David Wilcock: il Risveglio dell’Errante cap. 2

– La Discesa nella Materialità e le Memorie dell’Infanzia

David Wilcock

David Wilcock

Quelli nel piano fisico avrebbero saputo della mia penultima incarnazione come Edgar Cayce.

Questa entità avrebbe avuto una vita piuttosto interessante, essendo così vicina alla fine del ciclo e alla realizzazione delle profezie. Il metodo di servizio dell’entità è stato scelto consciamente in giovane età, dopo l’apparizione del mio sè femminino in quinta dimensione di nome Lucia, all’età di 13 anni. Nella sua impressionante forma angelica, Lucia avrebbe chiesto al giovane Eddie quale fosse il suo desiderio più grande. La sua meravigliosa risposta conscia fu “aiutare le persone ammalate, specialmente i bambini piccoli”.

Con questa frase, abbiamo capito che quello sarebbe stato il suo percorso per portare la consapevolezza della nostra presenza nel mondo, usando questa incarnazione fisica come condotto. Avremmo passato il tempo equivalente di migliaia di anni lineari, eseguendo ricerca medica in tutti i periodi temporali della sfera Terrestre.

Avremmo lavorato col Sè Astrale di Cayce per guidarlo nelle menti dei grandi dottori, sciamani e guaritori di tutti i tempi, cercando rimedi naturali applicabili e consigli in un processo che avremmo chiamato “letture psichiche”. Tramite questa profonda abilità di diagnosi e trattamento delle malattie, la realtà della nostra presenza sarebbe stata riconosciuta.

La ragione per cui abbiamo chiamato “letture” le nostre comunicazioni, è che avremmo usato l’Infinita Libreria della Conoscenza. Chiaramente, questa non era una libreria, ma l’Infinita Coscienza dell’Uno. Sarebbe stato più facile per gli umani, riconoscere quei termini e quelle immagini stimolate dalla metafora della libreria o sala dei registri.

Sulla Terra sarebbe stata chiamata “Registro Akashico” e avremmo usato anche noi questo termine lavorando con Cayce. Nel nostro lavoro con Cayce, la condizione di una entità sarebbe stata diagnosticata e trattata avendo solamente nome e indirizzo. Questo era quanto necessario per sintonizzarci con i campi energetici e il pensiero dell’entità, visitarla e studiare il suo corpo fisico. Dovevamo lavorare in stretta collaborazione con il Sè Astrale di Cayce, dato che era questo aspetto del sè il diretto responsabile per la comunicazione dei nostri messaggi.

Dato che il corpo astrale è molto influenzato dagli studi e dalle inclinazioni del corpo fisico, avevamo dei limiti nella portata dei messaggi da poter far passare. In altre parole, dato che l’Ego del sè di Cayce non era ben educato in termini fisici, il Sè Astrale non aveva la fluidità di linguaggio che avremmo preferito. Come risultato, le nostre comunicazioni sarebbero state complicate da leggere e spesso confuse.

Comunque, il potere e la potenza dell’informazione sarebbe stato abbastanza forte da assicurare che gli altri nel piano fisico avrebbero avuto la prova della nostra reale esistenza. Le nostre letture mediche sarebbero state accurate, fornendo una inequivocabile dimostrazione della vera forza e del potere della Luce nei reami superiori.

Avevamo grandi problemi con l’Ego di Edgar Cayce, dovuti a molti comportamenti restrittivi a causa della sua aderenza alle dottrine della Cristianità Occidentale. In questo sistema di credo, molto distorto rispetto agli insegnamenti originali dell’entità Amilius/Jehoshuah, non c’era spazio per molti pezzi di conoscenza e informazione che volevamo diffondere. Persino la nostra semplice esistenza dimostrata dalle nostre letture mediche era così disturbante per Edgar, che sono serviti 10 anni prima che prendesse confidenza col processo e iniziasse a lavorare per gli altri.

Sarebbero serviti altri dieci anni di tempo lineare per uscire dalle letture mediche e insegnare la verità sulla reincarnazione e altri pezzi di conoscenza metafisica. Prendemmo questa decisione durante una lettrua per un collega di Cayce nel piano fisico, di nome Arthur Lammers, dove descrivemmo una sua precedente vita come monaco. Sapevamo che questo avrebbe messo alla prova i limiti dell’Ego di Edgar, ma per fortuna continuò a lavorare con noi.

