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Sephiroth
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Rep. ceca/ Crisi di governo, a rischio Trattato…

Praga, 25 mar. (Apcom-Nuova Europa) – Interrogativi enormi sorgono ora, inevitabilmente, anche sul futuro del progetto di base radar americana in Repubblica ceca, in particolare sulla ratifica da parte del Parlamento ceco degli accordi fra Praga e Washington che ne prevedono la realizzazione. Oggi il ministro degli Esteri, Karel Schwarzenberg, e la sua collega alla Difesa, Vlasta Parkanova, si sono affrettati a dichiarare che la sfiducia al governo non bloccherà l'iter di ratifica degli accordi radar. A ben vedere, però, il processo di ratifica è già stato sospeso dallo stesso governo, il quale due settimane fa, per evitare l'umiliazione della bocciatura, ha preferito rinviare tutto in attesa di tempi migliori. Ora, all'indomani della sfiducia, sembra alquanto arduo prevedere che nei prossimi mesi, prima delle elezioni anticipate, possano davvero giungere tempi migliori, tanto più davanti a una opinione pubblica ceca in larga maggioranza contraria (i no al radar rappresentano il 70% della popolazione) e con un nuovo presidente americano che in più di una occasione ha dimostrato di voler tranquillizzare i rapporti con la Russia. Gli analisti si chiedono ora quali saranno le prossime mosse del presidente Vaclav Klaus, che da più parti viene indicato come il vero regista della caduta di Topolanek. L'interrogativo principale riguarda la possibilità che il capo dello Stato utilizzi i suoi poteri per condizionare il processo di ratifica del Trattato di Lisbona e per spingere verso la bocciatura definitiva di questo documento. Oggi Klaus si è limitato a tranquillizzare l'opinione pubblica, comunicando di non considerare la caduta del governo come una catastrofe. “Rispetto la decisione della Camera. La caduta del governo – ha dichiarato – è un evento del tutto risolvibile in un sistema democratico funzionante. Nei sei anni in cui sono in carica mi è capitato altre quattro volte di risolvere con successo situazioni simili e così sarà anche adesso”. Lo stop ai propositi di privatizzazione della compagnia di bandiera Czech Airlines e dell'aeroporto internazionale di Praga sono le due conseguenze immediate, sul piano economico, che potrebbero derivare dalla caduta del governo ceco. L'opposizione Socialdemocratica è infatti contraria alla realizzazione di queste vendite di stato, così come non è d'accordo con la prosecuzione della gara diretta ad affidare l'opera di bonifica dei danni ecologici provocati dalle industrie nazionali prima di essere privatizzate. Quest'ultimo è un appalto il cui valore si pensa possa raggiungere la cifra astronomica in Repubblica ceca di circa quattro miliardi di euro. Gli analisti prevedono anche un minor interesse da parte degli investitori stranieri ora che il Paese è così pesantemente coinvolto nella crisi politica. Certamente, in questa situazione, appaiono vanificati gli sforzi compiuti dalla Repubblica ceca per dare all'esterno una immagine positiva e per evitare che in Occidente il Paese venga valutato alla stregua di altri paesi dell'Est le cui economie appaiono in una condizione di dissesto.

Speriamo in bene :yesss: