ABDUCTIONS: INTERVISTA DI PAOLA HARRIS A KATHLEEN MARDEN, SUL CASO DEI CONIUGI HILL

PH: Ma sembra che avessero una specie di orifizio che somigliava ad un naso.

KM: Hanno dei nasi piccolissimi e piatti, non hanno certo dei nasoni alla Jimmy Durante.

PH: Credevo che lei avesse detto che avevano tratti mongoloidi.

KM: Lei parlava di Asia del Sud est.

PH: Ma lì non hanno enormi occhi rotondi che occupano quasi tutta la faccia.

KM: Lei non ha visto questo. Ed erano più alti, erano alti perlomeno un metro e cinquanta.

PH: Questo è ciò che lei vide?

KM: Sì, tipici, commerciali Grigi. Il supervisore era più del tipo Grigio commercializzato, alto un metro e quindici o venti centimetri, occhi molto grandi e neri. Ma c’era anche l’altro gruppo, l’esaminatore che era alto circa un metro e trenta. Lei non era sicura se l’esaminatore fosse un uomo o una donna.

PH: E’ quello che le ha posto le mani sulla testa per non farle sentire dolore?

KM: No, fu il capo a fare quello, e lui aveva occhi piccoli di tipo mongoloide e non aveva i tipici “occhi da Grigio”. Betty e Barney descrissero dei grandi occhi, Questa è la interpretazione artistica di David Jacobs ma devi tener presente che Jacobs si basò sulle proprie conoscenze di anatomia umana per rappresentare quello che Betty e Barney descrivevano.

PH: Lei ha mai visto queste ricostruzioni? Ha detto se erano veramente rassomiglianti?

KM: Non lo ha detto. Le aveva e ha detto che il capo e l’esaminatore erano più attraenti dei piccoli grigi. Soprattutto il capo era il più attraente perchè era quello che appariva più simile agli umani.

PH: Ed era anche il più gentile perchè le pose le mani sulla testa.

KM: Certamente, Ecco una buona interpretazione. Gli alunni erano differenti, avevano iridi molto grandi e pupille verticali. La parte Bianca dell’occhio era appena visibile e non era bianca, era gialla. Questo si discosta in parte da quello che venne scritto.

Lei deve anche essere rimasta ben padrona di se stessa per pensare di portarsi via quel libro.

PH: Lei voleva procurarsi una prova che era tutto accaduto davvero.

KM: Non era tanto terrorizzata da non riuscire a pensare. Era in grado di ragionare su cosa dovesse fare e, quindi, a quel punto aveva superato la paura che loro le ispiravano. Per quasi tutto il tempo del sequestro e dell’esame fisico a cui fu sottoposta lei tenne gli occhi chiusi, li aprì solo di tanto in tanto per sbirciare. Ciò di cui parlava riguardava soprattutto le proprie sensazioni. Fu solo quando l’esaminatore alleviò il forte dolore che aveva provato quando le avevano inserito l’ago nell’ombelico che iniziò a fidarsi di lui e capì che non le avrebbero fatto del male. Poi, quando l’esaminatore andò ad esaminare Barney, lei e il leader vennero lasciati soli nella stanza e fu allora che Betty ebbe la conversazione con lui.

PH: E lui non le permise di prendere il libro.

KM: Non fu lui a negarle il permesso di prendere il libro. Le disse che poteva guardarsi intorno e prendere ciò che voleva. Fu in realtà il supervisore, il piccolo grigio alto poco più di un metro che parlava con una specie di linguaggio mugugnante al resto del gruppo. Lei notò che stava quasi urlando stridulamente e loro erano molto arrabbiati quando si accorsero che lei aveva preso il libro, e per questo glielo tolsero. Il leader si scusò con lei e le disse che avevano deciso che per lei sarebbe stato meglio non ricordare nulla dell’accaduto.

PH: Lei in seguito ricordò alcune delle cose scritte in quel libro.

KM: E’ successo soltanto grazie all’ipnosi. Lei non ricordò l’abduction fino al 1964, quando andò dal famoso psichiatra Benjamin Simon che si era costruito una solida reputazione curando persone traumatizzate in seguito alla Seconda Guerra Mondiale.

