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Richard
Richard
Amministratore del forum

Se un giorno riusciremo a stabilire un contatto e a impostare una conversazione con una qualche forma di civiltà extraterrestre, tra le tante cose che vorremo confrontare ci sarà indubbiamente la fisica che noi conosciamo. Se, cioè, le leggi che governano il nostro mondo sono le stesse che governano il loro, situato in un altro luogo e soprattutto in un altro tempo dell’universo in cui entrambi abitiamo. Sebbene tutte le evidenze raccolte sino ad ora ci inducano a pensare che le leggi della fisica che valgono qui e ora valgono anche là e allora e, più in generale, ovunque nell’universo, noi vorremmo esserne certi e poter disporre di misure accurate per conoscere la precisione con cui affermiamo che le due fisiche sono effettivamente identiche. Questo perché anche piccole differenze, sarebbero estremamente interessanti e ci permetterebbero di fare ulteriori passi avanti nella conoscenza della realtà.

Una maniera ragionevolmente sbrigativa per farlo, per capire cioè se siamo governati dalla stessa fisica, sarebbe quella di paragonare i valori di alcune costanti fondamentali; sapere dunque se i nostri ipotetici interlocutori hanno misurato la stessa velocità della luce che abbiamo misurato noi, la stessa carica elettrica dell’elettrone, la stessa costante di Planck, la stessa massa del protone e così via. Per semplificarci la vita ed eliminare i problemi connessi con le differenti unità di misura, potremmo concentrarci su di un paio di costanti adimensionali – numeri puri cioè – quali il rapporto tra le masse di protone ed elettrone, mp/me o, ancor meglio, α, la costante di struttura fine. E' questa una costante che si ottiene dividendo il quadrato della carica elettrica e per il prodotto della velocità della luce c e della costante di Planck h e moltiplicando il tutto per 2π. Il risultato, se fate i conti, è 0,0073, anche se i fisici preferiscono esprimerlo come 1/137. Ιntrodotta da Sommerfeld nel 1916, la costante di struttura fine α caratterizza la forza delle interazioni elettromagnetiche, quelle che regolano la vita degli atomi, delle molecole, della materia con cui abbiamo quotidianamente a che fare e delle interazioni tra radiazione e materia. Feynman la definì “… Uno dei più grandi misteri della fisica: un numero magico di cui l’uomo non trova comprensione”.
http://altrogiornale.org/news.php?extend.8541.1

Significativamente, un sempre maggior numero di teorici avanzati stanno già sforzandosi verso un modello della fisica a “rete di particelle”, basata sulla teoria delle Superstringhe, dove tutta la materia dell’Universo è in qualche modo un elemento di una matrice geometrica interconnessa.

Sebbene abbiamo lavorato duramente per rendere questa sezione semplice, la costante della struttura fine è un problema più difficile da visualizzare; così se questa sezione diventasse troppo difficile da leggere, potete anche saltare al sommario nella sezione 4.10 senza perdere niente del filo conduttore di questo libro. Abbiamo incluso questa sezione per coloro che volessero solamente vedere quanto lontano arriva il modello della “matrice”. La costante della struttura fine è un altro aspetto della fisica quantica di cui poche persone della corrente ufficiale hanno mai neanche sentito parlare, probabilmente dal momento che si tratta di un imbarazzo totalmente inspiegabile per la scienza ufficiale che aderisce ai modelli basati sulle particelle.

Immaginate ora che una nuvola elettronica sia come una palla di gomma flessibile, e ogni volta che un “fotone” di energia viene assorbito o rilasciato, (noto come accoppiamento) la nuvola si stira e si flette come se avesse rimbalzato. La nuvola elettronica sarà sempre “colpita” con una relazione fissa, esatta e proporzionale alla grandezza del fotone. Questo significa che se si hanno fotoni più grandi si otterranno “urti” più grandi nella nuvola elettronica, e fotoni più piccoli creano “urti” più piccoli nella nuvola elettronica. Questa relazione rimane costante, indipendentemente dalla grandezza. La costante della struttura fine è un altro numero adimensionale come la costante di Planck, il che significa che si otterrà la stessa proporzione indipendentemente da quanto la si misura.

Questa costante è stata continuamente studiata con analisi spettroscopiche, e il grande fisico Richard P. Feynman ha spiegato il mistero nel suo libro La Strana Teoria della Luce e della Materia [The Strange Theory of Light and Matter] (Dobbiamo qui ricordare ancora che la parola “accoppiamento” significa semplicemente l’unione o la separazione di un fotone e un elettrone:)

C’è una questione più profonda e bella associata con la costante di accoppiamento osservata e: l’ampiezza di un elettrone reale per emettere o assorbire un reale fotone. E’ un semplice numero che è stato determinato sperimentalmente in approssimativamente 0,08542455. I miei amici fisici non riconosceranno questo numero, perché a loro piace ricordarlo come l’inverso del suo quadrato: circa 137,03597 con un’approssimazione di circa due nell’ultima cifra decimale. Questo numero è stato sempre un mistero sin da quando è stato scoperto più di cinquanta anni fa, e tutti i buoni fisici teorici mettono questo numero in cima alla loro bacheca e se ne occupano.
Immediatamente vorreste sapere da dove proviene questo numero di accoppiamento: è in relazione a pi o forse la base dei logaritmi naturali? Nessuno lo sa, è uno dei più grandi maledetti misteri della fisica: un numero magico che ci arriva senza comprensione per l’uomo. Si potrebbe dire che la “mano di Dio” ha scritto quel numero, e “noi non sappiamo come Egli abbia mosso la Sua matita”. Sappiamo che tipo di balletto sperimentale fare per misurare questo numero molto accuratamente, ma non sappiamo che tipo di balletto fare su un computer per farlo saltar fuori: senza inserircelo segretamente. [grassetti aggiunti]

