Aids: scoperta mutazione che rende immuni

Il Giornale Online

Fra due anni forse sarà disponibile un test per individuare
i portatori del gene che conferisce una resistenza naturale all'Hiv

FIRENZE – Una particolare mutazione genetica riscontata in alcuni individui eviterebbe il contagio da Hiv.
Si tratta di una difesa naturale che certi soggetti posseggono perchè portatori di un particolare profilo genetico, che rende il loro sistema immunitario più reattivo al virus. La scoperta è il frutto di una collaborazione fra l'Unità operativa di malattie infettive dell'azienda sanitaria di Firenze l'Istituto di Immunologia dell'Università di Milano e l'Universitá di Osaka. L'annuncio è stato dato dai ricercatori riuniti a Firenze per una giornata di confronto e discussione sui dati raccolti dai tre gruppi di studio. «Sappiamo – afferma il professor Francesco Mazzotta direttore delle Malattie Infettive dell'Asl fiorentina, dove è stata condotta la ricerca clinica – che l'Hiv distrugge le difese naturali dell'organismo che risultano inefficaci a contrastare l'infezione.

Il nostro studio congiunto ha dimostrato che in alcuni soggetti il sistema immunitario ha la capacità di bloccare il virus appena viene a contatto con l'organismo». «Questa scoperta – prosegue il professor Mario Clerici del dipartimento di Immunologia dell'Università di Milano che si è occupato della parte immunologia dello studio – crea una nuova prospettiva per vaccini anche terapeutici basati su un principio innovativo: attivare il sistema immunitario contro l'infezione per mettere a punto in futuro terapie basate non solo sui farmaci antiretrrovirali ma anche sulle naturali capacità del sistema immunitario nel contrastare l'Hiv».

LO STUDIO – La ricerca è l'ultimo risultato di una lunga collaborazione avviata dal 1997 con uno studio, coordinato dal dottor Sergio Lo Caputo, su coppie eterosessuali chiamate «discordanti», in cui, cioè, pur in presenza di rapporti sessuali non protetti tra un soggetto infetto e l'altro sano, non si è osservata la trasmissione dell'infezione. La ragione di questa immunità «è in alcune proteine che regolano la risposta immunitaria al virus Hiv» afferma il professor Masaaki Miyazawa dell'università di Osaka. «La mutazione genetica, riscontrata in alcuni soggetti, è localizzata in alcuni geni del cromosoma 22 e fa produrre alle cellule sostanze in grado di bloccare il virus nella prima fase di ingresso nell'organismo». «La mutazione – concludono i ricercatori – si esprime in tre configurazioni diverse: la prima, ossia la sua assenza, rende l'organismo completamente vulnerabile; la seconda, parziale, consente una limitata reazione del sistema immunitario, comunque sufficiente a contrastare la progressione della malattia, è il caso dei sieropositivi di lungo periodo che mantengono un equilibrio che impedisce al virus Hiv di provocare la malattia conclamata; la terza è una mutazione completa che permette ai fortunati portatori di non contagiarsi anche se entrano in contatto diretto con l'Hiv». Fra due anni, secondo i ricercatori, potrebbe essere disponibile un test per individuare i portatori del gene dell'immunità al virus Hiv.

NON E' LA PRIMA VOLTA – «Non è la prima volta che si riscontrano polimorfisimi che sembrano essere in grado di ridurre il rischio di contagio o di progressione dell'infezione da Hiv fino ad Aids» commenta il professor Gianni Rezza, dellìIstituto Superiore di Sanità, di Roma. «Era già stato osservato un fenomeno simile in un gruppo di prostitute kenyane resistenti all'Hiv. Questa ricerca appare particolarmente importante per i gruppi di ricerca che l'hanno condotta e per i soggetti testati, cioè le coppie discordanti».

CAUTELA – «Tuttavia, anche sulla scorta delle esperienze già accumulate biosgna tenere presente che in genre questo tipo di protezione non è del tipo “tutto o nulla”, ma parziale», prosegue l'esperto. «Inoltre non di rado i risultati della ricerca di base poi non si riescono a tradurre facilmente in applicazioni pratiche a breve o medio termine. Quindi la notizia va molto apprezzata in termini di risultato scientifico ma non deve indurre in nessun modo a una riduzione di comportamenti prudenti in termini di protezione dal virus, sia nelle coppie discordanti che in tutti gli altri casi, e non deve nemmeno far pensare ad applicazioni a breve termine: ci si deve comunque aspettare tempi piuttosto lunghi»
l.r.
07 giugno 2007

fonte: Corriere della Sera
Riferimenti ai casi in Kenya: foxnews.com/story/0,2933,208351,00.html?sPage=fnc.health/aids