Il Dio della Bibbia era un uomo in carne e ossa

«Veritas nunquam perit (dalle “Troiane” di Seneca v. 614)». “La verità non muore mai”… ed è figlia del tempo, anche se a volte se la prende molto comoda. Nel caso dell’ultimo parassitismo religioso, tuttora imperante col suo falso monoteismo, da ben 3360 anni consecutivi!

Il Dio della Bibbia era un uomo in carne e ossa

Non Dio, né un dio, nemmeno un angelo (interpretando l’ebraico “Elohim” come uno della “coorte celeste” – rif. bibbia C.E.I. 2008, pag. 765 relativamente al versetto 8,6 dei Salmi) e neanche un extraterrestre, come qualche ingenuo vorrebbe dimostrare (senza tenere conto del dettagliato versetto di Esodo 19,16-18 e, magari confrontarlo con il Mahabharata e il Ramayana, indù), ma un uomo a tutti gli effetti, virtuoso sì, in possesso di tecnologie avanzate rispetto ai tempi pure ma, sempre e solo un uomo che, per le sue imprese, è stato venerato anche dai popoli che ha sottomesso. Semplicemente perché, dopo i ciclici cataclismi (si veda, per esempio, il “Timeo” di Platone, con riferimento a Solone), ha fatto rifiorire la cultura, ha fornito leggi e regole per il vivere civile, ha dato indicazioni utili sull’agricoltura, sugli allevamenti e, tante altre cose…

Chiaramente, se per imparare a conoscere questo “dio” si continua a spulciare nei testi falsamente detti sacri, per quanto recenti, o antichi possano essere, non si riuscirà mai a sbrogliare l’intricata matassa, perché è un serpente che si morde la coda. Se poi, leggere un libro di quasi duemila pagine, scritto in piccolo e con note ancora più minute, come l’attuale bibbia data in pasto al pubblico, è ostico anche per il clero, maggiormente lo è per chi, pur non amando le complicazioni, se ne crea altre, ben più gravi, irresponsabilmente.

In ogni caso, se invece di accontentarsi, come ha sempre voluto la chiesa «Basti quel pochissimo che suol leggersi nella messa, né più di quello sia permesso di leggere a chicchessia. Finché gli uomini si contentarono di quel poco, gli interessi della Santità Vostra (che sarebbe papa Giulio III) prosperarono ma, quando si volle leggere di più, cominciarono a decadere (“Avvisi sopra i mezzi più opportuni per sostenere la Chiesa romana” – Bologna 20/10/1533 – Foglio “B” n° 1088 – Vol. II – pagg. 641-650. Conservato al museo del Louvre)» si leggesse solo il “Pentateuco” e, in particolare, i libri di “Genesi” e “Esodo”, ci sarebbe da inorridire. Verrebbe spontaneo chiedersi: “Ma, quale essere malvagio, vogliono farci adorare?” Certamente non Chi ha potenzialmente “programmato” la vita, per esempio, all’interno di un uovo sebbene non fecondato, facendo registrare attraverso un poligrafo, il battito cardiaco del pulcino (esperimenti di Cleve Backster – NY in “La vita segreta delle piante” di Tompkins e Bird, pag. 26).

Tutt’altra cosa sarebbe se ricondotto alla fallibilità umana. D’altra parte, sempre in “Genesi” (18,2-9), si parla chiaramente di un uomo (uno dei tre uomini che si presentarono ad Abramo, stanchi del viaggio, accaldati e affamati. E Abramo, che ben li conosceva, secondo lo stesso versetto, li  «adorò fino a terra»).

Nulla di trascendentale perché, “da che mondo è mondo”, questo “mondo” ha sempre viaggiato a due velocità e, forse, lo sta facendo tuttora senza che ce ne rendiamo conto. Tutta la storia, i miti, le tradizioni, le saghe e, quant’altro degli ultimi seimila anni testimoniano la presenza di “Re-Dei”, di razze dominanti, divinizzate dal popolo per paura e ignoranza.

Essere un dio, poi, bastava poco, perché per il popolo era inconcepibile che un uomo, un semplice e normalissimo uomo, si ergesse sopra le masse e si distinguesse, magari anche solo per la sua intelligenza. Doveva per forza avere una natura divina! Così è stato, per esempio, per il poliedrico Imhotep (sacerdote egiziano, matematico, ingegnere e architetto alle dipendenze del faraone Gioser, secondo sovrano della III Dinastia), al quale, divinizzato, furono eretti diversi templi.

Si può essere i più bravi ed esperti traduttori dell’intero universo ma, quando si affrontano i temi della bibbia ebraica, dalla quale nascono tanti altri testi religiosi (compresi: il Corano e il Kebra, o Chebra, Nagast etiope), se non si conosce a mena dito almeno la Cabala (“Il libro dei segreti della Torah”) «per scaltro che tu sia, non puoi che perderti dietro a ogni sorta di congettura», tanto per dirla alla sant’Agostino. Così è stato per dimostrare l’inesistenza del Gesù biblico. Di Gesù (Yeshua) ce ne sono stati diversi, anche uno “zelota” (che indica un ribelle, fuorilegge, terrorista, bandito) di soprannome “Barabba” (“Yeshua bar Abba”, che significa testualmente: “Gesù figlio di Dio”).

Senza prendere in considerazione le più recenti affermazioni di papa Benedetto XVI che, nel suo libro “Perché siamo ancora nella Chiesa” (ed. 2008) mette da parte anche: «il Gesù storico (perché) Ciò che rimane può solo essere un fantasma sul quale nessuno vuole più costruire seriamente», oppure le datate accuse del neoplatonico Celso che, nel 180 d.C. «accusò di plagio gli insegnamenti di Gesù» (forse perché aveva letto i Salmi concernenti Davide), era più semplice verificare di quale dio fosse figlio Gesù. Andare, cioè, alla fonte ultima.

Bisogna dirigersi più indietro nel tempo e, volendo, nemmeno tanto indietro, perché già Evemero da Messina (330-250 a.C., meglio conosciuto attraverso gli scritti di Diodoro Siculo 90-27 a.C.) ne dà una descrizione dettagliata e, molto esaustiva in quello che è stato volutamente fatto passare per un “romanzo”, al fine d’imbrogliare le carte.

Nella sua “Storia Sacra”, riguardante l’isola di Pancaia (nell’oceano Indiano), in base ai racconti a lui fatti dalla locale classe sacerdotale, Evemero descrive Zeus, nato a Creta, come ultimo grande re di quest’isola, il quale, assicuratasi l’alleanza con Belo, re di Babilonia (Bel o Marduk), conquistò la Siria, la Cilicia e l’Egitto, dove ricevette il titolo onorifico di Ammone (o Amon, il misterioso, il nascosto, una delle principali divinità della mitologia egizia che, da dio guerriero [come quello degli eserciti dell’Antico Testamento biblico], divenne dio supremo). Con questo nome – continua Evemero – fu onorato sotto le spoglie di un ariete, poiché in battaglia indossava un elmo aureo ornato appunto da corna d’ariete. Percorsa cinque volte la terra e, beneficatala con i semi della civiltà e della religione, Zeus, in tarda età, prima di morire, condusse a Pancaia i suoi discendenti, ai quali lasciò compiti specifici di governo. Morto Zeus, che aveva fatto incidere su una stele d’oro le imprese sue e dei suoi avi, gli fu eretto un tempio ed Ermes, suo figlio, incise sulla stele le imprese dei suoi discendenti che, come lui, sono stati onorati come “Dei” per le grandi imprese compiute…

«Evemero divenne famoso rapidamente proprio per la sua teoria, l’evemerismo, cioè la spiegazione razionalistica della genesi degli Dei, secondo la quale essi erano stati in origine uomini molto potenti che si erano, in seguito, guadagnati la venerazione dei concittadini (Wikipedia)». In passato, la patristica cristiana (filosofia dei primi secoli, elaborata dai Padri della chiesa e dagli scrittori ecclesiastici, cercando d’interpretare il Cristianesimo mediante concetti ripresi dalla filosofia greca – Wikipedia) accolse la teoria di Evemero con molto favore, giacché si accostava molto (e si approssima tuttora) alla realtà sulle origini comuni di tante religioni, più di quanto si possa mai immaginare.

Da notare, oltre alla più modesta natura di Zeus rispetto ai miti greci, come la storia sia sempre la stessa, impastata e rimpastata continuamente. L’egiziano Amon, il babilonese Marduk (Zeus Belo), l’etrusco Tinia e il romano Giove, per rimanere nella stessa area più ristretta, rappresentano tutti il medesimo personaggio, cioè Zeus, il quale, nonostante la sua imponente presenza nel pantheon greco, mantenne a lungo la sua grande influenza particolarmente sull’Egitto anche col suo vero nome, sebbene capovolto: “Suez” (golfo, città e canale).

Nell’iconografia egiziana Zeus (l’uomo) divenuto Amon (il dio, detto anche “dio cornuto”) è raffigurato con le corna al cui centro è posto il disco solare per accentuare la sua natura divina. Cosicché, anche i suoi sacerdoti portavano copricapi con le corna d’ariete. In altre raffigurazioni sono evidenti due raggi di luce partenti dal capo. Le stesse corna e/o raggi con i quali diversi artisti, da Michelangelo in poi, hanno rappresentato Mosè. Per divinizzarlo al pari di Zeus/Amon, o per svelarne la vera identità? Perché anche Mosè non è quello che si vorrebbe che fosse.

