BRIAN WEISS -Oltre le porte del tempo-

Il Giornale OnlineRaymond Moody, il più celebre studioso di esperienze di premorte (le cosiddette NDE, “near death experiences”) ha scritto un'introduzione per Oltre le porte del tempo di Brian Weiss.

Negli ultimi vent'anni, nella società occidentale è gradualmente avvenuta una vera rivoluzione nella coscienza quasi senza che ce ne rendessimo conto. Oggi c'è un'intera generazione di giovani che ha sentito parlare spesso e ha letto di esperienze di “premorte”, di regressione alle esistenze precedenti, di viaggi extracorporei, di apparizioni di persone decedute e di molti altri notevoli fenomeni legati alla vita spirituale. Ho spesso il piacere e la fortuna di tenere lezioni di fronte a adolescenti e ogni volta mi stupisco quando li sento parlare con calma e naturalezza delle loro visioni e dei loro viaggi in altri mondi.

Nel 1975, quando si diffuse un certo interesse per le esperienze di premorte, alcuni pensarono che fosse una moda passeggera: ora, però, inizio a convincermi che si tratti di fatti certi nella nostra cultura. A mio avviso stiamo diventando (se non siamo già diventati) una delle tante società storiche nelle quali la capacità degli esseri umani di avere visioni viene accettata come un dato di fatto. Sempre più spesso persone comuni raccontano le loro visioni e si scambiano informazioni e consigli sulle varie tecniche per indurne o facilitarne la comparsa.

Alcune sorprendenti novità sono emerse dalle ricerche di studiosi come Brian Weiss, William Roll, Ken Ring, Bruce Greyson, Melvin Morse e di molti medici e psicologi che operano negli Stati Uniti, in Europa e in altri paesi. Sono abbastanza fiducioso nel fatto che nei prossimi anni questo tipo di ricerche procederà e che anche persone psicologicamente normali potranno avere con facilità queste esperienze profonde, che possono anche essere definite “psichiche” ma che sarebbe meglio caratterizzare come “spirituali”. Per esempio, lo scorso anno ho messo a punto con alcuni colleghi una tecnica attraverso la quale adulti del tutto normali, e senza alcun problema psichico, in uno stato di totale consapevolezza, erano in grado di visualizzare persone care defunte, in tre dimensioni, a colori e nelle loro reali proporzioni. Inoltre, con mia grande sorpresa, i soggetti che si sottoponevano a questi esperimenti – tutti professionisti seri e stimati – insistevano sul fatto che i loro incontri erano stati assolutamente “reali”.

Infatti ognuno di loro era certo di avere visto e di essersi trovato in presenza dei parenti o degli amici deceduti. Io stesso ho avuto un'esperienza simile: ero seduto in compagnia di mia nonna, che è morta qualche anno fa, e chiacchieravo con lei come facevo sempre quando era ancora in vita. In effetti la cosa più straordinaria di questo incontro era la sua assoluta normalità, il fatto che non avesse nulla di sinistro né di sconvolgente.

Ciò che sta succedendo, credo, è che in tutto il mondo, collettivamente, ci stiamo aprendo a quegli stati alterati di coscienza ben noti ai nostri antenati nell'antichità, ma poi messi al bando in una certa fase di sviluppo della nostra civiltà e considerati frutto di superstizione o addirittura ispirati dal demonio. A mio avviso invece lo sviluppo di una nuova coscienza può portare grandi benefici all'umanità. Václav Havel, scrittore e presidente della Cecoslovacchia, in un toccante discorso tenuto davanti al Congresso degli Stati Uniti, ha affermato con chiarezza che solo una rivoluzione “collettiva” della coscienza umana sarà in grado salvare il mondo dalla sua attuale tendenza all'annientamento. Lo stesso Gorbacëv ha sostenuto questa tesi, asserendo che è necessario un rinnovamento spirituale per salvare il suo travagliato paese.

