“Il GW esiste ma l’AGW non esiste”

Il Giornale Online

[link=http://www.enzopennetta.it/]Di Enzo Pennetta[/link]

“Possiamo dire allora con certezza che, anche se il Gw esiste, l’Agw non esiste”, questo è quanto dichiarato dal prof. F. Battaglia in un recente articolo.

Le motivazioni di chi contesta l’origine umana del riscaldamento climatico.

Il 2 ottobre scorso è stato pubblicato sulla Bussola Quotidiana un articolo dal titolo[link=http://www.lanuovabq.it/it/articoli-riscaldamento-globale-mai-stati-cosi-al-freddo-7414.htm] “Riscaldamento globale? Mai stati così al freddo”[/link] firmato da Franco Battaglia, professore di Chimica Ambientale all’Università di Modena, co-autore del rapporto [link=http://heartland.org/media-library/pdfs/CCR-II/Summary-for-Policymakers.pdf]NIPCC “Climate Change Reconsidered II”. [/link]

Viene qui riportato per intero l’articolo che offre con grande chiarezza una panoramica delle ragioni di chi contesta le conclusioni dell’IPCC.

L’unico punto nel quale l’articolo va integrato è nelle conclusioni finali, nel punto in cui si individua nel business legato alle energie alternative la spinta economica verso le posizioni dei sostenitori dell’AGW (Anthropic Global Warming). Le motivazioni sono infatti ben più profonde e trovano la loro origine nelle politiche di sfruttamento dei paesi del Terzo Mondo ai quali, con la motivazione di non incrementare le emissioni di CO2, viene negata l’industrializzazione e lo sviluppo.

A costo di essere ripetitivi va ricordato come definirono le proposte presentate alla conferenza sul clima di Copenhagen i rappresentanti di ben 130 stati riuniti sotto la sigla del G77:

Ma, come Le Monde ha riportato, gli altri paesi africani non si allineano dietro il sig Zenawi né riconoscono il diritto dell’Unione africana di parlare per loro. Sono invece, in fila dietro il G77 e il suo portavoce a Copenaghen, ferocemente anti-europeo, il Sudenese diplomatico Lumumba Di-Aping, che nel denunciare l’accordo finale ha gettato in un riferimento all’Olocausto, dicendo che l’accordo finale è stato: “una soluzione basata su valori, gli stessi valori che secondo la nostra opinione hanno avviato sei milioni di persone in Europa nelle fornaci.

“I paesi ricchi del nord, ha detto, hanno “chiesto all’Africa di firmare un patto suicida, un patto di incenerimento, al fine di mantenere il predominio economico di alcuni paesi.”

The Economist “Winners and losers in Copenhagen” http://www.economist.com/blogs/charlemagne/2009/12/winners_and_losers_in_copenhag

Ed ecco il testo dell’articolo del Prof. Battaglia:

La congettura del riscaldamento globale antropogenico (Agw secondo l’acronimo inglese) risale a un secolo fa, e nel corso degli anni, fino ad oggi, è stata più volte riproposta. Fu una congettura ragionevole e semplice: è da un secolo che l’uomo, bruciando combustibili fossili, immette anidride carbonica (Co2) in atmosfera, la Co2 è un gas serra, nell’ultimo secolo il pianeta è stato più caldo che nel recente passato, ergo fu avanzata l’ipotesi che le emissioni antropiche sono responsabili di questo cambiamento climatico.

Allo scopo di controllare la validità dell’ipotesi, l’Onu ha istituito un organismo – l’Ipcc – che non è scientifico, ma è politico, nel senso che i suoi membri sono nominati dai governi. L’Ipcc assume l’ipotesi vera (così è esplicitamente scritto nel suo statuto) e ha proceduto raccogliendo tutte le circostanze che confermano l’ipotesi (principalmente le risultanze da modelli di calcolo). La procedura adottata ha indotto l’Ipcc a scegliere selettivamente le risultanze a favore della ipotesi da provare.

Il metodo scientifico, però, funziona diversamente. Al cospetto di un’ipotesi, bisogna invece procedere col formulare l’ipotesi nulla – cioè l’ipotesi che nega l’ipotesi che si vuole controllare – e cercare di falsificarla; solo se si riesce a falsificare l’ipotesi nulla allora si accetta l’ipotesi che interessa. Nel caso specifico, bisognerebbe falsificare la seguente affermazione: il clima odierno è d’origine naturale. Procedendo secondo i canoni del metodo scientifico, facciamo allora vedere che quest’ultima ipotesi non viene falsificata e adduciamo una mezza dozzina di circostanze.


Primo. I dati geologici ci informano che la storia climatica della Terra è quella di un pianeta essenzialmente freddo, che vive ogni 100.000 anni periodi di optimum climatico (figura 1). Noi viviamo in un tale periodo, ma tutti i precedenti periodi di optimum climatico sono stati più caldi di quello odierno: siamo in un optimum climatico che, manco a farlo apposta, non è mai stato così freddo! Il clima dei precedenti periodi caldi, più caldi dell’odierno, non possono che essere stati di origine naturale.


