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brig.zero
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alla ricerca del Sé … 😕

L'UOMO ZERO

Quarta meditazione.

La meditazione continua. Lo scandalo continua.
Ora tu sai chi sei veramente. E vuoi sapere, ancora, che cosa accade nel momento in cui l'uomo
muore. E vuoi sapere che cosa accade 'dopo'.
Tu vuoi sapere chi muore.
Tutto questo, che fino ad ora è parso il mistero e il proibito assoluto, ora lo puoi sapere.
La porta è aperta.
Ma per parlare della morte, con semplicità e con proprietà, è necessario cominciare a parlare della
vita.
Bisogna cominciare da ciò che è tua proprietà per tutta questa vita, affinché sia questa vita.
Intendo dire: il tuo corpo.
Disponiti in una posizione comoda, rilassata.
Concentra la tua attenzione.
Ecco, piano piano si fa il silenzio. La benedizione del silenzio.
Qualcuno, presente tra noi, dirige i nostri pensieri. Qualcosa scende dagli alti piani spirituali,
attraverso i piani energetici, per avvolgerci e riequilibrarci. Non importa chi sia.
Ora sei rilassato. Rilassato.
Può iniziare la meditazione sul corpo dell'uomo. Sui sensi dell'uomo. Chi è veramente l'uomo. Che
cosa è veramente la vita. E che cosa è, con semplicità e proprietà, la morte dell'uomo.
Pensa, per prima cosa, alla tua pelle. Sentila. La tua pelle è una maglia, una guaina, un involucro
esterno del tuo corpo fisico.
L'interno del tuo corpo è interno perché c'è questa guaina che lo contiene e lo nasconde ai tuoi stessi
occhi.
Tutta la tua pelle è sensibile. Se è toccata o anche solo sfiorata, tocca e sfiora. Il tatto è
simultaneamente attivo e passivo. Qui più e là meno, il senso del tatto è esteso per tutta la pelle del
tuo corpo e lo rende totalmente sensibile.
Ora domandi: “Che cosa fa la pelle, che cosa fa il tatto?”.
La pelle ti divide da tutto ciò che non è il tuo corpo, che non sei tu. La tua pelle fa sì che tu ti senta
diviso da tutto il mondo delle cose e delle persone. Ti individua, ma ti isola e ti divide.
Quando tocchi qualcosa, quella cosa che hai toccato esiste, e non è te. Pensi: “Io tocco, le cose sono toccate”.
Quello che non potrai mai toccare sono i tuoi organi interni, contenuti dentro la guaina della tua
pelle, fino a che appunto restano interni. Invece puoi toccare, teoricamente, tutto ciò che è
all'esterno, fuori di te.
Se qualcosa non si può toccare, la tua spontanea conclusione è che quella cosa non esiste. Infatti,
tutto ciò che esiste si può toccare – tu pensi. È fuori di te, e tu lo tocchi.
Se non puoi afferrare e fare tua qualche cosa, puoi però toccarla e dire in quell'attimo a te stesso:
ecco, io l'ho toccata e quindi esiste. Non ne eri completamente certo, l'attimo prima.
Anche il fuoco esiste perché, almeno una volta nella tua
vita, lo hai toccato e ne sei rimasto scottato. Quindi tu pensi: il fuoco scotta.
Ha un grande potere, il tatto. Ha il potere di creare, anche nel buio, gli oggetti, le forme, i corpi, e di
dichiararli esistenti, presenti.
Dimmi: se tu non avessi il senso del tatto, come potresti dire che tutto il mondo delle forme e dei
corpi esiste?
Certamente la vista, l'udito, l'olfatto e il gusto ti farebbero sentire vivo, presente, immerso nella vita.
Ma pensa solo per un attimo a che cosa accadrebbe se tu non avessi il senso del tatto.
Pensa, solo per un attimo, alle tue dita cieche!
E adesso ringraziamo il tatto.
Se potesse parlare, che cosa ti direbbe l'olfatto?
L'olfatto direbbe: a me e grazie a me arrivano gli odori, i fetori, i sentori di tutto ciò che è là, fuori
di me.
Il senso dell'olfatto prova e garantisce che le cose, gli oggetti e le creature emettono dei segnali
olfattibili grazie ai quali tu li individui, li distingui, li cataloghi, li respingi o li cerchi.
Pensati, solo per un attimo, senza l'olfatto, con il naso cieco. Allora tu vivresti in un altro mondo,
inodore ed anzi indifferenziato per tutto quanto riguarda gli odori e anche i ricordi degli odori.
Stiamo arrivando, senso dopo senso, a capire che il mondo sembra là, fuori di te, e tu qui, con i tuoi
