Costruirsi un calendario di pietra!


di Gabriella Bernardi

Ci troviamo in Cile, precisamente a La Silla, a 2400 metri di altezza. E’ in questo sito che lo European Southern Observatory (ESO) ha iniziato ad operare con i suoi strumenti, ormai una quarantina di anni fa. Ad oggi, qui si contano una quindicina di cupole dalle varie forme e dimensioni…

Siamo nel deserto dell’Atacama, un posto tra i migliori per le osservazioni astronomiche, lontano dall’ inquinamento luminoso e con condizioni climatiche particolarmente favorevoli, ma non parlerò di questo e della moderna tecnologia degli strumenti installati, né delle regole che vigono per gli astronomi in visita, o della macchinetta del gelato in mensa, ma di una passeggiata molto particolare, quasi una spedizione, effettuata con altri visitatori dell’osservatorio.

Dove – vi domanderete – visto che La Silla è all’interno di un deserto. Il cuore dell’Atacama è definito dai climatologi un “deserto assoluto”. Non cresce un filo d’erba, né cactus e non c’è anima viva. Non vola nemmeno un moscerino. In alcune zone le precipitazioni medie non superano i tre millimetri all’anno, mentre in altre non è mai caduta una goccia di pioggia. Il motivo? Le montagne che lo delimitano, da un lato la cordigliera della Costa e dall’altro le Ande, impediscono all’umidità di passare. Nella parte più arida le condizioni sono così estreme che gli scienziati vi hanno persino testato le strumentazioni per la ricerca di elementari forme di vita su Marte. Questa regione porta il nome di un minerale, l’atacamite, di colore verde smeraldo, ed è il deposito più ricco del mondo di nitrato di sodio, usato come ingrediente per la preparazione di esplosivi, ma anche come fertilizzante.
Le premesse per una passeggiata non sono incoraggianti, ma poco sotto la cupola di uno dei tanti telescopi presenti, avevo notato che partiva una strada sterrata, la quale inizialmente aggira dal basso la cupola del maggiore telescopio, e permette di arrivare, dopo circa 3 ore di camminata, alla sommità di una collinetta dov’è presente un’ antenna. Chi ha fatto questa escursione non ha trovato niente di particolarmente interessante, se non un panorama più ampio e spettacolare, soprattutto durante l’inverno cileno, quando capita anche che sia innevato. Lungo il cammino, però, il deserto non appare così deserto, infatti già dall’inizio su questo sterrato si potevano notare varie tracce del passaggio di muli e di vigogne che, evidentemente la utilizzano abitualmente. Ad un certo punto, però, conviene lasciare questo comodo percorso per dirigersi verso un canalone abbastanza sassoso.

A prima vista non parrebbe un percorso particolarmente interessante, ma guardando attentamente, non solo per vedere dove si mettono i piedi tra un sasso e l’altro, dopo la seconda storta e la visione di un condor che volteggia ancora in alto, decido tenermi a mezza costa per osservare meglio certe pietre o meglio massi che appaiono più grandi degli altri e ben levigati, come se fossero stati all’interno di un torrente. Quando ci si accorge che sono pure disegnati, vuol dire che si sta ammirando un petroglifo!
Alcuni sono disegnati su tutta la superficie, altri solo su una parte di essa, altri ancora sembrano non essere finiti, ma nonostante questo emanano tutti un fascino particolare, anche perché, dalle informazioni raccolte, pare risalgano a circa un migliaio di anni fa, ad opera degli El Molle, una cultura pre-Colombiana che frequentava questa zona in un periodo nel quale era presente un corso d’acqua.

Le figure predominanti sono quelle che ritraggono animali, uomini molto stilizzati, forse sciamani, ma s’incontrano anche onde o serpenti o, chissà, proprio quel torrente che doveva scorrere nelle vicinanze. Alcuni sono molto elaborati ed esteticamente ricercati, tanto che ai nostri occhi potrebbero ricordare dei circuiti elettrici, mentre altri ancora hanno un chiaro significato astronomico. Vi sono infatti figure che paiono rappresentare astri come il Sole e la Luna, e una addirittura, ma è una mia interpretazione ipotetica, sembrerebbe la stilizzazione di una o più comete, composta da una sfera con tanto di coda. Quello che però conferma maggiormente l’attinenza dell’interpretazione astronomica è la presenza di petroglifi nei quali sono rappresentate varie spirali: semplici, doppie, in senso orario o antiorario. Forse vi potrete chiedere il perché di questa affermazione così categorica, però dovete sapere che il simbolo della spirale è comunissimo in tutte le culture preistoriche ed aveva un significato chiarissimo, che in quelle antiche popolazioni era probabilmente astronomico e religioso al tempo stesso: riguardava la rappresentazione del cammino del sole durante l’anno.