Dopo qualche tempo, Edgar a malincuore accettò che la reincarnazione fosse possibile. Infine smise di modificare nel subconscio il nostro lavoro e lasciò che le nostre letture fluissero intatte. Dopo questo passaggio molte delle nostre letture lo resero famoso. Le nostre letture includevano informazione sulle vite passate, l’astrologia, la Grande Piramide, la vita su altri pianeti, i Cambiamenti della Terra, Atlantide, l’imminente inversione polare/Ascensione e la progettazione e apertura della Sala dei Registri. Volevamo assicurarci di parlare della incarnazione fisica finale sulla Terra.

Questa incarnazione finale sarebbe stata come semplice umano, quale era Cayce, con pensieri e sensazioni ed emozioni, proposito e comprensione. Analizzando il giusto momento temporale, abbiamo capito che la seguente entità non sarebbe stata pienamente consapevole della sua identità sulla Terra fino al 1998. Sapevamo anche che questa entità avrebbe avuto molto più in comune con la nostra precedente incarnazione in Ra-Ta rispetto alla corrente incarnazione come Edgar Cayce. Quindi, rilasciammo una lettura che affermava chiaramente “il sacerdote sarà visto ritornare nel 1998”. Descriveremo la storia della nostra incarnazione finale nel dettaglio più avanti in questo lavoro.

Arturo

Abbiamo dato ulteriore informazione per colpire la zona di conforto dell’ego di Cayce, nel mezzo del nostro programma istruttivo. Le nostre letture lo informarono che forze spirituali esterne di altri pianeti avevano giocato un ruolo cruciale nello sviluppo dell’umanità sulla Terra. Abbiamo informato Edgar che lui stesso veniva dalla stella Arturo e che quella era la casa della sua vera famiglia. Per noi era una semplice verità da rivelare, dato che il sole della Terra e la stella Arturo danzano da lungo tempo in una interazione gravitazionale. Molto del lavoro che abbiamo fatto nei reami dimensionali superiori si trovava nel sistema di Arturo.

Quindi, per tutti gli intenti e propositi, le nostre Letture di Cayce insegnarono che un essere extraterrestre può incarnarsi in un normale corpo fisico umano e apparire sulla Terra, solitamente inconsapevole della propria vera identità. Questo era un punto importante della nostra comunicazione. Il nostro ego Edgar Cayce sarebbe morto sul piano fisico nel Gennaio 1945 e sarebbe tornato su Arturo. Entro due anni e mezzo i nostri fratelli all’esterno avrebbero aumentato gli sforzi per rendere conosciuta la nostra presenza sulla Terra.

Iniziò così la moderna era degli UFO nel ventesimo secolo, con i famosi avvistamenti di Kenneth Arnold e il crash di Roswell nel Nuovo Messico, che progettammo noi per rendere conosciuta la nostra esistenza sul pianeta. Fino a quel momento, la conoscenza pubblica del fenomeno UFO e della nostra presenza era praticamente inesistente. Il nostro ego Cayce non poteva rispondere: ci avrebbe permesso di dire la verità nelle nostre letture? Sapevamo che sarebbe stato difficile, parlare di queste cose per noi era troppo rischioso.

Questa era un’area d’indagine che Cayce non avrebbe ricevuto in vita. Gli insegnamenti Cristiani Occidentali lo avrebbero forzato ad un blocco del processo, se le nostre letture avessero parlato di passate civiltà umanoidi e rovine sulla luna e Marte. Qualcosa di rudimentale per noi come la nozione di reincarnazione lo sconvolse nella fede e nella mente in quegli anni ’30 sulla Terra. Le informazioni sconvolgenti che fornivamo tramite le sue letture non erano sufficienti per convincerlo della validità delle nostre affermazioni. La sua programmazione religiosa era profonda.

Sapevamo che saremmo tornati sulla Terra ancora una volta lungo la Ruota del Destino. Nei panni dei miei sè di quinta densità, nonno e Lucia, passai molto tempo su Arturo, apprendendo lezioni, guarendo le ferite e progettando la prossima vita fisica. Sarebbe stata una vita per soddisfare tutto il karma accumulato da cui l’ego avrebbe dovuto apprendere, ma con la capacità di rispondere alle profezie scritte nelle nostre stesse letture. In queste profezie parliamo del fatto che questa incarnazione fisica sarebbe stata quella di un gruppo di Liberatori, con la missione collettiva di liberare le menti degli intrappolati nel piano fisico.