Nel modello di Johnson il problema della costante della struttura fine ha una soluzione molto semplice ed accademica. Come abbiamo detto, il fotone viaggia come due tetraedri che sono appaiati, e la forza elettrostatica interna all’atomo è mantenuta dall’ottaedro. Comparando semplicemente i volumi del tetraedro e dell’ottaedro quando si scontrano otteniamo la costante della struttura fine. Tutto quello che facciamo è dividere il volume del tetraedro che è circondato (circoscritto) da una sfera nel volume dell’ottaedro che è circondato da una sfera, e otteniamo la costante della struttura fine come differenza tra essi. Al fine di mostrare come si fa, sono necessarie alcune spiegazioni addizionali.
http://www.stazioneceleste.it/articoli/wilcock/wilcock_TDC_04.htm


Due tetraedri uniti con una faccia in comune a formare un fotone misurato dalla costante di Planck

Il fotone in realtà è composto da due tetraedri uniti insieme, come vediamo nella figura 4.6, e poi passano insieme attraverso un cubo la cui grandezza è sufficiente a misurarne solo uno alla volta. Il volume (energia) totale che passa attraverso il cubo sarà due terzi (6,666) del volume totale del cubo, al quale Planck aveva assegnato il valore 10. Buckminster Fuller fu il primo a scoprire che il fotone in realtà era composto da due tetraedri uniti in questo modo, e lo annunciò al mondo al Planet Planning del 1969, dopodichè fu ovviamente dimenticato.

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https://www.altrogiornale.org/news.php?extend.6815
“Lo spin di un elettrone può nascere perchè lo spazio a distanze molto piccole non è omogeneo, ma piuttosto è segmentato, come una scacchiera” dice Regan.
Questo calcolo richiedeva la comprensione di come la luce interagisca con gli elettroni nel grafene. Gli elettroni nel grafene si muovono saltando da un atomo di carbonio all'altro, come se fossero su una scacchiera. Le piastrelle della scacchiera del grafene sono triangolari, quelle scure puntano “su” e quelle luminose puntano “giu”.

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http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2147980

Wolfgang Pauli è stato influenzato da Carl Jung e dal Platonismo di Arnold Sommerfeld, che ha introdotto la costante di struttura fine.

La visione di Pauli di un orologio mondiale è legata alla forma simbolica della Tavola di Smeraldo di Ermete e alla allegoria geometrica di Platone altrimenti noto come il Circolo Cosmologico attribuito all'antica tradizione. Con questa visione Pauli ha rivelato indizi geometrici del mistero della costante di struttura fine che determina la forza dell'interazione elettromagnetica.

Una interpretazione platonica dell'”Orologio Mondiale e del “Circolo Cosmologico” fornisce una spiegazione che comprende la struttura geometrica della ghiandola pineale descritta dal rapporto aureo. Nella sua esperienza di immagini archetipiche Pauli incontra la sincronicità degli eventi che contribuisce alla sua ricerca di simmetria fisica rilevante per lo sviluppo dell'elettrodinamica quantistica.

3.spazio, tempo e sincronicità
Il tema della sincronicità è stata studiata a lungo da Pauli e Jung nel loro saggio sull'interpretazione della Natura e della Psiche [ 15] e la geometria di questa opera d'arte potrebbe essere un esempio di una coincidenza sincronica significativa “, così come di indizi intuitivi verso qualcosa di più di una coincidenza numerica ” per i calcoli che seguono [16 ] . Il triangolo di Pauli ” si trova anche nella forma simbolica della Tavola di Smeraldo di Ermete , che compare alla fine dello stesso capitolo di descrizione di Jung del simbolo dell'orologio del mondo di Pauli e avendo un vertice sulla Pietra Filosofale [ 12 ] . Le catene dorate di Omero che si estendono dall'anello centrale di Platone ” [17 ] nella tavoletta divide il mandala nell'angolo d'oro e forma un triangolo che interseca anche la pietra filosofale [ 17 , 18 ] .
La posizione della pietra filosofale è la stessa area del passaggio per lo zero – point di incrocio del simbolo di infinito (chiamato Singularità o il Punto Primo dell'Unità ) nello schema della bobina di Rodin, basato sulla aritmetica modulare [19 ] , con paralleli nella Cosmogonia di Walter Russell [ 20 ] ….

La forma simbolica della Tavola di Smeraldo è descritta anche da Sir Laurence Gardner come il Medaglione Alchemico della pietra nascosta ” e riferisce che le scoperte di Newton e Boyle sono state attribuite ad un aiuto dall'archivio della Tavola Ermetica [ 17 , 18 ] .Dichiarato anche da John Michell :[color=#ff0000]” Newton, che ha gettato le basi della moderna cosmologia , è stato anche uno degli ultimi degli studiosi della vecchia tradizione che ha accettato che lo standard della scienza antica era superiore al più nobile e ricercato , come Pitagora , per riscoprire l'antica conoscenza . ”
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