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brig.zero
brig.zero
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alla ricerca del Sé … 😕
L'UOMO ZERO
Prima meditazione
Davanti ad ognuno si apre una porta.
Quando l'uomo è totalmente sincero con se stesso, quando si vede nella realtà di ciò che è, e non di
ciò che vuole sembrare, quando fa questo egli esce dal divenire.
La porta è sempre aperta.
Quando l'uomo vive la sua vita nella consapevolezza di ciò che è, senza fingersi diverso, senza
voler apparire agli occhi degli altri, e ai suoi stessi occhi, diverso da quello che è in realtà, allora
egli è nell'essere, ha abbandonato il mondo del divenire.
Usciamo dal divenire. La porta è aperta.
Quando l'uomo è impegnato in una vita che non è la sua vita reale, del suo intimo, egli sta seguendo
una commedia che si è costruita su misura. E se è impegnato in questa commedia, che tante volte
diventa una farsa, il suo essere non scorre liberamente. Inganna e si inganna. Soffre e fa soffrire.
Ma la porta è aperta. È sempre aperta.
Che il nostro sia essere e non apparire, essere e non divenire: allora sarà la serenità, l'equilibrio e la
salute. La verità fondamentale è questa: “l'io non esiste”. Davanti a ciascuno si apre una porta, la
sua porta. E in alto sta scritto: “l'io non esiste”.
Cominciamo a distinguere l'illusione dalla realtà.
Non esiste un corpo fisico secondo come spontaneamente ci appare.
Non è un corpo fisico che attraverserà quella porta.
Se l'uomo non si convince che la sensazione di avere un corpo fisico è un gioco della percezione,
un'illusione dei sensi; se non è tanto padrone di questo concetto da poterlo in ogni momento aver
chiaro in mente, e poterlo ritrovare nelle varie occasioni della vita, è inutile seguire le posizioni e gli
atteggiamenti di cui ora dirò.
Ma se comprendi che cosa vuol dire “l'io non esiste”, e se accetti le indicazioni su chi veramente sei,
su chi veramente siamo, allora questa meditazione può essere utile e interessante.
Occorre per prima cosa che tu sia consapevole di te stesso, che ti conosca, che tu riesca a capire
quanto egoismo è in te.
Non allarmarti: l'egoismo non è niente di errato e peccaminoso. È soltanto il contrario di altruismo.
Occorre che ognuno ricerchi sinceramente la verità di se stesso. Non avere paura di te, di apparire a
te stesso quale veramente sei.
Sii sincero con te stesso, e la porta si apre.
A questo punto è importante raccogliersi, meditare.
Per agevolare la meditazione trova la posizione più comoda che ti consenta di rilassarti. Abbandona
il tuo corpo fisico. Ed ecco la meditazione.
Guardiamolo, questo corpo fisico. Che cos'è? Questo tuo corpo fisico che vedi e percepisci come
un'entità materiale, a livello di materia atomica somiglia a un firmamento, a un universo
astronomico in cui grandissimo è lo spazio occupato da materie estremamente rarefatte rispetto allo
spazio occupato da materie solide.
Se continui la meditazione secondo la verità che non è mai stata detta, giungi a considerare che
questo tuo corpo fisico non esiste come un ente a sé, che nasce vive evolve e muore, ma è
frazionato in una miriade di fotogrammi, di immagini, di situazioni che lo rappresentano dalla
nascita alla morte.
I fotogrammi, le situazioni dove è raffigurato il tuo corpo, sono immobili e complete in sé come i
fotogrammi, appunto, di un film. La mente aziona il motore della percezione e il film si svolge, si
anima: siccome in tutti quei fotogrammi è raffigurato il tuo corpo, il tuo corpo sembra in
movimento nella direzione obbligata dalla legge dell'apparenza: da un prima a un poi, dalla causa
all'effetto, dal semplice al complesso e così via.
L'apparenza è perfetta, come deve essere. L'uomo deve uscire dall'illusione dopo avere vissuto,
provato e sofferto fino in fondo il miraggio dell'io e del tempo, dell'io nel tempo. Gli orientali
chiamano maya questo apparire e non essere di tutte le cose.