La nostra incarnazione finale avrebbe avuto il potenziale per fare grandi cose sulla Terra, di far conoscere alle persone che il Ciclo Solare stava finendo, come riferito spesso da Cayce. L’Ascensione era in arrivo e volevamo assicurarci che si “laureasse” il maggior numero di entità. Quelli che avrebbero davvero amato e curato gli altri, sarebbero entrati nei Nuovi Cieli e nella Nuova Terra, un posto di maestosa Utopia. In questo Nuovo Mondo, il volo sarebbe stato alla velocità del pensiero, la comunicazione sarebbe stata telepatica e la levitazione alla portata della sola Coscienza.

Era anche un mondo dove la Terra avrebbe riguadagnato il suo posto nella nostra organizzazione galattica, di esseri benevolenti e senzienti, conosciuta come Confederazione, Concilio della Federazione Galattica. La mia entità di quinta dimensione ora senza nome, che era stata Cayce di recente, cercò fra tutti gli allineamenti planetari dei futuri 30 anni. Se avessimo atteso oltre, non sarebbe stato abbastanza grande per poter diffondere il nostro messaggio.

Si accorse di una particolare configurazione, molto simile a quella della nascita di Cayce. La nuova data era 8 Marzo 1973. Decidemmo che il nuovo ego avrebbe superato il velo della dimenticanza a metà dei venti anni, evento profetizzato per il 1998.

Il mio sè di quinta densità superò duri test di resistenza e forza per essere pronto. (L’ego di David Wilcock avrebbe poi unito i pezzi grazie ai suoi sogni). Osservai e coordinai dalla sesta densità per assicurarmi che i suoi fratelli lo ritrovassero rapidamente una volta incarnato.

Dovevano essere scelti dei genitori speciali, che lo avrebbero amato per farlo crescere sano e dalla mente aperta, in modo che potesse ricordare chi fosse fin da giovane età. Questi genitori dovevano anche offrire una genetica che potesse formare un bimbo dalle vibrazioni simili a quelle di Cayce: un bimbo che avrebbe avuto le stesse caratteristiche facciali. Mancava una parte del puzzle.

L’entità di quinta densità sarebbe stata in grado di rimanere fuori dal corpo e in contatto con Arturo e me stesso, occupando simultaneamente la nuova forma. Questa situazione non ci avrebbe dato la libertà che avevamo prima, ma non saremmo rimasti “intrappolati” sulla Terra. Il mio sè di quinta densità sperava che il nuovo ego avrebbe capito rapidamente cosa stesse accadendo.

Lui sapeva che questa nuova entità avrebbe capito immediatamente che il suo ego, il sè di quinta densità ed io, eravamo la stessa cosa, quindi si scelse un nome. Il nome, come ho detto, era Nonno. (Grandfather) Venne studiato un piano a vari livelli in modo che la missione avesse un’alta probabilità di successo. Tra altre cose, nel corpo fisico di giovane età, sarebbe stata impiantata la migliore nanotecnologia Arturiana.

Con questo potevamo rintracciarlo e contattarlo meglio telepaticamente, un contatto conscio. Questo era lontano dalla grezza tecnologia degli extraterrestri che terrorizzano gli umani prelevati, il nuovo sè non sarebbe stato traumatizzato, ma solo stupito dall’esperienza. Dopo l’inserimento del dispositivo, potevano essergli inviati sogni favolosi in modo sicuro.

Il Sè di Quinta Densità: Nonno

La mia veste luminosa danzava su e giù mentre passavo nel test finale presso la base di quinta densità su Arturo, prima di partire. Come avrebbe vividamente ricordato l’Ego di David, ero fermo su una piattaforma circolare che poi si divise in molte piccole cellule. Ogni cellula saliva e scendeva a diverse velocità, fluidamente e rapidamente. L’obiettivo era passare da un punto all’altro a tempo con la macchina, senza cadere. E’ stata una sfida incredibile.

Sapevo che il test metaforicamente, metteva alla prova la mia abilità di gestione di tanti mutevoli problemi che avrei dovuto affrontare. Anni dopo, David avrebbe rivissuto il test nel piano del sogno. Infine, dopo una danza brutale, superai il test con i colori volanti. Sapevo d’essere pienamente preparato e pronto.

Presi un grande respiro, preparandomi per la caduta nel peso della terza densità sulla Terra del tardo ventesimo secolo. La mia anima gemella, ancora incarnata sulla Terra come Gladys Davis, stenografa di Edgar Cayce, si trovava nella sua forma Arturiana. Più tardi, avrebbe preso il nome di Luce o Lucia. Al momento giusto, avremmo lavorato assieme per insegnare ed educare il nuovo ego, che avevamo già chiamato David.