La regressione a vite passate, di cui Brian Weiss ci parla in questo libro, è un esempio di fenomeni straordinari della coscienza umana, oggi sempre più largamente accettati. Non dobbiamo sentirci a disagio né vergognarci di aver vissuto simili esperienze: per esempio, uno dei più grandi storici della nostra epoca, sir Arnold Toynbee, racconta che fu ispirato a scrivere la sua monumentale opera storica da esperienze personali che, benché spontanee, erano molto simili a quelle descritte da Brian Weiss.

Secondo le persone che hanno avuto esperienze di premorte, in quei momenti, che sembrano gli ultimi della vita terrena, si impara che amare è la cosa più importante. Oggi è ormai chiaro che proprio l'amore è l'unico mezzo per migliorare il mondo e forse lo sviluppo di tecniche per raggiungere stati alterati di coscienza è il sistema più efficace per potenziarlo.

Brian Weiss è davvero un pioniere: ha fatto conoscere al grande pubblico tecniche sicure per il raggiungimento di stati alterati di coscienza che possono condurre a una maggiore consapevolezza di sé e favorire la comprensione tra le persone. Soprattutto in quest'epoca di enorme diffusione della comunicazione elettronica, potremo forse portare avanti un rinnovamento spirituale grazie al quale gli esseri umani di tutto il mondo saranno uniti nell'amore e nella pace.

Molte vite fa

E' impressionante ascoltare la voce dei pazienti di Brian Weiss. Le confessioni, le testimonianze, i ricordi che escono intatti dall'inconscio, quando si è sotto ipnosi regressiva, raccontano di mondi lontanissimi, in una maniera così vivida e precisa, che spesso le nostre certezze di occidentali sono messe in discussione in modo scientifico e, appunto, occidentale.

Brian Weiss
Essendo un professionista con pochissimo tempo a disposizione, il mio obiettivo principale è curare i pazienti, non stabilire la veridicità delle loro precedenti esistenze, sebbene anche la verifica sia un aspetto importante.

I ricordi relativi a vite passate vengono recuperati e descritti secondo due tipologie fondamentali. La prima, da me definita “classica”, è quella in cui il paziente ha accesso a un'esistenza ed è in grado di descriverla con abbondanza di particolari nei suoi eventi principali. La vita gli sfila davanti quasi come un racconto cinematografico, partendo spesso dalla nascita e concludendosi con la morte. In molti casi il paziente assiste serenamente alla propria dipartita e all'intera esistenza. Le lezioni di quella particolare vita vengono discusse e chiarite con l'aiuto del paziente stesso e magari di figure religiose o guide spirituali.

Molte delle esistenze di Catherine sono riemerse secondo la tipologia classica. Ecco di seguito un brano, tratto da una vita in cui era un'antica egizia. Catherine iniziava raccontando un'epidemia che aveva causato la morte del padre e del fratello. Lei aveva aiutato i sacerdoti a preparare i corpi per la sepoltura. I ricordi si riferiscono al momento in cui lei aveva sedici anni:

“La gente veniva messa in grotte. I corpi erano custoditi in grotte. Ma prima, i corpi dovevano essere preparati dai sacerdoti. Dovevano essere avvolti e unti. Venivano conservati in caverne, ma adesso la terra è allagata… Dicono che l'acqua è cattiva. Non bevono l'acqua.”
“Vi è un mezzo di cura? Qualche cosa che funzioni?”
“Ci davano delle erbe, diverse erbe. Gli odori… le erbe e… si odorano i profumi. Io posso odorarli!”
“Riconosce il profumo?”
“E' bianco. Lo appendono al soffitto.”
“E' come l'aglio?”
“Viene appeso… le proprietà sono simili, sì. Le sue proprietà… Ce lo mettiamo in bocca, nelle orecchie, nel naso, dappertutto. L'odore era forte. Si credeva che impedisse agli spiriti maligni di entrarci nel corpo.
Porpora… Un frutto o qualche cosa di rotondo coperto di porpora, una buccia di porpora su di esso…”
“Riconosce la civiltà in cui è? Le sembra familiare?”
“Non so.”
“Il frutto di porpora è di qualche genere?”
“Tannis.”
“E questo vi aiuta? Serve contro la malattia?”
“Serviva a quel tempo.”
“Tannis” ripetei cercando ancora di vedere se parlava di ciò che noi chiamiamo tannino o acido tannico. “Lo chiamavano così? Tannis?”
“Io… continuo a sentire tannis”
“Che cosa di questa vita si è inserito nella sua vita attuale? Perché torna a regredire qui? Che cosa vi è che la turba così?”
“La religione” sussurrò rapidamente Catherine, “la religione di quel tempo. Era una religione di paura… paura. C'erano tante cose da temere… E tanti dèi.”
“Ricorda i nomi di qualche dio?”
“Vedo degli occhi. Vedo un nero… qualche tipo di… Sembra uno sciacallo. E' una statua. E' una specie di guardiano… Vedo una donna, una dea, con una sorta di copricapo.”
“Conosce il suo nome, il nome della dea?”
“Osiride… Sirus …. qualche cosa di simile. Vedo un occhio… un occhio, solo un occhio, un occhio in una catena. E' d'oro.”
“Un occhio?”
“Sì… chi è Hathor?”
“Chi?”
“Hathor! Chi è?”
Io non avevo mai sentito parlare di Hathor, sebbene sapessi che Osiride, se la pronuncia era giusta, era il fratello e marito di Iside, una delle principali divinità egizie. Più tardi seppi che Hathor era la dea egizia
dell'amore, della gaiezza e della gioia.
“E' una divinità?” chiesi.
“Hathor! Hathor!” Vi fu una lunga pausa. “Un uccello… è piatto… piatto, una fenice.” Rimase ancora silenziosa.
“Avanzi nel tempo, adesso fino all'ultimo giorno di questa vita. Vada all'ultimo giorno, ma prima di essere morta. Mi dica quello che vede.”
Lei rispose con un bisbiglio dolcissimo. “Vedo della gente e dei fabbricati. Vedo sandali, sandali. C'è un veste rozza, una sorta di veste rozza.”
“Che succede? Arrivi adesso al momento della sua morte. Che cosa succede? Può vederlo.”
“Non lo vedo… non mi vedo più.”
“Dov'è? Che cosa vede?”
“Nulla… solo oscurità… vedo una luce, una luce calda.”
Era già morta, era già passata nello stato spirituale. Evidentemente non aveva bisogno di sperimentare ancora la sua morte.
“Può raggiungere quella luce?” chiesi.
“Ci sto andando.” Stava tranquilla, aspettando ancora.
“Adesso può guardare le lezioni di questa vita? Ne è consapevole?”
“No” mormorò. Continuò ad aspettare. D'improvviso parve sveglia, sebbene i suoi occhi rimanessero chiusi, come sempre quando era in trance ipnotica. La sua testa si volgeva da un lato all'altro.
“Che cosa sta vedendo, adesso? Che cosa succede?”
La sua voce divenne più forte. “Sento… qualcuno che mi parla.”
“Che cosa dice?”
“Parla della pazienza. Bisogna avere pazienza…”
“Sì, continui.”
La risposta venne dal Maestro poeta. “Pazienza e tempestività… Tutto viene quando deve venire. Una vita non può essere condotta a gran velocità, non può essere attuata secondo un programma come tanti vorrebbero. Dobbiamo accettare quello che ci giunge in un dato tempo e non chiedere più. Ma la vita è senza fine, noi non moriamo mai; non siamo mai realmente nati. Noi passiamo solo attraverso diverse fasi. Non vi è fine. Gli umani hanno molte dimensioni. Ma il tempo non è come ci appare, consiste piuttosto in lezioni che vengono imparate.”*

I dettagli sulla sepoltura, sull'erba usata per difendersi dall'epidemia e sulle statue degli dei sono tutti elementi tipici della regressione classica, come pure il lasso di tempo coperto dai ricordi: dai sedici anni alla fine. Anche se Catherine non rammenta qui l'effettivo episodio della morte (lo aveva già ripercorso in una seduta precedente), non aveva varcato tale soglia per ricevere informazioni spirituali illuminanti sull'”aldilà”.

