Arcimboldo: La Pittura Alchemica dell’Immortalità

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Il Vertumno

Sinceramente? Beh, avrei dovuto occuparmi di Ruggero Bacone.

Sì la mia ultima “fatica” bibliografica avrebbe voluto Bacone come protagonista.

Mi sarebbe piaciuto occuparmi di quel frate reso famoso da Sean Connery nel “Il Nome della Rosa”. Alcune cosette di lui le sapevo già e quindi ………..

Invece no.

E’ il bello del mio lavoro, in fondo, io faccio ciò che sento, quasi sempre.

Infatti mentre cercavo su internet alcuni riferimenti bibliografici inerenti uno dei più grandi alchimisti del mondo cristiano, capace di “inventare“ gli occhiali secoli prima di Cartesio, cosa appare, così, come se avesse voluto porsi a me e alla mia attenzione con tutta la sua carica di significati simbolici?

Un’immagine, un quadro sarebbe più giusto precisare, che mi ha fatto cambiare subito idea. Un quadro fatto dall’ennesimo genio nostrano, che l’italica storia spesso ha colpevolmente trascurato. Purtroppo “Noi” abbiamo una panchina lunghissima, come si direbbe in gergo calcistico, e dei fuoriclasse ci dimentichiamo in fretta, specialmente di quelli locali.

In sintesi, cercando Bacone ho incontrato l’opera di Giuseppe Arcimboldo, e la cosa, ragazzi, ha lasciato su di me un segno indelebile, tanto che la mia nuova casa editrice pubblicherà un mio libro su questo genio.

Si perché dopo aver osservato, solo per alcuni attimi, il quadro di cui sopra, “Il Vertumno”, ho deciso. Ho deciso, ho deciso, sì ho deciso di occuparmi di lui, di scrivere di lui, di scoprire di lui, in un momento in cui persino l’Expo dopo aver adottato come brand la sua opera più famosa, appunto il Vertumno, di tutto ha fatto per disfarsene, in quanto ritenuta incapace di “arrivare” di “bucare” di permeare l’immaginario collettivo. Per poi rivolgersi alla la Walt Disney, che con una rielaborazione delle sue, in brevissimo, ha trasformato il “DIO Etrusco delle 4 Stagioni“, con le sembianze dell’Imperatore Rodolfo II, mecenate di Arcimboldo, nell’attuale Foddy.

Foddy che in questi mesi finalmente, ha preso ad occhieggiare, invitante, tutti coloro che, diffidenti, all’Expo si son rivolti con quel poco di ottimismo, stima e curiosità che tutti gli italiani dimostrano avere, giustamente, verso le italiche imprese.

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Nuovamente riscoperto e sepolto dai suoi stessi connazionali, come scritto da sempre nel suo karma, io, nonostante tutto, l’ho scelto.

Ho scelto per un anno l’Arcimboldo uomo, l’Arcimboldo pittore, l’Arcimboldo genio in tutte le arti, l’Arcimboldo alchimista, l’Arcimboldo iniziato, per capire, per capirmi, per proseguire nel mio cammino che dopo il tempo dedicato a Cartesio e Newton, tanto aveva bisogno, ma veramente tanto, di immagini, di colori, di arte, per respirare, per pensare, per nascondersi al mondo, alla gente, al divenire di una società che non amo, ma che rispetto, perché fondamentalmente, mi ha concesso un piccolo spazio, per essere, mentre ovunque impera il potere.

E così, spoglio di qualsiasi certezza, mi sono tuffato nella vita di un uomo che sentivo, mi avrebbe regalato attimi di puro sapere, attimi unici da unire a quanto di più bello fino ad ora ho potuto collezionare occupandomi di simboli.

E così è stato.

Ho dovuto però, occuparmi di Alchimia Spirituale, di futuri Rosa+Croce, degli Asburgo, della corte più esoterica mai esistita in Europa, quella di Rodolfo II a Praga, di personaggi dalle qualità eccelse, come il Vasari, Leone Leoni, di Leonardo da Vinci, di Pompeo Leoni, di percorsi iniziatici dove Jesse, Isacco, Giacobbe, Giuda, Davide e Golia, la Radix Davidis insomma, ha un profondo senso conoscitivo.

Di feste, quelle organizzate e vestite da Arcimboldo, di planimetrie sacre come quella del Tempio di Re Salomone, di strumenti e scale musicali, costruiti e partorite sempre da Giuseppe, definito non a caso il Leonardo da Vinci milanese.

