“la Via”: la religiosità nella tradizione cinese

Il Giornale Online
di Emilia Maria Pezzini (Dailystorm.it)

La Repubblica Popolare Cinese non ha una religione di Stato e in Cina non c’è propriamente una religione prevalente, si può piuttosto parlare di un accostamento delle tre dottrine tradizionali: Confucianesimo, Taoismo e Buddhismo. La parola “dao” è usata, soprattutto nei testi classici, per indicare gli insegnamenti e le dottrine delle grandi scuole di pensiero. Significa “direzione, percorso, via, principio, verità, moralità, ragione, metodo”. La traduzione più frequente è “Via”. La religiosità ancestrale cinese si basava sul culto degli antenati, di figure mitologiche divinizzate e soprattutto del Cielo (Tian), inteso come entità divina suprema. Nel periodo in cui la società cinese si emancipò dal sistema dei clan e si sviluppò il modello feudale (tra il VII e il II secolo a.C. circa), ci fu una fase di sviluppo sostanziale anche a livello ideologico. Fu allora che nacquero le grandi scuole confuciana e taoista.

Il razionalismo che caratterizzò questo periodo è rappresentato soprattutto da Confucio e dai suoi discepoli, per secoli produttivi nell’ambito letterario. Elaborarono un complesso filosofico a carattere prevalentemente etico-morale che è la base ideologica della cultura cinese e che ridefinì in ogni ambito la società primitiva per portarla a quella delle grandi dinastie. Si tratta di una dottrina pratica, riferita alla vita quotidiana, alle relazioni umane e alle concezioni politiche. Uno dei temi principali è lo studio per perfezionarsi: Confucio propose l’introduzione di un sistema di esami meritocratici per accedere alle cariche politiche, che in Cina fu quasi costantemente in vigore fino al 1905. Il miglioramento personale, poi, ha uno scopo universale: l’obiettivo supremo è il mantenimento dell’ordine nel Mondo. L’Imperatore stesso, investito del revocabile “mandato celeste”, non era altro che il primo tra i funzionari e doveva agire il meno possibile, con la sola funzione di interpretare ogni caso o questione in base al codice di principi che si andava formando.

Nel Novecento cinese, con la fine dell’Impero, il pensiero confuciano fu considerato un ostacolo alla modernizzazione e fu gradualmente destrutturato, fino ad essere tra i bersagli della Rivoluzione Culturale. Il Taoismo è la dottrina di cui furono padri Laozi, secondo la tradizione contemporaneo di Confucio, e Zhuangzi. La “Via” taoista è l’insieme delle leggi naturali secondo cui l’uomo deve vivere, di cui l’elemento fondamentale è lo yin-yang, ovvero la complementarità degli opposti. Il Buddhismo giunse in Cina dall’India nel primo secolo d.C. Tra le tre dottrine è la più metafisica e quella che storicamente ha subito delle persecuzioni. Conobbe un’enorme diffusione in Cina alla caduta dell’Impero Han, quando si assistette ad una fase di frammentazione del potere paragonabile a quella prodotta dalla fine dell’Impero romano, agli inizi del Medioevo in Europa, durante la quale si diffuse il Cristianesimo.
Questi due “credo” stranieri e universalistici andarono a riempire il vuoto di valori che i due grandi Imperi avevano lasciato e la loro diversa natura ha influito sul corso della storia. Uno dei motivi per cui in Cina, dopo la fase medievale, l’Impero si ristrutturò, mentre in Europa l’unità imperiale fu per sempre infranta è il fatto che quest’ultima risentì aspramente del conflitto Chiesa/Impero e degli scismi ecclesiastici, mentre la comunità Buddhista non avanzò mai pretese di potere autonomo allo Stato e non intercedette a livello politico. Nella mentalità cinese, secondo cui vecchie e nuove religioni e filosofie si erano sempre mescolate, il proselitismo cristiano, al suo arrivo, non fu visto come un eccezione. I gesuiti, a fine Cinquecento, furono accolti pacificamente. I reciprochi scambi portarono grandi stimoli e progressi culturali. La predicazione non fu osteggiata dalla corte imperiale, che integrò i missionari negli alti ranghi e si impegnò per reprimere incidenti a livello provinciale, dove la burocrazia confuciana era più restia ad ammettere l’imponente missione di conversione.

Nel 1704 il Papa inviò una bolla che condannava la pratica di “superstizioni” quali i riti tradizionali cinesi. L’Imperatore Kangxi rispose: “Che cosa direbbe il papa, se l’imperatore cinese si permettesse di giudicare e di riformare le cerimonie vaticane?” e, perplesso anche dalle rivalità nella comunità cristiana, ne proibì il proselitismo e la predicazione. L’elemento fondamentale della religiosità cinese è quindi il sincretismo. Proprio la commistione, non solo delle tre dottrine tradizionali, ma di tutti gli elementi religiosi che un individuo sente come propri, rappresenta il senso di religiosità cinese e l’essenza della cosiddetta “via”, ben diversa da quella occidentale. Nell’estremo Oriente, infatti, sono del tutto mancate dinamiche che la Nostra società ha ampiamente conosciuto nella sua storia, come l’imposizione di un credo esclusivo e l’ingerenza di formazioni e principi prettamente religiosi nelle questioni politiche.

Fonte: http://dailystorm.it/2012/07/13/%E9%81%93-la-via-la-religiosita-nella-tradizione-cinese/

“la Via”: la religiosità nella tradizione cinese ultima modifica: 2012-07-14T18:13:31+00:00 da Richard
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