Lui era il capo del reparto di Neurochirurgia all’Ospedale Generale Mason ed aveva ottenuto un gran numero di successi nel trattamento di pazienti affetti da quella che oggi viene chiamata Sindrome da Stress Post Traumatico. Fu per questo motivo che Betty e Barney vennero mandati da lui, perchè lui usava l’ipnosi ed aveva una tecnica speciale che si era rivelata molto più efficace di quella usata da altri psichiatri con lo stesso tipo di pazienti. Usava anche medicine di sintesi quando non riusciva a portare I pazienti ad un livello abbastanza profondo di ipnosi, ma con loro non le usò perchè tutti e due si rivelarono soggetti eccellenti da ipnotizzare.

PH: Betty percepì mai la presenza del leader in altri momenti della sua vita? Ha mai pensato che lui fosse di nuovo nelle vicinanze?

KM: Lei partecipò a molti esperimenti psicofisici con gruppi di ingegneri e scienziati che tentarono di stabilire un contatto attraverso di lei. Può darsi che abbiano avuto un qualche successo ma non sono mai stati in grado di procurarsi una prova scientificamente attendibile dell’avvenuto contatto.

PH: In altre parole, i messaggi arrivavano ma loro non furono mai in grado di provare che giungessero proprio da quell’essere.

KM: Sì. Si mostrarono anche degli UFO su quel posto, quando lei chiese agli alieni di mostrarsi, e vennero osservati anche dai gruppi di scienziati. Però non si è mai capito se si è trattato di coincidenze o se gli UFO apparivano perchè lei li aveva chiamati.

PH: E’ molto interessante perchè, di solito, nei casi di contatto gli alieni si limitano a fare quello che devono fare e poi se ne vanno per sempre.

KM: Di solito loro continuano a seguire il caso e spesso, nei casi di contatto, viene coinvolta la famiglia intera e le generazioni successive continuano ad avere incontri ravvicinati con gli UFO. Per tutta la vita Betty dichiarò che non era mai stata rapita una seconda volta, eppure, c’è motivo di credere che le cose non stiano esattamente così. Non abbiamo prove scientifiche che sia avvenuto ma ho la testimonianza di un uomo che si trovava con Betty a Kingston, New Hampshire, che sembrerebbe farlo credere. Una sera loro stavano tornando in macchina da Kingston a Portsmouth e un UFO fluttuò sulla macchina. La macchina si sollevò e tornò a terra a Exeter, svariate miglia più in là lungo il percorso. Credo che Betty fosse alla guida e che quell’uomo fosse seduto accanto a lei. Entrambi ricordavano l’accaduto ma dicevano di non ricordare alcuna abduction. Evidentemente Betty non desiderava sapere se un’abduction fosse veramente accaduta.

PH: Perchè?

KM: Non riuscì mai a superare la propria paura.

PH: Davvero, non si sentiva in qualche modo speciale per il fatto di essere stata scelta?

KM: No. Non pensò mai di essere stata scelta. Pensava che quello era stato il momento giusto per una abduction e che lei si era solo trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato, rappresentando una buona opportunità per gli alieni.

PH: Ma le implicazioni sociologiche della presenza di una coppia di razza mista a quell tempo non avrebbero costituito un motivo di interesse per compiere un esame fisico…

KM: Bene, penso che forse, da una prospettiva umana, una coppia mista a quel tempo avrebbe potuto rappresentare motivo di interesse, ma, da una prospettiva extraterrestre, non credo che ciò abbia senso. Penso che loro si limitassero a studiare gli esseri umani e basta. Betty non pensò mai che essi stessero cercando di determinare le differenze tra lei e Barney, pensava, piuttosto, che gli alieni stessero studiando le differenze tra lei e loro.

PH: Le faceva piacere il fatto di aver avuto una conversazione con quegli esseri? E’ molto raro che gli addotti discutano con i loro rapitori, voglio dire, è rarissimo che riescano recuperare la calma necessaria per fare delle domande. Che ne pensava Betty?