(…) Non tutti hanno la necessità di ricordare le proprie vite precedenti attraverso l'ipnosi, non tutti sopportano il peso di traumi passati o di ferite che influenzano il presente, anzi, spesso un paziente ha bisogno di concentrarsi sul presente, non sul passato. Comunque, io insegno le tecniche di autoipnosi e di meditazione perché sono preziose nella vita quotidiana: se si vuole guarire dall'insonnia, combattere l'ipertensione, perdere peso, smettere di fumare, rafforzare il sistema immunitario per difendersi dalle infezioni e dalle malattie croniche, ridurre lo stress, o raggiungere il rilassamento e la serenità interiore, si possono praticare tali tecniche per il resto della propria esistenza.

Nonostante gli indubbi benefici, talvolta i pazienti si rifiutano di sottoporsi all'ipnosi, spesso per le ragioni più sorprendenti.
Mentre facevo l'internato di psichiatria alla Facoltà di Medicina di Yale, venne da me un uomo d'affari che voleva superare il proprio terrore di volare. A quel tempo ero uno dei pochi terapeuti di Yale che utilizzasse l'ipnosi per curare fobie monosintomatiche, dirette cioè verso una cosa specifica, come la paura di volare, di guidare in autostrada o dei serpenti.

Quell'uomo d'affari doveva viaggiare moltissimo per lavoro e, visto che riusciva a usare solo trasporti via terra, voleva assolutamente risolvere il suo problema. Per convincerlo a sottoporsi alla terapia, gli spiegai meticolosamente la tecnica ipnotica, gli dissi che, senza dubbio, la sua paura poteva essere curata, che non lo avrebbe più bloccato, che gli avrebbe giovato moltissimo, non solo per la sua carriera, ma anche perché avrebbe potuto trascorrere le vacanze in favolose località esotiche. Gli assicurai che la qualità della sua vita sarebbe migliorata sensibilmente.

Intanto lui continuava a guardarmi, accigliato, mentre il tempo passava.
Perché mai aveva perso tutto il suo entusiasmo?
“No, grazie dottore” mi rispose alla fine. “Mi sa che la terapia non fa per me.”
Rimasi sconcertato. Avevo curato con successo molti pazienti con i suoi stessi sintomi, e nessuno aveva rifiutato la mia terapia.
“Ma perché?” gli chiesi. “Perché non vuole farsi curare?”
“Io le credo dottore. Sono sicuro che mi guarirà. Non avrò più paura di volare. Prenderò l'aereo. Decollerà, poi magari cadrà e io morirò. No, grazie.”

Non trovai niente da ribattergli. Se ne andò dal mio studio, molto cordialmente: la sua fobia era intatta, ma, indiscutibilmente, lui era ancora vivo.
Io avevo imparato qualcosa sulla mente umana: le sue resistenze e i suoi rifiuti.

L'ipnosi regressiva
In questo capitolo tratto da Oltre le porte del tempo, Brian Weiss illustra il metodo rivoluzionario con cui è riuscito a scandagliare gli strati più arcaici dell'inconscio individuale, accedendo a esperienze anteriori alla nascita dei suoi pazienti e facendo riemergere i ricordi di vite passate.

Partendo da premesse rigorosamente psicoanalitiche, sul solco di Freud e di Jones, Weiss ha radicalmente innovato la tecnica dell'ipnosi regressiva, che gli ha permesso di aprire un nuovo, sconosciuto e affascinante campo di ricerca.

La tecnica che uso più frequentemente per avere accesso ai ricordi dei miei pazienti è l'ipnosi. Spesso ci si chiede in che cosa consista e cosa accada quando ci si trova in questa condizione, ma in effetti non c'è nulla di misterioso. L'ipnosi è uno stato di estrema concentrazione che molti sperimentano normalmente ogni giorno.

Essere rilassati, tanto concentrati da non essere distratti neppure da rumori esterni o da altri stimoli, significa essere in uno stato di leggera ipnosi. Ogni forma di ipnosi è in realtà autoipnosi: è il paziente a controllare l'intero processo, il terapeuta è solo una guida. Parecchie persone cadono in uno stato di ipnosi tutti i giorni: quando sono prese dalla lettura di un libro, dalla visione di un film, o quando, in macchina, guidano in modo “automatico”, come se l'automobile conoscesse la strada di casa.