E a nulla è servita la mia corsa, il mio inseguimento, sempre, le sue 4 Stagioni e i 4 Elementi, cuore pittorico della sua opera, sono rimasti davanti a me, costantemente, con il loro carico enorme di significati simbolici quasi irraggiungibili.

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4 Stagioni e 4 Elementi a coppie come voluto da Arcimboldo

Uomo preparatissimo, dotto, intuitivo e allo stesso tempo profondo, reso unico dal suo grado iniziatico, a compensare la mia palese inadeguatezza, per primo, tra i grandi da me affrontati, mi ha dato la possibilità di intuire il segreto della morte, di percepire cosa realmente cela.

Ma solo dopo aver sofferto davvero, tutti i passaggi, che son sicuro “Lui” condivise, prima di trasformare un opera pittorica trentennale, quasi monotematica, in quella Grande Opera, che a tutti spetta e, ci aspetta, per far si che la nostra vita abbia un senso, una motivazione valida per essere ricordata da chi rimane.

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Osiride

E quindi giorno dopo giorno schiavo delle sue indicazioni simboliche, ho ripercorso il mito dell’Androginia, sono entrato nel mondo delle vere domande, quelle, che da sempre costituiscono l’essenza della nostra venuta e dipartita, e per mesi ho dovuto vivere e pensare all’essenza della vita e della non vita, servendomi di Iside, di Osiride, dei suoi colori, tanto cari alla Natura, all’Alchimia alla Radix ai Rosa+Croce.

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Il Cristo Itifallico

Utilizzando i miti per capire cosa avesse condotto l’umanità, al Cristo Itifallico del Saba Sardi, cosa veramente celavano i Riti Orfici ed Eleusini, chi e cosa si nascondesse dietro il delirio d’immortalità al quale tutti i regnanti, senza distinzione si consegnavano, come Rodolfo II, e a cui pochissimi uomini come Arcimboldo erano tenuti a dare una risposta.

E poco è importato se per fare questo di percorso, ancora in uno stato di Piccola Opera, ho dovuto sondare la matrice millenaria dei Tarocchi: la Tavola Bembina o l’Atalanta Fugens di quel Michele Maier così bravo a mantener viva la tradizione medica dei Terapeuti Esseni, presso la corte Rudolfina, e nello stesso tempo a formalizzare simbolicamente il progresso simbolico del sapere alchemico dei suoi tempi.

Si poco importa se ho dedicato ore, giornate, mesi al vero significato del Mercurio, come dello Zolfo, per capire il Sale, perchè il premio è stato superiore all’impegno da me espresso.

Decine di fiori, dai mille significati, decine di piante, animali ed elementi hanno danzato nella mia mente e nel mio cuore, orfani della loro matrice platonica, per arrivare finalmente fusi, a parlare dell’unica cosa che davvero ci rende unici e degni del nostro retaggio divino e androgino: l’Anima.

Quell’anima che non muore, quell’essenza che condensata in un colore ben preciso, il verde, mai viene meno, mai cede ai vincoli della tridimensionalità.

E ho afferrato.

Ho capito come fosse stato fondamentale per Giuseppe spiegare, parlare dell’anima umana attraverso la pittura, per far capire come la morte essenzialmente non esiste per noi tutti, in quanto figli di un’unica madre che non sa morire. Una madre chiamata Natura, che alchemicamente compresa, rivela la sua vera essenza immortale, a tutti coloro che riescono a ripensare, a ripensarsi come l’ultimo dei suoi atti creanti.

A quel punto ho smesso di leggere, di cercare, di capire, ho solo guardato e contemplato i suoi quadri. 10 in particolare (Le 4 Stagioni – I 4 Elementi – La Flora –il Vertumno) , ma due nello specifico.

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La Primavera

La Primavera: primo dei suoi quadri eseguiti a Vienna, ben 28 anni prima del Dio Etrusco, appartenente alle 4 Stagioni, con le sembianze di Massimiliano II, padre di Rodolfo II. E il già citato Vertumno, ultimo dei suoi quadri, eseguito finalmente in pensione, a Milano, con le sembianze, come accennato, del figlio di Massimiliano II, quel Rodolfo II così desideroso di eternità.

Ho smesso anche di pensare a quella ridda simbolica fatta da 81 fiori e piante primaverili, sapientemente disposte secondo la triplice cromaticità delle Virtù Teologali, la stessa della nostra bandiera nazionale. Cromaticità presente, giustamente, in modo molto più soffuso nel Vertumno.

