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Richard
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“La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono”
A.Einstein

Le ricerche confermano l’efficacia della meditazione contro stress ed ansia.

Negli ultimi anni l’interesse verso le tecniche di meditazione di origine orientale è aumentato sempre più e numerose ricerche hanno evidenziato i loro effetti positivi per il benessere psicologico e fisiologico. In realtà le ricerche scientifiche iniziarono molti anni fa, quando queste tecniche erano ancora poco conosciute e guardate con sospetto: nel 1970 Benson e Wallace, medici dell’università di Harvard, rivelarono diversi effetti fisiologici prodotti dalla Meditazione Trascendentale (MT) di Maharishi, maestro indiano di Yoga laureato in fisica.

Le ricerche di Benson e Wallace mostrarono che durante la meditazione si aveva una netta diminuzione del lattato nel sangue, che indicava eliminazione di stress, ed un forte aumento della resistenza elettrica cutanea, che indicava una diminuzione dell’ansia. Le analisi elettroencefalografiche (EEG) mostravano un maggior ordine delle onde cerebrali, che produceva una maggior chiarezza mentale. Tutto ciò confermava oggettivamente le sensazioni personali di sollievo e benessere riportate dai praticanti. Questi notevoli risultati furono pubblicati su importanti riviste scientifiche, tra cui Science e Scientific American (in italiano comparve un articolo nel 1972, su Le Scienze n. 45).
http://www.lamentemente.com/2008/12/04/la-meditazione-e-scientifica/

Effetti della meditazione sul cervello.

“La meditazione allena la capacità di attenzione, mette al riparo da altri modi di rilassamento, la maggior parte dei quali fanno vagare la mente come vuole. L’affinamento dell’attenzione dura al di là della sessione di meditazione stessa: si mostra in una varietà di modi nel resto della giornata del meditatore. Si è scoperto che la meditazione, per esempio, aumenta la capacità di raccogliere sottili segnali percettivi nell’ambiente, e di prestare attenzione a ciò che succede piuttosto che lasciare la mente vagare altrove. Ciò significa che nella conversazione con un’altra persona, il meditatore sarà più empatico, poiché egli può prestare un’attenzione più intensa a ciò che l’altra persona sta facendo e dicendo, e può raccogliere meglio i messaggi nascosti che l’altro sta inviando. Alcuni ricercatori di Harvard – Gary Schwartz, Richard Davidson e Richard Margolin – confrontarono le persone addestrate nella Meditazione Trascendentale (MT) con un gruppo addestrato nelle tecniche che si rifanno a Gurdjieff.

Il gruppo di Harvard testò i meditatori MT e di Gurdjieff uno a uno. Essi ne osservarono i tracciati di onde cerebrali mentre il meditatore si concentrava sulla sensazione della sua mano destra, e poi sull’immagine di qualcuno seduto su una sedia di laboratorio. Gli psicologi registrarono segnali da parte del cervello che controlla la visione e dalla parte che controlla il movimento muscolare. I risultati della ricerca mostrano che una tecnica di meditazione è quasi altrettanto buona di un’altra per migliorare il nostro modo di governare lo stress. I meditatori vi diventano più rilassati quanto più vi si dedicano. Allo stesso tempo, diventano più attenti, cosa che altri modi di rilassarsi mancano di procurare perché non esercitano la capacità di prestare attenzione. I cambiamenti di stato durante la meditazione sono stati un importante fulcro di ricerca.

La letteratura classica dice a chiare lettere che lo stato prodotto dalla meditazione dipende dagli elementi specifici della tecnica di attenzione utilizzata. Le tecniche di concentrazione, per esempio, produrrebbero un restringimento della consapevolezza, raggiungendo alla sua massima focalizzazione uno stato alterato in cui il meditatore si dimentica di tutti gli stimoli esterni. Le tecniche di consapevolezza produrrebbero uno stato di consapevolezza crescente agli stimoli, senza alcuna assuefazione della risposta orientante”. (2) [Stralci da: D. Goleman: La forza della meditazione – RIZZOLI 1997]
https://www.altrogiornale.org/news.php?extend.1468

https://www.altrogiornale.org/news.php?extend.111
La mente controlla il corpo in esperimenti estremi

In un monastero dell'India settentrionale, alcuni monaci tibetani poveramente vestiti siedono quietamente in una stanza dove la temperatura è di soli 4, 5 gradi. Usando una tecnica yoga nota come g Tum-mo, sono entrati in uno stato di profonda meditazione. Altri monaci hanno riposto dei panni di 1×2 metri, dopo averli messi a mollo in acqua fredda (9 gradi), sulle spalle dei praticanti. Per delle persone non allenate, tali glaciali involucri provocherebbero un irrefrenabile tremolio.

Se le temperature del corpo continuano a scendere in tali condizioni, può verificarsi la morte. Ma non ci volle molto prima che del vapore iniziasse a sollevarsi dai panni. Come risultato del calore corporeo prodotto da monaci durante la meditazione, i lenzuoli si asciugarono in circa un'ora…

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Benson decise che aveva bisogno di localizzare un luogo religioso, dove la meditazione avanzata è praticata tradizionalmente. La sua opportunità si realizzò nel 1979, quando il Dalai Lama, leader spirituale del Tibet, visitò l'Università di Harvard. “Sua Santità acconsentì ad aiutarmi”, ricorda Benson. Quella visita fu l'inizio di una lunga amicizia e di molte spedizioni nell'India settentrionale dove molti monaci tibetani vivono in esilio. Durante le visite a remoti monasteri negli anni '80, Benson e la sua squadra studiarono monaci che vivevano nelle Montagne dell'Himalaya i quali potevano, attraverso la meditazione g Tum-mo, alzare le temperature delle loro dita (sia delle mani che dei piedi) fino a 17 gradi. Deve ancora essere determinato come i monaci fossero in grado di generare tale calore.

I ricercatori hanno fatto rilevamenti anche su altre forme di meditazione avanzata dei praticanti a Sikkim, in India. Furono sbalorditi nel scoprire che questi monaci potevano abbassare il loro metabolismo del 64 %. “Fu un risultato sbalorditivo, che toglieva il fiato [senza gioco di parole]”, esclama Benson.

Per mettere queste diminuzioni in prospettiva, il metabolismo, o consumo di ossigeno, si abbassa di solo il 10-15 % nel sonno e di circa 17 % durante la meditazione semplice. Benson crede che una tale capacità possa essere utile nei viaggi spaziali. Gli astronauti potrebbero usare la meditazione per ridurre lo stress e il consumo di ossigeno in lunghi voli verso altri pianeti.

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Per evitare questi problemi, Sara Lazar, assistente in psicologia, collega di Benson, ha usato la produzione di immagini mediante la risonanza magnetica funzionale per esaminare i cervelli dei meditanti al Massachusetts General Hospital di Boston. I soggetti erano maschi, tra i 22 e i 45 anni, che avevano praticato una forma di meditazione avanzata chiamata Kundalini quotidianamente per almeno 4 anni. In questi esperimenti, gli ostacoli dovuti al freddo e all'isolamento furono rimpiazzati da difficoltà nel cercare di meditare in una macchina angusta e rumorosa. Comunque, i risultati, pubblicati il 15 maggio 2000, in un numero della rivista NeuroReport, si rivelarono significativi.

“Lazar ha scoperto una netta diminuzione nel flusso sanguigno di tutto il cervello”, spiega Benson. “Allo stesso tempo, certe aree del cervello diventano più attive, specificamente quelle che controllano l'attenzione e funzioni autonome come la pressione sanguigna e il metabolismo. In breve, lei ha dimostrato il valore di usare questo metodo per registrare cambiamenti nell'attività cerebrale durante la meditazione”.

https://www.altrogiornale.org/comment.php?comment.news.3439
ROMA – Non e' uno scherzo, ma il frutto di uno studio pubblicato sulla rivista 'Brain, Behavior, and Immunity' e condotto da ricercatori dell'Universita' di Los Angeles. La meditazione aiuta a rallentare il decorso dell'Aids, rallentando il declino delle cellule immunitarie…

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Il cervello è l'interprete della coscienza. Ippocrate

Il fatto che gli anni Novanta siano stati dichiarati dalla comunità scientifica internazionale il “Decennio del Cervello” può essere particolarmente significativo ricordando quanto sosteneva Roger Sperry, ossia che la scienza studiando il cervello in realtà intende addentrarsi nella comprensione della coscienza.

Per questo abbiamo creato il Brain Olotester: un elettroencefalografo computerizzato, costruito secondo gli standard internazionali, specificatamente studiato per l'analisi e la quantificazione della coerenza cerebrale. Dal 1990 ho cercato, con le mie ricerche sulla coerenza cerebrale, di dare un personale contributo sperimentale alla comprensione della psicosomatica e degli stati di coscienza più elevati. Il Brain Olotester cerca di amplificare e interpretare globalmente i dati delle attività cerebrali per cogliere il significato del messaggio che viene dalla coscienza.