Uno degli obiettivi dell'ipnosi, come pure della meditazione, è quello di accedere al subconscio, quella parte della nostra mente che, come dice il termine stesso, si trova “al di sotto” del normale flusso di coscienza, al di sotto del costante bombardamento di pensieri, sensazioni, stimoli esterni e altri assalti alla nostra consapevolezza. Il subconscio funziona a un livello più profondo della coscienza ordinaria, lì i processi mentali si sviluppano senza che li si percepisca consciamente come tali. I momenti, noti a chiunque, in cui si manifestano intuizioni, saggezza e creatività non sono altro che attimi in cui il subconscio si apre un varco nella nostra coscienza consapevole.

Il subconscio non è limitato dai confini imposti dalla logica, dallo spazio e dal tempo: serba ricordo di ogni cosa, in qualsiasi momento sia avvenuta; suggerisce soluzioni creative ai nostri problemi; trascende il quotidiano, permettendoci di avere accesso a una saggezza che va molto al di là delle nostre normali capacità. È possibile accedere alla saggezza del subconscio, al fine di raggiungere il benessere, attraverso l'ipnosi. Si è in questo stato tutte le volte in cui si inverte il rapporto tra mente conscia e subconscio e quest'ultimo prende il sopravvento. Esistono tecniche diversissime per raggiungere tale condizione, a seconda della profondità del livello ipnotico in cui si voglia cadere.

In un certo senso, l'ipnosi è un continuum, in cui siamo in grado di percepire, in modo più o meno nitido, il trascolorare della mente conscia nel subconscio e viceversa. Nell'esercizio della mia professione, ho incontrato pazienti che potevano raggiungere un livello di ipnosi utile alla terapia solo dopo essere stati istruiti, dopo aver discusso e superato timori e dubbi. Tali paure derivano in gran parte dal modo in cui la televisione, il cinema e i media in generale dipingono questo argomento. L'ipnosi non ha nulla a che vedere con il sonno. Quando si è ipnotizzati, la mente conscia resta comunque vigile, controlla ciò che si sta vivendo e, nonostante sia a stretto contatto con il subconscio, commenta, critica e censura. Si è sempre padroni di quel che si dice: l'ipnosi non è il siero della verità. Non si tratta di salire su una macchina del tempo per trovarsi improvvisamente trasportati in un'altra dimensione spazio-temporale perdendo completamente coscienza del presente.

Alcuni, sotto ipnosi, osservano il proprio passato come se fosse un film; altri si lasciano coinvolgere, provando forti reazioni emotive; altri ancora più che avere delle “visioni” percepiscono delle “sensazioni”. Talvolta il senso dominante è l'udito o
persino l'olfatto. In ogni caso, il paziente ricorda tutto ciò che è accaduto durante il trattamento.

Potrebbe sembrare che, per raggiungere livelli profondi di ipnosi, siano necessarie delle capacità psichiche particolarmente sviluppate. Invece, ciascuno di noi vive quotidianamente quest'esperienza quando è tra la veglia e il sonno. Tale condizione, detta stato ipnagogico, è quella in cui ci si trova quando si è in procinto di svegliarsi, e si ricordano vividamente i sogni, senza essere ancora del tutto desti. È il lasso di tempo che precede quello in cui la mente riprende possesso dei ricordi e degli interessi di ogni giorno. Lo stato ipnagogico, come l'ipnosi, è un momento creativo: quando lo attraversa, la mente è completamente rivolta verso il mondo interiore e può usare le ispirazioni del subconscio. Lo stato ipnagogico viene considerato da più parti uno “stato di grazia”, privo di confini e limitazioni, in cui si ha libero accesso a tutte le proprie risorse senza alcuna restrizione autoimposta.

Thomas Edison considerava questa condizione tanto preziosa che mise a punto un tecnica personalissima per mantenerla mentre lavorava alle sue invenzioni. Seduto su una determinata poltrona, utilizzava tecniche di rilassamento e meditazione per raggiungere questo stato intermedio tra veglia e sonno; intanto teneva alcune sfere di metallo ben strette in una mano, appoggiata, con il palmo rivolto verso il basso, sul bracciolo della poltrona. Sul pavimento metteva un recipiente di metallo, collocato in una posizione tale che, se si fosse addormentato, rilassando le mani avrebbe fatto cadere le sfere e si sarebbe svegliato per il rumore. Edison ripeteva il procedimento più e più volte.

Lo stato ipnagogico è molto simile all'ipnosi, anzi, è addirittura più profondo di molti stati di ipnosi. Un terapeuta esperto nelle tecniche ipnotiche, aiutando il paziente a raggiungere un livello più profondo della propria mente, può dare una spinta decisiva alla sua guarigione. E quando le idee e le soluzioni creative trascendono i problemi personali, la società nel suo complesso ne trae profitto, come tutto il mondo trae beneficio dalla lampadina di Thomas Edison.

Ascoltare una voce guida aiuta il paziente a concentrarsi e gli consente di raggiungere un livello più profondo di ipnosi e di rilassamento. L'ipnosi non nasconde alcun pericolo: ho ipnotizzato molte persone, e nessuno è mai rimasto “imprigionato”. È possibile riemergere dall'ipnosi in ogni momento, quando lo si desidera: nessuno ha mai fatto violenza ai propri principi etici o morali e nessuno si è mai comportato involontariamente come una gallina o un'anatra. Il soggetto sotto ipnosi ha il completo controllo della situazione.

Durante una seduta ipnotica, la mente è sempre vigile e consapevole. Questo spiega perché persone profondamente ipnotizzate e coinvolte attivamente in ricordi d'infanzia o di vite passate siano in grado di rispondere alle domande del terapeuta, di parlare la propria lingua, di nominare le località e persino l'anno in cui si trovano, che solitamente appare al loro occhio interno o nella loro mente. Una mente in stato ipnotico, conservando la propria consapevolezza e la propria conoscenza del presente, riesce a contestualizzare i ricordi d'infanzia o delle esistenze passate. Se appare la data 1900 e ci si trova a partecipare alla costruzione di una piramide nell'antico Egitto, si capisce immediatamente di essere nel 1900 a.C.

Questo spiega anche perché un paziente che, sotto ipnosi, stia combattendo nell'Europa del Medioevo riesca a riconoscere individui di quell'epoca presenti nella sua vita attuale; perché parli l'inglese contemporaneo; confronti le armi rudimentali di quel periodo con quelle che ha visto o può aver usato in questa esistenza; dia delle date e così via. La sua mente è consapevole, osserva, commenta e riesce sempre a mettere a confronto dettagli di quell'età con questa vita. Il paziente è contemporaneamente spettatore, critico e protagonista di un film, e nel frattempo rimane in uno stato di profondo rilassamento ipnotico. L'ipnosi pone il paziente in una condizione estremamente favorevole per raggiungere il benessere, permettendogli di accedere al subconscio.

Metaforicamente parlando, lo fa entrare nella foresta magica in cui si trova l'albero della salute. Ma, se l'ipnosi è la porta verso il paese del benessere, è il processo di regressione che rappresenta quell'albero e i suoi frutti sacri, che bisogna mangiare per guarire.

Brian Weiss
La terapia della regressione consiste nell'atto mentale di tornare a un tempo passato, quale che sia, per recuperare ricordi che possono esercitare influenze negative sulla vita presente del paziente e che, probabilmente, sono la causa dei suoi problemi. L'ipnosi permette di avere accesso a queste informazioni aggirando le barriere della mente conscia, comprese quelle che impediscono di accedere liberamente alle proprie esistenze precedenti.

Secondo Freud, la compulsione ripetitiva è l'impulso, spesso irresistibile, a ripetere o riproporre esperienze emotive, di solito dolorose, già verificatesi in passato. Nel 1938, nei suoi Papers on Psycho-Analysis, il famoso psicoanalista scozzese Ernest Jones definì la compulsione ripetitiva come “il cieco impulso a ripetere esperienze e situazioni precedenti, indipendentemente dal vantaggio che, così facendo, se ne potrebbe ricavare secondo il principio del piacere-dolore”.

Per quanto distruttivo o pernicioso sia tale comportamento, l'individuo sembra costretto a ripeterlo. La forza di volontà non ha alcun potere di controllo sulla compulsione. Freud scoprì che era efficace riportare alla superficie consapevole il trauma iniziale, risolverlo catarticamente (un processo che si definisce abreazione) e integrarlo con quanto il soggetto aveva vissuto e appreso. La terapia della regressione ipnotica, praticata da un esperto, consiste nel porre il paziente sotto ipnosi e poi nel fornirgli gli strumenti necessari a riportare alla luce “l'incidente”, che spesso si è verificato durante l'infanzia.

Questa è la teoria psicoanalitica tradizionale; ma in diverse occasioni, come nel caso di Catherine, il trauma iniziale risale a molto più lontano: a un'esistenza precedente. Nel corso della mia carriera di psichiatra, ho scoperto che almeno il 40% dei miei pazienti aveva bisogno di ripercorrere le proprie vite passate per risolvere problemi che affliggevano quella attuale, anche se ciò si rivelava comunque utile a tutti.

Dunque, per il 40% dei pazienti, la terapia della regressione è un elemento fondamentale della cura. Uno psichiatra preparatissimo, che però rinchiuda il suo campo d'azione nei confini, normalmente accettati, di una sola vita, non sarà in grado di portare alla guarigione quel paziente i cui sintomi siano stati causati da un trauma occorso in un'esistenza precedente, centinaia o forse migliaia di anni prima. Quando invece, usando la terapia della regressione, si riportano alla consapevolezza questi ricordi repressi tanto a lungo, si assiste a un miglioramento rapido e sorprendente.

Prendiamo come esempio un comportamento sessuale compulsivo, cioè una manifestazione della sindrome da compulsione ripetitiva. Conosco un giovane che è spinto compulsivamente a una forma di esibizionismo: nello specifico esibisce i propri genitali a determinate donne mentre si masturba in macchina. È chiaramente un comportamento pericoloso, distruttivo e oltraggioso nei confronti delle sue vittime, per cui è già stato arrestato numerose volte; tuttavia, questa forma di compulsione distruttiva continua.

Lo psichiatra che lo ha in cura è risalito alle origini del suo comportamento: alcuni episodi a sfondo sessuale che lo avrebbero visto protagonista, insieme a sua madre, quando era ancora bambino. La madre era solita coccolare il figlio mentre gli faceva il bagnetto e ciò, provocandogli delle erezioni, gli causava delle intense emozioni, confuse ma assai eccitanti. Parte della sindrome compulsiva sembrava dunque scaturire dal desiderio di ricreare l'intensità di tali sensazioni.

Nonostante il successo di questo bravissimo collega nello scoprire il trauma primitivo, la terapia è stata efficace solo in modo parziale, e il paziente soffre tuttora di frequenti ricadute: è come costretto, contro la propria volontà, a ripetere un comportamento che, oltre a essere oggettivamente rischioso, gli provoca un forte senso di colpa e di vergogna. In base alla mia esperienza professionale nella terapia della regressione, cui ho sottoposto più di trecento persone, penso che, con ogni probabilità, la cura abbia avuto un'efficacia limitata perché il trauma originario risale a una vita precedente. Lo stesso scenario potrebbe addirittura essersi ripresentato in molte esistenze passate e forse abbiamo di fronte solo l'ultima manifestazione di una serie di traumi simili, il cui andamento ricorrente si è ormai fissato. È necessario riportare alla luce della consapevolezza tutti i traumi, non soltanto il più recente, perché sia possibile una completa guarigione.

Grazie all'ipnosi, molti miei pazienti hanno fatto riemergere traumi che si ripetono sotto forme diverse esistenza dopo esistenza. Tali serie includono episodi di violenza familiare tra padre e figlia, che ricorrono nei secoli e si manifestano nuovamente nel presente; casi in cui il marito violento di una vita passata è riemerso come padre violento; esempi di alcolismo, una piaga che ha rovinato molte esistenze, e persino due partner in forte conflitto che hanno scoperto di essersi uccisi a vicenda nelle quattro vite precedenti. Prima di rivolgersi a me, molti miei pazienti erano stati curati con terapie convenzionali, che però erano state efficaci solo in parte o per niente. Per loro, la terapia della regressione è stata necessaria a eliminare del tutto la sintomatologia e a por fine per sempre a questi cicli di comportamenti dannosi e disagevoli.

