Così gli antichi addomesticarono il sole

Il Giornale Online L’architettura greco-romana prevedeva tecniche per sfruttare la luce e il calore dei raggi: sull’argomento l’archivio del Gruppo per la storia dell’energia solare raccoglie una ricca documentazione

24 aprile 2008

L’impoverimento delle risorse energetiche nell’antica Grecia portò a una rivoluzione in campo edilizio; i Romani successivamente appresero e tramandarono per secoli tecniche di costruzione che permettevano l’utilizzo dell’energia solare; gli specchi e i mosaici presenti nelle terme romane, ad esempio, non avevano solo una funzione ornamentale ma costituivano fonti di calore per quegli ambienti monumentali.

Dalle testimonianze di Plinio il Giovane e Vitruvio a quelle del giurista Ulpiano sui contenziosi contro i vicini di casa che impedivano l’ingresso del calore del sole nelle abitazioni, l’utilizzo dell’energia solare è ampiamente documentato nell’antichità. A questa materia è dedicato l’archivio del Gses, il Gruppo per la storia dell’energia solare; parte dei documenti è disponibile anche online.

L’importanza dell’orientamento rispetto al sole nella progettazione delle case, per avere il fresco d’estate e il caldo nei mesi invernali, era già nota anche a Socrate, come si evince da un dialogo con i suoi discepoli tramandatoci nei Memorabilia III.VIII.8f di Senofonte. Il filosofo descrive come, con semplici accorgimenti, si possa realizzare una casa perfettamente funzionale e vivibile:

«Quando il sole passa sopra le nostre teste il tetto manterrà ombreggiata la casa»; e ancora: «Costruisci le stanze principali sul lato nord e aperte a sud. Costruiscile più alte di qualsiasi struttura secondaria che possa impedirne l’esposizione a sud, cosicché possano catturare il basso sole invernale».

La storia non ci tramanda come fosse la casa di Socrate, ma le abitazioni costruite negli anni in cui è vissuto coincidono nelle forme architettoniche con le sue descrizioni.

Case con un ampio tetto e con le pareti est e ovest confinanti furono successivamente costruite dagli abitanti di Olinto, sia per far fronte a una finalità difensiva che per proteggersi dai raggi cocenti. A Delo, sul mare Egeo, gli abitanti della città terrazzarono le loro abitazioni, in modo da posizionare gli ambienti più importanti al livello superiore, rivolti verso sud.

Dall’Asia Minore provengono altre testimonianze di utilizzo dei raggi solari nelle abitazioni domestiche: quando le autorità di Priene decisero nel 320 a.C. di spostare la loro città, a causa delle continue inondazioni del fiume Meandro, sulle pendici del colle Micale, le case furono progettate secondo il “principio dell’edificio solare”. Gli ambienti principali si affacciavano su un portico coperto che immetteva in un cortile posto sul lato meridionale della casa.

Nella Grecia di Esiodo – VIII secolo a.C. – gli alberi abbondavano; tre secoli dopo però, l’aumento del costo della legna indusse molti cittadini a ridurne il consumo sfruttando l’energia solare.

Nella Roma imperiale del I secolo d.C. i patrizi possedevano ville lussuose che riscaldavano con ipocausti, ovvero condotti in cui passava il calore prodotto dalla legna che ardeva in una fornace posta sotto il pavimento. Quando, nel corso dello stesso secolo, la carenza di legna da ardere diventò un problema, si pensò di sfruttare i raggi solari, come risulta dalla testimonianza di Plinio il Giovane, che fece costruire la sua abitazione orientandola verso sud. Plinio definì una delle sue stanze heliocaminus, ovvero caldaia solare. Sempre i romani utilizzarono il vetro trasparente per le finestre.

Oltre che nelle abitazioni private, sfruttarono il riscaldamento prodotto dai raggi solari anche negli edifici pubblici: nel II secolo d.C le chiassose e affollate terme erano impreziosite da specchi e mosaici e le piscine erano rivestite in marmo: i lussuosi ornamenti venivano utilizzati anche perché erano soggetti a surriscaldamento con l’ingresso della luce. Come afferma Vitruvio, «bisogna che l’ambiente delle terme sia il più caldo possibile».

Un contenzioso che risale al III secolo, tramandato nel Digesta, un compendio di diritto romano, destò l’attenzione di Ulpiano, giurista del periodo imperiale: il proprietario di un’abitazione denuncia il vicino di casa perché aveva posto un ostacolo che bloccava l’ingresso del calore del sole. Non si tratta di un caso isolato: dispute analoghe sono documentate fino al declino dell’impero romano.

Nella foto: Terme di Diocleziano

Fonte: http://www.culturaitalia.beniculturali.it/pico/modules/focus/it/focus_0186.html

Così gli antichi addomesticarono il sole ultima modifica: 2008-08-07T21:00:38+00:00 da Quantico
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