Comprendere l’Universo – seconda parte

Roberto Morini

– Cicli e Concetti Cosmici

Se state leggendo questa seconda parte, o lo state facendo per curiosità, oppure (ed è quello che mi auguro) la vostra razionalità, figlia della cultura dei nostri tempi, ha «digerito» e quindi, fatto proprio, il grande Fondamento su cui poggia la struttura dell’Universo.

È questo, in vero, ciò che serve per comprenderne il funzionamento e per trarne insegnamenti scientifici utili, su cui ridisegnarne le regole. Molti miei colleghi purtroppo, si cementano sui loro «modelli matematici»… ma, come afferma il poeta Jodorowsky: “Amo collaborare e non competere”…

Prima di dimostrare, attraverso i dettagli, la validità delle «Prime tre Leggi Universali» da cui la «Legge di Polarità» insita in quella del «Ritmo» e di familiarizzare con quella che è comunemente chiamata «Energia Oscura» (meglio sarebbe: “Energia Inespressa”, giacché legata al perché dell’esistenza dell’Universo), per poi completare il quadro generale senza tralasciare l’apparente stato di accelerazione dell’Universo stesso, ritengo necessario fare una panoramica, il più breve possibile, sui concetti universali insiti nelle letture dei grandi filosofi classici e nelle tradizioni antiche. Concetti che, come vedremo, contengono «grandi verità» che ormai son perse.

Prego, chiunque sia «veramente» interessato ad addentrarsi nella conoscenza dell’Universo, di accettare il modesto consiglio di non tralasciare la lettura e comprensione delle antiche tradizioni e filosofie ponendosi in posizione “scientificamente spirituale”, come giustamente suggerisce l’amico Richard. E, qui ringrazio per il contributo riassuntivo, da cui ho tratto spunti: M. Eliade, T. Dethlefsen, S. Arcella, V. Folloni e, quant’altri non direttamente identificabili, se non attraverso pseudonimi, che mi hanno permesso di risparmiare tempo.

Orbene, tanto per cominciare, va sottolineato che le culture di un più che avanzato passato, ormai remoto, hanno più o meno “toccato con mano” gli avvenimenti che descrivono e ne hanno ben compreso l’origine e i significati, [u]«non solo per loro diretta interpretazione».[/u] Ormai, solo nel retaggio degli stolti, infatti, rimane la convinzione che l’umanità, nel corso dei millenni, si sia evoluta senza l’apporto di civiltà estremamente avanzate anche e, non solo, dal punto di vista tecnologico. Civiltà, la cui superiorità, dal punto di vista limitato dell’uomo di allora, non poteva che essere rappresentata nelle deità più confacenti.

Molte culture diverse (fra cui le principali: cinese, induista, buddista, maya, hopi e cristiana), originatesi storicamente negli ultimi ottomila anni, testimoniano attraverso: «miti, tradizioni religiose e monumentali opere» sia la comprensione della struttura dell’Universo, sia i Cicli cosmici con la loro suddivisione in Ere. Da sottolineare che, ciò che oggi passa come «Tesi», in un lontano futuro sarà accolto come «Mito» (se avremo ancora la mentalità attuale. La stessa con cui consideriamo la descrizione degli eventi e del “pensiero” filosofico-scientifico del nostro passato, ormai remoto).

Chiara è anche la struttura ermetica (a volte ossessiva nella sua ripetizione, per sottolinearne l’importanza), nonché allegorica con cui sono stati espressi, nella lungimirante saggezza dei tempi, affinché potessero giungere fino a noi. Eccelsa saggezza, laddove tutta la conoscenza fu affidata alla custodia della «semplicità» del popolo, racchiusa nelle tradizioni e, perfino nelle fiabe e nel gioco delle carte. Il significato acquisito dalla «storia» nel quadro delle diverse civiltà arcaiche non ci è mai rivelato così chiaramente come nella teoria del «grande tempo», cioè dei grandi cicli cosmici.

L’orientamento tradizionale di questa teoria è quello che più interessa, in quanto presentito in tutte le culture «primitive»: quello cioè del tempo ciclico che si rigenera periodicamente all’infinito.

Quasi ovunque, queste teorie del «grande tempo», si ritrovano in unione al mito delle età successive, laddove l’«età dell’oro» si trova sempre all’inizio del ciclo ed è ripetibile per un’infinità di volte. Nella tradizione indù il mito della ripetizione eterna ha trovato la sua formulazione più audace. La credenza nella distruzione e nella creazione periodica dell’Universo si trova già nell’Atharva Veda. La conservazione di idee simili nella tradizione germanica (conflagrazione universale: «Ragnarók» seguita da una nuova creazione) conferma la struttura indo-ariana di questo mito (le eventuali influenze orientali sulla mitologia germanica non distruggono necessariamente l’autenticità e il carattere autoctono del mito del Ragnarók. Sarebbe d’altronde difficile spiegare perché gli indo-ariani non hanno condiviso anch’essi, dall’epoca della loro comune preistoria, la concezione del tempo con gli altri «primitivi»).

