Come cacciare un buco nero dalla propria galassia

Il Giornale Online
Basta un incidente spaziale tra due galassie e i rispettivi buchi neri. Una scoperta, in parte italiana, che potrebbe significare la presenza nell’Universo di molti buchi neri vagabondi

di Anna Lisa Bonfranceschi

Come un invitato non gradito. Cacciato fuori, a una velocità di milioni di chilometri orari dalla galassia che fino a poco tempo prima lo aveva ospitato. Succede anche ai buchi neri con massa enormemente superiore a quella del Sole, come ha osservato un gruppo di astronomi analizzando i dati del Chandra X-ray Observatory della Nasa. Un fenomeno che potrebbe essersi ripetuto, e che significherebbe un Universo abitato anche da buchi neri vagabondi. La scoperta degli scienziati – tra cui anche i ricercatori dell’ Inaf e dell’ Università di Bologna – è arrivata analizzando le osservazioni del sistema CID-42 posizionato in una galassia a circa 4 miliardi di anni luce di distanza dalla Terra. Dati acquisiti grazie a Hubble, i telescopi a terra Magellano e il Very Large Telescope combinati con quelli del Chandra X-ray Observatory. Le immagini ottiche, catturate dal telescopio spaziale prima, e poi da quelli a terra, sono quelle che hanno incuriosito gli scienziati. Infatti, analizzando con questi CID-42, gli astronomi hanno identificato due fonti luminose, in movimento l’una rispetto all’altra a una velocità di circa tre milioni di miglia orarie (più o meno 5 milioni di km/h). Dati che, combinati con precedenti osservazioni di una fonte a raggi X da parte di Chandra nella stessa zona– probabilmente dovuta a materiale surriscaldato circostante uno o due buchi neri – rendevano il quadro ancora più interessante.

Per capire da dove venisse quella fonte di raggi X gli astronomi hanno indagato meglio, sfruttando la High Resolution Camera di Chandra. Hanno così scoperto che la fonte di raggi X coincide solo con una delle due sorgenti luminose (come mostrato nell’ [link=http://www.nasa.gov/mission_pages/chandra/multimedia/cid42.html]immagine[/link], che combina quanto visto da Hubble e Chandra). Cosa potrebbe significare? Per gli scienziati l’ipotesi più probabile è che CID-42 sia il prodotto di una sorta di incidente spaziale. Qui infatti si troverebbe un buco nero formato in seguito allo scontro, e fusione, di due buchi neri (dopo la collisione di due galassie). Le onde gravitazionali prodotte dall'incidente avrebbero quindi spinto fuori, cacciandolo, il buco nero (la fonte di raggi X) lasciando dietro le stelle da cui si allontanava (l’altra sorgente luminosa). “É difficile credere che un buco nero supermassivo con una massa milioni di volte quella del Sole possa essere spostato, tanto meno cacciato fuori da una galassia a una velocità così elevata” ha spiegato l’italiana Francesca Civano dell’ Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA) commentando lo studio in via di pubblicazione su The Astrophysical Journal: “Ma questi nuovi dati supportano l’idea di onde gravitazionali – increspature nel tessuto dello spazio predette per la prima volta da Albert Einstein, ma mai rivelate direttamente – che possono esercitare una forza estremamente potente”.

Non solo.

Le ripercussioni della scoperta potrebbero essere ancora più grandi, perché i buchi neri non potrebbero trovarsi solo al centro delle galassie, ma essere sparati anche in giro per l’Universo, come ha spiegato Laura Blecha del CfA, uno degli autori: “Questi buchi neri potrebbero essere invisibili perché hanno ormai consumato tutto il gas circostante dopo essere stati cacciati dalla galassia che li ospitava”. Così, accanto al titolo di mangiatori di stelle, i buchi neri si conquistano anche quello di vagabondi.

Fonte: http://daily.wired.it/news/scienza/2012/06/06/buco-nero-galassia-346667.html
Vedi: http://astronomicamentis.blogosfere.it/2010/05/un-buco-nero-sfrattato-dal-suo-nucleo-galattico.html

Come cacciare un buco nero dalla propria galassia ultima modifica: 2012-06-06T08:49:30+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)