Secondo. Sovrapposte alle oscillazioni con periodo di 100.000 anni, vi sono altre oscillazioni, con periodi più brevi. Quella della figura 2 ne è un esempio. Da essa si evince che circa 1000 anni fa il pianeta ha vissuto il cosiddetto Periodo Caldo Medievale (Pcm), quando il clima fu più caldo del periodo caldo odierno. Qualcuno ha tentato di negarlo, sostenendo che i dati sono invece limitati localmente. Invece, la globalità del Pcm è certificata da decine di risultanze, con dati raccolti ovunque nel mondo. Inoltre, ci sarebbe da chiedersi che senso avrebbe preoccuparsi dello svolgimento di un clima globale se poi quello locale si comporta in modo indipendente dal clima globale. Anche il clima del Pcm, più caldo dell’odierno, non può che essere stato di origine naturale.
Terzo. L’attuale riscaldamento globale non si è avviato un secolo fa in concomitanza con le emissioni di Co2, ma ben 4 secoli fa, quando il pianeta era al minimo della cosiddetta Piccola Era Glaciale (Peg). (Gli astrofisici lo chiamano Minimo di Maunder, corrispondente ad un minimo d’attività solare). Intorno al 1650 (si veda ancora la figura 2), il pianeta ha cominciato a scaldarsi e ad uscire dalla Peg, e ha continuato a farlo, con varie oscillazioni, fino ai giorni nostri. Non a caso si sente spesso dire dai media che è da 400 anni che non si registrano temperature alte come quelle odierne. Appunto: 400 anni fa si era nel pieno della Peg. L’uscita dalla Peg è cominciata 400 anni fa, e pertanto non può che essere stata di origine naturale.


Quarto. L’uscita dalla Peg non è stato un processo monotòno ma, piuttosto, l’aumento della temperatura ha subìto arresti e inversioni. Il fatto è che, manco a farlo apposta, un’importante inversione si ebbe negli anni 1940-75 (figura 3), in pieno boom demografico, industriale e di emissioni. Un altro importante arresto si ha da oltre 12 anni (figura 4), con le temperature globali che hanno smesso di crescere, sebbene le emissioni di Co2 abbiano continuato a crescere esponenzialmente senza sosta. Ancora una volta, il clima del pianeta è governato da fenomeni naturali, visto che si è raffreddato proprio quando le emissioni di gas-serra sono state ai loro massimi.


Quinto. La congettura dell’Agw prevede che l’aumento di temperatura della troposfera equatoriale a circa 12 km dalla superficie terrestre sia quasi il triplo dell’aumento della temperatura dell’atmosfera alla superficie terrestre (figura 5a). Questa circostanza fu chiamata “impronta digitale dell’Agw”. Senonché le misure satellitari della temperatura dell’atmosfera registrano lassù, nella troposfera equatoriale, non un riscaldamento aumentato rispetto a quello a terra, men che meno triplo, ma addirittura un raffreddamento (figura 5b). L’impronta digitale della congettura dell’Agw è così diventata l’impronta digitale della falsità di quella congettura.


Vi sono un mucchio d’altre cose che andrebbero dette. Ad esempio, l’aumento del livello del mare per il quale si fa tanto allarme, è in realtà un fenomeno naturale, in atto da 18.000 anni, cioè da quando il pianeta cominciò a uscire dall’ultima era glaciale. Un effetto della Co2, allora, dovrebbe far registrare un’accelerazione in questo aumento: ma nessuna accelerazione si osserva rispetto agli aumenti occorsi nel periodo pre-industriale. E altre cose ancora, ma i punti precedenti sono sufficienti: ogni tentativo di sconfessare l’ipotesi nulla ha fallito.

Possiamo dire allora con certezza che, anche se il Gw esiste, l’Agw non esiste. Come mai nacque? Bisogna sapere che esistono ragioni tecniche incontrovertibili per le quali si può essere certi che le tecnologie di produzione elettrica eolica o fotovoltaica sono un colossale fallimento e che implementarle comporterebbe un danno economico faraonico con conseguente crisi economica. Solo inventandosi una circostanza secondo cui solo affidandosi a tali tecnologie si scongiurerebbe un danno ancora maggiore, sarebbe stato possibile implementare quelle tecnologie. L’Agw è stato il cavallo di Troia che ha permesso l’attuazione di politiche energetiche volte all’affermazione di quelle tecnologie fallimentari. Tale affermazione si è realizzata, le tecnologie in parola stanno dimostrando di essere quel fallimento che era perfettamente prevedibile (l’impegno economico in esse è la probabile prima causa della grave crisi economica: si pensi che solo per foraggiare la tecnologia fotovoltaica gli utenti elettrici italiani stanno pagando, e continueranno a farlo per 20 anni, 12 miliardi di euro), e nessuna catastrofe climatica è stata evitata perché non v’era alcuna catastrofe da evitare.

[link=http://www.enzopennetta.it/2013/10/il-gw-esiste-lagw-non-esiste-2/]Continua..[/link]
Fonte: http://www.enzopennetta.it/2013/10/il-gw-esiste-ma-lagw-non-esiste/
Vedi: http://gabrielelombardo.altervista.org/diramato-unimportante-ordine-esecutivo-del-presidente-usa/

“Il GW esiste ma l’AGW non esiste” ultima modifica: 2013-11-03T09:25:53+00:00 da Richard
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