Il mio sè di sesta densità era orgoglioso del mio superamento delle preparazioni, ero pronto. Lucia mi salutò mentalmente, sapendo che non mi avrebbe visto per alcuni anni della Terra, in cui avrei preso controllo della mente infantile. Risposi con amore al saluto. “Non ti preoccupare, cara Lucia”, dissi. “Starò bene”. “So che sarà così”, rispose Lucia. “Contiamo su di te”. Ci abbracciammo teneramente.

Mi girai e avanzai levitando. Passando attraverso le mura della stazione Arturiana orbitante, per poi scendere rapidamente, il piccolo pianeta blu, la Terra, diveniva sempre più grande e sentivo l’agonia dovuta alla compressione nella materia fisica. Cominciai a dimenticare tutto sulla mia identità reale, si formava il nuovo Ego. Avrei dovuto lavorare diligentemente per penetrare questo processo, tramite i miei strumenti, il sogno e la sincronicità.

David Wilcock: “Chi sono?”

Mi sono fatto questa domanda fin dalla nascita. Molto presto iniziai a sognare numerosi ufo, a quota molto bassa e nella forma di cilindri senza ali. La loro dimensione era assolutamente colossale e spesso oscuravano la mia visuale. Il sogno iniziava solitamente allo stesso modo. Uscivo nel cortile difronte, tenendo la mano di mia madre. Lei stava con me e mi amava. Il sole brillava, l’aria era calda e gli alberi molto verdi. Io ero calmo e in pace, il mondo era un posto felice. Improvvisamente una sensazione, qualcosa stava per accadere.

Stringo la mano di mia madre. La realtà si ferma. L’aria diviene cristallina, energetica e viva. Mi sentivo come se fluttuassi sopra di me a dieci piedi, la mia testa vacilla e a fatica sto in piedi. Sono sconvolto, più di quanto lo sia mai stato. Respiro a fatica mentre loro appaiono nel cielo. Sono così enormi, incredibilmente enormi. Da destra, nel cielo blu, appare l’astronave. Sono metalliche, splendono. Arrivano in diverse forme e dimensioni, alcune squadrate, altre aerodinamiche, volano in fila e dondolano, come foglie al vento.

Sono così enormi che coprono tutto il cielo. La terra si ocura. Volano molto vicine a terra e questo mi spaventa. Dio, praticamente sfiorano la cima degli alberi! Sono bellissimi. Sembra che si vogliano far vedere proprio da me e mia madre. Non ho mai visto nulla di più favoloso nella mia vita. Sono senza fiato nell’osservarli, così giganti e fantastici.

Non posso vederli davvero bene. Molti di loro sono cilindri senza ali, che si muovono in una corrente energetica invisibile. Alcuni hanno portelli aperti di lato e sono cavi e metallici dentro. Altri sembrano essere più manovrabili. Nessuno di essi ha l’aspetto di qualcosa che possa normalmente essere in cielo.

Eseguono dei trucchi in aria, scattano con l’agilità degli insetti. Allora accade qualcosa, sono scioccato. Sono così enormi, così vicini a terra, troppo vicini. Una delle astronavi si inclina un po troppo verso terra e questa enorme massa di metallo finisce al suolo, anche se non si sente rumore.

Una di esse è atterrata! Sembra che sia avvenuto così vicino, proprio sull’altra strada. Dobbiamo andare a vedere. Dobbiamo scoprire cos’è, chi c’è dentro, com’è arrivata. Non potevo crederci. Sapevo che era troppo vicina a terra. Dev’esserci qualcosa che posso fare per aiutarlo. Devo trovarlo. Devo vedere. So che è enorme, oh mio Dio così enorme e stupendo, così fantastico, i suoi amici lo aiuteranno?

Dai mamma, dobbiamo vedere, è la cosa più grande… In qualche modo ora siamo nel cortile di casa. Guardo fuori lo spazio vuoto e vedo alberi. Gli alberi sono vivi. Gli alberi sono giganti. Le foglie mi sorridono sotto il sole. L’aria è elettrica, viva, intelligente. Però gli alberi non sono soli. No, non soli. In qualche modo, non so, ma in qualche modo, la zona vuota di cielo che dovrebbe essere dietro quegli alberi favolosi e alti, non c’è più.

Al suo posto c’è una torre gigante grigia, molto più alta degli alberi, di tutto, troppo, troppo alta, impossibile. Buon Dio, la dimensione di quella torre! Impossibile. Impossibile. Sto volando. Stanno volando. Vedo da dove arrivano. Ci sto volando sopra ora e posso vedere.

