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farfalla5
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Dal Blog di Iniziato vi giro questa notizia:

In Ruanda un sabotaggio inatteso

Veronica Vecellio ha affermato che la velocità nel manomettere le trappole può far pensare che non sia stata la prima volta che i gorilla compivano queste azioni, ma nonostante non si fossero mai viste scene simili non ne è rimasta stupita. Alcuni silverback del clan Kuryama rimasero in qualche occasione intrappolati, per questo la Vecellio pensa che i giovani gorilla abbiano imparato quanto siano pericolose le trappole.
“Ecco perché le hanno distrutte” continua la Vecellio.
Il veterinario del centro Mike Cranfield, anche lui non stupito dalla notizia, afferma che i gorilla possono aver imparato a distruggere le trappole osservando i lavoratori del centro e in modo scherzoso continua dicendo che potrebbero istruire i gorilla a disattivare le trappole.
“Sarebbe contro l’etica della nostra struttura fare questo, cerchiamo il più possibile di non interferire con i gorilla. Non vogliamo pregiudicare i loro comportamenti naturali” conclude la Vecellio.

Pochi giorni dopo la morte di un membro del loro branco a causa del lazzo di un bracconiere, un gruppetto di gorilla di montagna è riuscito a mettere fuori uso alcune trappole poste all’interno del Parco Nazionale dei Vulcani.

Questa straordinaria scena è stata vista e documentata dall’equipe del Dian Fossey Gorilla Fund’s Karisoke Research Center, un centro di ricerca, situato all’interno del parco, che si occupa della salvaguardia e protezione dei gorilla.

Veronica Vecellio, coordinatore del programma afferma di non aver mai visto prima un fatto del genere, ed essendo questo il più autorevole centro per l’osservazione al mondo dei gorilla selvatici c’è da crederci.

Ma poco importa se sia stata la prima volta o no, noi vediamo quanto accaduto come un’ulteriore conferma del fatto che gli animali sono esseri senzienti, dotati di intelligenza, amor proprio, verso i propri simili e perché no, altre specie.

Il Parco Nazionale dei Vulcani è una vasta aerea forestale nel nord-ovest del Ruanda, di eccezionale valore naturalistico, dove abitano tantissimi mammiferi e un’incredibile varietà di uccelli. Questo parco, che confina con altre zone forestali del Congo e dell’Uganda, ospita gli ultimi gorilla di montagna rimasti sulla terra, circa 700 individui.

Qui i gorilla sono minacciati (come le altre specie) dalle trappole posizionate dai bracconieri per la cattura di antilopi e altri erbivori; vi rimangono intrappolati principalmente giovani esemplari perché gli adulti sono in genere abbastanza forti per rompere i lazzi e liberarsi da soli. Migliaia sono le corde e le trappole che insidiano gli animali in questa foresta.

IL CASO La scorsa settimana un cucciolo di gorilla di nome Ngwino (i primati sono tutti censiti e tutti hanno un nome) è rimasto intrappolato ed è morto nel tentativo di liberarsi da una trappola. Sembra che i cacciatori non abbiano alcun interesse per questi animali, anche quelli di piccole dimensioni, facili da trasportare e da vendere vengono lasciati sul posto a morire.

Alcuni giorni dopo questa ennesima morte, John Ndayambaje un lavoratore del Karisoke Center in compagnia di alcuni turisti, era in perlustrazione per disattivare e distruggere le trappole lasciate dai bracconieri quando, arrivati nel territorio di Kuryama (gorilla capo di un clan) vide un lazzo e si avvicinò per disinnescarlo. A questo punto Vubu, un gorilla silverback (maschio adulto) grugnì per far capire alla spedizione di starsene alla larga.

Improvvisamente due giovani esemplari di 4 anni, Dukore (femmina) e Rwema (maschio) si fiondarono sulla trappola ed iniziarono il lavoro di disattivazione: il maschio saltò su un ramo piegato che era parte della costruzione della trappola e lo spezzò, mentre Duroke liberò il cappio.
Dopo questa operazione i gorilla si allontanarono verso un’altra trappola dove con l’aiuto di un terzo gorilla più adolescente, di nome Tetero, distrussero anche questa.

Fonte: National Geographic

Il centro di ricerca Dian Fossey Gorilla Fund’s Karisoke Research Center è stato fondato nel 1967 da Dian Fossey, figura di rilievo nello studio e protezione dei gorilla. Il suo impegno fu da subito volto a preservare i gorilla dalla minaccia dei cacciatori che al soldo degli zoo europei intrappolavano e spedivano nel vecchio continente giovani esemplari da esibire.
Dian Fossey affermò che guardare gli animali in gabbia in uno zoo non era etico, e si appellò alla Comunità Europea per modificare le regole di cattura degli animali.
Nel 1985 la Fossey fu brutalmente uccisa nella sua capanna nel Parco dei Vulcani dalla stessa arma usata dai bracconieri per uccidere i gorilla una volta intrappolati. La più probabile causa del suo omicidio risiede nella sua sfrenata difesa dei gorilla e nella volontà di preservarne gli habitat dal turismo.

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