Emanuel Swedenborg e le civiltà extraterrestri

Il Giornale Online
di Antonio Marcianò

Nulla è stato fatto dal Sommo Creatore senza un fine (E. Swedenborg)

[link=http://it.wikipedia.org/wiki/Emanuel_Swedenborg]Emanuel Swedenborg[/link] (1688-1772) è uno scienziato e mistico svedese. Nacque a Stoccolma, terzo figlio di un vescovo luterano, Jesper Swedberg. Nella prima parte della sua vita, Swedenborg percorse una carriera prolifica come scienziato ed inventore: si occupò di chimica, anatomia, matematica, mineralogia, zoologia, astronomia, filosofia… e si diceva che conoscesse ben undici lingue. Tra le sue opere di questo periodo si può ricordare Opera philosophica et mineralia (1734), una monografia sui metalli. All'età di 56 anni cominciò la fase spirituale della sua vita: ebbe l'esperienza dei primi sogni e di successive visioni di un mondo ultraterreno, in cui riteneva di comunicare con gli Angeli e gli spiriti, tra i quali molti personaggi della Bibbia, come Mosè e Gesù. Da quel momento si dedicò alla teologia. Il mistico rivelò che le anime guidarono la sua interpretazione delle Sacre Scritture e sostenne di essere uno dei pochi uomini in grado di dialogare con gli spiriti e con le creature celesti del Paradiso.

Swedenborg compose più di 50 libri, la maggior parte in latino. Tra i suoi testi di argomento spirituale, si possono citare Regnum Animale (1744-1745) dove l'autore esaminò i misteri dell'anima; De Cultu et Amore Dei (1745, Sulla Devozione e l'Amore per Dio), Vera christiana religio, nonché la monumentale opera Arcana Caelestia (1749-1756), ossia un commentario al libro della Genesi.

Attualmente è possibile leggere in italiano solo il trattato “Cielo ed Inferno” e “Conversazione con gli Angeli”, oltre a qualche estratto di alcune altre opere. [1]

In questo breve studio, vorrei soffermarmi non sulle concezioni bibliche, teologiche, escatologiche di questo uomo enciclopedico: infatti la filosofia di Swedenborg è conosciuta e riconducibile, in linea di massima, ad una forma di Cristianesimo incentrata sulla dottrina delle corrispondenze tra mondo spirituale e mondo naturale. Desidererei, invece, riflettere su tre accenni alla vita extraterrestre disseminati nel testo Cielo e inferno, cercando di correlare queste note ad alcuni scenari dell'Ufologia. Preciso che il taglio di questa modesta ricerca non vuole essere irriguardoso né tanto meno blasfemo, nel momento in cui considero la possibile valenza ufologica del primo passo desunto dal libro dedicato al Cielo: si tratta soltanto di una lettura suscettibile di essere contraddetta e falsificata.

Le altre due glosse, invece, sono riferite dall'autore esplicitamente a popoli delle stelle, come brevissimi excursus nell'ambito di una trattazione sull'ineffabile Armonia che permea il Paradiso e sulle creature che lo abitano. Nel paragrafo 118 del Libro I, il veggente così si esprime: “Mi è stato detto dagli Angeli che il Signore appare nel Cielo come sole… Il Signore appare come sole non in cielo, ma in alto, al di sopra dei cieli; non sopra la testa o allo zenith, ma davanti al volto degli angeli ad un'altezza media tra lo zenith e l'orizzonte. Appare in due punti diversi: davanti all'occhio destro, come un sole di fuoco simile al fuoco del sole del mondo e di una grandezza analoga; appare davanti all'occhio sinistro come luna, di un chiarore simile a quello della luna della nostra terra, ma più brillante e di una grandezza simile; questa luna, però, appare contornata di parecchie piccole lune, tutte luminose e risplendenti. Il Signore appare in queste due forme in quanto si manifesta a seconda della ricezione che ciascuno ha di lui e cioè a seconda che lo si percepisca per il bene dell'amore o per il bene della fede. Appare come un sole di fuoco a chi lo percepisce con l'amore, come una luna bianca e lucente a chi lo percepisce con la fede.”[2]

L'excerptum riportato, di primo acchito, là dove sono descritti il sole sfavillante e soprattutto la luna attorniata di piccole lune, evoca analoghe raffigurazioni dell'Antico e del Nuovo Testamento, interpretate da alcuni studiosi in chiave clipeologica, ossia come indizio della visita di esseri extraterrestri sul nostro pianeta in tempi lontani, esseri le cui astronavi furono paragonate ora a soli splendenti, a meteore, a radiosi corpi celesti, ora a scudi, a carri, a travi infuocati. [3]La rappresentazione ricorda pure i cosiddetti fenomeni solari collegati alle epifanie “mariane”: infatti, in occasione di alcune di queste visioni, considerate erroneamente soprannaturali, sono stati osservati oggetti luminosi ed iridescenti, circolari o discoidali, che compivano evoluzioni nel firmamento. Sembra quasi che Swedenborg dipinga degli U.F.O. sfolgoranti, simili a quelli avvistati da numerosissimi testimoni nel periodo intercorso tra il 1947 ed oggi, ma anche prima, sebbene meno frequentemente, durante i vari periodi storici, dalla preistoria in poi. [4]

Bisogna tuttavia riconoscere che è possibile che il mistico svedese abbia tratteggiato un’immagine ultraterrena ed alluso a concetti metafisici, ricorrendo a metafore visive (il sole e la luna), in modo non dissimile da quei poeti e quei mistici che hanno adombrato la realtà soprannaturale, di per sé intraducibile in parole, con espressioni umane. Il paragrafo 321 contiene le seguenti notizie: “Nell’universo esiste un gran numero di terre abitate. Solo alcuni dei loro abitanti sanno che il Signore ha rivestito il corpo umano su questa nostra Terra, ma, dato che essi adorano il divino, sono subito accettati dal Signore”.