Ora puoi dire a te stesso: io non sono identificabile con
il mio corpo. Il mio corpo fisico non è un ente a sé stante. Che cos'è il mio corpo?
Ora puoi rispondere: il mio corpo è qualcosa che mi fa percepire delle sensazioni, che mi pone in
contatto con il piano fisico.
Ora puoi adoperare l'immaginazione e dire: io potrei pensare di fuoriuscire da questo mio corpo,
che non è per niente identificabile con me stesso, come si esce da un vestito. Questa è una
immagine cara agli orientali.
Ora puoi sapere e dire: ciò che io percepisco come freddo o caldo non è che una situazione
riguardante il piano fisico, relativa ad uno spazio circostante il mio corpo fisico. Ma se io esco fuori
da questo vestito, immediatamente il freddo e il caldo cesseranno. Infatti, avrò interrotto il
collegamento fra il centro di sentire che io sono e l'ambiente nel quale esiste qualcosa che denuncio
come caldo o freddo.
Ora puoi aggiungere: la stessa cosa vale per il dolore che mi assilla. In realtà, io ho una parte del
mio corpo che è sofferente, ma non sono io che soffro. Percepisco questa sensazione di sofferenza
perché sono unito al mio corpo. Ma se esco dal mio corpo, il dolore non è da me più percepito.
Ora puoi concludere: io sono un piccolo cosmo che ha in sé ogni risorsa, ogni potere. Agenti esterni
attaccano il mio corpo dall'ambiente nel quale è immerso, ma attraverso un naturale meccanismo di
comunicazione la mia mente comanda al mio corpo di aggredire e di annientare questi agenti
esterni, e il mio corpo si mantiene in salute.
Dunque, in questo piccolo cosmo che io sono, esistono infinite possibilità. Inconsciamente la mia
mente comanda al corpo di respingere l'attacco di certi agenti esterni, che potrebbero danneggiarlo,
e io neppure mi accorgo di essere stato attaccato. Ma se unisco la mia volontà e la mia mente
cosciente all'azione della mente inconscia, io posso risvegliare nel mio corpo quelle difese naturali e
latenti che
combattono gli attacchi provenienti dall'esterno. Perché non sono io che soffro: è il mio corpo che
soffre, e io posso aiutarlo efficacemente.
La meditazione è questa: disgiungere, distinguere, nell'identificazione di se stessi, se stessi dal
proprio corpo fisico.
Tale separazione può essere ottenuta non solo durante questa meditazione, ma anche nella vita di
ogni giorno.
Quando sei riuscito in questa separazione e ti è diventata spontanea, mentre sei in mezzo alla gente
dirai improvvisamente: ecco, il mio corpo viene trasportato da qui a là, ed io lo seguo. Ma io sono
indipendente da lui. Potrei, se lo volessi, astrarmi e rientrare nel mio corpo quando fossi giunto a
destinazione. Io posso farlo.
Ognuno può dire: io non sono vecchio. È il mio corpo che è rappresentato vecchio, ed io subisco
tutti quelli che sono definiti gli acciacchi della vecchiaia perché sono legato alle rappresentazioni di
un corpo vecchio e pieno di acciacchi. Ma io posso reagire a questa situazione contingente, come a
tutte le altre: posso, se lo voglio, astrarmi da questi acciacchi, da questo dolore.
E così via.
Prova a diventare padrone di questo concetto: il corpo fisico non esiste.
A quale scopo?, dirai. Perché è una meditazione, un atteggiamento della mente che, completato da
altre meditazioni, agevola il fluire in te del sentire, cioè del tuo vero te stesso. E tutto poggerà su
una vita di essere, su una esistenza reale, non più legata al mondo illusorio del divenire, alla
percezione illusoria del mondo.
Davanti ad ognuno si apre una porta. La porta è sempre aperta.
Si conclude la prima meditazione: La porta

continua … 🙂


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