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Piazza dei Miracoli è un misterioso calendario cosmico

Pisa entra oggi 25 marzo nel 2012

Al tempo dei Romani, l’inizio dell’anno coincideva con le calende di marzo, vale a dire con il primo giorno del mese. In quel momento entravano in carica i magistrati eletti, ma quando Quinto Fulvio Nobiliore ebbe la necessità di diventare console «in fretta» per andare a combattere contro i Celtiberi, tale data fu anticipata alle calende di gennaio.

Fu Giulio Cesare, circa un secolo dopo, a codificare questa innovazione, fissando l’inizio dell’anno con il 1° gennaio. Nel periodo del solstizio d’inverno, che all’epoca era il 25 dicembre, si celebrava il riallungarsi delle giornate, il trionfo della luce sul buio. La Chiesa trasformò poi questa festa pagana in festa cristiana, scegliendo quel giorno per ricordare la nascita di Gesù Cristo.

Caduta Roma nel 476 d.C. e finite le invasioni barbariche, nel Medioevo nacquero le libere Repubbliche e i liberi Comuni. Così molte città italiane elaborarono diverse unità di pesi e misure, coniarono monete proprie, istituirono proprie leggi e tasse e crearono anche propri calendari, tornando in molti casi a far coincidere l’inizio dell’anno con un evento o una festività primaverile.

I Pisani, almeno fin dal X secolo, decisero di far coincidere l’inizio dell’anno con l’Annunciazione (e quindi l’Incarnazione di Gesù), ossia 9 mesi prima del 25 dicembre. Si ottenne così l’Anno Pisano ab Incarnatione Domini (o Christi), in anticipo sul calendario comune. Il 25 marzo diventò il primo giorno del nuovo anno solare, che si sarebbe poi concluso il 24 marzo successivo. Il primo documento datato in stile pisano (abbreviato s.p.) risale al 985.

La data del 25 marzo ha una doppia valenza: ci ricorda l’Annunciazione alla Vergine (a cui peraltro è intitolata la Cattedrale) ed è prossima all’equinozio di primavera, che vede il risveglio della vita dopo i rigori invernali.
Questo calendario durò fino al 20 novembre 1749, giorno in cui il Granduca di Toscana Francesco I di Lorena ordinò che in tutti gli stati toscani il primo giorno del gennaio seguente avesse inizio l’anno 1750. Quindi lo Stato Pisano dovette uniformarsi all’uso del calendario gregoriano come il resto della Toscana.

Dagli anni Ottanta del secolo scorso, si è tornati a parlare di «Capodanno pisano», grazie ad una accurata ricerca pubblicata dallo storiografo Paolo Gianfaldoni su «La Nazione».
Da alcuni anni il «Capodanno pisano» è celebrato con diverse iniziative.
Oggi come ieri l’inizio dell’Anno Pisano è scandito da una sorta di orologio solare: a mezzogiorno di ogni 25 marzo un raggio di sole penetra nel Duomo da una finestra rotonda della navata centrale e colpisce un uovo di marmo sopra una mensola posta sul pilastro accanto al pergamo di Giovanni Pisano, sul lato opposto.

http://www.toscanaoggi.it/stampa.php?IDNotizia=14047&IDCategoria=325


IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.