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Accusato di radicalismo, Van Jones costretto a lasciare
Era stato preso di mira per i suoi dubbi sull'11 settembre

Usa, tegola verde per Obama
si dimette il guru dell'ambiente

dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI

NEW YORK – La settimana di fuoco di Barack Obama si apre con una sconfitta. Assediato dalla destra che lo accusa per il suo passato di “estremista”, deve dimettersi il consigliere della Casa Bianca per l'ambiente, Van Jones. Mentre il presidente assapora l'ultimo giorno di vacanza (oggi è la festa del lavoro) preparando un cruciale discorso sulla riforma sanitaria, l'opposizione repubblicana assapora la riscossa. “Glenn Beck ha avuto il suo primo scalpo”, commenta il blog progressista Huffington Post, alludendo all'anchorman della Fox News che nelle ultime settimane ha guidato l'offensiva contro Van Jones.

“Non posso chiedere ai colleghi dell'Amministrazione di sprecare tempo ed energie preziose a difendere il mio passato”, è stato l'ultimo commento di Van Jones nel gettare la spugna. La sua uscita di scena è un colpo duro per il presidente. Lo scopre a sinistra e tra gli ambientalisti, facendo scomparire uno dei teorici più innovativi della “rivoluzione verde”. E al tempo stesso conferma i pregiudizi della destra più virulenta, convinta che la Casa Bianca sia diventata un covo di sovversivi.

Afroamericano, Van Jones è un personaggio emblematico della parabola politica di tanti militanti neri, dalle posizioni radicali all'impegno riformista. Per due volte nelle scorse settimane, sotto l'assedio della Fox News, ha dovuto scusarsi per il suo passato. Si è detto pentito per aver firmato nel 2004 un appello di intellettuali che conteneva questo passaggio esplosivo: “L'Amministrazione Bush potrebbe aver lasciato che accadesse l'11 settembre, magari come un pretesto per la guerra in Iraq”. E ha dovuto fare ammenda perché in un discorso pubblico – prima della nomina alla Casa Bianca – aveva affibbiato un epiteto ingiurioso ai repubblicani (“assholes”).

Ma il vero scandalo è il suo passato più remoto. Sul quale gli opinionisti di destra hanno scavato implacabilmente, per crocifiggerlo come un quasi-terrorista. Alla pari di tanti intellettuali neri della sua generazione, Van Jones ebbe un impegno politico su posizioni estreme. Fu membro dell'organizzazione Standing Together to Organize a Revolutionary Movement (dalle iniziali Storm, come “tempesta”), un gruppo dall'ideologia vagamente maoista e terzomondista. Fu militante per i diritti civili in California. Fino alla “conversione verde” degli ultimi anni, quando il suo interesse si spostò sui temi dell'ambiente. Il suo libro “The Green Collar Economy”, best-seller nel 2008, ha introdotto nel linguaggio corrente l'espressione “colletti verdi” per indicare i mestieri del futuro, nelle energie rinnovabili e nelle tecnologie ambientaliste. Obama lo aveva voluto al suo fianco per dare sostanza al progetto di rilancio della crescita economica trainato dagli investimenti a tutela dell'ambiente. Le sue proposte dovevano contribuire all'agenda che l'America presenterà il 23 settembre alla conferenza dell'Onu sul cambiamento climatico, poi al vertice di Copenaghen sulla riduzione delle emissioni carboniche.

Nell'orchestrare le accuse contro Van Jones si è distinto Glenn Beck, la nuova star televisiva dei conservatori, definito anche il “televangelista” della destra per i toni ispirati, melodrammatici e apocalittici. Beck parla regolarmente di una “colonna segreta” di comunisti infiltrati da Obama nei gangli vitali del governo per portare avanti un “progetto radicale, rivoluzionario, marxista”. I toni virulenti e le tesi improbabili non hanno impedito al suo messaggio di propagarsi. I messaggi di Beck hanno conquistato non solo le frange della destra più oltranzista – come i gruppi di disturbatori che si presentano armati ai comizi di Obama – ma anche l'establishment repubblicano. Riprendendo le accuse della Fox, il deputato Mike Spence la settimana scorsa ha detto che “un estremista come Van Jones non ha diritto di cittadinanza nel dibattito pubblico”. E il senatore Christopher Bond ha chiesto l'apertura di un'indagine del Congresso su Jones “per la sua condivisione di sentimenti radicali ripugnanti”. Queste tattiche sembrano funzionare. Sulla riforma sanitaria Obama tentenna, forse ritirerà il progetto di un'opzione pubblica perché spaventato dalle accuse di “socialismo”. Beck non si sente certo appagato. “Van Jones – dice – è solo la punta dell'iceberg”.

(7 settembre 2009)
http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/esteri/obama-presidenza-10/van-jones/van-jones.html

… sulla riforma sanitaria, Obama potrebbe giocarsi la presidenza … le sue promesse stanno scemando una ad una :hehe: