dentro di te; solo paura e angoscia ti potranno salvare”.</em><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Una bella scelta, davvero.</strong><br /><br />[1]  http://www.marketwatch.com/story/jolie-gives-star-power-to-stock-2013-05-14<br /><br />[2]  http://www.freep.com/article/20130515/NEWS15/305150038/Angelina-Jolie-Supreme-Court<br /><br />[3]  http://www.genome.gov/10000939<br /><br />Fonte: http://www.liberopensare.com/articoli/item/475-la-scelta-di-angelina]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.7'>Pianeta Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Wed, 22 May 2013 20:05:42 +0200</pubDate>
<guid isPermaLink="true">http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8571.7</guid>
</item>

<item>
<title>Scienza, esperto ex Nasa: “l’uso dei combustibili fossili è ormai irrazionale”</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8568.7</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/combustibili_fossili.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>di Peppe Caridi</strong><br /><br />Qualsiasi strategia di re-industrializzazione che si basi sull’uso massiccio dei combustibili fossili puo’ essere considerata sono nel breve termine, ma e’ irrazionale e dispendioso pensare che possa invece essere fulcro di un progetto di crescita nel lungo periodo. A sostenerlo e’ uno scienziato, ex responsabile della ricerca della NASA. James Hansen in una lunga intervista rilasciata al sito di informazione europeo EurActiv ha definito il sistema di scambio degli ETS (certificati di emissione) europei ‘inefficace’ e ha accusato l’industria di preferire il versamento di ‘tangenti’ ai governi piuttosto che incoraggiare gli investimenti sulle tecnologie pulite. L’intervista dello scienziato arriva proprio in concomitanza con gli ultimi dati emessi sulla produzione di combustibili fossili negli Stati Uniti, ottenuti dalla frantumazione delle rocce profonde, che mette il paese a pochi anni dal diventare il piu’ importante tra i produttori di combustibili convenzionali al mondo. Ma e’ anche sullo shale gas Hansen che solleva le sue critiche, affermando che la corsa verso questi nuovi combustibili fossili, shale gas e sabbie bituminose, compromette seriamente l’equilibrio dell’ecosistema e provoca un aumento delle emissioni. Martedi’ scorso l’Agenzia internazionale per l’energia aveva pubblicato uno studio sulle prospettive a medio termine del petrolio dove si afferma che gli Stati Uniti, grazie al gas shale, entro il 2015 supereranno la Russia come principale produttore mondiale di gas ed entro il 2035 arriveranno ad una totale autonomia energetica.<br /><br />Fonte: http://www.meteoweb.eu/2013/05/scienza-esperto-ex-nasa-luso-dei-combustibili-fossili-e-ormai-irrazionale/203075/<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/combustibili_fossili.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>di Peppe Caridi</strong><br /><br />Qualsiasi strategia di re-industrializzazione che si basi sull’uso massiccio dei combustibili fossili puo’ essere considerata sono nel breve termine, ma e’ irrazionale e dispendioso pensare che possa invece essere fulcro di un progetto di crescita nel lungo periodo. A sostenerlo e’ uno scienziato, ex responsabile della ricerca della NASA. James Hansen in una lunga intervista rilasciata al sito di informazione europeo EurActiv ha definito il sistema di scambio degli ETS (certificati di emissione) europei ‘inefficace’ e ha accusato l’industria di preferire il versamento di ‘tangenti’ ai governi piuttosto che incoraggiare gli investimenti sulle tecnologie pulite. L’intervista dello scienziato arriva proprio in concomitanza con gli ultimi dati emessi sulla produzione di combustibili fossili negli Stati Uniti, ottenuti dalla frantumazione delle rocce profonde, che mette il paese a pochi anni dal diventare il piu’ importante tra i produttori di combustibili convenzionali al mondo. Ma e’ anche sullo shale gas Hansen che solleva le sue critiche, affermando che la corsa verso questi nuovi combustibili fossili, shale gas e sabbie bituminose, compromette seriamente l’equilibrio dell’ecosistema e provoca un aumento delle emissioni. Martedi’ scorso l’Agenzia internazionale per l’energia aveva pubblicato uno studio sulle prospettive a medio termine del petrolio dove si afferma che gli Stati Uniti, grazie al gas shale, entro il 2015 supereranno la Russia come principale produttore mondiale di gas ed entro il 2035 arriveranno ad una totale autonomia energetica.<br /><br />Fonte: http://www.meteoweb.eu/2013/05/scienza-esperto-ex-nasa-luso-dei-combustibili-fossili-e-ormai-irrazionale/203075/<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.7'>Pianeta Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Mon, 20 May 2013 22:16:06 +0200</pubDate>
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<item>
<title>L’acqua più antica del mondo</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8561.7</link>
<description><![CDATA[<strong class='bbcode bold'>Segnalata da prixi</strong><br /><br /><em class='bbcode italic'>Una sacca d’acqua nelle viscere delle terre canadesi, custodita per oltre due miliardi e mezzo di anni a una profondità di 2,4 chilometri. È la scoperta di un team di ricercatori anglo-canadesi, che hanno ritrovato in Ontario quella che potrebbe essere l’acqua più antica del mondo.</em> <br /><br /><strong class='bbcode bold'>BRODO PRIMORDIALE? -</strong> La scoperta è stata riportata dalla prestigiosa rivista scientifica Nature: l’ipotesi degli scienziati è che in quest’acqua incontaminata da miliardi di anni possano trovarsi tracce delle sostanze che hanno permesso lo sviluppo della vita sul nostro pianeta: una sorta di “brodo primordiale” incontaminato che potrebbe anche risolvere l’enigma della vita su Marte. <br /><br /><strong class='bbcode bold'>QUANDO È COMPARSA LA VITA SULLA TERRA? -</strong> Secondo le prime ipotesi sviluppate dai ricercatori, questa scoperta potrebbe anche dimostrare che la vita sulla Terra sia comparsa prima di quanto supposto finora e il prezioso liquido rivelerebbe anche le capacità di sopravvivenza di alcuni microbi anche in assenza della luce e del calore forniti dal Sole, fornendo un’affascinante fotografia del nostro pianeta quando era ancora relativamente giovane.<br /><br />Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/933749/scoperta-lacqua-piu-antica-del-mondo/<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<strong class='bbcode bold'>Segnalata da prixi</strong><br /><br /><em class='bbcode italic'>Una sacca d’acqua nelle viscere delle terre canadesi, custodita per oltre due miliardi e mezzo di anni a una profondità di 2,4 chilometri. È la scoperta di un team di ricercatori anglo-canadesi, che hanno ritrovato in Ontario quella che potrebbe essere l’acqua più antica del mondo.</em> <br /><br /><strong class='bbcode bold'>BRODO PRIMORDIALE? -</strong> La scoperta è stata riportata dalla prestigiosa rivista scientifica Nature: l’ipotesi degli scienziati è che in quest’acqua incontaminata da miliardi di anni possano trovarsi tracce delle sostanze che hanno permesso lo sviluppo della vita sul nostro pianeta: una sorta di “brodo primordiale” incontaminato che potrebbe anche risolvere l’enigma della vita su Marte. <br /><br /><strong class='bbcode bold'>QUANDO È COMPARSA LA VITA SULLA TERRA? -</strong> Secondo le prime ipotesi sviluppate dai ricercatori, questa scoperta potrebbe anche dimostrare che la vita sulla Terra sia comparsa prima di quanto supposto finora e il prezioso liquido rivelerebbe anche le capacità di sopravvivenza di alcuni microbi anche in assenza della luce e del calore forniti dal Sole, fornendo un’affascinante fotografia del nostro pianeta quando era ancora relativamente giovane.<br /><br />Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/933749/scoperta-lacqua-piu-antica-del-mondo/<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.7'>Pianeta Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Fri, 17 May 2013 17:32:10 +0200</pubDate>
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<title>Che cos'è il neodarwinismo?</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8560.7</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/dnaspace.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>Cosa rimane oggi della teoria dell'evoluzione elaborata da Darwin nel 1859? Quali sono le attuali prospettive di ricerca sull'evoluzione della specie?<br /><br />Pietro Buffa</strong><br /><br />Da quando Charles Darwin (1809-1882) propose nel 1859 la sua ormai storica teoria sull'evoluzione delle specie per selezione naturale (1), essa cominciò sempre più ad influenzare il pensiero umano mettendo le basi ad una possibile visione alternativa a quella in vigore, che vedeva l'uomo come l'ultimo atto di un processo di creazione divina. La teoria fu elaborata dopo cinque anni di studi sui fossili ed una attenta osservazione delle specie viventi negli incontaminati habitat naturali della pampa argentina e delle isole Galapagos. Darwin riuscì ad estrarre in quegli anni una gigantesca mole di dati che lo portarono ad affermare come persino l'uomo moderno (Homo sapiens), al pari di tutte le altre specie viventi, doveva essere considerato come un prodotto dell'evoluzione. Il successivo ritrovamento dei resti fossili dell'uomo pleistocenico di Neanderthal (1856), a pochi anni dalla pubblicazione della sua teoria, gli dette ulteriore conferma. <br /><br />Per la chiesa, le nuove scoperte furono inaccettabili, subito viste come una minaccia a tutte quelle elaborazioni teologiche basate sul libro della genesi, secondo il quale, tutta l’umanità discenderebbe da una sola coppia di esseri umani già moderni, fatti ad immagine e somiglianza di un Dio creatore che, infondendo in loro un "alito di vita", li rese e ci rese differenti da ogni altra specie vivente. Darwin spodestava l'uomo dal suo piedistallo e, nonostante i forti attacchi e le numerose critiche alla sua teoria, il velato odore di una scoperta rivoluzionaria era ormai nell'aria, pronta a mettere l’uomo sulle razionali tracce della sua identità biologica, come mai prima di allora.<br /><br />Continue verifiche ed indagini scientifiche sempre più rigorose, hanno negli anni aiutato il darwinismo classico ad evolversi ed a superare molteplici contrasti che affliggevano specifici punti della famosa teoria. Il supporto di aree di studio come: la genomica, la biologia molecolare, la bioinformatica, la paleoantropologia, hanno ancora oggi un ruolo determinante nell’arricchire l’evoluzionismo di nuove conoscenze, spingendo gli studiosi del settore verso nuove direzioni (2, 3). La teoria di Darwin ha quindi lentamente lasciato il posto ad un programma di ricerca multidisciplinare, generalmente noto con il nome di neodarwinismo, con lo scopo di allargare la visione del problema, dargli l’ufficialità che merita e rivestirlo di una ormai necessaria base matematico-predittiva (4, 5).<br /><br />Oggi non disponiamo ancora di una teoria matematica generale che "catturi" l’essenza dei processi evolutivi della vita, ma diversi ed interessanti modelli matematici e computazionali stanno finalmente cominciando ad irrompere su riviste internazionali del settore, come spiega Gregory Chaitin nel suo recente libro “Darwin alla prova” (6). Il neodarwinismo è dunque oggi, la teoria bio-evoluzionistica più accreditata dalla scienza accademica internazionale ma, anche se, molti passi in avanti sono stati fatti nella comprensione del fenomeno, esiste ancora una forte opposizione ad esso da parte di alcuni ambiti, primo tra tutti quello religioso. Le gerarchie della chiesa cattolica hanno nel tempo ridefinito la loro posizione sui processi evolutivi della vita, accostando gli insegnamenti teologici alle più recenti scoperte scientifiche, nel tentativo di arricchire la conoscenza dell'uomo, senza dover per forza mettere in dubbio l'esistenza di Dio, tema più volte affrontato da papa Benedetto XVI (7).<br /><br />Diversamente è stato fatto dalle chiese protestanti che, maggiormente legate ad una interpretazione letterale della Bibbia, continuano ancora oggi la loro disperata lotta anti-evoluzionista, citando spesso vecchi modelli nel tentativo di mettere in discussione un intero programma di ricerca, per favorire una sempre meno sostenibile ipotesi creazionista, senza la quale, verrebbe a crollare l’infallibilità dei testi sacri. Il teologo evangelico Bruce K. Waltke, stimato biblista di fama internazionale, scrittore e professore in svariate università degli stati uniti, evidenziò anni fa la possibilità di una grave crisi per la chiesa evangelica americana, se questa non compirà alcuni passi in avanti verso la scienza. Se diversi dati in favore dell'evoluzione biologica sono ormai incontrovertibili, continuarne a negare la realtà renderà la chiesa protestante anomala, uno strano gruppo che non è in grado di interagire con il mondo, affermazione che costò al teologo Waltke la perdita della sua cattedra alla Reformed Theological Seminary (8).<br /><br />La più comune critica che, ancora oggi, viene fatta alla teoria bio-evoluzionistica è certamente paleontologica, dovuta alla non accuratezza della documentazione fossile a causa di uno scarso ritrovamento dei cosiddetti "anelli mancanti" che completerebbero le linee evolutive delle forme oggi viventi. Se tutti gli esseri viventi discendono da antenati comuni, come spiegava Darwin, attraverso l'instaurarsi di una successione di cambiamenti graduali volti ad un adattamento ambientale, si dovrebbero trovare milioni di "forme intermedie", intrappolate negli strati geologici. Ciò non è avvenuto come ci si aspettava e lo stesso Darwin era consapevole di questo punto debole quando, all'interno del suo trattato, scriveva le seguenti parole: "la geologia certamente non ci ha ancora rivelato questa catena graduale ed è questa la più facile ed insieme grave obbiezione che possa farsi alla mia teoria". <br /><br />Il darwinismo classico ci ha, infatti, sempre proposto un'evoluzione graduale delle specie viventi (gradualismo filetico), ma questa iniziale visione del processo evolutivo, insieme al vecchio concetto di "anello mancante" che si portava dietro, è stata da anni superata dalla ricerca accademica e sopravvive oggi esclusivamente nel dibattito parascientifico, nella cultura popolare e nelle critiche antievoluzionistiche da parte dei non addetti ai lavori. La documentazione fossile mostra che le specie viventi tendono a conservare le loro caratteristiche quasi inalterate per lunghissimi periodi di tempo (stasi), per poi cambiare improvvisamente, sotto la pressione di opportuni "motori di evoluzione" che operano insieme alla selezione naturale evidenziata da Darwin. I cambiamenti che portano alla formazione di nuove specie sono generalmente rapidi ed incisivi e le forme intermedie destinate ad una vita relativamente breve, per tal motivo, difficilmente ritrovabili nella documentazione fossile. Molte di queste evidenze fanno ormai parte del neodarwinismo e si contrappongono a quelle originariamente proposte da Darwin, a favore del fatto che l'evoluzione segua un andamento conforme agli equilibr punteggiati, modello sviluppato nel 1972 dai paleontologi Stephen J. Gould e Niles Eldredge (9, 10).<br /><br />La straordinaria rapidità che certi cambiamenti possono aver avuto anche nella nostra storia evolutiva è oggi oggetto di numerose indagini incrociate che riguardano, non soltanto i dati paleontologici in nostro possesso, ma anche quelli bio-molecolari. Il cervello, ovvero l’organo che più di tutti ci contraddistingue da ogni altra specie vivente ne è certamente uno esempio. La dimensione del cervello, nonché la sua sofisticazione, sono andati progressivamente aumentando con gli australopitecini fino alla nostra specie: 440 cc in Australopithecus africanus, 640 cc in Homo habilis, 940 cc in Homo erectus, 1230 cc in Homo sapiens. I ricercatori dell’Howard Hughes Medical Institute di Chicago hanno, nel 2004, pubblicato i risultati di uno studio che afferma come la straordinaria evoluzione che il cervello umano ha subito, sia il risultato di un "evento speciale" (11). <br /><br />Non si tratta di un miglioramento di ciò che c'era prima, bensì di una svolta radicale nella biologia umana la cui causa va ricercata all’interno del nostro DNA. La formazione del cervello è guidata nell’uomo dall’espressione di diversi geni, ma c’è una piccola sequenza di appena 118 basi, all’interno del cromosoma 20, che oggi sappiamo giocare un ruolo determinante durante lo sviluppo embrionale, producendo una massiccia migrazione neuronale, indispensabile alla formazione di un cervello veramente umano. Comparando questa regione con la medesima regione ritrovata anche nei primati non umani, i biologi si accorsero, nel 2005, di avere di fronte uno dei siti genomici in cui avvenne forse il più elevato tasso di cambiamenti molecolari (mutazioni) mai riscontrati nell’uomo. <br /><br />Nelle scimmie, la stessa regione si mostra povera di cambiamenti se confrontata con quella dei più vecchi vertebrati, a dimostrazione del fatto che la massiccia quantità di modificazioni, avvenne esclusivamente negli ominidi, attivando in tempi rapidi un importantissimo meccanismo molecolare che oggi sappiamo essere alla base dello sviluppo cerebrale. A questa piccola sequenza venne dato il nome di Human Accelerated Region 1 (HAR1) e fu catalogata come la prima di una serie di regioni genomiche specificatamente umane, nonché determinanti nel processo evolutivo di ominazione (12). Molti pilastri della storica teoria darwiniana sono ormai caduti, Darwin non sapeva neppure cosa fosse un gene e ignorava completamente i meccanismi alla base dell’ereditarietà, ma innegabilmente, quegli studi stanno conducendo i ricercatori verso nuove scoperte, sempre più vicine alla realtà del fenomeno. <br /><br />La teoria di Darwin era semplicemente ciò che doveva essere, una teoria, una complessa elaborazione di idee che si formano nella mente dell’uomo, dopo che questi ha attentamente e scrupolosamente osservato i fenomeni naturali ed i dati in suo possesso. Essa non è un dogma, qualche cosa di fisso ed immutabile valido una volta e per sempre, bensì uno strumento concettuale da sottoporre continuamente a verifica e credo sia questo sottile concetto di dinamismo a fare evolvere la scienza e con essa, il sapere umano.