Ho smesso di pensare a quell’unico fiore, posto come un orecchino, nella Primavera, dalla fisiologia androgina: l’Aquilegia, presente anche nell’enorme petto floreale del Dio delle 4 Stagioni.

Ai 9 tipi di rose presenti nel viso di Massimiliano II, all’iris e al giglio condivisi da entrambi i quadri, al Cantico dei Cantici, a Dante e Beatrice, a Naometria, di Simon Studion a Hypnerotomachia Poliphili del Colonna, a Vitruvio, Leon Battista Alberti, al Palladio a Giordano Bruno o Athanasius Kircher, perché comunque qualsiasi cosa potessi aggiungere per capire l’operato del genio italiano, non poteva imitare, nemmeno pallidamente il meccanismo suggestivo, sapientemente inserito dall’Arcimboldo in ambedue i dipinti, rappresentanti inizio e fine del suo percorso pittorico e di vita (poco tempo dopo aver dipinto il Vertumno, Arcimboldo morì).

Un meccanismo capace di eliminare i vincoli tridimensionali. Una dinamica pittorica capace di indicare un non luogo in grado di ospitare l’anima della natura e tutte le anime che da lei prendono vita. Grazie alla quale ho intuito come sostanzialmente il Dio delle Quattro Stagioni, padre della Primavera, pur essendo venuto per ultimo nella sua opera, poteva e doveva intendersi come:

“padre del padre e non più figlio dello stesso“.

Arcimboldo in questo modo capovolgeva la sua decennale opera, manifestando un progetto iniziale mai sospettato da nessuno, e andando ad eliminare i vincoli temporali e genitoriali “qui” vigenti, indicava le coordinate di un non posto, capace di identificarsi con Dio, un Dio-Natura dotato/a di eccezionali qualità dimensionali. Qualità da recepire come opposte o speculari a quelle tridimensionali, ma assolutamente complementari, dove tempo, spazio, materia e morte non possono intendersi come solitamente facciamo, dove tutti archetipicamente esistiamo in eterno.

E così ho potuto spiegarmi la tematica secondaria, ma fondamentale, del suo trentennio pittorico caratterizzata spesso, da quadri capovolgibili, opposti, speculari, complementari.

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Canestro di frutta

Ciò mi ha permesso di meditare persino sulla modalità di scrivere al “contrario” di Lio–nardo e su tanta bibliografia e filmografia “moderna”, dove la specularità va a rappresentare l’archetipo intorno al quale costruire vite ed eventi.

Cosa aggiungere perciò.

Che nel suo autoritratto a china, nell’unica pupilla osservabile c’è un otto?E’ meglio di no, se no si potrebbe pensare che il sapere degli Iniziati fosse quello dell’Ottava, ma sarebbe troppa acqua al mio mulino.

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Meglio quindi non parlare della sua passione per la numerologia, del 10 5 5 7, delle tre Ottave incise sulla pistola del “Fuoco”, delle 22 perle ”dell’Acqua”, del numero di Osiride, del Bis-diapason a lui tanto caro e di tutta una serie di questioni legate ad un paio di intervallucci da niente come 2/3zi e 3/4ti, presenti solo in quei 10 quadri.

Si meglio non parlarne.

Di certo c’è che visse come un Pellicano, morì come un Cigno e risorse come una Fenice. Questo tocca dirlo, oltre al fatto che per me è stato un onore dedicargli il mio piccolo talento.

libro
(Da Giugno 2015 in tutte le librerie, come collana Melchisedek, pubblicata da: Lindau Edizioni)

P.S.
Ora mi sto occupando di architettura …………..sottile.

Michele Proclamato

micheleproclamatoMichele Proclamato vive a L’Aquila dove, da alcuni anni, si è fatto promotore di iniziative che hanno come unica finalità quella di svelare, al grande pubblico, quanto grande sia il lascito “misterico” del piccolo capoluogo abruzzese. Per primo ha codificato il linguaggio dei Rosoni e ha ideato il “Tour del Mistero”, basato sui siti sacri più importanti della città, a cui ha aggiunto la prima guida “esoterica” della città aquilana: “La rivelazione dell’Aquila” con la collaborazione di altri due autori.  Scrive e pubblica il libro “Il Segreto delle Tre Ottave“, basato sulla chiave “vibrazionale” da lui trovata all’interno della basilica di Collemaggio.

Arcimboldo: La Pittura Alchemica dell’Immortalità ultima modifica: 2015-03-16T18:40:19+00:00 da prixi
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