Buchi Neri – Dal film alla realtà

wpid-wormhole-rgegf1Esistono davvero! Da anni la fisica insegue la loro esistenza. Il grande fisico Paul Davies ha lanciato un’idea per costruire al “macchina del tempo”. Pero’ c’erano dei “problemi”….il piu’ grande era trovare da “dove” si entra per accedere in queste “gallerie”; incredibile ma vero, si e’ scoperta l’entrata!

Dal film alla realtà

II romanzo “Contact” di Carl Sagan, reso celebre dall’omonimo film – che mostra un fantascientifico viaggio – offre un ottimo spunto di riflessione. La realizzazione della “macchina del tempo” di Paul Davies è il sogno più fantastico degli umani. Entrare in una macchina, accendere i “motori” e agire sui comandi di bordo, per ritrovarsi istanta­neamente su un lontanissimo sistema solare o su un’altra galassia, per ora è stato solo un affascinante argomento di fantascienza e niente più. Quali sarebbero le implicazioni di ordine antropologico, sociale e politico, se una cosa del genere fosse possibile? Semplicemente inimmaginabili. Non posso sapere se il progetto di Davies è ancora nel limbo delle cose immaginarie e lontane dalla effettiva realizzazione, per motivi politici o concretamente tecnici. Mi pare però di capire che il fatto che manchi totalmente la nozione del dove si entra, per accedere nei cunicoli spazio-temporali, rappresenti un bel problema di fattibilità immediata.

Nel presente articolo il lettore potrà prendere atto di come questo aspetto, ora, sia completamente risolto. L’astrofisico americano Carl Sagan ha immaginato una storia, dove viene costruito uno speciale veicolo sferico, nel quale poi entra una donna “tempo-nauta”, interpretata nella versione cinematografica, da Jodie Foster. Lo scenario tecnico è quello da rampa di lancio spaziale e tutti quelli che partecipano al lancio nelle sale di comando non hanno la minima idea di come “partirà” l’astronave. Però tutti ritengono ovvio che verrà eiettata verso il ciclo a velocità pazzesca, sebbene il concetto di cunicolo spazio-temporale da qualcuno venga nominato. Il veicolo sferico è appeso ad un traliccio dove ruotano inclinati su piani diversi un insieme di strutture a cerchio. Sempre nel film al centro della struttura si forma una luce accecante e in quel momento di massimo folgore l’astronave, tenuta sospesa sopra, si stacca e vi precipita dentro.

A questo punto quello che vede accadere Jodie Foster e quello che vedono gli osservatori esterni è totalmente diverso. La donna scienziato fa un viaggio “scorrendo” velocissima dentro qualcosa che le appare come una sorta di tunnel strettissimo, viaggio non esente da scossoni e da tremende sollecitazioni al limite estremo della sopportabilità umana, poi si ritrova dolcemente come te le trasportata sulla superficie di un pianeta, dove le cose si “vedono” in tal modo, che sembra di trovarsi in un luogo dove la luce è fortemente “incurvata” e sottoposta a strani fenomeni di rifrazione. Infine la tempo-nauta si ritrova con la faccia sul pavimento del veicolo. Gli osservatori esterni hanno solo visto la grossa palla metallica staccarsi e cadere in mare. Pertanto ritengono che il lancio nello spazio sia fallito e sono alquanto perplessi nel sentire ciò che racconta di aver visto la donna, che come esperienza si colloca in decine di ore di vissuto. Il film finisce, non certo lasciando lo spettatore nel dubbio che tale viaggio non sia stato reale, ma facendo sentire fortemente l’inadeguatezza di ciò che è stato mostrato nel tentativo di far comprendere come si possa andare tanto lontani nelle profondità dello spazio, senza percorrere lo spazio che vi è interposto.

II Vuoto Quanto-meccanico

buchi neri 1Comprendere come un corpo fisico possa improvvisamente “implodere” e scomparire, per “riemergere” da qualche altra parte, allo stato attuale delle nozioni scientifiche note, non è affatto intuitivo. La nozione nuova è rappresentata dal concetto di vuoto quanto-meccanico e siccome, come disse Erwin Scrhódinger, “chiunque non riesca a raccontare a tutti quello che ha scoperto o fatto ha compiuto un’opera inutile“, mi sto sforzando dopo il 2000, di rendere molto chiaro e semplice, anche per un bambino, che cosa intendo con il termine vuoto quanto-meccanico. Ora che debbo far capire come il film Contact riveduto e corretto, non è più pura fantascienza ma racconta il futuro della fisica, ho un’altra buona occasione per farlo. Come fa il “veicolo” sferico a cadere “semplicemente” in un bagliore di luce, percorrendo pochi metri e a ritrovarsi ad anni-luce di distanza? Ricorro al mio “cavallo di battaglia”, che è l’auf-bau atomico fatto come un vero Palazzo medievale.

