Rispondi a: Universo Organico di Giuliana Conforto

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zret
Partecipante

Richard, mi pace risponderti con questo articolo di Angelo Ciccarella che riporto per intero. E' un vertice della letteratura, anche qualora non se ne condividano i contenuti.

“Alcuni uomini di fede e di pensiero, all'inizio del grande Rinascimento italiano, tentarono di condurre in sintesi, sulla base delle verità emerse col cristianesimo, tutte le tradizioni teologiche e filosofiche dell'umanità, comprese quelle esoteriche (gnostiche, caldaiche e cabalistiche) agganciandosi con lo spirito del Medioevo. Il progetto lentamente, con fermate e ripartenze proseguì, fino alla sua parziale realizzazione, non proprio fedele all'idea originaria. In pratica si poneva l'uomo, come opera di natura indefinita, nel centro del mondo. C'è già in questa esaltazione della libertà umana, il germe faustiano dell'uomo creatore di se stesso, non prigioniero di un'essenza prestabilita ma lanciato entro un arco di possibilità la cui realizzazione dipende dal suo volere, dal suo arbitrio, anche se quell'arco è inscritto in un ordine oggettivo che dispone gli esseri in una scala gerarchica, da Dio ai bruti, i due confini invalicabili dall'estro autocreativo.

Ora quell'ordine non c'è più, il caos ha inghiottito il cosmo e con il cosmo anche l'uomo microcosmo. Potremmo perfino stabilire una data generica, ma significativa di questo processo degenerativo: 200anni fa, sebbene le avvisaglie le possiamo far risalire intorno il 1500. Eppure quell'ordine è l'archetipo che segretamente ci governa e che si è impresso fin nel mondo fisico in cui abitiamo. Come non sentirsi radicati in questa cultura di cui illustro il declino?

Le maestose opere fatte dall'uomo, i templi, le cattedrali, le somme poesie e i mitici poemi, le esaltanti sinfonie e le magiche pitture, fino ai superconduttori e ai silici gnostici del computer quantistico, ebbene, il fatale, drammatico errore dell'uomo è stato quello di porsi al centro dell'universo. Troppo rigido e orgoglioso per chinare il capo di fronte al Creatore; troppo distratto dalla corsa all'Eldorado della conoscenza; troppo preso da ideologie nichiliste; inchiodato dal denaro e dal senso del possesso. Troppo di tutto e poco di quello che è essenziale all'uomo.
Sì, siamo organici a questa cultura in declino. Ma sento pure il privilegio perché posso aprirmi alla formidabile novità che viene, senza per questo togliere l'ancora dai valori perenni, quelli in cui l'uomo vedeva e riconosceva il creato come emanazione del Creatore e se stesso la quintessenza della Natura meravigliosa.

È un privilegio che a volte pesa, specie quando le nuove forme del mondo sgomentano e già per questo risospingono verso le sicurezze che ci hanno partorito. La volontà del nuovo e quelle sicurezze antiche in me si incontrano e tentano di pacificarsi in compromessi sempre meno tollerabili.
Siamo zingari dispersi nella periferia dell'universo ormai al tramonto; l'onda lunga di energie immani provenienti dal centro della nostra galassia, ci sta raggiungendo; vivo per mio conto il passaggio, e lo vivo nella certezza che, finita la modernità apertasi ai tempi di Colombo, noi stiamo entrando, ma con passi malcerti, nel continente epocale in cui avremo bisogno non solo di rimeditare la nostra sapienza, ma anche di assaggiare i liquori arcani di sciamani ignoti, che hanno saputo custodire per millenni e millenni in anfore coperte dalla polvere del nostro disprezzo.

http://ilgrandeignoto.blogspot.com/2010/03/il-tramonto-del-nostro-universo.html