La torre è collegata ad un aeroporto, una sorta di torre che possono usare per vedere fuori. Le astronavi fluttuano in aria. Qua hanno una casa. Altre sono parcheggiate a terra. E’ tutto ordinato in file. Tutto di colore grigio, il pavimento, la torre, l’astronave. Io sono qua. Sono tornato. Sono a casa. Questo è l’aeroporto. Sembra come se l’avessi lasciato e fossi tornato. Tutto è così famigliare e bello, appartengo a questo posto. Sono tornato, dopo tanto tempo. Finalmente sono a casa.

WHAM!

Strappato di nuovo e ora nello stato di veglia, seduto sul letto. Oh no, ancora. Non ancora. Sono ancora qua, nella stessa stanza. Sono andati, andati, andati. Li rivoglio. Oh Dio, riportameli per favore. Non voglio stare qua. Ti prego. Dev’esserci un modo per tornare. Io sono qua, sono solo. Dove siete? Dove siete? Mi mancate, vi rivoglio. Per favore.

Vi rivoglio. Sto piangendo, piangendo, ho il viso bagnato, per favore tornate, non lasciatemi qua. Per favore tornate, per favore tornate. Ho bisogno di voi, disperatamente. Non vedete che piango? Perchè non mi rispondete? Devo trovarvi, devo sapere, devo scoprire come tornare. Nel mio diario personale, dopo aver scritto il messaggio di sopra, ho scritto ancora: Persino ora mentre scrivo, la sensazione di abbandono è schiacciante, sono in lacrime.

La potenza emotiva di questi sogni è stata così intensa, che ancora mi sento come non mai nella mia vita. Raccontavo questi sogni a mia madre, sperando in una risposta, che mi capisse e con mia grande meraviglia, lei descriveva sogni simili, con astronavi enormi che riempivano il cielo e la emozionavano tantissimo. Stava accadendo qualcosa di bizzarro. Dopo un giorno o due, la vita tornava normale per poco, fino al sogno seguente. Raramente c’era un momento di noia.

Dove mi portano?

Mi ritrovai a porre questa domanda una notte, nella primavera del mio primo anno alla scuola materna. Mi svegliai con una strana sensazione, mi sentivo molto leggero e non capivo perchè. Compresi che il soffitto era troppo vicino. Avevo questa sensazione di fluttuare. Cercai di toccare sotto e…Che diavolo? Non c’è il letto? Cosa succede? Guardai sotto, era come se girassi nello spazio, vidi qualcosa che non avrei mai pensato di vedere. C’era il mio corpo in quella stanza buia, che stava a letto e dormiva pacificamente! Ero sorpreso, stupito per quello che vedevo.

Ero sempre io in due posti, era il mio corpo, ma io ero fuori e lo guardavo! Allora chi diavolo c’era nel letto se ero sopra? Come potevo essere divenuto due persone? Guardai il mio secondo corpo in cui mi trovavo e avevo ancora lo stesso pigiama del corpo nel letto, il pigiama giallo brillante con le estremità rosse. Questo pigiama è ancora qua, dietro di me mentre scrivo queste parole.

L’ho tenuto tutta la vita, senza più indossarlo. Spesso mi sono chiesto perchè l’avessi ancora addosso, anche se ero in una specie di corpo spirituale. Non avrei dovuto essere nudo? Ero sbalordito nel vedermi dormire sul letto. La mia porta veniva sempre lasciata aperta di notte e improvvisamente mi girai verso il corridoio, con i piedi in avanti, fluttuavo sulla schiena. Fluttuavo a pochi cm dal soffitto e tutto attorno a me era come al solito.

Non era come un sogno, dove tutto attorno continua a cambiare. In questo caso particolare, nulla cambiava. Ero la stessa persona, che guardava la solita casa e mentre fluttuavo, la casa rimaneva costante. E’ stata quasi un’esperienza infernale. Potevo vedere attorno, le lampade del piano di sopra erano visibili tra i miei piedi mentre si avvicinavano.

A questo punto ho iniziato a percepire di non essere al controllo dell’esperienza. Sentivo come delle voci, molte voci, tutte sussurravano e mi sentivo osservato, sentivo di non essere solo. Dopo questo il mio corpo si è girato ed inclinato per tornare giù dalle scale. In un improvviso flash mentale scendevo le scale, uscivo dalla porta e salivo nello spazio. Oh mio Dio! Vado da qualche parte! Non volevo e non lo controllavo!