KM: Penso che lei, per tutta la vita, abbia avvertito una specie di legame speciale con il leader. Lei giunse al punto di chiedergli di tornare un giorno, se e quando fosse stato possible. Diceva che non era stata in grado di rispondere alle sue domande perchè non aveva un’educazione scientifica ma che voleva metterlo in contatto con scienziati in grado di rispondere appropriatamente. E fu per questo motivo che lei in seguito prese parte a quegli esperimenti psicofisici di cui ho parlato prima.

PH: Mi hai detto che il motivo per cui lei sentiva quel legame speciale era perchè lui aveva un aspetto più umano.

KM: Sembrava un essere umano e fu gentile con lei, le fece sparire il dolore.

PH: E le chiese anche scusa.

KM: Sì, le chiese scusa.

PH: Bene, c’è un particolare nel libro che mi ha colpito e ho intenzione di parlarne nella presentazione perchè dimostra che lei provò una specie di empatia o curiosità: si tratta dell’episodio che riguarda gli orecchini sul tavolo. Puoi parlarmene?

KM: Quell’episodio ha sconvolto anche me. Nel dicembre del 1961, credo che quella fosse la data, Betty e Barney fecero un viaggio alle White Mountains per tentare di ricostruire il proprio viaggio. Stavano cercando di dare una scossa alla propria memoria per capire cosa era accaduto durante quelle famose due ore. Erano stati appena intervistati da CD Jackson e Robert Hohmann. Jackson era un importante ingegnere della IBM e Hohmann scriveva per la stessa azienda. Betty e Barney pensavano che fossero scienziati del governo; in realtà non lo erano ma gli Hill sono sempre rimasti convinti che lo fossero. Comunque, fecero quell’intervista e in quell’occasione si resero conto che la loro esperienza era durata per ben due ore. Hohmann e Jackson suggerirono loro, insieme a Walter Webb, l’investigatore del NICAP che per primo si occupò del caso, di tornare sul luogo dell’incidente in modo da dare una scossa ai ricordi.. Quindi loro andarono lassù e trascorsero una giornata a White Mountain, ma, quando tornarono a casa, scoprirono che qualcuno era entrato in loro assenza.

PH: La porta era chiusa a chiave?

KM: Sì e, per quanto sono riuscita a capire, nessun altro aveva le chiavi. Loro entrarono e proprio al centro del salotto c’era un mucchio di foglie secche di color marrone. Loro si spaventarono a morte e iniziarono a girare per tutta la casa per capire da quale porta o finestra gli estranei fossero potuti entrare. Stavano per prendere le foglie per buttarle via quando si accorsero che, proprio sulla cima del mucchio, c’erano gli orecchini che Betty indossava la sera del rapimento. Questa cosa terrorizzò Betty e venne considerate da lei una prova. Pensò:” Siamo tornati nei posti, li abbiamo cercati, abbiamo cercato di dare una smossa alla nostra memoria e loro sono venuti a casa nostra e hanno lasciato in questo modo bizzarro gli orecchini che io avevo quella sera…”

PH: Che implicazioni poteva avere questa storia?

KM: Non lo so; non so se questa cosa fu fatta veramente dagli alieni. Potrebbe anche essere stata organizzata dai servizi segreti per spaventarli.

PH: Come si erano procurati gli orecchini?

KM: Potrebbero anche averli semplicemente presi dalla scatola dei gioielli. Lei non fu in grado di ricordare coscientemente di averli persi. Non si era neanche resa conto che mancassero. Accadde solo che se li ritrovò, così, sul tavolo. Ora, il fatto che fossero su di un cumulo di foglie era francamente strano e poi, chi altro sapeva che lei, la famosa notte, indossava proprio quegli orecchini, e chi sarebbe stato capace di togliere proprio quel paio di orecchini dalla scatola dei gioielli?

PH: Quindi abbiamo la prova che non può essere stato fatto dai servizi segreti perchè loro non potevano sapere queste cose.

KM: Non lo sapevano a meno che qualcuno dell’intelligence non le abbia chiesto cosa indossava quella sera e lei non abbia nominato anche gli orecchini. Comunque non ci sono prove che lei ne abbia parlato e non ricordava di averne parlato a nessuno.

PH: Ciò implicherebbe che loro sono dappertutto e che ci osservano.

KM: O, almeno, implicherebbe che lo facevano a quell’epoca.