sensi, a testimoniare grazie a questi tuoi sensi che il mondo esiste.
Dunque: il mondo esiste perché i tuoi sensi ne testimoniano l'esistenza, le forme e tutti gli altri
attributi. Tu pensi: il mondo è là, io sono qui.
È la verità, questa, o è solo l'apparenza?
La voce dice: “Prova a pensare, per un momento, che il mondo non è là, fuori di te, già esistente,
reale, oggettivo e stabile. Prova a pensare che il mondo, come a noi sembra, siamo noi a crearlo,
con questi nostri comunissimi sensi, quelli che madre natura ci regala: anzi, ci presta. Prova a
pensare che siamo noi a crearlo e poi a pensarlo creato”.
Questo lo si capisce meglio se veniamo a parlare degli altri sensi.
E parliamo dell'udito.
Se potesse parlare, che cosa direbbe l'udito?
Direbbe: “È qui, a me, che giunge il suono di tutto ciò che è udibile, di tutto ciò che è fuori di me,
nello sconfinato rumoroso altrove del mondo esterno”.
Dimmi: “Ma è veramente esterno a te, all'uomo, il mondo delle cose, delle forme e delle persone?”.
Prova, per un attimo solo, a pensarti completamente privo del senso dell'udito. Non è una
esperienza rara: il mondo è pieno di sordi.
Allora, che cosa succede se l'udito, se gli orecchi scompaiono?
Succede questo: il mondo non suona, non risuona più. Non c'è più un mondo esterno di suoni e di
echi. Cade la distinzione fra te, l'ascoltatore, e tutto il resto del mondo che non è te e che emetteva
continuamente suoni.
È l'udito a garantire che gli oggetti e le persone emettono dei segnali acustici, grazie ai quali li
individui e li distingui, li cerchi e li respingi. Se l'udito ti viene a mancare, il mondo cambia
completamente. È un altro mondo, nel quale tu vai ad abitare in silenzio perfetto, totale, non umano.
E adesso che sappiamo questo, ringraziamo l'olfatto e l'udito.
Ora puoi entrare in possesso di un nuovo concetto: questi tuoi sensi così comuni, naturali, dei quali
in condizioni normali non si parla mai, creano il mondo dell'uomo.
Dimmi: senza di loro, in che mondo vivresti?
Poniti questa domanda: “Esisterebbe ancora un mondo, un qualsiasi mondo esterno, se tu non avessi
questi sensi che lo percepiscono?”. Veramente questi sensi lo percepiscono, come Si pensa
comunemente, o non sono piuttosto loro a crearlo? E se così è, che fine fa la nozione stessa di
'mondo esterno'? Esterno a chi? a che cosa?
Tutto sarà ancora più evidente se veniamo a parlare del senso della vista.
Pensa, solo per un attimo, al mondo dei ciechi. Non è davvero un altro mondo, il mondo dei ciechi?
Sia ringraziata la vista.
Sei in una posizione comoda e rilassata. Ascolti qualcuno che per la prima volta parla a te; è la
prima volta che ascolti qualcuno parlare.
L'occhio è qualcosa che unisce il vedente al mondo visibile, con tutte le sue forme e con tutti i suoi
colori.
Ma la scienza sa che il mondo non ha colori, non è colorato come sembra. È la mente che,
ricevendo le immagini del mondo, le colora e, per spontanea magia, le fa vedere colorate.
I daltonici, gli attinici, vedono altri colori rispetto a quelli abitualmente legati alle parole 'rosso',
'verde', 'giallo' e così via. I daltonici non ne vedono qualcuno, gli attinici non ne vedono nessuno e il
loro mondo è grigio. Per gli altri, il mondo non è grigio ma è colorato. È questa la loro illusione.
In realtà, il mondo non è colorato e non sono gli occhi in quanto tali a dare i colori al mondo: è
qualcosa oltre gli occhi, è la mente che colora il mondo.
In realtà, il mondo è incolore.
Togliamo i colori. Rimangono le forme, le immagini, le cose.
L'occhio è lo strumento magico per impossessarsi di immagini, per empircene la memoria, per fare
scorte di mondo, di cose, di ricordi.
Se il senso della vista parlasse, che cosa direbbe?
Direbbe questo: “Io sono qui, a occhi aperti, e garantisco chi ha la vista che lui è qui, e guarda, e là,
fuori di lui, c'è tutto quanto sia guardabile, guardato, desiderabile, indesiderato. Io divido il mondo:
fra chi guarda e ciò che è guardato. Io faccio il bello e il brutto, il prossimo e il lontano”.