Il faraone Amenhotep IV (nome poi sostituito con Akhenaton), come aveva correttamente intuito Freud, è Mosè. Non “salvato dalle acque da bambino” ma, da adulto quando, in fuga dalla sua città, Akhetaton, per l’eruzione del Thera (1344 a.C.), attraversò con il suo popolo (che da egiziano diventò giudeo/ebreo) il “mare di canne” all’asciutto come profetizzato dal saggio Neferty al faraone Amenemhat I, al quale predisse anche la morte dell’Egitto, come la fine del mondo.

Con il nome di Akhenaton, per contrastare lo strapotere dei sacerdoti tebani, aveva già inventato un nuovo “dio”, Aton, sulla falsa riga (un vero e proprio plagio) di Amon (sempre Zeus divinizzato), nel quale, invasato com’era, arrivò persino a identificarsi. In seguito, con il nome di Mosè, inventò un altro nuovo “dio”: Yahvé/Adonai il “dio” d’Israele (come descritto nello Zohar, che per gli ebrei fa parte delle “sacre scritture”). Sempre più invasato, s’identificò nuovamente nel nuovo “dio”, sul nome del quale ricamò, con l’aiuto dei suoi sacerdoti (i Leviti), il Pentateuco, pietra miliare da cui è scaturito, per ignoranza, tutto il resto dell’immenso imbroglio tuttora imperante. Questo, perché furono inserite diverse chiavi di lettura e, al popolo, è finita solo “l’apparenza“.

Nel 2003 e 2004 uscirono due libri “Tutto quello che sai è falso” vol. 1-2 (“Manuale dei segreti e delle bugie” a cura di Russ Kick), con articoli molto interessanti, ma non quanto quel titolo che poneva dubbi ben più ampi: “E se fosse vero che tutto ciò che sappiamo ma, proprio tutto, è falso?”… purtroppo è così! E ci sono evidenti ragioni, in gran parte maltusiane (Thomas Robert Malthus, che fornì le basi dottrinali per la teoria di Darwin). Ma, non è nemmeno così, allo stesso modo e, con le stesse ragioni, per cui un grande saggio interrogato sull’esistenza dell’Inferno si espresse in questo modo: «Se dicessi che l’Inferno esiste mentirei! Se dicessi che l’Inferno non esiste mentirei!».

Questo perché l’umanità, in generale, non conosce la sua vera natura. Non conosce nemmeno le sue potenzialità. Perché si sono guardati bene dall’insegnargliele entrambe, anche se qualche ammonimento è trapelato, ma invano: «Fai attenzione a come pensi e a come parli, potrebbe trasformarsi nella profezia della tua vita (san Francesco d’Assisi)»

Cosicché, una grande minaccia incombe su tutta l’umanità. Non proviene da quei quattro fessacchiotti che, prendendo alla lettera i timori di Malthus, perseguono da tempo un “Nuovo Ordine Mondiale” e, terrorizzati, si tengono ben stretta quasi tutta la ricchezza del Pianeta (Nel suo libro “An Essay on the Principle of Population“, pubblicato nel 1798, Malthus scriveva: «Il potere della popolazione è così superiore al potere della terra di produrre sussistenza per l’uomo che una morte prematura deve in una forma o nell’altra visitare la razza umana...»). Proviene dall’accettazione passiva di tutto ciò che è spudoratamente falso, che permette, per esempio, che l’Inferno esista e non esista allo stesso tempo. Un’anomalia nel “sistema”. Un “virus”, che, ostacolando il normale processo evolutivo, a breve sarà estirpato… in un modo, o in un altro…

Il libro qui presentato, attraverso prove inconfutabili, apre gli occhi su tutte le dinamiche in gioco: religiose, storiche, politiche, sociali, scientifiche, filosofiche ed esoteriche (comprese le dettagliate macchinazioni dei suddetti fessacchiotti “I protocolli di Sion”) e dà tutte le indicazioni necessarie per sfuggire alle suddette minacce incombenti. Naturalmente, poiché «l‘uomo è libero al punto da potere negare la propria libertà innata», siete anche liberi di scegliere se avere un futuro qui, o altrove.

Roberto Morini
(book)

Il Dio della Bibbia era un uomo in carne e ossa ultima modifica: 2017-07-10T09:31:37+00:00 da Pasquale Galasso
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Pasquale Galasso

Pasquale Galasso, editore di Altrogiornale.org - Credo in un'esistenza vera, non limitata al solo mondo materiale. Viviamo in un corpo fisico ma la nostra anima è storica.