Immaginate un cavaliere del 1200 rincorso da un’orda di scalmanati predatori in una notte di tregenda. Proprio mentre gli stanno per afferrare il bavero della cotta, riesce a guadagnare l’entrata del Palazzo del suo signorotto protettore e in men che non si dica è dall’altra parte della città, a molti chilometri, senza che nessuno lo abbia visto passare negli “scantinati” (nel nucleo) qui viene il bello: gli scantinati non sono tanti quanti gli appartamenti, vale a dire 112, bensì 103. In altre parole 9 scantinati sono quelli “requisiti” dal Creatore per “scavare” un tunnel, che comunica con TUTTA la rete di tunnel cosmica. È accedendo a quel tunnel, che si può arrivare in qualunque posto lontano o vicino dell’universo.

Come ha Fatto?

È risaputo che nei Palazzi di un certo lignaggio si spendeva grosse cifre per far fare i cosiddetti sotterranei, che mettevano in comunicazione con altri Palazzi o con altri luoghi, dove c’era interesse ad arrivare, senza essere visti dagli osservatori esterni.

Ponendo che l’auf-bau atomico si ispiri ad un vero Palazzo, l’atomo Corbucci ha la scala A con 50 appartamenti e la scala B con 62 appartamenti (per un totale di 112, come spesso reiterato in più occasioni!). Quattro appartamenti sono abitali dal “progettista” del palazzo, nella compagine di 116 (vedi la figura dove tutti gli elettroni di un atomo, sono messi nel giusto ordine, dal nome: ordine di riempimento dei livelli atomici*).

Quando si scende negli “scantinati” (nel nucleo) viene il bello: gli scantinati non sono tanti quanti gli appartamenti, vale a dire 112, bensì 103. In altre parole 9 scantinati sono quelli “requisiti” dal Creatore per “scavare” un tunnel, che comunica con tutta la rete di tunnel cosmica. È accedendo a quel tunnel, che si può arrivare in qualunque posto lontano o vicino dell’universo. La gravità già “viaggia” lì, per portare “lontani” i suoi effetti tra “masse” (n. 9 della rivista Scienza e Conoscenza). Se all’interno può viaggiare la gravità, allora può entrarci an­che un veicolo, come quello del Film Contact. Ecco spiegato molto chiaramente il funzionamento di un wormhole (buco nero).

Quantomeno è chiaro da dove si entra. Per arrivare a capire anche come si entra, è necessario ancora un piccolo sforzo. Non vi pare?

Wormhole o buco nero?

Immagini (Buco nero) che meglio rappresentano la realta’ di questi concetti:

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Werner Heisemberg disse: «La descrizione in un linguaggio semplice, costituisce un criterio per il grado di comprensibilità che è stato raggiunto». Questo e il metro di misura che ho usato per descrivere a me stesso che cosa sia un buco nero. Vedrete che un wormhole e un buco nero sono la stessa cosa. Il vantaggio che ho avuto rispetto a Stephen Hawking, al quale chiedo venia per l’intrusione in un campo a lui riservato, è che ho trovato all’interno del nucleo atomico, l’area nera tra i 46 barioni a spin 1/2 e i 57 a spin 3/2 e mi sono reso conto che è il “pozzo senza fondo” mattonato di rishoni vavohu e tohu, che sono all’origine del cosmo. Pertanto sono potuto arrivare ad una visione dell’atomo “senza veli”, l’atomo è un “baratro” rivestito di elettroni e di protoni! E basta niente perché rimanga solo il baratro! Basta che per gravità si avvii il processo di neutronizzazione. Vale a dire, gli elettroni si spiaccichino sul nucleo, rendendo il protone “neutro”. La fase successiva di “non ritorno” l’ho chiamata “quarkizzazione” (se il termine passa, sarò il primo ad averlo usato, per fortuna le stelle di quark sono state trovate sul serio! Quelle di neutroni erano note a tutti).

I quark che si avvicinano tanto tra loro, fino a spiaccicarsi l’uno contro l’altro, come avevano già fatto elettrone e protone, sapete perché determinano la fine della materia e il “trionfo” del baratro? Semplice: la forza di “colore”, che tiene i quark, e caratterizzata dal fatto che “tira” come un polente autotreno, se i quark tendono ad allontanarsi, mentre si azzererebbe, via-via che si avvicinano. Il campo di colore a zero, significa che rimane il niente. Attenzione però a questa parola! Mi sono già imbattuto nella pericolosità epistemologica di questo termine che ha mietuto vittime, ignare di etimologia. Il termine “niente” deriva da nec ens = che non è ente. Ente = Dio. Perciò, quello che rimane della materia quando sì è neutronizzata e quarkizzata, non è affatto nulla, ma un quid che non e’ Dio, piuttosto il luogo dove risiede!

La sorpresa di un luogo così, per i fisici, è che attrae al suo interno la materia, come il gorgo di un lavandino attrae l’acqua. Di concettualmente nuovo c’è da capire che da li la materia viene risucchiata, ma anche partorita! A parte questa funzione duale, fondamentale è trarne la nozione che il risucchio della materia è un viaggio a sola andata verso un altro universo, parallelo al nostro, ma senza la minima speranza di rapporti col nostro, una volta avvenuto il “tuffo” nel gorgo vorticoso. Questo punto ha rappresentalo per anni una controversia tra Hawking e Thorne.

Peccato che ci siano voluti anni per sancire la vera natura affatto nera, dei buchi neri !

Ora che questo punto è chiarito, potrebbero essere maturi i tempi per l’inizio dell’era dei viaggi nei wormholes. Vi parlerò della scoperta eccezionale, che li renderà possibili!

Il suono di un Buco Nero – vedi Chimica del Futuro 

Siamo già nel 2004, ma nel 2002 è stata fatta una scoperta straordinaria: l’osservatorio a raggi X Chandra ha sentito il suono di un buco nero. Vi confesso che non avevo la minima idea di come entrare dentro quel nero sub-nucleare, che ho scoperto nel nucleo atomico, di cui avevo tuttavia compreso la funzione. Né avrei potuto mai scrivere questo articolo, se la scoperta non fosse stata fatta. Che cosa è stato scoperto di tanto importante da Andrew Habian all’Istituto di Astronomia di Cambridge? Dall’osservatorio orbitante della NASA, che ha il nome Chandra e “vede” nella “finestra” dei raggi x, è stato puntato l’obiettivo su un ammasso di galassie del Perseo, distante da noi 250 milioni di anni luce. Al centro si trova la galassia ngc 1275 e nel suo nucleo si annida un buco nero. (Nota di redazione Altrogiornale: X-Rays from the Perseus Cluster Core – adsabs.harvard.edu) Si è scoperto che tutto il gas intergalattico (idrogeno!) che permea l’ammasso è increspato! (vedi increspature nella foto).

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La foto e un documento scientifico semplicemente incantevole: onde sonore (!) sono state rilevate dal telescopio Chandra della NASA.. Prodotte dal Buco Nero iper-massiccio situato al centro della galassia del Perseo ngc 1275  appaiono “visivamente” come increspature nel gas caldissimo che riempie l’ammasso. Un’immagine cosi rimarrà nella storia della fisica e nell’inconscio collettivo. La Bibbia aveva ragione: all’inizio davvero fu il suono! Definizione della parola suono.

Per farla breve, sapete a cosa sono dovute le increspature, che si estendono per centinaia di migliaia di anni luce? Sono dovute ad un suono, di potenza pazzesca, che proviene proprio dal buco nero. frequenza del suono? R) La nota musicale do, con “armoniche” in 57 ottave. Ricorderete che nel primo capitolo della Bibbia, la Genesi, si legge: «All’inizio era il cielo (Vavohu) e la terra (Tohu) e il suono». Voi non ci crederete, ma dopo l’acquisizione di quella nozione, ora so come entrare in un buco nero o in un wormhole. È d’obbligo ricordare che Nathan Penrose insieme ad Albert Einstein, furono, in assoluto, i primi scienziati ad elaborare un’ipotesi teorica sui canali spazio-tempo (1935). Vediamo che cosa erano e che cosa sono tuttora e concettualmente questi canali: pratica­mente sono “scorciatoie” che conducono da un punto A ad un punto B; in modo “nascosto'” all’evidenza della continuità spazio-temporale (la fig 1 rappresenta il paradigma concettuale). Abbiamo un piano nello spazio dove s’immagina che sprofondi lo spazio nei 2 punti rispettivamente A e B e che una “gola di verme” metta in comunicazione le 2 imboccature sprofondate in A e in B.

