Rispondi a: Legge sulle intercettazioni

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#102593

deg
Partecipante

[quote1213958309=merced]
m.degournay a me pare che la tessera per i poveri potrà portare a sgravi fiscali per 1,2 milioni di persone, sgravi pari a un tetto massimo di 400 euro a persona ogni anno, sgravi su generi alimentari e bollette energetiche. Non ho letto da nessuna parte che questi sgravi serviranno per comprare poltrone o altre schifezze propinate su mediashopping.

Quindi se berlusconi è uno schifo no problem a dirlo ma NON FACCIAMO DEMAGOGIA a tutti i costi.

E cmq visto che ormai siamo in tema di politica dammi il tuo parere sul buco finanziario nei conti del comune di Roma, con Rutelli e Veltroni (soprattutto quest'ultimo con 2 mandati su 3) il bilancio della capitale risulta in debito di 9,762 MILIARDI di euro.

Penso che capirai da sola che tale cifra è l'equivalente di una manovra finanziaria globale per una nazione intera come l'italia. COSA NE PENSI?

Io ho visto questa mattina che in america per 1,2miliardi di DOLLARI (quindi già col cambio diventano meno in euro) hanno arrestato 60 persone con pene dai 30 ai 40 anni.. mentre in italia NESSUN MAGISTRATO ha aperto nemmeno mezza INDAGINE su veltroni o rutelli per il colossale buco nei conti di ROMA… allora permetti che al libero cittadino venga il dubbio che questa magistratura forse forse un po di parte lo è? Non per supposizioni astratte… ma per semplici FATTI quotidiani 😉
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Il non-buco

C’è un manifesto curioso in giro per Roma. È di “alleanza” “nazionale” per il “popolo” delle “libertà”. Vi si dice che Veltroni ha lasciato Roma senza soldi. Ma rimedieranno loro. Sarebbe bastato attendere qualche giorno in più, il tempo necessario ché i famosi revisori dei conti tremontiani terminassero l’esame del bilancio del Comune di Roma, per risparmiare due soldi di tipografia, che visti i tempi non guasta.

Repubblica Roma del 12 giugno, difatti, ha diradato un po’ il polverone sul famoso “buco”, e ha fatto chiarezza. Vi si dice che l’indebitamento del Comune si deve:

1.

ai mancati trasferimenti della Regione (1,7 miliardi di euro)
2.

al programma di investimenti per infrastrutture e metropolitane (6,8 miliardi)
3.

ad eventuali debiti fuori bilancio (tutti da dimostrare, per max 450 milioni).

A proposito del punto 3., i capitoli di analisi sono stati due. Primo capitolo: le aziende concessionarie di servizi vantano crediti verso l’amministrazione comunale per 200 milioni di euro al massimo, sulla base di contratti di servizio annuali (dal 2000 a oggi) che assommano a 9,6 miliardi: in sostanza, questa parte del debito sarebbe soltanto dell’1,5% rispetto ai flussi finanziari corrispondenti, una quota assolutamente “ordinaria” (come dice Repubblica). Secondo capitolo, gli ispettori di Tremonti hanno puntato il dito sul contenzioso in materia (udite! udite!) di espropri eseguiti decine di anni fa. A parte che, come si dice nell’articolo, non si mette a bilancio il valore di un contenzioso: fino a prova contraria, si prova sempre a vincere le cause! E poi il Comune, in questi anni, ha limitato a zero le politiche espropriative, per ragioni squisitamente finanziarie, ossia costavano troppo!

Sappiamo così che il presunto “buco” (9 miliardi di euro complessivi, a sommare tutte le precedenti voci esaminate) sarebbe dipeso per il 20% dalla crisi della Regione in materia di sanità (e dunque il Comune non ne avrebbe colpa); per il 75% circa dalle politiche infrastrutturali (Roma non avrebbe dovuto fare le strade e le metropolitane?); e per il 5% massimo (450 milioni di euro circa, più o meno il mancato incasso per ICI a Roma) a causa di presunti debiti non contabilizzati (ma come si fa a contabilizzare l’esito eventualmente nefasto di cause per espropri che si vorrebbero ovviamente vincere?).

Per di più, sempre Repubblica ci dice che nel 2001 l’indebitamento assommava già a 6 miliardi di euro, peraltro ancor più pregressi, visto che se li era ritrovati Rutelli nel 1993 sul groppone.

La domanda, allora, è: quando si passa dalla campagna elettorale e dai “buchi” agli atti di governo? No, perché qui a parte le chiacchiere e i “chiagni e fotti” non si è visto niente.

Altra domanda: visti i problemi finanziari, era davvero il caso di togliere l’ICI e “scapicollarsi” a eliminare la tariffazione della sosta a Roma (solo quest'ultima meno 30 milioni di incasso annuo)?