I dati ricavati dall’Olotester ha confermato l'ipotesi della coerenza psicosomatica: gli stati di coscienza corrispondono ad una particolare coerenza elettroencefalografica: gli stati di coscienza più elevati (creativi, spirituali, che tendono all'unità) producono una più elevata coerenza nel campo elettromagnetico del corpo e del cervello in particolare. Quando la mente sta male, il corpo sta male e il cervello lavora a bassa coerenza: in maniera squilibrata e disarmonica. Quando la coscienza è in armonia con se stessa, l’attività elettromagnetica del cervello diventa coerente ed equilibrata. Gli stati di meditazione corrispondono allo stato più coerente, armonico e integrato del cervello. Fino ad ora l'evoluzione interiore è stata appannaggio delle religioni e delle scuole di ricerca interiore; oggi siamo in grado di iniziare un lavoro scientifico nella stessa direzione.

Ricerche sugli stati di meditazione ad altissima coerenza nei monasteri indiani

Cosa accade nel cervello quando si entra in meditazione, ossia in stato di consapevolezza vigile senza pensieri? Per rispondere a questa domanda abbiamo condotto due estese ricerche in monasteri indiani e himalayani. Nell'inverno del '91, presso l’Osho International Commune di Poona, uno dei maggiori centri di crescita del mondo, dove vivono dalle cinque alle diecimila persone, abbiamo studiato numerose persone in meditazione. Abbiamo così rilevato, per la prima volta, una serie di quadri ad altissima coerenza, con valori dal 95% al 100%. Questi stati sono caratterizzati da onde armoniche, tipiche degli strumenti musicali, esattamente come le “armoniche” che compongono un suono o le note tra loro quando formano un accordo. La coscienza, in quello stato ad altissima sincronizzazione, è silenziosa e vigile; si sperimenta uno stato di grande pace in cui la mente interrompe il suo ininterrotto parlare o “dialogo interiore” e la coscienza è lucida e vuota. Il corpo è in grande rilassamento psicosomatico e le sue energie sembrano fluire con grande piacere e benessere generale. Teoricamente questo dovrebbe essere il quadro “ideale” dello stato di salute globale a cui riferirsi per ogni valutazione generale. Va rilevato che le persone studiate erano di differenti età e nazionalità, ed avevano praticato da vari anni, oltre alla meditazione, varie terapie psicosomatiche individuali e di gruppo.

Coerenza (sincronicità) tra cervelli

La seconda ricerca è stata effettuata ad Hairakhan, sull’Himalaya indiano, nell’Ashram di Babaji, il grande maestro spirituale che ha lasciato il corpo nel 1984; uno dei luoghi più sacri della tradizione shivaita, ai piedi del monte Kailash, nell’Himalaya indiano. Abbiamo fatto rilevazioni sull’attività cerebrale di Yogi, Sadhu e devoti indiani e occidentali. Oltre ad aver ritrovato gli stessi stati armonici ad altissima coerenza, abbiamo rilevato che due persone vicine, in certi stati, possono avere un’attività cerebrale profondamente interconnessa. Normalmente due persone che parlano o lavorano insieme hanno una sincronizzazione prossima allo zero, ma se si sintonizzano più profondamente tra loro, se entrano in amicizia, in empatia, se condividono le stesse emozioni, la curva della sincronizzazione inizia ad aumentare. In meditazione poi la sincronizzazione raggiunge dei livelli altissimi, i due cervelli “sono sulla stessa onda”. Vari studi internazionali, tra cui quelli elettroencefalografici condotti presso l’Universitad Nacional Autonoma del Mexico dal Prof. Jacobo Greenberg-Zylberbaum e Julieta Ramos, confermano la tesi neurofisiologica secondo cui i campi neuronali possono interagire e influenzarsi a vicenda senza l’uso dei normali canali di comunicazione esterna. Nel loro esperimento hanno dimostrato che esiste un fortissimo aumento di coerenza tra le onde elettroencefalografiche dei cervelli di soggetti, quando entrano in “comunicazione empatica silenziosa” (empatia dal greco: sentire dentro insieme). Questo dato testimonia come esista una sincronicità di onde che si trasmette e si riceve a distanza e può quindi provocare l’incontro tra due persone simili per semplice legge di risonanza o simpatia (dal greco sun, insieme e pathos, sentire). Gli sperimentatori hanno anche evidenziato che le persone le cui onde interemisferiche erano più armoniche ed equilibrate hanno più potere di trasmissione e sono più influenti.
http://reteolistica.provincia.lucca.it/wiki/index.php/Coerenza_elettromagnetica

http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&friendId=96738699&blogId=415802965
A partire dalla seconda metà del secolo scorso, si inizia a utilizzare strumenti moderni di indagine scientifica, come l'elettrocardiogramma (ECG) e l'elettroencefalogramma (EEG), per decifrare i cambiamenti fisici, che si realizzano durante l'esecuzione di esercizi di meditazione. Le conclusioni di queste prime indagini scientifiche sono le seguenti:
– a livello cardiorespiratorio, vi è una forte riduzione del ritmo (frequenza) del respiro e di quello cardiaco;
– a livello cerebrale, si registra uno stato di rilassamento diverso dal sonno.