<br /><br /><div style='text-align:center'><table cellpadding="3" style="margin-bottom:30px"><tr><td align="center" valign="top" width="140"><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__charles-darwin.php?pn=678" title="Charles Darwin" ><img style="border:0" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/_big/c/charles-darwin_31957.jpg" width="122" height="160" alt="Charles Darwin" /></a></td><td><div><a target="_blank" class="autore" title="Giuseppe Montalenti" href="http://www.macrolibrarsi.it/autori/_giuseppe-montalenti.php?pn=678">Giuseppe Montalenti</a></div><div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__charles-darwin.php?pn=678" title="Charles Darwin" style="font-weight:bold">Charles Darwin</a></div></td></tr></table></div><br /><br /><strong class='bbcode bold'>BIBBLIOGRAFIA</strong><br /><em class='bbcode italic'>1. C. Darwin, The Origin of Species by Means of Natural Selection. John Murray (1859)<br />2. D. Futuyma, Evolution. Sinauer Associates Inc (2009)<br />3. M. Ferraguti, C. Castellacci, Evoluzione: Modelli e processi. Pearson Italia (2011)<br />4. S. Gould, Challenges to Neo-Darwinism and Their Meaning for a Revised View of Human Consciousness. Cambridge University Lecture (1983)<br />5. A. Bazzani et al, Metodi matematici per la teoria dell'evoluzione. Springer (2011)<br />6. G. Chaitin, Proving Darwin: Making Biology Mathematical. Pantheon (2012)<br />7. Benedetto XVI, Creazione ed evoluzione: un convegno con papa Benedetto XVI a Castel Gandolfo. EDB (2007)<br />8. Jashik, Evangelical Scholar Forced Out After Endorsing Evolution. USA Today (2010)<br />9. N. Eldredge et al, Punctuated Equilibria: An Alternative to Philetic Gradualism. Paleobiology (1972)<br />10. S. Gould et al, Punctuated equilibria: the tempo and mode of evolution reconsidered. Paleobiology (1977)<br />11. Howard Hughes Medical Institute: http://www.hhmi.org/news/lahn3.html<br />12. K.S.Pollard et al, An RNA Gene Expressed During Cortical Development Evolved Rapidly in Humans. Nature (2006)</em><br /><br />Fonte: http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/che-cos-e-il-neodarwinismo.php]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/dnaspace.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>Cosa rimane oggi della teoria dell'evoluzione elaborata da Darwin nel 1859? Quali sono le attuali prospettive di ricerca sull'evoluzione della specie?<br /><br />Pietro Buffa</strong><br /><br />Da quando Charles Darwin (1809-1882) propose nel 1859 la sua ormai storica teoria sull'evoluzione delle specie per selezione naturale (1), essa cominciò sempre più ad influenzare il pensiero umano mettendo le basi ad una possibile visione alternativa a quella in vigore, che vedeva l'uomo come l'ultimo atto di un processo di creazione divina. La teoria fu elaborata dopo cinque anni di studi sui fossili ed una attenta osservazione delle specie viventi negli incontaminati habitat naturali della pampa argentina e delle isole Galapagos. Darwin riuscì ad estrarre in quegli anni una gigantesca mole di dati che lo portarono ad affermare come persino l'uomo moderno (Homo sapiens), al pari di tutte le altre specie viventi, doveva essere considerato come un prodotto dell'evoluzione. Il successivo ritrovamento dei resti fossili dell'uomo pleistocenico di Neanderthal (1856), a pochi anni dalla pubblicazione della sua teoria, gli dette ulteriore conferma. <br /><br />Per la chiesa, le nuove scoperte furono inaccettabili, subito viste come una minaccia a tutte quelle elaborazioni teologiche basate sul libro della genesi, secondo il quale, tutta l’umanità discenderebbe da una sola coppia di esseri umani già moderni, fatti ad immagine e somiglianza di un Dio creatore che, infondendo in loro un "alito di vita", li rese e ci rese differenti da ogni altra specie vivente. Darwin spodestava l'uomo dal suo piedistallo e, nonostante i forti attacchi e le numerose critiche alla sua teoria, il velato odore di una scoperta rivoluzionaria era ormai nell'aria, pronta a mettere l’uomo sulle razionali tracce della sua identità biologica, come mai prima di allora.<br /><br />Continue verifiche ed indagini scientifiche sempre più rigorose, hanno negli anni aiutato il darwinismo classico ad evolversi ed a superare molteplici contrasti che affliggevano specifici punti della famosa teoria. Il supporto di aree di studio come: la genomica, la biologia molecolare, la bioinformatica, la paleoantropologia, hanno ancora oggi un ruolo determinante nell’arricchire l’evoluzionismo di nuove conoscenze, spingendo gli studiosi del settore verso nuove direzioni (2, 3). La teoria di Darwin ha quindi lentamente lasciato il posto ad un programma di ricerca multidisciplinare, generalmente noto con il nome di neodarwinismo, con lo scopo di allargare la visione del problema, dargli l’ufficialità che merita e rivestirlo di una ormai necessaria base matematico-predittiva (4, 5).<br /><br />Oggi non disponiamo ancora di una teoria matematica generale che "catturi" l’essenza dei processi evolutivi della vita, ma diversi ed interessanti modelli matematici e computazionali stanno finalmente cominciando ad irrompere su riviste internazionali del settore, come spiega Gregory Chaitin nel suo recente libro “Darwin alla prova” (6). Il neodarwinismo è dunque oggi, la teoria bio-evoluzionistica più accreditata dalla scienza accademica internazionale ma, anche se, molti passi in avanti sono stati fatti nella comprensione del fenomeno, esiste ancora una forte opposizione ad esso da parte di alcuni ambiti, primo tra tutti quello religioso. Le gerarchie della chiesa cattolica hanno nel tempo ridefinito la loro posizione sui processi evolutivi della vita, accostando gli insegnamenti teologici alle più recenti scoperte scientifiche, nel tentativo di arricchire la conoscenza dell'uomo, senza dover per forza mettere in dubbio l'esistenza di Dio, tema più volte affrontato da papa Benedetto XVI (7).<br /><br />Diversamente è stato fatto dalle chiese protestanti che, maggiormente legate ad una interpretazione letterale della Bibbia, continuano ancora oggi la loro disperata lotta anti-evoluzionista, citando spesso vecchi modelli nel tentativo di mettere in discussione un intero programma di ricerca, per favorire una sempre meno sostenibile ipotesi creazionista, senza la quale, verrebbe a crollare l’infallibilità dei testi sacri. Il teologo evangelico Bruce K. Waltke, stimato biblista di fama internazionale, scrittore e professore in svariate università degli stati uniti, evidenziò anni fa la possibilità di una grave crisi per la chiesa evangelica americana, se questa non compirà alcuni passi in avanti verso la scienza. Se diversi dati in favore dell'evoluzione biologica sono ormai incontrovertibili, continuarne a negare la realtà renderà la chiesa protestante anomala, uno strano gruppo che non è in grado di interagire con il mondo, affermazione che costò al teologo Waltke la perdita della sua cattedra alla Reformed Theological Seminary (8).<br /><br />La più comune critica che, ancora oggi, viene fatta alla teoria bio-evoluzionistica è certamente paleontologica, dovuta alla non accuratezza della documentazione fossile a causa di uno scarso ritrovamento dei cosiddetti "anelli mancanti" che completerebbero le linee evolutive delle forme oggi viventi. Se tutti gli esseri viventi discendono da antenati comuni, come spiegava Darwin, attraverso l'instaurarsi di una successione di cambiamenti graduali volti ad un adattamento ambientale, si dovrebbero trovare milioni di "forme intermedie", intrappolate negli strati geologici. Ciò non è avvenuto come ci si aspettava e lo stesso Darwin era consapevole di questo punto debole quando, all'interno del suo trattato, scriveva le seguenti parole: "la geologia certamente non ci ha ancora rivelato questa catena graduale ed è questa la più facile ed insieme grave obbiezione che possa farsi alla mia teoria". <br /><br />Il darwinismo classico ci ha, infatti, sempre proposto un'evoluzione graduale delle specie viventi (gradualismo filetico), ma questa iniziale visione del processo evolutivo, insieme al vecchio concetto di "anello mancante" che si portava dietro, è stata da anni superata dalla ricerca accademica e sopravvive oggi esclusivamente nel dibattito parascientifico, nella cultura popolare e nelle critiche antievoluzionistiche da parte dei non addetti ai lavori. La documentazione fossile mostra che le specie viventi tendono a conservare le loro caratteristiche quasi inalterate per lunghissimi periodi di tempo (stasi), per poi cambiare improvvisamente, sotto la pressione di opportuni "motori di evoluzione" che operano insieme alla selezione naturale evidenziata da Darwin. I cambiamenti che portano alla formazione di nuove specie sono generalmente rapidi ed incisivi e le forme intermedie destinate ad una vita relativamente breve, per tal motivo, difficilmente ritrovabili nella documentazione fossile. Molte di queste evidenze fanno ormai parte del neodarwinismo e si contrappongono a quelle originariamente proposte da Darwin, a favore del fatto che l'evoluzione segua un andamento conforme agli equilibr punteggiati, modello sviluppato nel 1972 dai paleontologi Stephen J. Gould e Niles Eldredge (9, 10).<br /><br />La straordinaria rapidità che certi cambiamenti possono aver avuto anche nella nostra storia evolutiva è oggi oggetto di numerose indagini incrociate che riguardano, non soltanto i dati paleontologici in nostro possesso, ma anche quelli bio-molecolari. Il cervello, ovvero l’organo che più di tutti ci contraddistingue da ogni altra specie vivente ne è certamente uno esempio. La dimensione del cervello, nonché la sua sofisticazione, sono andati progressivamente aumentando con gli australopitecini fino alla nostra specie: 440 cc in Australopithecus africanus, 640 cc in Homo habilis, 940 cc in Homo erectus, 1230 cc in Homo sapiens. I ricercatori dell’Howard Hughes Medical Institute di Chicago hanno, nel 2004, pubblicato i risultati di uno studio che afferma come la straordinaria evoluzione che il cervello umano ha subito, sia il risultato di un "evento speciale" (11). <br /><br />Non si tratta di un miglioramento di ciò che c'era prima, bensì di una svolta radicale nella biologia umana la cui causa va ricercata all’interno del nostro DNA. La formazione del cervello è guidata nell’uomo dall’espressione di diversi geni, ma c’è una piccola sequenza di appena 118 basi, all’interno del cromosoma 20, che oggi sappiamo giocare un ruolo determinante durante lo sviluppo embrionale, producendo una massiccia migrazione neuronale, indispensabile alla formazione di un cervello veramente umano. Comparando questa regione con la medesima regione ritrovata anche nei primati non umani, i biologi si accorsero, nel 2005, di avere di fronte uno dei siti genomici in cui avvenne forse il più elevato tasso di cambiamenti molecolari (mutazioni) mai riscontrati nell’uomo. <br /><br />Nelle scimmie, la stessa regione si mostra povera di cambiamenti se confrontata con quella dei più vecchi vertebrati, a dimostrazione del fatto che la massiccia quantità di modificazioni, avvenne esclusivamente negli ominidi, attivando in tempi rapidi un importantissimo meccanismo molecolare che oggi sappiamo essere alla base dello sviluppo cerebrale. A questa piccola sequenza venne dato il nome di Human Accelerated Region 1 (HAR1) e fu catalogata come la prima di una serie di regioni genomiche specificatamente umane, nonché determinanti nel processo evolutivo di ominazione (12). Molti pilastri della storica teoria darwiniana sono ormai caduti, Darwin non sapeva neppure cosa fosse un gene e ignorava completamente i meccanismi alla base dell’ereditarietà, ma innegabilmente, quegli studi stanno conducendo i ricercatori verso nuove scoperte, sempre più vicine alla realtà del fenomeno. <br /><br />La teoria di Darwin era semplicemente ciò che doveva essere, una teoria, una complessa elaborazione di idee che si formano nella mente dell’uomo, dopo che questi ha attentamente e scrupolosamente osservato i fenomeni naturali ed i dati in suo possesso. Essa non è un dogma, qualche cosa di fisso ed immutabile valido una volta e per sempre, bensì uno strumento concettuale da sottoporre continuamente a verifica e credo sia questo sottile concetto di dinamismo a fare evolvere la scienza e con essa, il sapere umano.<br /><br /><div style='text-align:center'><table cellpadding="3" style="margin-bottom:30px"><tr><td align="center" valign="top" width="140"><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__charles-darwin.php?pn=678" title="Charles Darwin" ><img style="border:0" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/_big/c/charles-darwin_31957.jpg" width="122" height="160" alt="Charles Darwin" /></a></td><td><div><a target="_blank" class="autore" title="Giuseppe Montalenti" href="http://www.macrolibrarsi.it/autori/_giuseppe-montalenti.php?pn=678">Giuseppe Montalenti</a></div><div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__charles-darwin.php?pn=678" title="Charles Darwin" style="font-weight:bold">Charles Darwin</a></div></td></tr></table></div><br /><br /><strong class='bbcode bold'>BIBBLIOGRAFIA</strong><br /><em class='bbcode italic'>1. C. Darwin, The Origin of Species by Means of Natural Selection. John Murray (1859)<br />2. D. Futuyma, Evolution. Sinauer Associates Inc (2009)<br />3. M. Ferraguti, C. Castellacci, Evoluzione: Modelli e processi. Pearson Italia (2011)<br />4. S. Gould, Challenges to Neo-Darwinism and Their Meaning for a Revised View of Human Consciousness. Cambridge University Lecture (1983)<br />5. A. Bazzani et al, Metodi matematici per la teoria dell'evoluzione. Springer (2011)<br />6. G. Chaitin, Proving Darwin: Making Biology Mathematical. Pantheon (2012)<br />7. Benedetto XVI, Creazione ed evoluzione: un convegno con papa Benedetto XVI a Castel Gandolfo. EDB (2007)<br />8. Jashik, Evangelical Scholar Forced Out After Endorsing Evolution. USA Today (2010)<br />9. N. Eldredge et al, Punctuated Equilibria: An Alternative to Philetic Gradualism. Paleobiology (1972)<br />10. S. Gould et al, Punctuated equilibria: the tempo and mode of evolution reconsidered. Paleobiology (1977)<br />11. Howard Hughes Medical Institute: http://www.hhmi.org/news/lahn3.html<br />12. K.S.Pollard et al, An RNA Gene Expressed During Cortical Development Evolved Rapidly in Humans. Nature (2006)</em><br /><br />Fonte: http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/che-cos-e-il-neodarwinismo.php]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.7'>Pianeta Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Fri, 17 May 2013 12:16:31 +0200</pubDate>
<guid isPermaLink="true">http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8560.7</guid>
</item>

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<title>A Lancaster cambia il mondo</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8558.7</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/lancaster1.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>Da piccoli semi posti nella terra nascono alberi giganteschi; allo stesso modo spesso nei luoghi più sconosciuti hanno luogo eventi in grado di cambiare il mondo.<br /><br /><em class='bbcode italic'>di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli USA di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione)</em></strong><br /><br />Lancaster è un sobborgo a poche decine di miglia a nordest di Los Angeles, fino a ieri del tutto sconosciuto alla maggior parte degli americani.<br /><br />Eppure martedì 28 marzo in questa sorta di comunità-dormitorio sperduta nel deserto è avvenuto qualcosa che potrebbe cambiare radicalmente il volto del mondo così come oggi lo conosciamo. Tutto grazie alla tenacia di una persona, il sindaco Rex Parris, repubblicano, che ha deciso di far diventare Lancaster la ‘capitale mondiale dell’energia solare’.<br /><br /><em class='bbcode italic'>“Vogliamo essere la prima città al mondo che produce più energia solare di quanta ne consuma”</em>[1].<br /><br />E per conseguire questo risultato ha fatto qualcosa che sembrerebbe assolutamente contrario allo spirito dei Republican il cui motto è ‘meno istituzioni, più privato’; ha fatto passare una legge secondo la quale tutte le nuove case che verranno costruite in città dovranno essere dotate di pannelli solari. Lancaster non è propriamente un covo di ambientalisti eppure questa legge è passata a grande maggioranza. Parris ha affermato con orgoglio: <em class='bbcode italic'>"Deve servire come modello. Qui ci troviamo in una zona estremamente conservatrice, eppure non c’è stata quasi nessuna resistenza"</em>. Così il consiglio comunale di Lancaster ha approvato un regolamento – il primo in tutti gli Stati Uniti – secondo il quale le nuove case devono produrre energia solare.<br /><div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/lancaster2.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div> <br /><br />A onor del vero bisogna dire che Lancaster non è l'unica città della California a fare delle energie rinnovabili una priorità: lo Stato è all’avanguardia negli USA per progetti solari e per numero di megawatt da energie rinnovabili installati, così come per costo medio per watt di energia solare. Il nuovo regolamento approvato dalla municipalità prevede che per ogni nuovo permesso di costruzione rilasciato dopo il 1 gennaio 2014, i costruttori devono prevedere un minimo di kilowatt di energia solare prodotta per ogni casa ed esattamente tra 1/1,5 Kw per ogni 650 mq. di terreno.<br /><br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/lancaster4b.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: right" alt="Il Giornale Online"/>Gli acquirenti delle abitazioni potranno scegliere il sistema solare che preferiscono nel modello di casa proposto dal costruttore. La legge comunque non significa necessariamente che un progetto non può andare avanti se il costruttore non vuole installare pannelli solari: si può in alternativa scegliere di soddisfare il requisito di produrre energia solare anche fornendo la prova di acquisto di energia solare da un altro impianto solare situato all'interno dell’area metropolitana.<br /><br />Stesso discorso vale, a maggior ragione, per gli edifici pubblici, scuole, parcheggi, tutti adeguatamente coperti da pannelli solari; la municipalità ha acquistato oltre 32.000 pannelli installandoli su 25 scuole e generando 7,5 megawatt di potenza, vendendo l’energia alle scuole ad un buon 35% in meno del costo di mercato. Parris vuole richiamare con questa regola anche l’attenzione su come il cambiamento climatico sia un problema urgente che i suoi colleghi repubblicani farebbero bene a riconoscere.<br /><br /><em class='bbcode italic'>"L'unica cosa che dobbiamo fare è riconoscere quanto sia grave la situazione del riscaldamento globale, - ha detto Parris - ma riconoscere anche che possiamo risolvere il problema. Abbiamo enormi capacità se solo abbiamo il coraggio di metterci al lavoro."</em><br /><br />Prosegue Parris:<br /><em class='bbcode italic'>"Il partito repubblicano è oggi in imbarazzo perché i sondaggi indicano che la base elettorale è a favore della protezione dell'ambiente. È il vertice che non lo è. Sarei un idiota se ignorassi il riscaldamento globale. Sarò pure un repubblicano, ma non sono un idiota"</em>[2].<br /><br />E se nel Belpaese, che certo non manca di sole - ma purtroppo neppure di idioti - qualcuno si accorgesse di quello che succede a Lancaster?<br /><br /><br />[1]   http://www.nytimes.com/2013/04/09/us/lancaster-calif-focuses-on-becoming-solar-capital-of-universe.html?pagewanted=all<br /><br />[2]   http://www.huffingtonpost.com/2013/04/10/r-rex-parris-lancaster-california_n_3052369.html<br /><br />Fonte: http://www.liberopensare.com/articoli/item/472-a-lancaster-cambia-il-mondo<br /><br /><div style='text-align:center'><table cellpadding="3" style="margin-bottom:30px"><tr><td align="center" valign="top" width="140"><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__fotovoltaico_per_tutti.php?pn=678" title="Il Fotovoltaico per Tutti" ><img style="border:0" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/_big/f/fotovoltaico-per-tutti.jpg" width="122" height="160" alt="Il Fotovoltaico per Tutti" /></a></td><td><div><a target="_blank" class="autore" title="Francesco Groppi" href="http://www.macrolibrarsi.it/autori/_francesco_groppi.php?pn=678">Francesco Groppi</a></div><div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__fotovoltaico_per_tutti.php?pn=678" title="Il Fotovoltaico per Tutti" style="font-weight:bold">Il Fotovoltaico per Tutti</a></div></td></tr></table></div><br /><br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/lancaster1.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>Da piccoli semi posti nella terra nascono alberi giganteschi; allo stesso modo spesso nei luoghi più sconosciuti hanno luogo eventi in grado di cambiare il mondo.<br /><br /><em class='bbcode italic'>di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli USA di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione)</em></strong><br /><br />Lancaster è un sobborgo a poche decine di miglia a nordest di Los Angeles, fino a ieri del tutto sconosciuto alla maggior parte degli americani.<br /><br />Eppure martedì 28 marzo in questa sorta di comunità-dormitorio sperduta nel deserto è avvenuto qualcosa che potrebbe cambiare radicalmente il volto del mondo così come oggi lo conosciamo. Tutto grazie alla tenacia di una persona, il sindaco Rex Parris, repubblicano, che ha deciso di far diventare Lancaster la ‘capitale mondiale dell’energia solare’.<br /><br /><em class='bbcode italic'>“Vogliamo essere la prima città al mondo che produce più energia solare di quanta ne consuma”</em>[1].<br /><br />E per conseguire questo risultato ha fatto qualcosa che sembrerebbe assolutamente contrario allo spirito dei Republican il cui motto è ‘meno istituzioni, più privato’; ha fatto passare una legge secondo la quale tutte le nuove case che verranno costruite in città dovranno essere dotate di pannelli solari. Lancaster non è propriamente un covo di ambientalisti eppure questa legge è passata a grande maggioranza. Parris ha affermato con orgoglio: <em class='bbcode italic'>"Deve servire come modello. Qui ci troviamo in una zona estremamente conservatrice, eppure non c’è stata quasi nessuna resistenza"</em>. Così il consiglio comunale di Lancaster ha approvato un regolamento – il primo in tutti gli Stati Uniti – secondo il quale le nuove case devono produrre energia solare.<br /><div style='text-align:center'><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/lancaster2.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; alt="Il Giornale Online"/></div> <br /><br />A onor del vero bisogna dire che Lancaster non è l'unica città della California a fare delle energie rinnovabili una priorità: lo Stato è all’avanguardia negli USA per progetti solari e per numero di megawatt da energie rinnovabili installati, così come per costo medio per watt di energia solare. Il nuovo regolamento approvato dalla municipalità prevede che per ogni nuovo permesso di costruzione rilasciato dopo il 1 gennaio 2014, i costruttori devono prevedere un minimo di kilowatt di energia solare prodotta per ogni casa ed esattamente tra 1/1,5 Kw per ogni 650 mq. di terreno.<br /><br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/lancaster4b.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: right" alt="Il Giornale Online"/>Gli acquirenti delle abitazioni potranno scegliere il sistema solare che preferiscono nel modello di casa proposto dal costruttore. La legge comunque non significa necessariamente che un progetto non può andare avanti se il costruttore non vuole installare pannelli solari: si può in alternativa scegliere di soddisfare il requisito di produrre energia solare anche fornendo la prova di acquisto di energia solare da un altro impianto solare situato all'interno dell’area metropolitana.<br /><br />Stesso discorso vale, a maggior ragione, per gli edifici pubblici, scuole, parcheggi, tutti adeguatamente coperti da pannelli solari; la municipalità ha acquistato oltre 32.000 pannelli installandoli su 25 scuole e generando 7,5 megawatt di potenza, vendendo l’energia alle scuole ad un buon 35% in meno del costo di mercato. Parris vuole richiamare con questa regola anche l’attenzione su come il cambiamento climatico sia un problema urgente che i suoi colleghi repubblicani farebbero bene a riconoscere.<br /><br /><em class='bbcode italic'>"L'unica cosa che dobbiamo fare è riconoscere quanto sia grave la situazione del riscaldamento globale, - ha detto Parris - ma riconoscere anche che possiamo risolvere il problema. Abbiamo enormi capacità se solo abbiamo il coraggio di metterci al lavoro."</em><br /><br />Prosegue Parris:<br /><em class='bbcode italic'>"Il partito repubblicano è oggi in imbarazzo perché i sondaggi indicano che la base elettorale è a favore della protezione dell'ambiente. È il vertice che non lo è. Sarei un idiota se ignorassi il riscaldamento globale. Sarò pure un repubblicano, ma non sono un idiota"</em>[2].<br /><br />E se nel Belpaese, che certo non manca di sole - ma purtroppo neppure di idioti - qualcuno si accorgesse di quello che succede a Lancaster?<br /><br /><br />[1]   http://www.nytimes.com/2013/04/09/us/lancaster-calif-focuses-on-becoming-solar-capital-of-universe.html?pagewanted=all<br /><br />[2]   http://www.huffingtonpost.com/2013/04/10/r-rex-parris-lancaster-california_n_3052369.html<br /><br />Fonte: http://www.liberopensare.com/articoli/item/472-a-lancaster-cambia-il-mondo<br /><br /><div style='text-align:center'><table cellpadding="3" style="margin-bottom:30px"><tr><td align="center" valign="top" width="140"><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__fotovoltaico_per_tutti.php?pn=678" title="Il Fotovoltaico per Tutti" ><img style="border:0" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/_big/f/fotovoltaico-per-tutti.jpg" width="122" height="160" alt="Il Fotovoltaico per Tutti" /></a></td><td><div><a target="_blank" class="autore" title="Francesco Groppi" href="http://www.macrolibrarsi.it/autori/_francesco_groppi.php?pn=678">Francesco Groppi</a></div><div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__fotovoltaico_per_tutti.php?pn=678" title="Il Fotovoltaico per Tutti" style="font-weight:bold">Il Fotovoltaico per Tutti</a></div></td></tr></table></div><br /><br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.7'>Pianeta Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Thu, 16 May 2013 12:28:20 +0200</pubDate>
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<title>IBM e il solare termico da record</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8548.7</link>
<description><![CDATA[<div style='text-align:center'><iframe width="450" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/J_zzE8xMdZc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><br /><strong class='bbcode bold'>di Alfonso Maruccia</strong><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Big Blue lavora a un nuovo tipo di collettore a specchio. Che concentra la luce su chip capaci di produrre elettricità. Quello che avanza viene recuperato come calore</strong><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Roma - </strong>Un team di ricerca capitanato da IBM ha <a class='bbcode' href='http://finance.yahoo.com/news/made-ibm-labs-collaboration-aims-040100130.html' > ottenuto </a>un finanziamento dalle autorità svizzere per sviluppare un sistema "Fotovoltaico Termico ad Alta Concentrazione" (HCPVT) capace di catturare le radiazioni solari e trasformarle in energia usabile con livelli di efficienza mai visti prima. Il sistema HCPVT - a cui lavora IBM Research in collaborazione con istituti e aziende svizzere - è al momento costituito da un prototipo di piatto parabolico a specchio collegato a una rete di microchip raffreddati a liquido. Aquasar, il sistema di raffreddamento già realizzato 3 anni fa, usa acqua per mantenere a temperatura costante i chip. Usando una simile configurazione, dice IBM, i chip sono capaci di concentrare e sopportare livelli di radiazione solare 2.000 volte superiori a quelli nominali: il 30 per cento di questa energia viene immediatamente convertita in elettricità, mentre un altro 50 per cento "di scarto" finisce nell'acqua e può essere utilizzato per altri scopi (tra cui anche ottenere acqua distillata). Tutto considerato, Big Blue parla di un'efficienza nella conversione energetica pari all'80 per cento per un sistema che è piuttosto economico da realizzare - si parla di costi finali di 250 dollari per metro quadro o tre volte meno il costo dei sistemi attuali - ed è scalabile fino a "griglie solari" complete con cui <a class='bbcode' href='http://www.engadget.com/2013/04/22/ibm-alliance-solar-collector-concentrates-power-of-2k-suns/?utm_medium=feed&amp;utm_source=feedly' >sostituire </a> le centrali a carbone.<br /><br />Fonte: http://punto-informatico.it/3773920/PI/News/ibm-solare-termico-record.aspx?utm_source=feedly<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style='text-align:center'><iframe width="450" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/J_zzE8xMdZc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><br /><strong class='bbcode bold'>di Alfonso Maruccia</strong><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Big Blue lavora a un nuovo tipo di collettore a specchio. Che concentra la luce su chip capaci di produrre elettricità. Quello che avanza viene recuperato come calore</strong><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Roma - </strong>Un team di ricerca capitanato da IBM ha <a class='bbcode' href='http://finance.yahoo.com/news/made-ibm-labs-collaboration-aims-040100130.html' > ottenuto </a>un finanziamento dalle autorità svizzere per sviluppare un sistema "Fotovoltaico Termico ad Alta Concentrazione" (HCPVT) capace di catturare le radiazioni solari e trasformarle in energia usabile con livelli di efficienza mai visti prima. Il sistema HCPVT - a cui lavora IBM Research in collaborazione con istituti e aziende svizzere - è al momento costituito da un prototipo di piatto parabolico a specchio collegato a una rete di microchip raffreddati a liquido. Aquasar, il sistema di raffreddamento già realizzato 3 anni fa, usa acqua per mantenere a temperatura costante i chip. Usando una simile configurazione, dice IBM, i chip sono capaci di concentrare e sopportare livelli di radiazione solare 2.000 volte superiori a quelli nominali: il 30 per cento di questa energia viene immediatamente convertita in elettricità, mentre un altro 50 per cento "di scarto" finisce nell'acqua e può essere utilizzato per altri scopi (tra cui anche ottenere acqua distillata). Tutto considerato, Big Blue parla di un'efficienza nella conversione energetica pari all'80 per cento per un sistema che è piuttosto economico da realizzare - si parla di costi finali di 250 dollari per metro quadro o tre volte meno il costo dei sistemi attuali - ed è scalabile fino a "griglie solari" complete con cui <a class='bbcode' href='http://www.engadget.com/2013/04/22/ibm-alliance-solar-collector-concentrates-power-of-2k-suns/?utm_medium=feed&amp;utm_source=feedly' >sostituire </a> le centrali a carbone.<br /><br />Fonte: http://punto-informatico.it/3773920/PI/News/ibm-solare-termico-record.aspx?utm_source=feedly<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.7'>Pianeta Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Fri, 10 May 2013 16:17:06 +0200</pubDate>
<guid isPermaLink="true">http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8548.7</guid>
</item>

<item>
<title>Fracking the world</title>
<link>http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8546.7</link>
<description><![CDATA[<div style='text-align:center'><iframe width="450" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/WaSOaH2U74g" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><br />Quello del fracking è un fenomeno di cui si parla ormai da qualche anno, e che per le sue promesse così rivoluzionarie di fatto spacca il mondo in due: quelli che vedono questa tecnica come la “manna dal cielo”, come un metodo di estrazione che ci permetterà di produrre energia a basso costo prolungando ancora per un po’ le nostre riserve di combustibili fossili, e quelli che invece la vedono come una maledizione con conseguenze ambientali disastrose e irreversibili. Il fracking dello shale gas è un fenomeno tutto americano, ma l’argomento è ora più che mai di attualità anche dalle nostre parti, dal momento che l’Europa sta gradualmente aprendo le porte all’estrazione del gas non convenzionale. Il Regno Unito ha recentemente ripreso le operazioni dopo che una moratoria aveva bloccato i lavori in seguito ai terremoti presumibilmente causati dalle trivellazioni. Francia e Germania, invece, avevano inizialmente risposto con un secco “no”, ma alla fine tutto dipenderà da cosa deciderà l’Europa sul tema: al momento, la Francia è divisa sul tema, e la Germania, un po’ a sorpresa, ha appena messo la firma su una bozza di regolazione per il fracking. Controversa è la situazione anche in Polonia, la nazione europea che dovrebbe, secondo le stime, avere le più grandi riserve di shale gas, e dove ci si aspetta la “dash for gas” (“corsa al gas”) più imponente del vecchio continente.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>…Ma come funziona l’hydraulic fracturing?</strong><br /><br />L’hydraulic fracturing (o “fracking”) è in realtà una tecnica che esiste sin dalla fine degli anni ’40, e che consiste nell’iniettare a grandi profondità una mistura di prodotti chimici che causano fratture nella crosta (“fracks”) che fanno fuoriuscire il gas, permettendone l’estrazione. Il fenomeno ha però cominciato ad ottenere una maggiore rilevanza solo nei primi anni 2000, quando è stato combinato con l’horizontal drilling, una tecnica che permette, muovendosi orizzontalmente, di aumentare significativamente l’area di estrazione. Lo sviluppo congiunto di questi due processi permette oggi di raggiungere in maniera economicamente conveniente anche i giacimenti di gas cosiddetti “non convenzionali”, quali il gas di scisto (shale gas), che si trovano a maggiori profondità. <br /><br />La prima fase non è quindi significativamente diversa dal processo di estrazione tradizionale: la trivella scende verticalmente fino a una profondità di almeno 2.000 metri (ma si possono raggiungere profondità anche maggiori, sino a circa 6.000 metri), quello che viene definito “Kick-off point”. A questo punto entra in gioco l’horizontal drilling, con una trivellazione orizzontale che procede per ulteriori 1.000-5.000 metri, a seconda delle possibilità. A questo punto vengono fatte esplodere delle mini-cariche esplosive per aprire la strada alla fase successiva, l’hydraulic fracturing vera e propria: si inietta una soluzione di acqua, sabbia e altri prodotti chimici, che chiaramente varia da azienda ad azienda, che ha lo scopo di “fratturare” la crosta terrestre, favorendo la fuoriuscita del gas.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>…Ma perché se ne parla tanto?</strong><br /><br />La risposta a questa domanda è semplice: l’accesso a giacimenti di shale gas in precedenza inaccessibili è un fenomeno destinato a modificare, e che in realtà ha già in parte modificato, gli scenari energetici globali: questo perché il gas è al momento l’unica fonte a basso costo e ampiamente disponibile allo stesso tempo. Mentre si rimanda alla versione integrale dell’articolo per una trattazione più dettagliata di questi aspetti, appare comunque chiaro che lo shale gas è il miglior candidato a prolungare ulteriormente l’era dei combustibili fossili, anche se non è altrettanto chiaro per quanto…Purtroppo (o forse “per fortuna”) ogni cosa ha un costo: il dibattito sulle conseguenze ambientali di queste tecniche di estrazione è vivo e acceso da anni, e personalmente ritengo che sia “LA” carta del mazzo che dovrebbe determinare la scelta in un senso o nell’altro.<br /><strong class='bbcode bold'>…Quali sono le principali conseguenze ambientali?</strong><br /><br />Vediamo quindi punto per punto le critiche avanzate dalla comunità ambientalista contro il fracking e le eventuali risposte dell’industria petrolifera.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>(1)     Utilizzo delle riserve d’acqua</strong><br /><br />Come abbiamo visto, questa tecnica di estrazione richiede un grande quantitativo d’acqua, circa 3.5 milioni di galloni (13 milioni di litri) per ogni pozzo, che viene mischiata a sabbia e altri additivi chimici per favorire la fuoriuscita del gas. Oltre all’evidente effetto di prosciugare le riserve d’acqua della zona, dal momento che per essere più efficiente l’estrazione viene effettuata in modo seriale su centinaia di pozzi uno accanto all’altro, un effetto che non si considera è l’inquinamento (non solo ambientale, ma anche visivo e acustico) dovuto ai circa 400-500 camion che fanno avanti e indietro per trasportare la materia prima (da moltiplicare per il numero di pozzi).<br /><br /><strong class='bbcode bold'>(2)     Possibile contaminazione delle falde acquifere</strong><br /><br />La contaminazione delle falde è sicuramente il punto cruciale e più immediato, in quanto direttamente legato alla sicurezza e salute delle persone. Le immagini dei rubinetti che prendono fuoco riprese dal film “Gasland” è sicuramente molto d’impatto ed è la prima cosa che viene evocata nell’immaginario collettivo ogni volta che si parla di fracking. Quello è chiaramente un caso estremo, in cui del gas fuoriesce e contamina la falda, con effetti chiaramente non piacevoli sui malcapitati. La versione più “light” prevede comunque la contaminazione da parte di alcuni degli agenti chimici usati nel processo, un fenomeno amplificato successivamente da un non corretto trattamento dei waste fluid.<br /><br />Per quanto venga spesso comunicato diversamente, non è un fenomeno matematico… La contaminazione è dovuta al fatto che a volte (non in molti casi, ma succede) il cemento “fallisce”. La camicia di cemento che viene costruita per isolare il gas semplicemente si crepa, o comunque permette la fuoriuscita del gas.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>(3)     Mix di prodotti chimici per l’hydraulic fracturing contiene un certo quantitativo di sostanze tossiche</strong><br /><br />Il mix di agenti chimici utilizzati, che varia da azienda ad azienda se non addirittura da pozzo a pozzo, contiene una gran varietà di composti tossici,cancerogeni e radioattivi. In molti casi queste sostanze sfuggono alle apposite barriere di cemento o addirittura non sono affatto trattate e sono semplicemente scaricate nei corsi d’acqua vicini o in apposite (se così si può dire) buche nel terreno. Da qui la contaminazione di falde acquifere e interi corsi d’acqua, che in alcuni casi ha spinto le autorità americane a raccomandare l’acquisto di acqua in bottiglia.<br /><br />Alla base di questo fenomeno c’è sicuramente una gravissima lacuna normativa negli Stati Uniti, dove le società petrolifere non sono nemmeno obbligate (per legge) a fornire informazioni sulle soluzioni utilizzate. Tuttavia, dopo anni di pressione mediatica da parte degli ambientalisti, si è riusciti a ottenere una disclosure volontaria da parte delle principali società del settore.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>(4)     Waste fluids (i residui del processo di estrazione) non trattati adeguatamente e rilasciati nell’atmosfera</strong><br /><br />La radioattività e tossicità degli agenti chimici utilizzati richiederebbero una fase di waste disposal particolarmente attenta, ma chiaramente non sempre è così. Negli USA il concetto di liberalizzazione è talmente diffuso che per anni non è stata prevista una serie di procedure per rendere sicure le tecniche di estrazione, sebbene andassero palesemente contro la legge di riferimento sulla qualità dell’acqua. Il fenomeno è inoltre alla base della moratoria attualmente in vigore nello stato di New York.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>(5)     Investire sul fracking significa investire meno sulle rinnovabili</strong><br /><br />Molti argomentano che avere una fonte di energia ampiamente disponibile e a basso costo potrebbe disincentivare il passaggio a fonti di energia più pulita. Questo aspetto è senz’altro vero, e a renderlo anche pericoloso è il fatto che questa fonte di energia è tutt’altro che pulita: oltre alle classiche emissioni di CO2, pur sempre inferiori a quelle di petrolio e carbone (ma superiori rispetto al drilling convenzionale), c’è il gran quantitativo di gas metano rilasciato nell’atmosfera, un altro componente responsabile del riscaldamento globale. Insomma, lo shale gas non risolve affatto il problema del cambiamento climatico, ma lo aggrava ulteriormente, è anche questo è un fatto, purtroppo molte volte  trascurato…<br /><br /><strong class='bbcode bold'>(6)     Presunti terremoti causati dal fracking</strong><br /><br />Ebbene sì, nella lista delle conseguenze di queste tecniche di estrazione ci sono anche i terremoti… In due casi in particolare, a Blackpool (UK) e Youngstown (US), i fenomeni sismici indotti hanno superato il 4° Grado della Scala Richter, ma bisogna ammettere che il collegamento tra trivellazioni e terremoti non è tuttora dimostrato, anche se indurre delle esplosioni a 6.000m di profondità non ci sembra esattamente il massimo, almeno a noi che non siamo dei geologi di professione. La moratoria che era scattata in Inghilterra proprio a seguito del sisma è stata invece recentemente annullata, a causa della mancanza di prove a favore di un collegamento tra i due eventi.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Conclusioni</strong><br /><br />Niente di quello che noi facciamo ha un costo zero e ogni azione ha una conseguenza, quindi quando si parla di ambiente non si può prescindere dall’impatto che avranno le nostre decisioni. Un sistema che permette un escalation di questo genere senza che nessuno consideri le conseguenze delle proprie azioni non è un sistema sostenibile. Un sistema che costringe il cittadino a dover da solo dimostrare che un’intera industria sta provocando dei danni a sé e alla società non è un sistema etico. Un sistema che non ti orienta per mezzo dei suoi regolamenti verso il bene tuo e degli altri non è un sistema di diritto. Ora, in questo calderone ci stiamo mettendo fin troppe cose che vanno ben al di là dello shale gas e del fracking… Quello che sappiamo è che assumere un’ottica puramente economica è sicuramente contrario al pensiero sostenibile. Secondo noi sostenibilità significa anche vagliare tutte le possibilità scegliendo quella che lascia un mondo con meno ripercussioni sulle generazioni future. L’esperimento shale gas è stato fino ad ora un totale fallimento, non siamo così sicuri che in futuro possa essere condotto in maniera migliore, ma lasciamo ai lettori l’ardua sentenza…<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Scarica la versione completa dell’articolo: Fracking the World (versione completa)</strong> http://www.e-cology.it/wp-content/uploads/2013/03/SustainaBlink_Fracking-the-world.pdf<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Davide</strong><br /><br />Fonte: http://www.e-cology.it/2013/03/25/fracking-the-world/15134]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style='text-align:center'><iframe width="450" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/WaSOaH2U74g" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div><br /><br />Quello del fracking è un fenomeno di cui si parla ormai da qualche anno, e che per le sue promesse così rivoluzionarie di fatto spacca il mondo in due: quelli che vedono questa tecnica come la “manna dal cielo”, come un metodo di estrazione che ci permetterà di produrre energia a basso costo prolungando ancora per un po’ le nostre riserve di combustibili fossili, e quelli che invece la vedono come una maledizione con conseguenze ambientali disastrose e irreversibili. Il fracking dello shale gas è un fenomeno tutto americano, ma l’argomento è ora più che mai di attualità anche dalle nostre parti, dal momento che l’Europa sta gradualmente aprendo le porte all’estrazione del gas non convenzionale. Il Regno Unito ha recentemente ripreso le operazioni dopo che una moratoria aveva bloccato i lavori in seguito ai terremoti presumibilmente causati dalle trivellazioni. Francia e Germania, invece, avevano inizialmente risposto con un secco “no”, ma alla fine tutto dipenderà da cosa deciderà l’Europa sul tema: al momento, la Francia è divisa sul tema, e la Germania, un po’ a sorpresa, ha appena messo la firma su una bozza di regolazione per il fracking. Controversa è la situazione anche in Polonia, la nazione europea che dovrebbe, secondo le stime, avere le più grandi riserve di shale gas, e dove ci si aspetta la “dash for gas” (“corsa al gas”) più imponente del vecchio continente.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>…Ma come funziona l’hydraulic fracturing?</strong><br /><br />L’hydraulic fracturing (o “fracking”) è in realtà una tecnica che esiste sin dalla fine degli anni ’40, e che consiste nell’iniettare a grandi profondità una mistura di prodotti chimici che causano fratture nella crosta (“fracks”) che fanno fuoriuscire il gas, permettendone l’estrazione. Il fenomeno ha però cominciato ad ottenere una maggiore rilevanza solo nei primi anni 2000, quando è stato combinato con l’horizontal drilling, una tecnica che permette, muovendosi orizzontalmente, di aumentare significativamente l’area di estrazione. Lo sviluppo congiunto di questi due processi permette oggi di raggiungere in maniera economicamente conveniente anche i giacimenti di gas cosiddetti “non convenzionali”, quali il gas di scisto (shale gas), che si trovano a maggiori profondità. <br /><br />La prima fase non è quindi significativamente diversa dal processo di estrazione tradizionale: la trivella scende verticalmente fino a una profondità di almeno 2.000 metri (ma si possono raggiungere profondità anche maggiori, sino a circa 6.000 metri), quello che viene definito “Kick-off point”. A questo punto entra in gioco l’horizontal drilling, con una trivellazione orizzontale che procede per ulteriori 1.000-5.000 metri, a seconda delle possibilità. A questo punto vengono fatte esplodere delle mini-cariche esplosive per aprire la strada alla fase successiva, l’hydraulic fracturing vera e propria: si inietta una soluzione di acqua, sabbia e altri prodotti chimici, che chiaramente varia da azienda ad azienda, che ha lo scopo di “fratturare” la crosta terrestre, favorendo la fuoriuscita del gas.