Il concetto di compulsione ripetitiva sembra valido, ma i limiti del passato entro cui agire devono essere spostati fino a comprendere altre vite se i confini di quella presente non bastano a spiegare i comportamenti anomali.
Sono sicuro che quel giovane costretto a masturbarsi stando in macchina deve esaminare altre esistenze, identificarne i traumi e divenirne consapevole. Se il fondamento patologico rimane latente, i sintomi inevitabilmente si ripresenteranno: solo riportandolo alla luce è possibile iniziare una cura efficace.

Ho constatato che l'ipnosi, combinata alla terapia della regressione, riesce a penetrare nel subconscio a un livello più profondo rispetto ad altre tecniche psicoanalitiche come l'associazione libera, in cui il paziente è rilassato ma sveglio e tiene semplicemente gli occhi chiusi. Attraverso la terapia della regressione, infatti, si accede ad aree di memoria non sfiorate dalla mente conscia e quindi si creano associazioni fra strati di consapevolezza più profondi, offrendo ai pazienti risultati più rapidi e duraturi.

Ciò che emerge grazie alla terapia della regressione presenta notevoli analogie con i potenti archetipi universali descritti da Carl Jung. Tuttavia non si tratta di materiale archetipico o simbolico, ma di veri e propri frammenti di ricordi, tratti da un continuum di esperienze umane che si snodano dal passato al presente. La terapia della regressione combina il meglio della teoria freudiana, vale a dire la precisione e la catarsi terapeutica, con la partecipazione alla cura e il riconoscimento del significato simbolico profondo, cifra dell'insegnamento junghiano.

La terapia della regressione, però, non si riduce alla tecnica ipnotica.

Prima di iniziare le sedute di ipnosi, un bravo psichiatra dovrà dedicare molto tempo a ricostruire la storia del paziente, porre domande, ottenere risposte e approfondire nello specifico e in dettaglio particolari aree di rilevanza. Solo in questo modo si potrà aumentare la percentuale di successo dal 50 al 70%. A conclusione dell'incontro poi, dopo che il paziente sarà riemerso dall'ipnosi, sarà necessario integrare le sensazioni, le intuizioni e le informazioni ricevute con le condizioni di vita presenti.

Molte vite, molti maestri (Mondadori)

Molte vite, molti Maestri è la storia vera di una paziente in cura dal dottor Weiss per un acuto stato di depressione, accompagnato da attacchi di panico e angoscia. Trattata con terapie convenzionati Catherine non ottiene alcun risultato. Il dottor Weiss la sottopone a sedute di ipnosi e in uno stato di trance la donna rievoca ricordi di vite precedenti. Ha inizio così un vertiginoso viaggio nel tempo, nella memoria segreta di vite trascorse, atta scoperta delle ragioni profonde di un intero ciclo di reincarnazioni.

Catherine scopre che esiste l'Aldilà, dal quale ognuno torna alla vita al momento di reincarnarsi, e dove si trovano i Maestri, i dolci custodi dell'umanità. Grazie a questo viaggio interiore Catherine guarisce con sorprendente rapidità dai suoi disturbi. Con Molte vite, molti Maestri Brian Weiss ci mostra le potenzialità della sua “terapia regressiva” ma soprattutto ci fa riflettere su come la vita “vada oltre i nostri cinque sensi e sia qualcosa di più di quello che appare”.

[u]Letture:[/u] Molte vite, un solo amore (Mondadori)
Oltre le porte del tempo (Mondadori 1999)
Messaggi dai Maestri (Mondadori)

Inviata da NAPOLI IN A

Fonte: http://www.sfairos.it/terapiaR.htm

Articoli correlati: http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.150

BRIAN WEISS -Oltre le porte del tempo- ultima modifica: 2007-09-01T15:04:19+00:00 da Pasquale Galasso
About the Author
Pasquale Galasso

Pasquale Galasso, editore di Altrogiornale.org - Conoscere non è avere l'informazione.