PH: Ci sono stati altri episodi simili nella sua vita?

KM: Sì, Betty and Barney volevano mantenere segreta tutta la storia ma John Luttrell, che era un giornalista del Boston Herald Traveler, pubblicò una serie di articoli sull’avvistamento e sul rapimento degli Hill contro la loro volontà alla fine dell’ottobre 1965. Lui aveva intervistato molti amici della coppia e costoro gli avevano rivelato molti particolari. Aveva anche un nastro registrato con una breve conversazione che Betty e Barney avevano avuto con il Gruppo di Studio sugli UFO dei Due Stati nel novembre del 1963 a Quincy, nel Massachusetts. La loro intervista non era in programma ma loro stavano cercando di ottenere tutte le informazioni possibili su quanto avevano vissuto e condivisero quanto sapevano con il gruppo di studio. Qualcuno, probabilmente John Luttrell, registrò su nastro le loro parole. Poi John contattò Betty e Barney nell’agosto del 1965 e chiese la loro collaborazione per scrivere un articolo. Loro rifiutarono di concedergli l’intervista e gli chiesero che tutto rimanesse confidenziale. Avevano molta paura di perdere il lavoro e, inoltre, erano molto coinvolti nel movimento per i diritti civili. Barney era il primo direttore esecutivo del programma di azione della comunità di xxx. Il loro coinvolgimento politico spaziava dalla comunità in cui vivevano fino ad un certo livello nazionale ed è comprensibile che non desiderassero la divulgazione della loro storia. Andarono persino da due legali per impedire che John Luttrell pubblicasse la storia ma non riuscirono ad evitarlo.

PH: Che strano, se avevano chiesto al giornalista di non pubblicare la storia come è stato possibile che lui la pubblicasse contro la loro volontà?

KM: Gli avvocati spiegarono loro che, dal momento in cui la storia era stata raccontata al gruppo di studio, era diventata automaticamente di dominio pubblico. Inoltre, poichè I loro amici si erano fatti intervistare da John Luttrell, lui poteva tranquillamente pubblicare quelle interviste.

PH: Così vennero coinvolti gli alieni nelle loro vite?

KM: Dopo l’uscita di quell’articolo ci fu una ressa letterale di giornali per cinque giorni. Betty e Barney si trasferirono a casa di mio nonno per sfuggire ai giornalisti già la sera della pubblicazione. Si trasferirono a Kingston, in New Hampshire. Io vivevo a due passi dalla casa dei miei nonni . La sera in cui partirono per tornare a casa ebbero un incontro ravvicinato con un UFO. Fu il primo che avvistarono insieme da quella notte del 1961.

PH: Quest’altro UFO era una grossa sfera arancione?

KM: Sì e fluttuava proprio sopra le cime degli alberi. Loro presero a seguirlo fino ad una zona paludosa. Allora loro tornarono a casa dei miei nonni e presero con sè altri membri della famiglia perchè non volevano trovarsi da soli. Tornarono nella zona e cercarono di rintracciare l’UFO ma sembrava che si fosse occultato e non riuscirono a vederlo. Alla fine se ne andarono. Barney ne fu molto spaventato perchè, sebbene gli fosse stato detto di non divulgare la storia, adesso era stata resa pubblica. Temeva un qualche tipo di castigo.

PH: Loro non volevano che ricordassero e,invece, la loro era diventata la storia più famosa dell’Ufologia.

KM: Già, e mi chiedo se il motivo per cui gli alieni volevano che Betty e Barney non ricordassero era quello di proteggerli dal trauma

PH: Betty probabilmente reagì meglio di Barney che, invece, cominciò a stare male. Forse gli alieni li avevano scelti come soggetti di studio e non volevano che morissero. Volevano seguirli durante tutto l’arco della vita e, per mantenerli nelle migliori condizioni possibili, avevano cercato di far dimenticare loro l’esperienza.

Hai mai visto un UFO?