L'occhio ruba, si dice. In effetti, ruba le immagini di tutto ciò che è prossimo, nitido, vistoso,
colorato. Mentre ciò che è remoto, ai limiti della sua portata, sfuma ed offre di sé immagini
ambigue, di sogno, di fumo, quasi senza corposità. E l'occhio ruba anche quelle, appena può.
Pare davvero che il mondo corposo sia quello più prossimo a chi guarda, alla sua vista; mentre il
mondo lontano dagli occhi è quasi incorporeo, evanescente.
Ora rifletti: se tu sei nel buio, nella notte, oppure chiudi gli occhi che hai, che cosa succede?
Ora devi rispondere: il mondo delle immagini scompare. E solo la memoria può ancora garantirti
che quel mondo di immagini è là e ti aspetta appena riaprirai gli occhi.
Dimmi: ma i ciechi, ai quali quel mondo delle immagini non spetta, che non li aspetta perché non
hanno gli occhi, ma i ciechi che cosa sanno di quel mondo? Esiste, per i ciechi, il mondo delle
immagini, delle forme, dei colori, delle corposità e delle evanescenze?
Per essi quel mondo non esiste.
Ma allora, non solamente gli occhi inventano, attraverso la mente, i colori del mondo, ma inventano
la consistenza, lo spazio, l'intera geografia del mondo. Gli occhi creano, inventano il mondo. E poi,
per magia, ti dicono: il mondo è là.
La meditazione continua.
Ora sono io a chiederti: “Chi ti aveva detto, prima di ora, che sono i sensi a creare il tuo mondo?”.
Eppure è così. Questo mondo che sembra là, mentre tu sei qui; che sembra così corposo, reale,
tangibile, con le sue leggi e i suoi cicli di esistenza, con i suoi stellati e le sue distese d'acqua, col
suo passato e il suo presente, è una creazione dei tuoi, dei miei, dei nostri umanissimi sensi.
Siano ringraziati i sensi.
Se tu potessi interrogare il senso del gusto, che cosa ti direbbe?
Direbbe: qui è la vera conoscenza del mondo. Qui è il primo criterio di giudizio e di validità: il bene
buono ed il
male cattivo, il morbido e il duro, il dolce e il salato, l'acerbo e il maturo, il liquido, il solido e il
gassoso. Tutto comincia e tutto finisce qui, nella bocca.
Tutto è cibo. L'uomo è onnivoro, perciò è l'ultimo e il sapiente. L'uomo può scegliere, perciò il
mondo è offerto alla sua scelta.
La bocca dice che l'uomo è signore e padrone del mondo. L'uomo fa tutto per la sua bocca.
Il mondo è là, fuori di lui, diviso e diverso da lui. Le mani toccano il mondo; gli occhi lo pesano e
selezionano, lo desiderano e lo scelgono, gli orecchi misurano le distanze del mondo e lo avvertono,
lo minacciano e lo mettono in stato di difesa. Il gusto aggiunge a tutto questo: io ricevo il mondo e
lo mangio. Se non mi piace, lo sputo. Il mondo è mio.
Questo dice la bocca.
E ora dimmi: ma se la bocca non fosse, se non si aprisse sul volto con le sue labbra, i suoi denti, la
sua fame, il suo gusto, la sua sete, la sua parola – che ne sarebbe del mondo?
Chieditelo ancora, fai tuo questo interrogativo: esisterebbe ancora un mondo, un qualsiasi mondo
esterno, se l'uomo non avesse questi suoi sensi che percepiscono il mondo? Ma allora, la funzione
dei sensi è quella di percepire il mondo esterno, come l'io pensa, o non piuttosto quella di
inventarlo, di crearlo? E se così è, ed è così, che fine fa la nozione stessa di mondo esterno? Esterno
a chi?
La meditazione continua.
Abbiamo parlato con semplicità e proprietà della vita. Ora tu vuoi sapere che cosa accade nel
momento in cui l'uomo muore. E che cosa succede 'dopo'. Tutto questo, che sembrava segreto e
proibito, ora lo puoi sapere. E lo saprai.
Ora sai che cosa sono i tuoi sensi, chi sei tu veramente, che cosa è il mondo, che cosa è l'esistenza
dell'uomo nel mondo. Concentra la tua attenzione su ciò che ti è stato detto. E stato detto a te.
Tu
solo hai ascoltato.
E ora tu sai.
Ora che sai tutto questo, potrai sapere che cosa accade ad ogni uomo, che cosa accade a te, oltre la
vita.
La meditazione continua. Lo scandalo continua.
Si conclude la quarta meditazione: I sensi.

E la meditazione continua. … 🙂


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