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>…Ma perché se ne parla tanto?</strong><br /><br />La risposta a questa domanda è semplice: l’accesso a giacimenti di shale gas in precedenza inaccessibili è un fenomeno destinato a modificare, e che in realtà ha già in parte modificato, gli scenari energetici globali: questo perché il gas è al momento l’unica fonte a basso costo e ampiamente disponibile allo stesso tempo. Mentre si rimanda alla versione integrale dell’articolo per una trattazione più dettagliata di questi aspetti, appare comunque chiaro che lo shale gas è il miglior candidato a prolungare ulteriormente l’era dei combustibili fossili, anche se non è altrettanto chiaro per quanto…Purtroppo (o forse “per fortuna”) ogni cosa ha un costo: il dibattito sulle conseguenze ambientali di queste tecniche di estrazione è vivo e acceso da anni, e personalmente ritengo che sia “LA” carta del mazzo che dovrebbe determinare la scelta in un senso o nell’altro.<br /><strong class='bbcode bold'>…Quali sono le principali conseguenze ambientali?</strong><br /><br />Vediamo quindi punto per punto le critiche avanzate dalla comunità ambientalista contro il fracking e le eventuali risposte dell’industria petrolifera.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>(1)     Utilizzo delle riserve d’acqua</strong><br /><br />Come abbiamo visto, questa tecnica di estrazione richiede un grande quantitativo d’acqua, circa 3.5 milioni di galloni (13 milioni di litri) per ogni pozzo, che viene mischiata a sabbia e altri additivi chimici per favorire la fuoriuscita del gas. Oltre all’evidente effetto di prosciugare le riserve d’acqua della zona, dal momento che per essere più efficiente l’estrazione viene effettuata in modo seriale su centinaia di pozzi uno accanto all’altro, un effetto che non si considera è l’inquinamento (non solo ambientale, ma anche visivo e acustico) dovuto ai circa 400-500 camion che fanno avanti e indietro per trasportare la materia prima (da moltiplicare per il numero di pozzi).<br /><br /><strong class='bbcode bold'>(2)     Possibile contaminazione delle falde acquifere</strong><br /><br />La contaminazione delle falde è sicuramente il punto cruciale e più immediato, in quanto direttamente legato alla sicurezza e salute delle persone. Le immagini dei rubinetti che prendono fuoco riprese dal film “Gasland” è sicuramente molto d’impatto ed è la prima cosa che viene evocata nell’immaginario collettivo ogni volta che si parla di fracking. Quello è chiaramente un caso estremo, in cui del gas fuoriesce e contamina la falda, con effetti chiaramente non piacevoli sui malcapitati. La versione più “light” prevede comunque la contaminazione da parte di alcuni degli agenti chimici usati nel processo, un fenomeno amplificato successivamente da un non corretto trattamento dei waste fluid.<br /><br />Per quanto venga spesso comunicato diversamente, non è un fenomeno matematico… La contaminazione è dovuta al fatto che a volte (non in molti casi, ma succede) il cemento “fallisce”. La camicia di cemento che viene costruita per isolare il gas semplicemente si crepa, o comunque permette la fuoriuscita del gas.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>(3)     Mix di prodotti chimici per l’hydraulic fracturing contiene un certo quantitativo di sostanze tossiche</strong><br /><br />Il mix di agenti chimici utilizzati, che varia da azienda ad azienda se non addirittura da pozzo a pozzo, contiene una gran varietà di composti tossici,cancerogeni e radioattivi. In molti casi queste sostanze sfuggono alle apposite barriere di cemento o addirittura non sono affatto trattate e sono semplicemente scaricate nei corsi d’acqua vicini o in apposite (se così si può dire) buche nel terreno. Da qui la contaminazione di falde acquifere e interi corsi d’acqua, che in alcuni casi ha spinto le autorità americane a raccomandare l’acquisto di acqua in bottiglia.<br /><br />Alla base di questo fenomeno c’è sicuramente una gravissima lacuna normativa negli Stati Uniti, dove le società petrolifere non sono nemmeno obbligate (per legge) a fornire informazioni sulle soluzioni utilizzate. Tuttavia, dopo anni di pressione mediatica da parte degli ambientalisti, si è riusciti a ottenere una disclosure volontaria da parte delle principali società del settore.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>(4)     Waste fluids (i residui del processo di estrazione) non trattati adeguatamente e rilasciati nell’atmosfera</strong><br /><br />La radioattività e tossicità degli agenti chimici utilizzati richiederebbero una fase di waste disposal particolarmente attenta, ma chiaramente non sempre è così. Negli USA il concetto di liberalizzazione è talmente diffuso che per anni non è stata prevista una serie di procedure per rendere sicure le tecniche di estrazione, sebbene andassero palesemente contro la legge di riferimento sulla qualità dell’acqua. Il fenomeno è inoltre alla base della moratoria attualmente in vigore nello stato di New York.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>(5)     Investire sul fracking significa investire meno sulle rinnovabili</strong><br /><br />Molti argomentano che avere una fonte di energia ampiamente disponibile e a basso costo potrebbe disincentivare il passaggio a fonti di energia più pulita. Questo aspetto è senz’altro vero, e a renderlo anche pericoloso è il fatto che questa fonte di energia è tutt’altro che pulita: oltre alle classiche emissioni di CO2, pur sempre inferiori a quelle di petrolio e carbone (ma superiori rispetto al drilling convenzionale), c’è il gran quantitativo di gas metano rilasciato nell’atmosfera, un altro componente responsabile del riscaldamento globale. Insomma, lo shale gas non risolve affatto il problema del cambiamento climatico, ma lo aggrava ulteriormente, è anche questo è un fatto, purtroppo molte volte  trascurato…<br /><br /><strong class='bbcode bold'>(6)     Presunti terremoti causati dal fracking</strong><br /><br />Ebbene sì, nella lista delle conseguenze di queste tecniche di estrazione ci sono anche i terremoti… In due casi in particolare, a Blackpool (UK) e Youngstown (US), i fenomeni sismici indotti hanno superato il 4° Grado della Scala Richter, ma bisogna ammettere che il collegamento tra trivellazioni e terremoti non è tuttora dimostrato, anche se indurre delle esplosioni a 6.000m di profondità non ci sembra esattamente il massimo, almeno a noi che non siamo dei geologi di professione. La moratoria che era scattata in Inghilterra proprio a seguito del sisma è stata invece recentemente annullata, a causa della mancanza di prove a favore di un collegamento tra i due eventi.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Conclusioni</strong><br /><br />Niente di quello che noi facciamo ha un costo zero e ogni azione ha una conseguenza, quindi quando si parla di ambiente non si può prescindere dall’impatto che avranno le nostre decisioni. Un sistema che permette un escalation di questo genere senza che nessuno consideri le conseguenze delle proprie azioni non è un sistema sostenibile. Un sistema che costringe il cittadino a dover da solo dimostrare che un’intera industria sta provocando dei danni a sé e alla società non è un sistema etico. Un sistema che non ti orienta per mezzo dei suoi regolamenti verso il bene tuo e degli altri non è un sistema di diritto. Ora, in questo calderone ci stiamo mettendo fin troppe cose che vanno ben al di là dello shale gas e del fracking… Quello che sappiamo è che assumere un’ottica puramente economica è sicuramente contrario al pensiero sostenibile. Secondo noi sostenibilità significa anche vagliare tutte le possibilità scegliendo quella che lascia un mondo con meno ripercussioni sulle generazioni future. L’esperimento shale gas è stato fino ad ora un totale fallimento, non siamo così sicuri che in futuro possa essere condotto in maniera migliore, ma lasciamo ai lettori l’ardua sentenza…<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Scarica la versione completa dell’articolo: Fracking the World (versione completa)</strong> http://www.e-cology.it/wp-content/uploads/2013/03/SustainaBlink_Fracking-the-world.pdf<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Davide</strong><br /><br />Fonte: http://www.e-cology.it/2013/03/25/fracking-the-world/15134]]></content:encoded>
<category domain='http://www.altrogiornale.org/news.php?cat.7'>Pianeta Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Thu, 09 May 2013 11:58:39 +0200</pubDate>
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