KM: Sì. Mi trovavo in compagnia di Betty e nel libro leggerai l’episodio nel capitolo dedicato agli esperimenti psicofisici. Una mia vicina di casa, una giovane donna, stava tornando a casa sua dalla mia una sera quando ebbe un incontro ravvicinato con un UFO. Lo raccontò a mia zia e a mio zio. Loro ci raggiunsero la settimana seguente e uscimmo tutti per cercare quell’UFO. Eravamo io, questa giovane donna di nome Rosemary, mia madre, mia nonna, Betty e mio fratello. Uscimmo fuori tutti e vedemmo un UFO che volteggiava a breve distanza sul lago vicino a casa mia.

PH: Quando dici che siete usciti intendi dire a piedi?

KM: Prendemmo la macchina, poi scendemmo e andammo a piedi. L’UFO scese e si mosse sulle cime degli alberi. Poi prese a muoversi attraverso il lago verso l’altra sponda. Noi ci recammo in macchina fin lì e lo vedemmo atterrare sul ghiaccio; emise un raggio verso mia madre che lei descrisse a forma di cono. A lei sembrò più un telescopio a forma di cono che un vero e proprio raggio di luce, e poi si ritrasse.

PH: Verso tua madre?

KM: Verso mia madre. In realtà la colpì.

PH: Ed era una cosa fatta di luce o era metallica? Era un Orb?

KM: Era una luce a forma di imbuto. Io in realtà non la vidi perchè in quel momento stavo guardando in un’altra direzione, ma sono certa che colpì mia madre.

PH: Che sensazione provasti?

KM: Una grande paura.

PH: Quindi tu e gli altri membri della tua famiglia vedeste questa cosa ed andaste a verificarla. Come ti sentivi in quei momenti, pensavi che stesse accadendo realmente, che stavi effettivamente vedendo quella cosa?

KM: Certo, Pensavo che era tutto vero. Ebbi anche un altro avvistamento. Accadde proprio a casa mia. Mi ero appassionata all’astronomia dopo l’incontro ravvicinato dei miei zii. Con l’aiuto di Walter Webb, che teneva conferenze di Astronomia al Planetario Hayden di Boston, mio padre riuscì a comprarmi un telescopio. Ero solita portarlo fuori nelle belle serate e guardare le stelle. Una sera mentre ero fuori, al crepuscolo…

PH: Quanti anni avevi?

KM: Quindici, mi sembra. Non sono sicura perchè non annotai nulla, ma forse mia madre può averlo annotato. Comunque, vidi un velivolo a forma di disco che sorvolava la fattoria dei miei nonni dall’altra parte della strada. Potei scorgere chiaramente una fila di finestrini dell’oggetto ed ero molto eccitata; saltavo su e giù e gridavo a mia madre di venir fuori. Lei uscì e lo vide anche lei, poi tornammo entrambe a casa perchè aveva paura che mi potessero rapire.

PH: Alla luce delle tue conoscenze attuali come spieghi l’episodio?

KM: L’episodio accadde durante un periodo in cui lei stava conducendo esperimenti per far apparire ed atterrare uno dei loro velivoli sulla fattoria dei nonni.

PH: Cioè vuoi dire che lei aveva la capacità di comunicare con loro?

KM: Sì, sembra di sì.

PH: E la tua famiglia ha, in generale, un qualche tipo di relazione con loro?

KM: Molti ricercatori hanno investigato in questa direzione e quello che posso dirti al momento attuale è che non abbiamo prove fisiche per supportare una tale ipotesi.

PH: Bene, però tuo zio e tua zia le prove fisiche le avevano. C’era il vestito. Questo è il problema che si presenta con i casi di contatto in generale: se non ti fidi del racconto del testimone cosa ti resta? Intendo dire: intere religioni si sono basate sul semplice racconto di testimoni. Quindi, se la storia era vera, dovrebbe essere stata tale per tutta la famiglia. Ci hai mai pensato?

KM: Sì, ci ho pensato ma preferisco non soffermarmi su una simile idea.

PH: Perchè appare chiaro che loro hanno un’affinità con certi gruppi di persone. Forse anche con gente in grado di comunicare, dal pensiero chiaro, gente stabile, non so come funziona. Forse è una questione di struttura del DNA. Non so quale può essere la qualifica dei singoli membri di una famiglia. Comunque immagino che tu abbia pensato a quale possa essere la situazione della tua famiglia.

KM: Naturalmente, e molti scienziati hanno ipotizzato che tutto questo possa essere parte di uno studio biologico o psicologico a lungo termine.