La lunghezza di tale cunicolo invero è maggiore della distanza diretta visibile esternamente ad occhio nudo tra A e B, pertanto definirlo una “scorciatoia” non viene naturale. La fig. 2 è maggiormente espressiva del paradigma “scorciatoia” , che vogliamo illustrare: i due punti A e B vengono a trovarsi sovrapposti, per effetto della curvatura spaziale, determinata dalla gravità. Pertanto si capisce che per andare da A a B percorrendo la distanza interposta bisogna fare tutto il giro, mentre arrivare da A a B introducendosi nella “gola di verme”, che si trova rispettivamente nei punti dove “sprofonda” A e sprofonda B, è fare un tragitto abbreviato, molto privilegiato, da potersi definire giustamente scorciatoia. Nel 1935 Einstein e Penrose pensarono proprio a quell’immagine (vedi anche fig. 3) e molti fisici si dettero da fare per inventare il tunnel di connessione. Scavare un tunnel sotto una montagna è un’impresa mollo ardua, ma con buona volontà è con trivelle mostruosamente potenti, è cosa fattibile.

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tavola barionica

Fig. 3: Tavola barionica e funzionamento del wormhole

Per la prima volta al mondo è illustralo il funzionamento del wormhole: l’azione è quella di un cunicolo, che collega due punti lontani dello spazio per la “scorciatoia” tra questi stessi punti, dove si trova l’imboccatura di entrata e quella di uscita. Prima del modello atomico Corbucci, sembrava che ci volesse un dilatatore di Casimir per creare un buco, utile ad accedere all’imboccatura dell’entrata; L’evidenza che la simmetria del nucleo è rotta tra 46 barioni a spin 1/2 e 57 a spin 3/2 da un nero, fa comprendere che lutti gli atomi del creato hanno già nel loro nucleo la “porta” comunicante, una vera rivoluzione “copernicana”, che rende possibili i viaggi a distanze enormi a tempo zero, come nel celebre film Contact, interpretato da Jodie Foster.

Come si debba “scavare” un tunnel spazio-temporale nessuno ancora lo ha capito. Dove va applicata la trivella?

Nel 1958 al fisico Casimir sembrò di aver trovalo la soluzione. Scoprì un effetto, che porta il suo nome, consistente nel fatto che 2 piastre di un condensatore poste l’una contro l’altra e messe sotto altissima tensione, finiscono per respingersi, come se si creasse una forza dal “vuoto”.

Star “Gate” sarà una realtà entro il 2010

Ovviamente se la comunità scientifica non si lascerà scappare questa occasione! (Ovvero di mettere insieme i fisici, che separatamente non possono arrivare a tanto, senza badare a blasoni, titoli accademici e convenevoli vari, ma badando alla “sostanza”). Che siano crollate le due “torri” di Galileo e di Newton, ormai non può essere più nascosto. La fisica moderna attende di incorporare nuovi modelli: uno è l’atomo con auf-bau leptonico a 112 e auf-bau barionico a 103. L’altro è il modello standard senza più la forza di gravità, i gravitoni e i neutrini tauonici e manco a dirlo, senza il bosone di Higgs. L’unificazione delle forze (quella che diminuisce con la distanza e quella che aumenta con la distanza) è belle fatta! Comincerà una visione del mondo non più atea, foriera di pace tra i popoli e di ricerca del benessere spirituale, non più del benessere (!?) economico.

Il modo di “cacciarsi-den-tro” quel nero sub-nucleare, una volta capito che l’atomo è un baratro, “rivestito”, si trova. Basta togliere via il “vestito” (un fortissimo suono nelle ottave del do servirà a “spogliare” gli atomi, con una semplicità sorprendente). Tuttavia è importante capire cosa accadrà una volta “dentro” il nero; ci si ritroverà in ogni luogo contemporaneamente. Emergere su Marte, anziché su un astro di una galassia lontanissima o semplicemente in una piazza di Parigi, dipenderà da un effetto che si chiama volontà, occorrerà imparare questo “concetto”, prendendo spunto dallo stesso fenomeno per cui noi siamo qui e non altrove, che si chiama volontà di Dio. Quando sarà chiaro a tutti come è possibile l’esistenza, grazie alla volontà di Dio, quel giorno si potrà andare davvero … oltre la fisica.

*Per maggiori chiarimenti, su dettagli tecnici, per esempio “l’ordine di riempimento dei livelli atomici” e per capire meglio il nuovo modello di atomo si può visitare il sito web: atomo112.info

Massimo Corbucci (2004)

Tratto da: Scienza & Conoscenza

mednat.org

Buchi Neri – Dal film alla realtà ultima modifica: 2011-02-21T10:30:40+00:00 da Richard
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Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)