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brig.zero
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Partecipante

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alla ricerca del Sé … 😕

L'UOMO ZERO

Sesta meditazione

Chiameremo questo incontro “Chiedete e vi sarà dato. Bussate e vi sarà aperto“.
Infatti, la porta è sempre aperta.
L'uomo zero ha forse delle risposte per voi.
Che cos'è la vita dell'uomo?
La vita dell'uomo è l'esistenza dei suoi sensi, attraverso i suoi sensi.
L'uomo nascendo ha in dotazione dei sensi.
Quando gli vengono sottratti, è il morto.
Il corpo, senza i sensi in funzione, si scioglie.
Altra vita si impossessa di quel corpo smesso, vita sottoumana, sciolta dalla finalità propria
dell'uomo.
E la finalità è che l'uomo vive e muore per nascere spiritualmente.
Muore quando termina la vita da uomo, che unifica e trascende l'attività di tutte le parti componenti. L'attività delle parti inizia con la sua nascita ed è a lui asservita, destinata.
Poi questa macchina fisica va in pezzi, sciolta dal legame finalistico che l'ha fusa in uno.
Che cosa sono i sensi?
I sensi sono l'uomo.
Ma l'uomo è più dei suoi sensi.
Tuttavia, senza i sensi non c'è l'uomo.
I sensi fanno vivere l'uomo anche oltre i sensi.
I sensi sono un veicolo e un limite.
Oltre di loro c'è l'oltre della vita fisica. Con altri sensi.
Che cos'è la morte?
Avete capito, e forse compreso, che la morte non esiste. Eppure si muore.
Tutto eternamente è, e tutto è eterno scomparire.
Questo è l'enigma che nessuna parola può sciogliere.
Non lo scioglie la fede.
Lo scioglie solo la logica.
Ma chi insegna la logica?
E chi la vuole imparare?
La logica fa paura.
Credi nella sopravvivenza? Che cosa sopravvive?
Noi tutti siamo testimoni della sopravvivenza. Di che cosa?
Abbiamo appena ascoltato: non sopravvive l'occhio, il palato, la mano, l'orecchio, il naso, il passo, la fame e la sete.
Di tutto questo, che sembra tutta la vita, non sopravvive nulla, tranne un ricordo destinato come tutti i ricordi a morire, tranne una nostalgia che è l'ultimo dolore della vita trascorsa e, forse, è la sola paura della morte che sopravvive anche alla morte.
Allora, che cosa rimane, se i sensi e le loro creazioni, cioè il mondo illusorio, scompaiono come
fumo al primo vento?

Sentiti ora, qui, e saprai che cosa sopravvive.

Resti tu in quanto ininterrottamente ti senti esistere:
ne hai la coscienza, l'intima presenza, l'intima certezza. Tu sei sentirsi di esistere.
E questo sentirsi di essere vive ininterrottamente, non nasce e non muore, assiste al nascere e al morire.
Non resta nient'altro?
Nient'altro, dici?
Ma è questo sentirsi di esistere che sei sempre stato, che sei e che sarai sempre.
Tu sei questo sentire, e basta.
Questo tu sei, oltre i sensi, i sentimenti, i desideri, i pensieri: oltre tutto quello che credevi sostanza ed è solo attributo, qualità, indispensabile inganno per la vita.
Oltre tutto quello che speravi eterno e destinato a sopravviverti, e invece vedi come scompare e ti
abbandona; oltre tutto questo, resti tu come 'sentirsi di esistere', carico di tutte le esperienze vissute
e divenute insensibilmente te stesso, tua stessa coscienza, tuo essere più comprensivo e più ricco.
Di chi furono quelle esperienze che mi hanno arricchito e ora sono la mia intima ricchezza?
Di chi furono i sensi, i sentimenti, i desideri, i pensieri sentiti nel tempo e che ora sono in te oltre il
tempo, come puro sentire?
Di chi fu tutta questa vita, chissà quando e come vissuta in questo mondo apparente, che ora è in te come tuo tesoro impersonale e straniero al mondo, inadoperabile se non per amore, dato che per amore l'hai ereditato?
Di chi è questo tesoro di sentire, questo sentirsi di essere così carico ed esperto, che ora e adesso è in te?
È davvero importante che un remoto 'tu' sia vissuto, che tanti lontani e dimenticati 'tu' vivessero –
per il tu che sei adesso – quelle passioni e quei pensieri che furono, per lo spazio di un mattino, la
vita di qualcuno?
Davvero non ti piace, anzi ti repugna essere una comunione, una fusione di vite che in te sono vive
sempre perché tu le contieni e da esse trai tutta la vita che sei, del loro cibo ti nutri e ti sostieni?
È davvero importante pensare e pretendere che tu sei
sempre stato, che tu sarai sempre, perché eterno sei tu, tu eternamente solo lungo un solitario
sentiero verso l'alto?
È questa la tua sopravvivenza, è questa la tua reincarnazione, sempre con la stessa carne, più o meno?, la stessa persona?
Ma allora, che cosa è la sopravvivenza?
L'io non può sopravvivere, semplicemente perché è un fantasma, un'idea della mente, un sogno e
forse un incubo notturno che, con la morte, svanisce. È l'uomo se ne libera. Ma dal fango dell'io
spunta il fiore della coscienza.
E tu in verità, sei coscienza, sei solo la tua coscienza.
Questo è il sentirsi di esistere, la coscienza di esistere: il fiore.
Tanti, che non furono te, naturalmente, ma ora sono in te, costituiscono il tuo sentirti di esistere;
tanti, che sono te e sono fusi in te, scomparsi perché tu apparissi, compongono il tuo sentirti di esistere ora.
Tutti formano e formiamo il sentirsi di esistere di tutto ciò che esiste e, per questo, sente.
Non senti, non capisci che tutto è tuo?
La voce dice: “Se mancasse la coscienza d'essere, che nella sua forma più elementare è solo
sensazione, mancherebbe l'esistenza. Se non si esiste, non si può sentire.
E se si sente, vuol dire che si esiste”.
Questa è la sopravvivenza.
E così poco?
Sì, è così poco che, nella tua coscienza d'essere, è tutta la coscienza e tutto l'essere e tutto il sentire a
te qui ora possibili, che tu stai vivendo.
Quanti, quanti vissero, perirono, sentirono, affinché tu, ora, senta di esistere e, quindi, esista!
Lo capisci? Essi sono i tuoi anelli. E anche tu sei anello.
L'essere totale, il sentire totale, la coscienza totale è, per concludere l'esempio, l'intera catena del
vivente, dell'esistente.
E dimmi, tu pensi che la catena sappia tutto di tutti i suoi anelli?
Li sente, certo, perché è sentire totale, perché li contiene e ne è composta, perché è tutti i suoi anelli
mentre è se stessa, ed è se stessa oltre tutti gli anelli che sostiene.
Ma che sa di ognuno di essi?
Sa, di ogni anello, di ogni io, anche muto e inespresso, quello che l'anello sente di se stesso.
Ecco, mio caro scontento: tu componi, nell'essere totale, il sentire totale; e lo componi armoniosamente sentendo te stesso ora, alla fine e all'inizio dei tempi illusori, alla fine e
all'inizio della creazione che mai fu.
Perché la creazione è ora.

Non ti spaventare: tu stai dalla parte del creatore, come creatore, e dalla tua parte, come creatura.

Ecco, questo sei tu: creatore e creatura.

Che cosa può sopravvivere?, che cosa muore?

Questa è la tua meditazione.

E la meditazione continua. … 🙂


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