Dati che vengono confermati, nel 1970, da un giovane fisiologo americano, Keit Wallace, che studia gli effetti della meditazione trascendentale, tecnica elaborata per l'occidente, dal maestro indiano Maharishi Mahesh nei primi anni Sessanta. Anche K. Wallace trova una riduzione del consumo di ossigeno e anidride carbonica, della frequenza cardiaca e un tracciato dell'attività elettrica del cervello caratterizzato da un aumento della frequenza e dell'ampiezza delle onde alfa.
Negli anni Ottanta e Novanta, gli studi diventano più sistematici e articolati. Per esempio, si studiano meditanti, a vari livelli di preparazione e con diversi anni di esperienza, mentre ai tradizionali strumenti di registrazione dell'attività elettrica del cuore e del cervello, si associano analisi del sangue per indagare i livelli dei più importanti ormoni e neurotrasmettitori.

Riassumendo questi lavori, si può dire che abbiamo:
– regolazione della produzione di cortisolo, fondamentale ormone dello stress;
– aumento notturno della melatonina, fondamentale ormone del sonno con funzioni chiave nella sincronizzazione dei ritmi biologici dell'organismo;
– riduzione della noradrenalina, neurotrasmettitore prodotto sia dalle surrenali che dal cervello sotto stress;
– aumento della serotonina, neurotrasmettitore di grande rilievo per l'umore (antidepressivo) ma anche per la regolazione della fame e della sazietà e non solo;
– aumento del Dhea (deidroepiandrosterone), ormone prodotto sia dalle surrenali sia dal cervello, con ruoli molteplici sull'umore e sul sistema immunitario. Interessante è notare che l'aumento di questo ormone, negli studi realizzati, si è verificato soprattutto in chi ne aveva bisogno: donne e uomini sopra i 40 anni;
– aumento del testosterone, ormone maschile per eccellenza, ma che può svolgere un ruolo importante anche nelle donne perché, soprattutto in menopausa, costituisce una riserva per la produzione di ormoni femminili (estrogeni), tramite un meccanismo di conversione enzimatica dall'ormone maschile a quello femminile che si chiama aromatizzazione.

L'esatta portata di questi cambiamenti nella rete ormonale, indotti dall'uso delle tecniche meditative, potrà essere pienamente compresa più avanti, quando esamineremo da vicino il rapporto tra emozioni, stress, meditazione e salute.

Compaiono nuove onde
Dal 1999 in avanti, si sono moltiplicati gli studi che abbinano misurazioni con l'elettroencefalogramma e immagini ottenute con apparecchiature di risonanza magnetica funzionale (fMRI in sigla) che consentono la visualizzazione delle aree cerebrali coinvolte durante i diversi esercizi meditativi.
Questi lavori confermano alcuni dati noti, come l'aumento della frequenza, dell'ampiezza e della sincronizzazione delle onde alfa e, al tempo stesso, aggiungono due novità:
– la comparsa di scariche di onde teta soprattutto in fase di meditazione profonda;
– la comparsa di onde gamma durante esercizi di visualizzazione e non solo.

Sui ritmi teta, uno studio giapponese recente (2001) descrive una situazione davvero interessante: la comparsa di questi ritmi parte dalla linea mediale frontale del cervello dei meditanti ed è un segno inequivocabile dello stato meditativo profondo, di una liberazione dall'ansia (documentata anche da una minore attivazione cardiaca simpatica) che ricorda lo stato di “beatitudine” descritto dai meditanti.
Sulle onde gamma abbiamo studi, di cui alcuni molto recenti (2003), che chiariscono aspetti importanti del funzionamento del cervello, sia in condizioni normali sia durante diversi tipi di esercizi meditativi. Ma vediamo meglio l'affascinante argomento dei ritmi elettrici cerebrali….

..Effetti della meditazione sul cervello
In definitiva, dall'esame degli studi scientifici che abbiamo riportato, si può concludere che l'uso delle tecniche meditative produce:
– un rilassamento profondo che non ottunde l'attenzione, anzi la potenzia;
– un maggior controllo dei circuiti neuroendocrini;
– una maggior coerenza cerebrale e una migliore comunicazione tra gli emisferi

esiste una tecnologia interiore che permette di predisporsi per utilizzare al meglio le facolta piu elevate, se preferiamo questa parola a facolta divine dell'uomo, poi sta all'esperienza di ognuno dare un significato a questa parola, non perdiamoci nei giochi di parole per fare discussioni sterili
Con la pratica di tecniche di meditazione e respirazione è stato dimostrato che si arriva a controllare il corpo e la mente in un modo davvero sorprendente anche per la scienza