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#110153

ezechiele
Partecipante

fonte repubblica.it,

certo che se fosse vero sarebbe un bel passo avanti

ECONOMIA

Non solo profitto
I consumi “responsabili”
coinvolgono
una persona su tre
E' quanto emerge da una recente ricerca Acli/Iref. Di questi, oltre il 50% usa prodotti del commercio equo e solidale e quasi altrettanti hanno cambiato il loro stile di vita
di ROBERTO ORSI
ROMA – Quanto sia ritenuto importante l'ascolto del consumatore da parte delle imprese orientate allo sviluppo appare un fatto ormai assodato. E' finito il tempo del “produci e vendi”, oggi siamo in quello dell'”ascolta e rispondi”. E in un mondo che cambia così rapidamente, altrettanto rapidamente chi fa impresa deve adeguarsi alle richieste dei suoi principali stakeholder, i portatori di interessi.

Il consumatore di oggi è sempre più interessato alla dimensione sociale dei suoi acquisti: oltre a criteri tradizionali, che riferiscono alla qualità e al prezzo, vengono racchiusi nel prodotto valori e significati simbolici. Ecco allora farsi largo:

– il consumo critico, quando vediamo crescere l'acquisto di beni e servizi di imprese che rispettano l'ambiente, sostengono progetti umanitari, l'arte o la cultura
– il commercio equo e solidale, quando cresce l'acquisto di prodotti, soprattutto alimentari, che garantiscono la sussistenza ai produttori nei loro paesi, spesso poveri
– la sobrietà nel consumo, cioè l'attenzione al risparmio energetico e al riutilizzo dei materiali
– la sottoscrizione di conti correnti o Fondi di risparmio etici
– altre forme di consumo responsabile, quali gruppi di acquisto solidale, turismo responsabile ecc.

Da una recente indagine ACLI/IREF, “Scegliere il bene”, è emerso che più di un italiano su tre adotta pratiche di consumo responsabile, il 33% ne è a conoscenza ma non gli interessano, il 31% degli intervistati dichiara di non conoscerle.

L'analisi prosegue con l'indicazione che se da una parte il fenomeno risulta abbastanza diffuso, dall'altra esso è per ora ricollegabile solo in parte alla riconoscenza dei consumatori nei confronti delle imprese che si dimostrano socialmente responsabili.

I comportamenti dei consumatori socialmente responsabili sono così suddivisi:
– Acquisto prodotti del commercio equo e solidale (55,6%)
– Adozioni di stili di vita basati sulla sobrietà del consumo (51%)
– Consumo critico (29,2%)
– Altre forme di consumo responsabile (2,9%)
– Finanza etica (2%)

Il problema, dalla parte delle imprese, è che esse evidenziano tra le loro principali preoccupazioni (indagine Unioncamere sui problemi legati alla realizzazione delle iniziative in campo sociale) che improntare l'intera attività sulle aspettative di tutti gli stakeholder può comportare costi elevati, non giustificabili in termini di ritorni economici.

Ma se un certo numero di consumatori interiorizza tra le proprie preferenze il “valore etico” o “valore sociale” del prodotto (come abbiamo indicato precedentemente, ad esempio acquistando prodotti del commercio equo-solidale) vuol dire che sono disposti a pagare un prezzo leggermente superiore, limitando se non annullando il problema dei costi di produzione più elevati.

La stessa indagine di Unioncamere ci conforta: ben il 60,7% dei consumatori italiani dichiara di essere disposto a pagare di più per un prodotto di un'impresa socialmente responsabile, e un altro dato interessante viene dal rapporto tra l'età e la volontà di premiare queste imprese responsabili, a dimostrazione del fatto che siamo in presenza di un fenomeno, quello del consumo responsabile, che è frutto di un cambiamento culturale generazionale.

Qual è la sintesi? A ben vedere per poter rendere la risposta dei consumatori adeguata alle aspettative le imprese devono far crescere il peso delle informazioni sulle loro iniziative: solo questo permetterà loro di farsi riconoscere, identificare e selezionare.
(27 ottobre 2008)