Sappiate che già nel suo libretto elettorale Berlusca parlava di un debito romano ammontante a 9 miliardi (quindi, già sapevano o presumevano di sapere). Pur tuttavia hanno tagliato l’imposta comunale e la tariffazione. Peggio: nello stesso opuscolo, si annunciava l’eliminazione anche delle varie imposte comunali. Come dire: la campagna elettorale se la sono fatta coi soldi pubblici. E io pago…

PS La politica urbanistica del Comune di Roma in questi anni ha sempre evitato l’esproprio, se non come ultima ratio, proprio per i suoi costi esorbitanti! E allora, secondo Report non si dovevano fare le compensazioni perequative, secondo Alemanno nemmeno gli espropri: ma allora il Comune di Roma che c***o doveva fa? Un esproprio compensativo? Una compensazione espropriativa? Un compensoprio? Un’espropriazione perequativa? Una perequazione espropriativa? Ditece che c***o de piano regolatore volete che noi ve lo famo, ma se dovete fa du’ conti, almeno fateli bene! Eccheccazz…

PS2 Brilla nel caos l’assenza totale del PD (romano ed ex romano nella fattispecie). Che c***o stanno a fa? Non riescono nemmeno a fare un manifesto, anche piccolo, anche ombra, pure in bianco e nero, pure scritto col pennarello, di questo tenore:

“Noi abbiamo avviato i lavori delle metro. Noi abbiamo fatto la festa del cinema, l’estate romana e la Notte bianca. Noi abbiamo fatto il Passaggio a nord ovest. Noi abbiamo garantito i servizi sociali. Noi abbiamo avviato una profonda riqualificazione di Roma. Noi, noi, noi… In due mesi non s’è visto un atto di governo di Alemanno. Basta con i buchi (che non esistono) e mettetevi a lavorare per la città. Eccheccazz… F.to PD Roma”.

PS3 Dicevamo del manifesto di AN affisso a Roma. Il fondo è verdolino (stesso colore delle campagne veltroniane: mimesi o daltonismo? Mah). E il testo, più o meno, dice così:

“VELTRONI HA LASCIATO ROMA. SENZA SOLDI. NOI RIMEDIEREMO.”

Immagino che AN volesse dire questo: Veltroni ha lasciato la città senza una lira in cassa, riferendosi al famoso “buco” denunciato da Alemanno. Poi ho letto meglio, e ho capito invece che il dialogo paga, e che anche gli ex (ma culturalmente tuttora) fascisti riconoscono almeno alcuni meriti all’avversario. Si, perché dapprincipio non avevo visto il punto fermo tra la parola “Roma” e la parola “Senza”. Grazie a quel punto il manifesto dice ben altra cosa, ossia che “Veltroni ha lasciato Roma” (nel senso che non è più Sindaco di questa città perché è andato a dirigere il PD). Punto. “Senza soldi”, ossia se ne andato a mani vuote, senza portare con sé la cassa. Si trattava, dunque, di un complimento (etico) all’onestà dell’uomo! Bene. È di fatto un’autocritica, perché riconosce che a Roma non c’è alcun buco finanziario, anzi. I soldi non li ha portati via nessuno. Bravi aennini! Tanta lealtà va riconosciuta e segnalata. Eccheccazz…, quando ce vò ce vò!

(A proposito, complimenti al creativo che ha ideato il manifesto di AN, al copy che lo ha scritto, al comunicatore politico che lo ha “licenziato”. Grandi! Immensi!)

(Oooopppsss! Ma se il senso è questo, che vuol dire che loro “rimedieranno”?)

UPDATE (17 giugno ore 17.40): per ulteriori e più argomentate considerazioni sul “non-buco” consultare http://www.marcocausi.it. Interessantissima e ricca lettura (nemmeno troppo pallosa, il che non guasta, data la materia).
Pubblicato il 16/6/2008 alle 22.48 nella rubrica Politica.
Permalink: http://L_Antonio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1942579

Comune, sette miliardi in 'rosso'

