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#110479

ezechiele
Partecipante

vi ripropongo un estratto di questo interessante articolo a sfondo psicologico letto qui tempo fa

Elizabeth Kübler-Ross ha definito le cinque fasi della gestione di dolore e tragedia come: negazione, collera, patteggiamento, depressione ed accettazione, e le ha applicate con un notevole successo a varie forme di perdite personali di tipo catastrofico, quali la morte di una persona cara, l’improvvisa fine della propria carriera, e così via.

[…]

Gli stadi del crollo

Stadio 1: Crollo finanziario. è perduta la fede negli “affari come al solito”. Non si parte più dall’assunto che il futuro assomigli al passato nel consentire di valutare il rischio e garantire il patrimonio finanziario. Gli istituti finanziari diventano insolventi; i risparmi sono spazzati via, e l’accesso al capitale è perduto.

Stadio 2: Crollo commerciale. è perduta la fede nel fatto che “il mercato provvederà”. Il denaro è svalutato e/o scarseggia, si fa incetta di merci, si spezzano le catene di importazione e commercio al dettaglio, e la carenza diffusa dei beni di sopravvivenza diventa la norma.

Stadio 3: Crollo politico. è perduta la fede in “il governo si prenderà cura di te”. Mentre i tentativi ufficiali di alleviare la diffusa perdita di accesso alle risorse commerciali di beni di sopravvivenza non riescono a migliorare la situazione, l’establishment politico perde legittimità e rilevanza.

Stadio 4: Crollo sociale. è perduta la fede in “i tuoi si prenderanno cura di te”. Nel frattempo, le istituzioni sociali locali – siano esse rappresentate da enti filantropici, leader della comunità o altri gruppi che si affrettano a riempire il vuoto di potere – esauriscono le risorse o si dissolvono a causa di conflitti interni.

Stadio 5: Crollo culturale. è perduta la fede nella bontà dell’umanità. La gente perde la propria capacità di “gentilezza, generosità, attenzione, affetto, onestà, ospitalità, compassione, carità” (Turnbull, The Mountain People [‘La gente della montagna’]). Le famiglie si disintegrano e i loro componenti competono come individui nell’accaparrarsi le scarse risorse. Il nuovo motto diventa “Possa tu morire oggi cosicché io muoia domani” (Solženicyn, The Gulag Arcipelago [‘Arcipelago Gulag’]). Potrebbero persino verificarsi episodi di cannibalismo.

http://altrogiornale.org/news.php?extend.2102

ma come e' possibile che non ci sia un'alternativa a questa lenta e dolorosa decomposizione? come e' possibile che i potenti dei governi emergenti pensino di salvare le carcasse dei propri stati agonizzanti di debito con altro debito? come può non scorgersi all'orizzone la risposta banale? mah