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Napoli dice sì all’eco-spesa

A Napoli prende piede una nuova iniziativa volta a contrastare l’annoso problema dell’overpacking – cioè l’uso eccessivo (e a volte inutile) di imballaggi e confezioni – e a ridurre progressivamente l’enorme massa di rifiuti che ne consegue. Il progetto, realizzato dall’Assessorato all’Ambiente del Comune di Napoli su impulso di ANEA (Agenzia Napoletana per l’Energia e l’Ambiente), si chiama “Sballati e Compost-i!” e si propone di sensibilizzare cittadini e negozianti, inducendoli a privilegiare – rispettivamente – l’acquisto e la vendita di prodotti sfusi e a basso impatto ambientale.

Tutto è iniziato da un progetto proposto da ANEA al Comune di Napoli. L’obiettivo è ambizioso, ma non velleitario: contrastare l’overpacking riducendo drasticamente la quantità di rifiuti che, quotidianamente, vengono riversati nelle strade della città partenopea. In che modo? Fornendo ai cittadini una lista di punti vendita in cui sia possibile acquistare prodotti sfusi e a basso impatto ambientale e monitorando le vendite fino alla fine del 2012, in modo da selezionare almeno un centinaio di prodotti “virtuosi” e, in seguito, consolidarne l’uso e il consumo. La risposta dell’Assessorato all’Ambiente non si è fatta attendere e l’iniziativa ha acquisito contorni via via sempre più definiti. Attualmente il progetto “Sballati e Compost-i!” – realizzato in collaborazione con le associazioni Confcommercio, Confesercenti, Federconsumatori, Legambiente e WWF – conta sull’adesione di una settantina di punti vendita, dislocati tra Napoli e provincia.

La tipologia dei punti vendita che hanno aderito al progetto è variegata e va da piccoli negozi a conduzione famigliare a grandi brand come Ikea, Ipercoop e Auchan. Altrettanto variegata è la tipologia dei prodotti venduti: ad esempio detersivi sfusi, pannolini lavabili, lettiere per gatti fatte in materiale riciclato, borse e zaini sempre in materiale riciclato, caffè sfuso.

La risposta da parte della popolazione partenopea (commercianti e consumatori) è decisamente positiva: in particolare, riscontrano un successo notevole i prodotti sfusi. Altrettanto positiva è stata la proattività dei cittadini napoletani: se, da una parte, il progetto è stato supportato da una campagna pubblicitaria capillare, fondamentale è stata anche la risposta tutt’altro che passiva dei cittadini, i quali (nonostante la scarsa popolarità dei prodotti promossi, detersivi sfusi in primis) hanno sommerso i promotori di richieste di informazioni.

“Sballati e Compost-i!” costituisce in sé una risposta positiva ad una problematica, quella dei rifiuti a Napoli, di fatto irrisolta e costantemente sotto i riflettori dei media. L’aspetto di maggior rilievo, tuttavia, emerge se si riconduce l’iniziativa al vivace e tutt’altro che stagnante contesto in cui si colloca. La proposta dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Napoli, infatti, rappresenta la risposta istituzionale ad un’esigenza di rinnovamento nata, in primo luogo, all’interno della stessa popolazione partenopea.

Basti ricordare il “guerrilla gardening” (cioè le aiuole rinverdite con fantasia e “olio di gomito”) del gruppo “Friarielli ribelli”; le operazioni di pulizia della città perseguite con tenacia dagli “angeli della monnezza” del movimento CleaNap; o le agguerritissime mamme che hanno ripulito da cima a fondo la bella (e negletta) piazza San Vitale. E come non ricordare gli studenti del liceo Scientifico Labriola che, durante la Settimana Europea di Rifiuti, hanno realizzato un brillante spettacolo per educare il pubblico all’ecospesa? “Sballati e Compost-i!” non rappresenta, quindi, un semplice tentativo di risvegliare la coscienza civile, ma un’opportuna risposta delle istituzioni alla coscienza civile stessa.
http://www.buonenotizie.it/cronaca-e-societa/2011/12/16/napoli-dice-si-alleco-spesa/


IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.