Il paragrafo 417 aggiunge circa le star nations: “ Si può vedere quanto è grande il Cielo del Signore dal fatto che tutti i pianeti visibili del nostro mondo solare sono delle terre: essi ed altri innumerevoli pianeti dell’universo sono tutti coperti di abitanti. … Anche gli abitanti di questi pianeti divengono spiriti ed angeli, se vivono in base all’amore ed alla verità. Nell’universo esiste non meno di un milione di terre abitate ognuna da milioni di abitanti, per centinaia e centinaia di generazioni. Tuttavia gli angeli mi hanno detto che tutto questo non è niente in rapporto all’immensità del Signore ed alla sua creazione”.

I due brani sopra riportati paiono una ripresa ed un ampliamento del versetto del Quarto vangelo in cui si legge: “Nella casa del Padre mio ci sono molti posti”.[5] Con la descrizione di Swedenborg, si slarga l’immagine grandiosa di un cosmo sterminato e pullulante di vita in ogni dove, un universo i cui abitanti, se animati dall’amore e da spirito di verità, possono ascendere nella sublime dimensione divina da cui promana ogni cosa. E’ evidente in questi passi la somiglianza con quelle testimonianze e concezioni che si riferiscono all’universo come ad una realtà in cui le civiltà sono numerose e non del tutto dissimili, per le sembianze, dagli uomini, anche se in genere superiori sotto il profilo etico. Da osservare che la presenza di forme di vita sui vari pianeti del nostro sistema accomuna l’esobiologia di Swedenborg alle testimonianze ed affermazioni di contattisti, dagli anni ‘50 del XX secolo ad oggi, circa Venusiani, Saturniani etc. Sebbene la cosmologia abbia in gran parte smentito la credenza che i pianeti del nostro sistema ospitino delle civiltà, non dimentichiamo che alcuni visitatori, se non hanno mentito sul luogo di provenienza, potrebbero essere originari del futuro o di dimensioni planetarie parallele. [6]

Le note sugli alieni sono soltanto queste in Cielo e inferno, ma nel libro intitolato Terre nell’universo, l’autore riporta quanto gli fu concesso di apprendere sulle popolazioni di mondi del nostro sistema solare (da Mercurio a Saturno), di altre galassie e su una seconda Terra oltre il nostro sistema solare. Swedenborg descrive, in questa monografia, il carattere, le abitudini, il culto degli extraterrestri, arricchendo la rappresentazione con note filosofiche. [7]L’opuscolo non è stato ancora tradotto in italiano: una sua versione è, però, auspicabile, perché consentirebbe di ampliare il discorso sulla vita nell’universo e sul significato profondo della Creazione, a prescindere dalla possibilità che corpi celesti come Marte e Giove, così come li conosciamo, siano veramente abitati oppure no.

Cielo e Inferno

[1] Sulla vita e sulla produzione di Swedenborg, vedi E. Swedenborg, Cielo e inferno, l’Aldilà descritto da un grande veggente, con una biografia a cura di Paola Giovetti, Roma, 1998, 2005, pp. 11-43
[2] E. Swedenborg, op. cit., p. 75
[3] Cfr R. Pinotti, Angeli, dei, astronavi Extraterrestri nel passato, Milano, 1991
[4] Sulle epifanie “mariane”, vedi A. Marcianò, Le due Marie, 2006, con la bibliografia ivi riportata.
[5] “Giovanni”, 14, 2
[6] A. Cavallin, Presenze dal futuro, 2004
[7] Cfr R. Pinotti, UFO contatto cosmico Messaggeri e messaggi dal cosmo, Roma, 1991, pp. 95-98. Dissento dall’autore che è incline a considerare l’opera Cielo e inferno, come la testimonianza di un contatto con extraterrestri, laddove credo che gli esseri incontrati dal veggente siano anime disincarnate ed angeli, sebbene, come rilevato nello stesso libro di Pinotti, talora il confine tra dimensione aliena e sfera spirituale sia piuttosto labile. Vedi anche A. Marcianò, Matthew Ward e le civiltà extraterrestri, 2007. Ad ogni modo è suggestiva la presunta parentela tra alcuni idiomi alieni e l’ebraico, considerato che questa antica lingua semitica è ritenuta di origine angelica.

Fonte: http://www.usac.it/articoli/marcian%C3%B2_swedenborg/marciano_swedenborg.htm

Emanuel Swedenborg e le civiltà extraterrestri ultima modifica: 2013-02-01T16:50:27+00:00 da Richard
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Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)