Sumeri, Anunnaki e Nibiru.

Il Giornale OnlineLe prime tracce della cultura sumerica furono scoperte nel 1840 dall'archeologo inglese Henry Austin Layard. Layard si trovava in Iraq per eseguire scavi presso Mossul, allo scopo di riportare alla luce la biblica Ninive, capitale dell'impero assiro. La città doveva il suo splendore al re Sanherib, di cui la Bibbia riporta che fu costretto da un Angelo a ritornare in patria a causa dell'assedio di Gerusalemme. I tesori dell'arte assira, riportati alla luce durante quegli scavi, sono oggi esposti al British Museum di Londra. Tra di essi monumentali bassorilievi raffiguranti il re a caccia, in battaglia e mentre riceve ambasciatori stranieri. Ma il rinvenimento più importante sono le centinaia di tavolette di argilla, spesso non più grandi del palmo di una mano, ricche di informazioni sulla cultura fiorente a quel tempo fra il Tigri e l'Eufrate. La maggior parte di esse proviene dalla "biblioteca" di Assurbanipal, un successore di Sanherib. Assurbanipal, coltissimo sovrano del VII secolo a.c., aveva ordinato ai suoi scribi di raccogliere tutti i testi che nel suo regno erano stati tramandati dal passato, di trascriverli e, dove fosse necessario, anche tradurli.

Un primo interrogativo con cui si sono scontrati gli storici riguarda proprio l'origine dei Sumeri. Questo popolo appare improvvisamente attorno al 3800 a.C. con la sua progredita e raffinata cultura. Senza nessun apparente periodo d'inizio e successivi stadi di evoluzione, i Sumeri possedevano già una cultura e delle precise conoscenze scientifiche. Nel 1956 il sumerologo Noah S. Kramer nel suo libro From the Tablets of Sumer elencò alcune delle "intuizioni" di questo popolo: le prime scuole, le prime leggi e riforme sociali, la prima cosmologia. È probabile che disponessero di una flotta commerciale d'alto mare e di una rete di canali artificiali fra il Tigri e l'Eufrate, usata per il trasporto e l'irrigazione dei campi coltivati. Inventarono la fornace, e con le tegole e i mattoni che producevano erigevano la Ziggurat, un edificio con diversi piani che può essere considerato il primo grattacielo della storia. Questo edificio era adibito a tempio e a osservatorio per i sacerdoti, che a quell'epoca erano anche astronomi. Forse serviva anche al riparo durante le grandi inondazioni. L'ultimo piano era la "dimora degli dèi", il sancta sanctorum, posto così in alto e orientato in modo che gli déi potessero vederlo e raggiungerlo quando volessero. La religione dei Sumeri era politeista. Gli dei, immortali e per lo più personificazioni di forze naturali, erano numerosissimi. Tra essi emergevano il dio del cielo (Anu), dell'aria (Enlil) e dell'acqua (Enki), e la triade astrale Nannar, Utu, Inanna, personificazioni della Luna, del Sole e della stella Venere. Il termine sumerico che significa divinità, dingir, aveva il senso primitivo di epifania celeste: “Luminoso, brillante" (dingir si traduceva in accadico ellu, "luminoso", "brillante").

L'ideogramma che esprimeva la parola “divinità" (pronunciata dingir) era lo stesso di quello corrispondente alla parola “cielo" (e in questo senso si pronunciava ana, anu). Il segno grafico è un geroglifico rappresentante una stella. Con la pronuncia an(a), an(u), il geroglifico significa trascendenza spaziale propriamente detta: "alto, essere alto". Ma lo stesso segno an serve anche a esprimere “il cielo piovoso" e, per estensione, la pioggia. All'inizio, quindi, l'idea di divinità, come nelle gran parti dei culti primitivi, era fondata sulle ierofanie celesti (“alto", “lucente", “brillante", “cielo", “pioggia"). Ben presto, però, queste ierofanie si staccarono dall'intuizione della divinità come tale e si concentrarono intorno ad una divinità personificata, Anu, che esprimeva il cielo col proprio nome. Questa divinità comparve nella storia attorno al IV millennio a.c.: Anu divenne così parte del pantheon sumero e in seguito di quello babilonese. Come gli altri dèi celesti, cessò col tempo di rappresentare una parte di capitale importanza. Almeno in tempi storici, Anu era un dio alquanto astratto; il suo culto non era molto diffuso; era raramente invocato nei testi religiosi, e non figurava nei "nomi teofori". Non era un dio creatore come il Marduk babilonese; non si conoscono statue di Anu, e questo sembra una conferma della sua inattualità nel culto e nella vita babilonese dei tempi storici. La sua sede naturale era cielo; il suo palazzo, posto nel punto più elevato della volta celeste, non fu raggiunto dalle acque del diluvio.

Il suo tempio di Uruk si chiamava E-an-na, “Casa del cielo". In cielo Anu sedeva in trono, con tutti gli attributi della sovranità: scettro, diadema, copricapo e bastone. Era il Sovrano per eccellenza e le insegne della sua regalità erano fonte e giustificazione dell’autorità monarchica; simbolicamente il potere del re derivava direttamente da Anu, per questo lo invocavano soltanto i sovrani e non i sudditi. Nel Codice di Hammurabi (antico codice di leggi scritto attorno al XVIII sec. a.C. da Hammurabi, re della prima dinastia di Babilonia) Anu è invocato come “re degli Anunnaki", e i suoi epiteti più comuni sono il shame; “ dio del Cielo", ab shame, “padre dei Cieli", shar shame, “re dei Ciéli". Le stelle formano il suo esercito, perché Anu, in quanto sovrano universale, era un dio guerriero. La sua festa principale coincideva con l'inizio dell'anno nuovo, e quindi con la creazione del mondo. Col tempo però la festa dell'anno nuovo fu consacrata dai babilonesi a Marduk, dio più giovane (la sua ascesa risale al tempo di Hammurabi, verso il 2150 a.c.), più dinamico (lotta col mostro marino Tiamat e lo uccide), e soprattutto dio creatore (creò il mondo dal corpo di Tiamat).

di dip


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da pasgal mar 29 mag 2007, 21:18 stampa friendly LAN_NEWS_24


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