La spiegazione più dettagliata l’ho trovata in un interessantissimo testo di archeoastronomia di Guido Cossard – “Cieli perduti” – che mi ha anche dato un’idea per suggerire un facile esercizio da realizzare assieme agli studenti o anche per chi voglia semplicemente soddisfare una curiosità. Partendo dal presupposto che l’osservazione del cielo per gli antichi, oltre a rivestire un’aura magica, era effettuata per scopi molto pratici, come la definizione di un calendario, nel quale il Sole e la Luna erano fondamentali per capire quando seminare o fare il raccolto, citando Cossard: Immaginiamo di seguire il moto apparente del Sole dal solstizio invernale. La nostra stella, quel giorno, sorgerà in punto verso sud-est, descriverà un arco molto basso e tramonterà verso sud-ovest. Successivamente, il punto di levata si sposterà verso est, l’arco crescerà ed il punto del tramonto si sposterà verso ovest. Continuiamo a seguire, per semplicità, solo lo spostamento del punto di levata; esso si sposterà progressivamente verso est (un neolitico direbbe verso sinistra), fino a quando nel giorno dell’equinozio di primavera, il Sole sorgerà esattamente ad est (supposto libero l’orizzonte). Il punto di levata si sposterà ancora progressivamente verso nord-est (sinistra) ove raggiungerà un limite estremo nel giorno del solstizio d’estate. Al di là di quel punto il Sole non potrà mai sorgere. Quel giorno l’arco sarà massimo e il tramonto avverrà in un estremo verso nord-ovest.

E’ facile immaginare di stilizzare questi movimenti con una serie di semicerchi concentrici sempre più larghi. E’ altrettanto facile immaginare che un antico si potesse chiedere dove andasse a finire il Sole dopo il tramonto. Vendendolo ricomparire il giorno dopo, poco più a sinistra, la cosa più naturale è quella di immaginare che al tramonto il Sole percorresse un altro semicerchio sotto l’orizzonte che lo portava al punto di levata del giorno successivo. Ecco quindi che i semicerchi superiori vengono completati con quelli inferiori, producendo una spirale che si allarga in senso orario e che indica il cammino del sole dal solstizio invernale a quello estivo. E poi?
Successivamente s’invertirà il moto del punto di levata che ora inizierà a spostarsi verso destra. Il Sole sorgerà nuovamente ad est nell’altro equinozio, quello d’autunno. Continuando il suo spostamento verso destra, giorno dopo giorno il punto di levata ritornerà a sorgere nell’estremo verso sud-est. Anche quest’altro estremo non potrà mai essere superato. A questo punto è passato esattamente un anno. Prendendo un punto qualsiasi del cielo, presumibilmente uno dei due estremi per motivi di semplicità, e contando il numero di giorni che il punto di levata impiegava a ritornare nello stesso punto dopo aver percorso un intero ciclo, si determinava immediatamente la durata dell’anno.

Ma come si fa a “prendere un punto qualsiasi del cielo”? Bisognava avere dei riferimenti, infatti: […] un osservatore poteva, osservando sempre dalla stessa posizione, presumibilmente visualizzata materialmente sul terreno, per esempio con una pietra, utilizzare due pali infissi nel terreno come mire, in corrispondenza dei due estremi raggiunti dal punto di levata del Sole nei solstizi. In questo modo era in grado di determinare la durata dell’anno e di individuare la data.
Questo spiega anche il funzionamento di base dei circoli di megalitici che si possono trovare in tante parti del mondo e il cui esempio più famoso è la celebre Stonehenge, e suggerisce una simpatica esperienza che chiunque può fare, avendo a disposizione se non un terreno, anche uno spiazzo. In corrispondenza di un solstizio e degli equinozi si potrebbero evidenziare i punti di levata o di tramonto del Sole in qualche maniera sul terreno e costruirsi così un calendario “alla maniera degli antichi.”

Fonte: http://www.astronomia.com/2011/03/01/costruirsi-un-calendario-di-pietra/

Costruirsi un calendario di pietra! ultima modifica: 2011-03-11T07:35:55+00:00 da Quantico
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