Inviata da skorpion75 DI SABINA MORANDI Liberazione
Aprile 2010. Dai paesi arabi arriva un aiuto insperato per arginare la crisi di liquidità che sta trascinando nel baratro l'economia occidentale: la finanza islamica, che per motivi religiosi rifiuta la speculazione ed è quindi rimasta immune dall'infezione dei mutui statunitensi, offre il proprio sostegno in cambio della possibilità di vendere il petrolio in euro per compensare gli effetti della disastrosa svalutazione del dollaro. Le capitali europee hanno accettato entusiasticamente mentre la Casa Bianca, per motivi puramente ideologici, ha preferito cedere importanti assetts alle banche cinesi, ormai principali creditrici di Washington. Così Bruxelles decreta che, d'ora in poi, gli europei celebreranno con i musulmani la festa per la fine del Ramadam per esprimere la propria gratitudine…
Fantascienza? Effettivamente il calendario ci ha preso un po' la mano. Facciamo allora un passo indietro e torniamo al febbraio 2008 quando, ne...[leggi tutto]
La finanza islamica non ha risentito della recente crisi dei mutui subprimes americani.
Essendo vietati il prestito ad interesse e la commercializzazione dei debiti, gli investitori musulmani non corrono il rischio di acquistare prodotti complessi, come le famigerate collaterized debt obligations, che hanno scatenato la crisi. L’autorevole agenzia di rating Moody’s stima che gli asset delle banche islamiche, in un solo anno, sono aumentati del 20% raggiungendo quota 500 miliardi di dollari. Non vi è così altra strategia per arrestare l’avanzata delle banche di Allah se non alimentare il fantasma di Bin Laden e la paura del terrorismo.
Il 25 settembre 2007 Adnan Yousif, presidente dell’Unione delle Banche Arabe (Uab), ha firmato un memorandum d’intesa con l’Associazione Bancaria Italiana (Abi) per l’apertura in Italia, entro la fine del 2008, di uno sportello ispirato ai principi del Corano, in linea con quanto sta avvenendo in altri Paesi europei. È...[leggi tutto]