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Bolivia: dal socialismo alla Pachamama, la nuova carta.

(AGI) – La Paz, 26 gen. – Uno Stato “unitario, sociale, di diritto, plurinazionale, libero, indipendente”. E’ questa e’ la Bolivia che vogliono piu’ di due milioni di cittadini che domenica hanno approvato la nuova Costituzione.

Una vittoria per il presidente, Evo Morales, ma soprattutto un importante giro di boa per il cosiddetto “proceso de cambio” che aspira a trasformare radicalmente il Paese e strappare alla minoranza bianca il controllo delle leve fondamentali del Paese.

– Approvata con piu’ del 60% dei voti, la Costituzione ‘indigenista’ riconosce 36 diverse nazioni, eredi diretti dei popoli originari decimati all’epoca della conquista spagnola. Per la prima volta in 500 anni, queste comunita’ avranno diritto “all’autonomia, all’autogoverno, al riconoscimento delle loro istituzioni e al consolidamento delle loro entita’ territoriali”.

Una rivendicazione storica di quei movimenti sociali che nel 2004, l’anno che segno’ il crollo non solo del governo del presidente Carlos Mesa ma anche del vecchio regime dei partiti, diedero vita al Mas, il movimento al Socialismo che ebbe in Morales il suo primo leader.

– Con la nuova Carta, sanita’, educazione, casa, condizioni di lavoro dignitose diventeranno diritto costituzionale. Lo Stato controllera’ tutte le risorse naturali – e non piu’ solo gli idrocarburi – e non sara’ tollerata nessuna base militare straniera. “Ci vorra’ tempo e almeno cento decreti perche’ tutto quanto stabilito dalla nuova Carta si concretizzi”, ha ammesso il presidente Morales, “tuttavia questo per la Bolivia e’ un passo fondamentale per la riforma dello Stato”.

Con l’approvazione della nuova legge fondamentale, a cambiare sara’ infatti l’architettura dello Stato. In ogni dipartimento, la lingua indigena acquisira’ la stessa valenza del castigliano, mentre in materia di giustizia non saranno varranno solo i codici, ma anche le leggi dei clan de delle tribu’. (AGI) http://www.diritto-oggi.it/archives/00038334.html