PH: Conosci l’astronomia, hai lavorato in campo psicologico e conosci la psiche umana. Il tuo libro è un resoconto cronologico splendidamente chiaro dei fatti accaduti. E’ un libro che sarà di grande utilità al genere umano proprio perchè è scritto in questo modo.

KM: Non era mia intenzione fornire interpretazioni soggettive sui fatti. Volevo solo presentare le reali informazioni senza emettere giudizi.

PH: Che è proprio quello che dovrebbe fare un buon giornalista. Ho notato che fin dall’inizio, quando descrivi Barney, lo definisci una persona molto intellettuale.

KM: Era un uomo molto brillante, dal grande carisma. Aveva un Quoziente Intellettivo di 140. La cosa più difficile per lui fu il fatto di aver dovuto rinunciare a diventare ingegnere a causa del colore della sua pelle. Si trovò a vivere in una società in cui era discriminato e non potè cogliere le opportunità della vita. Era una persona coltissima ma la sua cultura se l’era costruita da solo.

PH: E’ bello anche il fatto che tua zia fosse di temperamento avventuroso e che amasse le sfide. Per lei tutto era motivo di curiosità.

KM: Era molto curiosa ed indipendente, mio zio, invece aveva una volontà di ferro. Spesso hanno scritto che lui sarebbe stato pronto ad esaudire qualunque desiderio di Betty e che credeva ciecamente in qualunque cosa lei gli raccontasse. Non è assolutamente vero, le resisteva sempre e passava tutto il tempo a difendere i propri punti di vista. E la cosa comica era che, quando lei diventava veramente asfissiante per convincerlo delle proprie idee lui la metteva a tacere accusandola di essere una bigotta. Questo la ammutoliva immediatamente (ride). Ma il loro rapporto era meraviglioso, erano due intellettuali, ciascuno con una propria volontà molto forte.

PH: Bene, sarebbero stati perfetti per i rappresentanti di un’altra civiltà se questi ultimi fossero stati in cerca di tipi umani. Se avessero cercato di aprire le porte del contatto non avrebbero potuto scegliere esemplari migliori. Lo chiamo contatto e non abduction perchè nelle abduction vieni preso contro la tua volontà, mentre nei contatti ti resta qualcosa. Non so se concordi con me, oppure pensi che vennero presi con la violenza, che subirono una vera e propria violenza?

KM: Penso che l’episodio li spinse ad evolversi in direzioni che altrimenti non avrebbero preso. Lo penso in particolare per Barney. Lui si coinvolse sempre di più nel movimento per i diritti civili, divennero entrambi inviati alle Nazioni Unite, lui entrò a far parte della Commissione Americana per i Diritti Civili in rappresentanza del New Hampshire e fece campagna elettorale per Lyndon Johnson. Noi tre venimmo invitati alla cerimonia di investitura di Lyndon Johnson. Ho sempre pensato che la sua abduction abbia avuto qualcosa a che fare con tutto questo. Barney non avrebbe mai raggiunto risultati così importanti se essa non fosse avvenuta. Ho sempre pensato che essa ha avuto effetti positivi su di lui.

PH: Bene, ti ringrazio per questa intensa conversazione. E’ stato veramente interessante parlare con te. Vuoi lasciare al pubblico italiano un pensiero finale sul libro? Dove ti auguri che giunga la ricerca?

KM: Bene, lo dico sempre, alla verità. Bisogna sempre dire la verità e quando la si è trovata bisogna difenderla. Questo è ciò che ho fatto. Provavo una curiosità intensa, cercavo la verità e penso di averla trovata. Ora che l’ho trovata mi dedico a condividerla, se possibile, con il resto dell’umanità. Spero di riuscirci perchè è troppo importante.

Fonte: paolaharris.com/mardenit.htm

Per altre informazioni sul caso dei coniugi Hill : http://www.edicolaweb.net/nonsoloufo/nu03_02i.htm

ABDUCTIONS: INTERVISTA DI PAOLA HARRIS A KATHLEEN MARDEN, SUL CASO DEI CONIUGI HILL ultima modifica: 2007-12-12T13:24:25+00:00 da Richard
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Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)