Che diavolo succede? Sono morto? Dove vado? Tornerò? Fatemi scendere! La mia giovane mente era terrorizzata ed emetteva una forte corrente di pensiero. La cosa seguente che ricordo, una specie di schiocco e mi sono ritrovato nel corpo e sveglio osservavo la stanza. Mi era successo qualcosa di molto strano e non sapevo cosa di preciso. Sapevo solo che parte di me era fuori dal corpo fisico e che questo avviene quando muori. Non ero pronto per morire e la cosa mi spaventò. Chiaramente nessuno mi credeva, nè i miei genitori e nemmeno la maestra Ms.De Masi. Tutti dicevano “solo un sogno”.

Però sapevo che non lo era. Dove sarei andato se non avessi avuto paura? Forse ho rovinato tutto, semplicemente non ero pronto. Sarebbe stata la corsa della mia vita ed ero troppo “pollo” per andare. Volevo un’altra possibilità, una sola e avrei provato di poter controllare la paura. E’ chiaro che subito dopo, la mia famiglia non-terrestre si impegnò per parlarmi nei sogni.

Altro sogno ripetitivo sembrava avvenire in una astronave. Un essere vestito di luce simile ad Obi Wan Kenobi del film Guerre Stellari era nella stanza e parlavamo assieme. A sinistra c’era un muro solido dall’aspetto strano e grigio e a destra molte finestre alte, larghe circa un piede, separate da bande verticali. Le bande di divisione seguivano tutta la lunghezza dal pavimento al soffitto e sembravano contenere delle luci gialle. Le finestre sembravano avere dei dettagli neri simili a griglie e tutto era insolito e dall’aspetto alieno. Avrei fatto altri sogni e visitato altre parti dell’astronave crescendo, dopo tutto era Casa.

“Devi apprendere l’equilibrio”, disse. “Sei qua per una ragione molto importante. Devi apprendere ad usare la mente per contattare altri come noi. Molte cose ti accadranno e dovrai essere pronto. Cambierai un poco crescendo. Hai una missione molto importante e non devi dimenticarlo. L’intero mondo cambierà, in un modo più favoloso di quanto puoi immaginare. Saremo con te e ti prepareremo, non aver paura. Non ricorderai nulla di quanto ti abbiamo detto fino al momento giusto.”

Mi sembrava d’aver ricevuto molte informazioni. Questo scenario è ipotetico rispetto a quanto ricordi letteralmente. Ricordo la sala e la conversazione, ma non potevo ben ricordare quello di cui avevamo parlato dopo il risveglio. Il fatto che sono stato programmato con istruzioni l’avrei ricordato più tardi, tramite il mio subconscio in molti modi che vedremo presto. Cercai con forza di convincere gli altri di quanto mi era accaduto la notte della mia OBE, ma nessuno ascoltava. Veniva definita solo immaginazione.

Ero determinato a scoprire le risposte. C’era un collegamento fine creato nella mia mente di cinque anni tra la OBE e i sogni con gli UFO. Poteva essere la mia grande possibilità di incontrarli? “Rovinai tutto” con la mia paura? Cos’erano quelle voci che sembravano sussurrare nello sfondo mentre avveniva?

Un Bambino alla Ricerca della Risposta

Dovevo sapere cos’era avvenuto quella notte, dovevo arrivarci in fondo. Ero convinto che il mio corpo spirituale fosse uscito dal mio corpo fisico. Volevo apprendere come produrre un’altra esperienza OBE consciamente, per riprovarci. Questa volta sarei andato a fondo. Come avrei potuto indurre uno stato di quel tipo?

Mia madre mi disse che questo e altri fenomeni paranormali sono riuniti nella categoria ESP. Vedremo a breve che a sette anni scesi in cantina dove trovai il libro “How to Make ESP Work For You” di Harold Sherman. Anche se era un libro da adulto e al tempo ero alle elementari, lo lessi tutto e feci pratica con gli esercizi che conteneva. Però prima sviluppiamo le motivazioni che mi spinsero in questa cosa incredibile così presto. Il paradosso di quanto mi accadde nella OBE non moriva. Non potevo dimenticare. Sapevo d’esistere al di fuori del corpo fisico, ma c’era altro.

Solo ora posso sapere chiaramente che durante l’esperienza extracorporea, parte di me venne presa e programmata con informazioni. Venne posizionata una precisa linea temporale e il corso del futuro.