Repubblica — 04 giugno 2008 pagina 5 sezione: ROMA
In un primo momento si pensava di dover fronteggiare un gigantesco buco finanziario e c' era chi si era spinto a ipotizzare di portare i libri del Comune di Roma in Tribunale per dichiarare lo stato di insolvenza. Poi, però, è partita la verifica del Tesoro. Dalla quale l' allarme sui conti uscirebbe fortemente ridimensionato. Nel bilancio capitolino, infatti, non ci sarebbe alcun buco, almeno non nei termini denunciati dal sindaco Alemanno, bensì una generale sofferenza, definita comunque “seria”, per mancanza di liquidità. Il problema, in sostanza, sarebbe la cassa, il denaro contante, che fatica ad entrare nei forzieri di Palazzo Senatorio perché tanto la Regione Lazio quanto lo Stato, non pagano o tardano a conferire i trasferimenti dovuti al Campidoglio, costringendolo ad anticipare le spese per garantire i servizi. Basti pensare che i crediti vantati nei confronti dell' amministrazione guidata da Piero Marrazzo ammontano ormai a un miliardo e 700 milioni. Mentre è ormai certo che verranno a mancare i 190 milioni attesi il 16 giugno per la prima tranche dell' Ici sulla prima casa abolita dal governo nazionale. Ma cominciamo dal principio. Dalle cifre. Già nel 1999 il debito del Comune di Roma ammontava a 5.7 miliardi, saliti nel 2007 a 6.8 miliardi, in buona parte impiegati per finanziare le nuove metro e le infrastrutture per l' emergenza traffico. Un fardello pesantissimo, frutto però di un' eredità che affonda le radici nel tempo e ci riporta indietro almeno agli anni Ottanta: prima della modifica del titolo V della Costituzione, infatti, la copertura dei disavanzi delle aziende del trasporto pubblico locale era a carico degli enti consorziati (in questo caso, principalmente del Campidoglio). Obbligati, per farvi fronte, a ricorrere al mercato, quindi alle banche. Una linea di condotta seguita per almeno vent' anni. Con il risultato che circa il 50% del deficit attuale è un debito consolidato, riguarda cioè i mutui contratti per coprire le perdite di esercizio delle aziende di trasporto. Un esempio per tutti: fino al 2000 il Consorzio Cotral era al 97% del Comune di Roma, che per decenni ha provveduto a ripianare il rosso di quei conti. Come analogamente ha fatto per Atac, Metro e Trambus. La boccata di ossigeno, ovvero la leggera contrazione del debito registrata nel 2006 (a quota 6,5 miliardi rispetto ai 6,9 del 2005), è invece arrivata da una modifica legislativa: da due anni in qua se il Campidoglio vuole costruire un' opera o una infrastruttura, non deve più accendere un mutuo per il suo intero valore, ma ad avanzamento dei lavori. Un cambio che se nel 2006 ha consentito di pagare esclusivamente per i lavori eseguiti, per il futuro produce una spalmatura del debito fino al completamento dell' opera finanziata. Da qui l' aumento del 2007: dovuto sia all' apertura di nuovi cantieri (metro C), sia al trascinamento di cantieri avviati negli anni precedenti. Un' altra contestazione riguarda infine la contabilizzazione di entrate non strutturali: gli introiti, per intendersi, derivanti da multe e concessioni edilizie. Che però avrebbero un' incidenza davvero minima: un centinaio di milioni su un bilancio di 6 miliardi. La verifica del Tesoro dovrebbe concludersi entro questa settimana. All' inizio della prossima il sindaco Alemanno dovrebbe comunicarne gli esiti in consiglio comunale. – GIOVANNA VITALE

fonte http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/06/04/190comune.html

L'innovazione e la furbizia http://finanza.repubblica.it/scripts/cligipsw.dll?app=KWF&tpl=kwfinanza\dettaglio_news.tpl&del=20080619&fonte=RPB&codnews=190987

Non è che Berlusconi non mi piace, è che non mi fido proprio, non ci vorrebbe molto perché diventi anche pericoloso. Non credo proprio che sia demagogia almeno nel senso che tu gli dai, che non è esattamente quello esatto, perché la demagogia è un “comportamento politico incline ad assecondare le aspettative della gente, sulla base della percezione delle loro necessità”.
Inoltre se avessi il gusto di assecondare la gente allora direi proprio il contrario ed applaudirei a tutte le mosse berlusconiane perché è questo che la “gente” si aspetta no? In caso contrario non l'avrebbero mica votato!

Io dico soltanto: teniamo gli occhi ben aperti. (lo so mi ripeto!)

È bene non dimenticare che il fascismo andò al potere nel rispetto delle norme costituzionali di allora, cioè nel rispetto dello Statuto Albertino, che prevedeva che il Re chiamasse una persona a formare il Governo. Il Re chiamò Mussolini; Mussolini presentò il suo governo, il suo programma, ed ottenne la fiducia.
Quindi, la nascita della dittatura è avvenuta nel pieno rispetto delle norme.
Occorre dunque essere vigili: non è sufficiente il rispetto delle norme, ma bisogna che un popolo intelligente non smetta mai di salvaguardare la propria libertà. Il fascismo all’inizio sembrava un governo come altri, ma nel 1924 (cito non forse le date più importanti, ma quelle che più mi colpirono e che ricordo con maggiore precisione) ci fu l’uccisione di Matteotti, il capo dell’opposizione, che aveva denunciato in Parlamento i brogli dei fascisti. Avevo solo sei anni ma ricordo assai bene i cortei, le polemiche, le discussioni. Mi sono rimaste impresse. Matteotti a causa della sua coraggiosa opposizione fu trovato massacrato a legnate vicino al Tevere, dove oggi c'è un cippo che lo ricorda. Si badi: un regime democratico non uccide gli oppositori e non li fa uccidere.

Fonte http://video.cilea.it/Differita/insmli/proscal25042005/1significato_del_25_aprile_del_19.htm