Che cos’è Matrix?

Ne parliamo con così tanta naturalezza, che ci fa ritenere di conoscerla a fondo, invece ne percepiamo a mala pena i contorni. Contorni spesso alquanto sfuocati, deducendo dalla sua derivazione latina, che sia una specie di matrice e, limitandoci a questo, possiamo arrivare al massimo a relegarla a un qualcosa di uniformante.

Matrix, in sé e per sé, è qualcosa di straordinario!

È il progetto archetipico che sta alla base di ciò che consideriamo “realtà”. Matrix è un’idea, un pensiero che incorpora tutte le possibilità (nessuna esclusa), e che si ripete all’infinito, nel finito, in modo frattale.

L’immagine sotto può essere riduttiva, in fondo rappresenta “il progetto”, “l’idea” di una semplice montagna, ma anche lo sfondo nero e l’assenza di colori rappresentano la vera natura di Matrix.

Universo struttura

Ora, con la vostra immaginazione, espandete questa piccola rappresentazione a tutto ciò che le religioni, erroneamente, hanno definito “il creato” e avrete la stessa impressione che le cellule primordiali hanno provato trovandosi di fronte a un “progetto” da concretare; ognuna in modo soggettivo in base alla propria esperienza, sensibilità e immaginazione.

Ecco l’Osservatore!

Ecco perché è detto che l’Universo ha bisogno dell’osservatore per “esistere” e, non può essere altrimenti, perché ogni “partecipante”, “attore”, “protagonista” deve interpretarlo, completandolo a modo suo. Ecco tornare, in parte imperioso, “L’Immaterialismo” di George Berkeley (Kilkenny, 12 marzo 1685 – Oxford, 14 gennaio 1753), filosofo e teologo irlandese (uno dei tre grandi empiristi britannici congiuntamente a John Locke e David Hume):

«[…] non esistono oggetti corporei, ma soltanto collezioni d’idee che ci danno una falsa impressione di materialità e sussistenza complessiva».

In questo modo si appiana anche il falso dualismo: “Energia” da una parte e “Materia” dall’altra, laddove quest’ultima non può esistere per come è intesa giacché, in realtà, è sempre e solamente Energia che, differenziata dalla frequenza, si manifesta in maniera più o meno condensata.

La celebre formula che riassume la filosofia di Berkeley, «Esse est percipi», significa “Essere è essere-percepito“, ossia tutto l’Essere di un oggetto consiste nel suo essere percepito e nient’altro.

La teoria dell’Immaterialismo, così enunciata, sentenzia che la realtà si risolve in una serie d’idee che, per essere considerate esistenti, hanno bisogno di essere percepite. Questa necessità atavica d’essere riconosciuti “per esistere” testimonia anche il mirabile successo degli attuali social network.

Per dirla com’è, noi non conosciamo nulla né dell’Universo, né della porzione nella quale probabilmente siamo immersi, ma possiamo ben dedurre che Matrix sia un “progetto” potenzialmente completo e definito… tutto da interpretare. Non c’è stato né un “Big”, né un “Bang” ed è assurdo assegnare, a ciò che non si conosce per niente, un’età di 14 miliardi di anni.

Nel 1929 l’astronomo americano Edwin Powell Hubble formulò la famosa legge che porta il suo nome. Secondo la legge di Hubble l’Universo non è statico ma è in continua espansione dovuta all’immensa forza, sprigionata dal “big-bang”.

L’Universo non si espande: si svela agli occhi dell’Osservatore!

(L’interpretazione dell’espansione metrica dello spazio, infatti, continua a fornire paradossi che sono ancora materia di dibattito. Si veda: Davis, Lineweaver, Whiting, Bunn, Hogg, Baryshev, Peacock e, in particolare, Chodorowski «[…] l’espansione dello spazio è inosservabile»).

E… la Terra non ha 4,5 miliardi di anni, come qualche testone privo di logica vorrebbe, ma è coeva. Il solo fatto che le sfere di Klerksdorp (dal nome del museo dove sono conservate) abbiano avuto una datazione ufficiale di 2,8 miliardi di anni, dovrebbe fare riflettere. Ma questi cosiddetti “manufatti” (che se sono manu-fatti, qualcuno li ha fatti) rientrano negli “oggetti fuori posto” (OOPART), cioè: qualcosa da dimenticare, o meglio da occultare, perché contrariano le teorie ufficiali.

Tornando alla struttura di Matrix, va detto che il suo reticolo progettuale è in parte conosciuto, attraverso i nomi dei vari scopritori che, purtroppo, non gli sono mai stati accomunati. Conosciuto solo in parte, perché tante “reti” che formano il “progetto” sono ancora da scoprire o da riscoprire.

Quelle conosciute sono: la “Griglia Globale” di Beker & Hagens e quelle di Hartmann e Curry (note principalmente in bioarchitettura per i loro nodi). Mentre la Griglia Globale è principalmente la causa della deriva dei continenti, per quanto è dato modo d’osservare, quella di Hartmann, in particolare, è la prova provata che siamo di fronte al “progetto” Matrix perché, per esempio, segue perfettamente l’andamento del terreno. Lo definisce e lo delimita… e… le cellule, esperienza dopo esperienza, sono ancora impegnate a definirne soggettivamente i contorni…

La Griglia di Becker-Hagens

Qualcuno potrà chiedersi come mai identifichi sempre l’Osservatore nelle cellule e non, per esempio, nell’uomo. Semplicemente perché, nello specifico, l’uomo non è ciò che figura d’essere individualmente a livello sociale, ma è l’assemblaggio organizzato di cinquanta trilioni di sé, tutti uguali e completi in ogni parte, ovverosia cinquanta trilioni di cellule.

«Il totale di cellule di un corpo umano è maggiore del totale di esseri umani su settemila Terre! Ogni cellula del corpo possiede tutte le funzioni presenti nell’intero corpo umano, il ché significa che ogni cellula ha il proprio sistema nervoso, digestivo, respiratorio, muscolo-scheletrico, riproduttivo e, addirittura, immunitario».

Ogni cellula è un noi totalmente indipendente, ripetuto cinquanta trilioni di volte laddove, nella sua nuova forma evolutiva (il corpo umano), s’è suddivisa i compiti, ma solo per praticità.

Matrix, quindi, è il progetto ma, attenzione (!):

È l’Osservatore che sceglie sia la strada da percorrere (tra tutte quelle possibili e previste), sia le caratteristiche da attribuire al suo mondo.

Roberto Morini
(book)

Che cos’è Matrix? ultima modifica: 2017-06-12T17:33:27+00:00 da Pasquale Galasso
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Pasquale Galasso

Pasquale Galasso, editore di Altrogiornale.org – Conoscere non è avere l’informazione.