La speculazione indù, tuttavia, amplifica e orchestra i ritmi che comandano la periodicità delle creazioni e delle distruzioni cosmiche. Alle diminuzioni progressive della durata di ogni nuovo yuga (unità di misura del ciclo più piccolo: l’«età») corrisponde, sul piano umano, una diminuzione della durata della vita, accompagnata da un rilassamento dei costumi e da un declino dell’intelligenza. Questa decadenza continua su tutti i piani (biologico, intellettuale, etico, sociale, ecc.) e acquista più particolarmente rilievo nei testi puranici.

II passaggio da uno yuga all’altro avviene, durante un «crepuscolo» che segna un decrescendo anche all’interno di ciascuno yuga, poiché ciascuno di essi termina con un periodo di tenebre. Il kali-yuga, quello nel quale ci troviamo attualmente, è considerato proprio l’«età delle tenebre». Il ciclo completo termina con una «dissoluzione», un pralaya, che si ripete in modo più radicale (mahàpra-laya: la «grande dissoluzione»). La speculazione ulteriore ha ampliato e riprodotto all’infinito il ritmo primordiale «creazione-distruzione-creazione».

Di tutto questo, è necessario ricordare soltanto il carattere ciclico del tempo cosmico. Assistiamo, infatti, alla ripetizione infinita del medesimo fenomeno (creazione-distruzione-ricreazione).

La concezione dei quattro yuga apporta un nuovo elemento: la spiegazione (e di conseguenza la giustificazione) delle catastrofi storiche, della decadenza progressiva della biologia, della sociologia, dell’etica e della spiritualità umana. Il tempo, per il semplice fatto che è durata, aggrava continuamente la condizione cosmica e implicitamente la condizione umana.

Poiché noi viviamo attualmente nel kali-yuga, quindi in «un’età di tenebre», che progredisce sotto il segno della disgregazione e deve finire con una catastrofe. Secondo l’induismo, il nostro destino è di soffrire di più degli uomini delle «età» precedenti.

Oltre al deprezzamento metafisico della storia (che, in proporzione e per il solo fatto della sua durata, provoca un’erosione di tutte le forme, esaurendo la loro sostanza ontologica1) e oltre al mito della perfezione degli inizi, che ritroviamo anche qui (mito del paradiso che è gradualmente perduto, per il semplice fatto che si realizza, che prende forma e che dura), merita di fermare la nostra attenzione sull’eterna ripetizione del ritmo fondamentale del cosmo.

  • 1 – Ontologia: Il termine deriva dal greco ὄντος (òntos) e da λόγος, (lògos) letteralmente “discorso sull’essere”.

Le due grandi eterodossie, il buddismo e il giainismo, accettano nelle loro grandi linee la stessa dottrina pana indù del tempo ciclico e lo paragonano a una «ruota con dodici raggi (*).

(*) NOTA: quest’immagine è già utilizzata nei testi vedici – Atharva Veda, Rig Veda – nell’icona del Sefira ebraico Tiferet riferito al centro cardiaco; nella raffigurazione egiziana della Barca di Ra – raffigurata dalle dodici stelle – le stesse che appaiono in una delle carte dei Tarocchi; nell’ostensorio laddove l’ostia e il calice ripetono la simbologia espressa nella Barca di Ra.

Da notare, anche per rafforzare quanto ho già scritto sugli eventi prossimi futuri (“Aspettando il 2012”), che il Sefira o Chakra, “Tiferet”, rappresenta anche e, non solo: sia il Sole, sia il Cristo. Prendendo in esame l’Apocalisse di Giovanni, per esempio, per analogia si evince che il Sole (Cristo simbolico) sarà il protagonista dei prossimi cambiamenti importanti che riguarderanno la Terra (e la fuoriuscita dall’Ade dei “morti”: cioè di coloro che non avendo la conoscenza delle vite precedenti accettano ancora il concetto di morte, ma che d’ora in poi apprenderanno).

Suo diretto antagonista l’Anti-Sole (Anticristo simbolico) che, per similitudine, è di pari origini cosmiche, oscuro di natura, ma che si presenterà ai nostri occhi molto simile al Sole (rilucendo di riflesso). (segue…)

Roberto Morini

Comprendere l’Universo – seconda parte ultima modifica: 2010-06-20T10:13:31+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)