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La crisi è finita, viva la crisi
di Alessandro Farulli

LIVORNO. Ma come mai ieri tutte le borse mondiali, trascinate dai titoli bancari, hanno fatto registrare significativi rialzi? Lo chiamano rimbalzo, che più o meno si può definire come il recupero momentaneo del mercato nell´ambito di un trend discendente. Recupero momentaneo, ma tanto è bastato a far sì che la crisi oggi appaia più facilmente risolvibile.

Almeno sfogliando il Sole24Ore, principale quotidiano economico italiano e tra i più importanti al mondo, che imposta l’edizione odierna totalmente sull’ipotesi che la ricetta “risolvo la crisi finanziaria, risolvo tutto” sia la soluzione delle soluzioni. Tecnicismi, aggiustamenti, miglioramenti del market to market (che chi scrive non essendo un economista ancora non ha capito cosa significhi e come mai sia così dirimente), regoline, bad bank e la borsa ripartirà come prima, più di prima e probabilmente non conoscerà più una crisi del tenore di quella che stiamo vivendo.

Fiducia, ottimismo e qualche pallone in tribuna tanto per confondere le idee – vedi l’idea di Berlusconi di far votare solo i capigruppo buona solo per far spostare l’attenzione generale da un’altra parte – e i 47mila addetti all’It che hanno perso il lavoro nel 2008 diventa notizia da ventesima pagina o giù di lì.

Così, come a quello che mentre sta faticosamente completando un puzzle da diecimila pezzi gli ci danno un calcio, tocca andare a riprendere le tessere una ad una e tentare di ricostruire il quadro. Nella sostanza nulla è cambiato, ci pare di poter dire, se non appunto il rimbalzo delle borse che comunque sposta la questione della risoluzione della crisi fino a un certo punto. Se anche le borse ripartissero siamo ancora in totale assenza di governance dei mercati finanziari quindi non si capisce chi e come potrebbero metter mano non fosse altro per limitare i danni degli speculatori.

La crisi poi non è solo finanziaria, è anche economica, ecologica e sociale.

Che l’economia reale, in sostanza, riparta subito sic et simpliciter perché ripartono le borse è possibile ma non sicuro e soprattutto se si riparte come prima, la crisi ecologica peggiorerà. Gli indici (anche se non standardizzati) ci sono già: la crisi ha fatto calare i consumi di petrolio e questo farà migliorare (qualche segnale c’è già) la C02;

così i consumi energetici in generale; così i trasporti e le produzioni; così i consumi; così in generale i flussi di energia appunto e assai probabilmente anche quelli di materia (input e output). Per dirla semplice la crisi sta riducendo l’impronta dell’uomo sul pianeta e questo è dimostrato. L’altra faccia della medaglia è la perdita dei posti di lavoro che è il lato B della decrescita quello brutto e cattivo.

Può darsi, come ha detto l’esimio economista Juan Martinez Alier ieri a greenreport, che poi in qualche modo questa decrescita porterà altro tipo di occupazione (volontariato compreso) e che i conti (in meglio) alla fine torneranno, di fatto ora è un disastro. Anche perché il tutto accade con le attuali regole del mercato e interventi a spot dei governi (ognun per sé) che nulla hanno a che vedere con una programmazione di redistribuzione delle risorse e una stabilizzazione della crescita, anzi l’idea è proprio l’opposto.

Obama almeno ha messo in discussione il modello di sviluppo – e mentre c’è la crisi, per dire solo l’ultima, tiene fede ai punti del suo programma e investe sulla scuola mentre gli altri tagliano -, gli altri neppure quello.

In Italia, anzi, si è tornati agli anni 50 e si pensa che siano le grandi opere e i condoni, oppure il nucleare di III generazione ciò che farà ripartire l’economia e come si può facilmente capire tutto questo cozza drammaticamente con le auspicate e necessarie politiche di sostenibilità che il pianeta ci impone.

E vengono i brividi a pensare che in questo clima e con queste idee l’Italia si appresta ad ospitare il G8… Certo, ogni tanto qualcuno si alza e ne dice una giusta, oggi citiamo ad esempio quanto sempre sul Sole24Ore sostiene l’economista Patrizio Bianchi (Università di Ferrara): «La crisi economica è solo in parte originata dalla finanza. Per buona parte, ha il suo motore nell’automobile, un settore a cui è legato circa il 40% della meccanica del Centro-Nord. Negli ultimi anni gli investimenti si sono moltiplicati in tutto il mondo, innescando una rincorsa a chi produceva di più, senza considerare se la produzione sarebbe stata riassorbita o meno».

Troppa produzione, quindi, e neppure di qualità, anche se il punto resta per lui l’innovazione di prodotto, quando di questi tempi dovrebbe esser chiaro che quella di processo (inteso come minor consumo di energia e di materia) è di gran lunga più importante. Ma questi sono, se vogliamo, particolari, piccole lezioni, tessere di un mosaico di una riconversione ecologica dell’economia che se non applicata a livello mondiale e incrociata con la sostenibilità sociale, resta nelle (poche) singole buone pratiche lasciando, purtroppo, il tempo ( e la situazione) che trova. http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=18462