Avevo davanti grandi cambiamenti e li avrei vissuti presto. Una delle mie prime conclusioni a cinque-sei anni, era che se avevamo questo corpo spirituale che poteva volare e sembrava d’energia, allora certamente avremmo potuto comunicare con altri nel loro corpo energetico. Io non ero certamente diverso dagli altri, avevo solo vissuto una OBE, quindi tutti dovevano avere queste controparti energetiche. Immaginai, dato che questo corpo era vivo e reale, era parte di me che doveva essere attiva, andava in giro, faceva cose, parlava con altri.

Le nostre menti normali non sono normalmente in contatto con questo corpo come avevo fatto io, ma tutti questi corpi avevano le stesse possibilità psichiche. Iniziai a notare di poter leggere le menti delle persone e pensai che anche gli altri potessero. Probabilmente però non sapevano di poterlo fare. Questo mi spinse a sforzarmi di non fare cattivi pensieri su qualcuno, per me era ovvio che il suo corpo superiore lo avrebbe saputo. Per me aveva perfettamente senso. Molti curiosi esempi delle mie abilità psichiche vennero alla luce e chiesi a mia madre. Lei disse che era chiamata ESP e che era possibile a tutti. Vedevo dei programmi alla tv su questo, ma capivo che nessuno ci credeva.

A quel punto erano passati due anni dalla mia OBE e non avevo trovato vere risposte al problema. I miei genitori non ci credevano apparentemente e non avevano spiegazione, quindi ero determinato a trovarla da solo. Non c’erano libri disponibili nel catalogo della libreria a scuola, dovevo cercare altrove. Scesi nella cantina di casa e cercai tra i libri dei miei genitori.

Con grande sorpresa, trovai le lettere ESP in mezzo ai libri, lo presi! C’erano molte parole che non potevo capire, mi aiutai con le figure. Ero spaventato all’inizio dalla grandezza di quel libro, con tante pagine, lettere piccole e poche figure, ma ero così affascinato dall’argomento che leggerlo divenne una priorità e passai ore a capire tutto quello che scrisse l’autore in quelle pagine ingiallite.

Il libro era “How to Make ESP Work For You” di Harold Sherman. Se quanto diceva Sherman era vero, allora la portata e la potenza delle abilità psichiche umane, nelle mani di un esperto, potrebbero essere un terremoto. La fredda e dura realtà dell’ESP colpì la mia giovane mente come un treno merci.

Nella sezione iniziale del libro, c’è una descrizione dei primi esperimenti telepatici di Sherman, secondo la quale un suo amico si sarebbe svegliato ad una certa ora. Concordarono il test, ma Sherman non gli avrebbe detto in quale giorno e ora avrebbe provato. Il ragazzo finì per svegliarsi esattamente quando Sherman aveva detto e praticamente saltò giù dal letto, sentendo la presenza di Sherman nella stanza con lui.

Rimasi affascinato e saltai subito al punto dove fornisce le istruzioni per entrare in questo stato telepatico. Seguendole, sollevai ogni parte del mio corpo separatamente fino alla stanchezza, respirando profondamente. Questo produceva uno stato in cui non sentivo d’avere un corpo, sentivo d’essere un punto di consapevolezza.

Era importante inviare il messaggio mentre l’altra persona dormiva, quindi aspettati fino a tardi. Quindi mi concentrai sull’immagine del mio amico Eric e mandai un messaggio. “Eric, ti sveglierai alle 3:30 del mattino e penserai all’oro”. Aggiunsi la parte sull’oro dopo aver iniziato, per avere una prova in più oltre a quella usata da Sherman.

Pensai che se avesse funzionato, se Eric si fosse svegliato di notte e avesse pensato all’oro, allora non avrei più avuto dubbi sull’ESP. Dopo più di un’ora di intensa concentrazione, mi fermai. Diverse volte provai il rilassamento descritto da Sherman, indicazione della riuscita del messaggio, ma volevo tanto che funzionasse e continuai comunque. Il giorno dopo, nella sezione della mensa, mi misi vicino ad Eric, come sempre. In modo disinvolto gli chiesi come avesse dormito la notte prima.

“Sai, è divertente questa domanda”, disse.
“Perchè?”
“Beh, la scorsa notte mi sono svegliato! Ero sveglio e non potevo tornare a dormire! Sentivo la presenza di qualcuno nella stanza, come un fantasma”

Scoppiavo di gioia ed ero stupito totalmente, ma nascosi l’entusiasmo. Per Dio, aveva funzionato! Non sapeva che stavo lavorando sulla ESP, non poteva aspettarselo.

