« Comprendere l’Universo »


Cicli e Concetti Cosmici
(Prima Parte)


di Roberto Morini


Avendo accettato di condividere e, quindi, rendere pubblici, attraverso la pubblicazione delle “Prime tre Leggi Universali” , una parte dei miei appunti e delle mie riflessioni sull’origine, costituzione e modo di manifestazione dell’Universo, mi sono reso successivamente conto che non potevo evitare di ritornare sui passi che mi hanno portato a queste conclusioni. Quando si ha una visione unitaria dell’Universo, si tende unicamente a identificarsi in quell’Unità, da cui tutto ha avuto origine. Difficilmente ci si sofferma sull’ininfluenza ormai raggiunta dai particolari, dimentichi che gli stessi sono stati: “conquiste sudate” attraverso la ricerca, lo studio e le esperienze che hanno segnato tutta la vita fino a questo punto e, chissà quant’altre precedenti.

Gli studi scientifici e filosofici, abbinati a un’approfondita analisi delle antiche tradizioni, (interpretate anche attraverso i classici greci e latini, arrivando fino al neoplatonismo del ‘400), nonché la rielaborazione/attualizzazione di mistici e alchimisti, sono stati tutti indispensabili per arrivare all’unica conclusione ovvia, possibile: «In lingue e modi diversi, si parla con “voce” univoca e ripetitiva dello stesso “tema”, ponendo in grande evidenza l’inscindibile necessità che scienza e religione ritrovino prima, la dignità smarrita, poi, l’unità apicale di un tempo».

Andando più a fondo, tuttavia, cioè addentrandoci nel vero scopo (primario per noi, ma unico per Chi ha creato l’Universo) della nostra esistenza: «l’Evoluzione», cioè il ritorno a quell’Unità da cui proveniamo come emanazione e di cui siamo parte integrale, si palesa con massima evidenza che «Tutti gli studi, possibili e immaginabili non servono a nulla, giacché in ognuno di noi è custodito tutto il Sapere cioè, la Conoscenza». Come è ovvio che sia, allorché si riconosce al grande Architetto, che ha creato l’Universo, almeno la prima “caratteristica”, nel binomio inscindibile che contraddistingue tutta la sua Opera: «Semplicità ed Equità».

Cosa c’è, quindi, di più semplice di un unico modello creativo insito in tutto ciò che permea l’Universo? E, cosa c’è di più equo se questo modello è posto in evidenza, sotto gli occhi di tutti e, se la sua comprensione non è limitata a nessuno?


Con ciò, avrei già detto tutto ciò che c’è da dire e tutto ciò che c’è da sapere sull’Universo, ponendo in evidenza anche la via per l’investigazione sia scientifica, sia filosofica. Giacché, il Microcosmo e il Macrocosmo si riflettono l’un l’altro reciprocamente, i meccanismi che li regolano sono eternamente identici. Per questi motivi, non sono necessarie formule complesse e astruse per comprenderli, perché se la Conoscenza non deve essere (come non è) la prerogativa solo di qualcuno, anche l’uomo più “primitivo”, nemmeno per assurdo, deve potere farli propri.

Non ho la minima vergogna a confessare che le tre righe sopra evidenziate rappresentano e racchiudono le conclusioni tratte dopo venticinque anni di studi. Nel degrado esponenziale della nostra Era, purtroppo, dove tutto è estremizzato, si perde sempre più il contatto con la Realtà più pura e semplice che, ora, è imperativo più che mai ritrovare dal momento che siamo non solo alla fine di un’Era, ma anche di un grande Ciclo cosmico.

Per ora mi fermo qui, affinché ognuno possa riflettere e “digerire” il concetto basilare su cui, poi, andare avanti.

Link alla seconda parte:
da Richard dom 13 giu 2010, 20:48 Stampa veloce LAN_NEWS_24