Essere qui l'uno per l'altro

Il Giornale Online

Inviata da skorpion75
Molti hanno realizzato che il modo in cui la medicina ortodossa spegne, attenua ed elimina non è una risposta completa sul percorso della guarigione. Peraltro, spesso desideriamo nuove vie, più sottili e più naturali, che facciano esattamente la stessa cosa: eliminare la malattia, guarire l’essere umano.

Con questo desiderio del tutto naturale di guarigione, troppo facilmente dimentichiamo che questa ambizione è diametralmente opposta al significato originale della parola. Guarigione significa divenire integro, e ciò non può accadere attraverso la separazione – neanche con la separazione dalla malattia.

Guarigione, nel senso di divenire integro, “intero”, non può implicare l’eliminazione di aspetti che non vogliamo, o che ci rendono malati. Ciò è contraddittorio con il significato di “interezza”. L’autentica guarigione può accadere solo quando gli aspetti che ci rendono malati sono integrati nell’unità dell’essere.

Sfortunatamente, ciò è troppo spesso semplicemente dimenticato. Andiamo dal dottore perché il sintomo sparisca. Andiamo dal terapeuta alternativo perché un disagio sparisca. Ed andiamo da un guaritore o da uno psicologo perché sparisca l’origine della malattia o del disagio. In ogni caso, qualcosa deve sparire.

Anche quando abbiamo compreso che questo sparire, non importa a che livello, non funziona, preferiamo orientarci al principio della trasformazione; è l’ultima via di fuga dall’orrore in noi. Se non è possibile farla sparire, l’ombra deve essere trasformata. Ma velocemente, per favore, così che, finalmente, ce ne liberiamo! Il più delle volte, rimane là dov’è sempre stata, solo con un piccolo rivestimento rosa, magari persino definito autenticità.

La Guarigione con la Presenza – Un cammino verso la guarigione olistica

Il nostro bisogno naturale é essere completi. Il nostro bisogno naturale è avere il permesso di essere come siamo, e semplicemente sentirci OK così come siamo. Sfortunatamente, viviamo in un mondo nel quale riceviamo quotidianamente molte informazioni sul come dovremmo essere per essere OK e davvero poche secondo le quali siamo già OK così come siamo.

La guarigione con la presenza è l’arte di sviluppare l’autentica attitudine dell’amore, unica che può accettare “ciò che è”. Attraverso questo potere, l’accettazione sostiene la naturale tendenza al cambiamento.

La vita é movimento. La vita é cambiamento. Trasformazione é ciò che accade inevitabilmente ed in ogni momento. Quindi, la domanda non è tanto se e quanto si possa influenzare la trasformazione, quanto piuttosto come si possa smettere di tentare di ostacolarla e prevenirla.

L’autentica trasformazione non può essere “fatta”, può solo accadere, proprio come un bambino non può “fare” nulla per far crescere il suo corpo. Ma, attraverso la nostra presenza, possiamo aprire uno spazio in cui la guarigione può avvenire da se stessa. In questo spazio, in cui ogni cosa può essere, nessun aspetto della persona è escluso; in esso questi aspetti possono ricongiungersi come un’insieme unico ed integro. La guarigione può accadere.

PHI – L’insegnamento per Guaritori attraverso la Presenza

Nella Formazione PHI – Presence Healing Intensive (la Guarigione con la Presenza, Intensivo) – andiamo, insieme, all’origine della sofferenza umana. Esploriamo la generazione della malattia e ciò che deve cambiare in noi così che la guarigione possa accadere.

Per essere capaci di accompagnare altri in questo processo in qualità di guaritori, dobbiamo aver esplorato questi meccanismi dentro noi stessi. Dobbiamo aver incontrato le nostre ombre ed imparato che esse sono una parte di noi. Solo allora, possiamo incontrare l’ombra di altri senza giudizio e sostenerli in quest’incontro. Solo allora possiamo sostenere uno spazio chiaro per l’altro; uno spazio d’incontro con se stesso. Solo allora, sarà possibile l’autentica guarigione, nel senso di “divenire completi”.

L’esperienza e l’esplorazione della nostra vita di sofferenza è la chiave per l’autentica compassione e la vera saggezza. Non sviluppiamo la capacità di guarire attraverso la presenza apprendendo determinate ricette o strategie contro la sofferenza, ma imparando ad “essere” con noi stessi. Non possiamo essere autenticamente compassionevoli nei confronti dell’altro se non abbiamo sperimentato ed accettato la profondità della disperazione della sofferenza in noi stessi.

Possiamo autenticamente essere con l’altro, e con ciò incontrarlo proprio lì dove si trova, solo se accettiamo di non doverlo “aggiustare”. E possiamo accettare questo solo se accettiamo di non dover “aggiustare” noi stessi.

Accettazione anziché Giudizio dall’Unicità alla Completezza

Quando ricerchiamo con accanimento la salute, nel senso di una chiara definizione di cosa è malato e cosa è salutare, stiamo lottando per una forma di perfezione. Cerchiamo di corrispondere ad un’immagine di come dovremmo essere: sani. Tanto in qualità di guaritore che di paziente, stiamo mancando l’importante opportunità di essere completi, cioè incontrare l’altro come una unità. Nel momento in cui siamo malati, la malattia fa parte di noi; nel momento in cui siamo aggressivi, l’aggressività è parte di noi. Se neghiamo questi aspetti, neghiamo una parte di noi; la completezza non è possibile.

Se comprendiamo che il nostro insieme forma un’unità, possiamo anche realizzare che in questa unità ogni cosa deve essere connessa. Solo quando siamo pronti ad incontrare questa unità nella sua totalità, abbiamo l’opportunità di rilevare la funzione delle singole parti. Chi sa quale funzione ha l’aggressività? Chi sa quale gentilezza diventa possibile, grazie ad essa? Chi sa quale funzione ha questa malattia nel tuo sistema, nella tua intera vita? Puoi scoprirlo se sei disposto ad incontrare ogni cosa in te stesso, senza giudicare.

Se siamo pronti ad accettare “ciò che è”, invero, salutiamo le idee comuni di perfezione; lasciando andare questa pretesa, si apre una nuova, sorprendente e bellissima possibilità: la completezza. Se ogni cosa in noi potesse essere presente ed accettata, i differenti aspetti sarebbero riconosciuti come antagonisti in una grande unità.

Se, attraverso la presenza, concediamo a questi diversi aspetti in noi di muoversi, il prodigio della trasformazione accade da solo. Ogni cosa trova il suo posto nel nostro ordine interiore. Allora, giunge la pace, perché questo è il nostro desiderio originale: avere il permesso di essere come siamo e vivere nella completezza.

Fonte: http://www.nonsoloanima.tv/index.php?controller=article&path=10&article_id=804

Essere qui l'uno per l'altro ultima modifica: 2009-04-04T08:39:00+00:00 da Pasquale Galasso
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Pasquale Galasso

Pasquale Galasso, editore di Altrogiornale.org – Conoscere non è avere l’informazione.