“Hai idea dell’orario?” chiesi.
“Sì, erano circa le 4:30 del mattino.”
(Rimasi deluso, un’ora in ritardo! Però trasmisi per un’ora in più rispetto a quanto scritto nel libro)
“Beh, a cos’hai pensato subito?”
“Al mio orologio.”
“Di che colore è il tuo orologio?”
“Oro”.

Ora sentivo a pieno l’impatto di quanto avevo fatto realmente. Non ero mai stato nella sua stanza, non sapevo che aveva un orologio dorato. Avevo sempre usato un orologio nella mia stanza da letto. Ero insensibile, freddo, scioccato. Gli dissi quello che era accaduto e che faticavo a crederci. Entrambi non potevamo crederci. Subito dopo eravamo determinati a provare ancora. Una delle cose di grande successo era tirare dei bastoncini in aria, chiedendo che cadessero in una certa direzione. Anche se cercavamo di lanciarli sempre allo stesso modo, cadevano sempre dove dicevamo noi, di continuo. Eravamo convinti che accadesse qualcosa e volevamo dirlo a tutti.

Sapete che alla fine, con Eric creammo un gruppo di ragazzi fuori dalla scuola elementare. Ora sapevo che l’ESP funzionava davvero e volevo provare a leggere le loro menti. Doveva essera semplice come prova, decisi di usare i numeri da 1 a 10. I ragazzi erano riuniti, deciso il numero si mettevano davanti a me. Attendevo il primo numero che mi appariva in mente e lo dicevo. Era un successo ogni volta. Dopo la quinta o sesta volta, studiarono un piano. Volevano provare a fregarmi. Scelsero due numeri dietro un angolo, secondo loro ne avrei indovinato uno solo.

Sceglievano un numero fasullo, il numero corretto era il secondo rispetto a quello scelto inizialmente. Indovinai il primo numero e non erano sorpresi. Quando iniziarono ad allontanarsi, fatti 30 piedi ridacchiando tra loro, venni preso da una sensazione d’urgenza. Sapevo che mi stavano ingannando. Nella mente mi apparve un 7 gigante. Non sapevo perchè, ma sapevo che era giusto e iniziai a ridere. Dissi forte “Tornate, tornate, è sette”.

La loro mandibola cadde e non avevano più bisogno d’essere convinti. Per quanto ne sapevamo, era reale. L’accuratezza del 100% era abbastanza per convincerci! Non mi chiedevo perchè funzionasse così bene, sapevo che funzionava. Io ed Eric avevamo visto i classici esperimenti alla TV con le carte Zener e i cinque simboli. Decidemmo di fare le nostre carte, alcune con numeri, altre con simboli e altre immagini. Le possiedo ancora. Dissi alla mia insegnante di voler fare un test in classe e lei accettò. Ci scambiavamo come riceventi e trasmittenti con risultati decenti.

I fallimenti erano tanti, ma ci sono stati dei successi, mescolando bene il mazzo e senza poter chiaramente vedere le carte. La classe amava farlo, ma erano delusi dalle difficoltà in quell’ambiente. Quindi, come abbiamo visto, in alcuni mesi ottenni risultati spettacolari. Sapevo cosa pensavano le persone, indovinavo i numeri da uno a dieci con gli amici. Influenzavo gli amici telepaticamente facendoli svegliare di notte e sapevo quando i famigliari erano vicini senza conoscenza consapevole.

Ero in grado d’usare l’intuizione per arrivare a casa da un giro in bicicletta, nel minuto esatto in cui voleva mia madre. Potevo lanciare dei bastoncini in aria e dire in quale direzione avrebbero puntato una volta caduti. Sapevo quando venivo osservato o quando qualcuno parlava di me, ecc..ecc.. Continuai a leggere libri su argomenti come l’ESP, l’Ipnosi, i sogni, l’astronomia, la chimica, l’elettronica, la psicologia, la paleontologia, i computers e la fiction. Arrivato alle medie, imparavo a suonare la batteria, leggevo regolarmente, usavo i Tarocchi e le tavole Oujia e ricordavo vividamente i miei sogni. Raccontavo a mia madre le fantastiche esperienze nei miei sogni e lei mi spingeva a scriverle subito, anche lei lo faceva.

Traduzione a cura di Richard
divinecosmos.com

David Wilcock: il Risveglio dell’Errante cap. 2 ultima modifica: 2011-06-11T08:28:24+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)