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meskalito
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Un pò di aria fresca da un generale russo

11 SETTEMBRE: UNA PROVOCAZIONE MONDIALE

11 Settembre 2001 – UN'ANALISI DEL GENERALE LEONID IVASHOV

DI L. IVASHOV
Redvoltaire/ inSurGente

”Il terrorismo favorisce la realizzazione degli obiettivi di dominio mondiale e la sottomissione degli Stati agli interessi di un’oligarchia mondiale”

Il Generale russo in congedo Leonid Ivashov, ex capo delle Forze Armate della Russia, è una delle persone meglio informate nel mondo, non soltanto a causa del ruolo che ha occupato e che gli ha permesso di godere di tutta una serie di sofisticati strumenti: satelliti artificiali, una squadra di analisti e altre reti d’informazione segrete o confidenziali, ma anche perché attualmente è il vice presidente dell’Accademia di Geopolitica a Mosca. Ma ciò che maggiormente lo contraddistingue è la trasparenza e la sincerità quando parla sui problemi politici del potere mondiale che stanno colpendo l’Umanità cosa di cui altre persone, nella sua condizione, per motivi di Stato, taccerebbero. Redvoltaire/inSurGente

L’esperienza dell’umanità dimostra che il terrorismo appare dove si voglia che si produca un’aggravante delle contraddizioni di un momento determinato, dove le relazioni cominciano a degradarsi in seno alla società e dove l’ordine sociale soffre dei cambiamenti, lì dove nasce l’instabilità politica, economica e sociale, dove si liberano potenziali di aggressività, dove cadono i valori morali, dove trionfano il cinismo e il nichilismo, dove si legalizzano i vizi e dove la criminalità si sviluppa velocemente.

I processi legati alla globalizzazione creano situazioni favorevoli per questi fenomeni, molto pericolosi. Provocano una nuova divisione della cartina geopolitica del mondo, una redistribuzione delle risorse del pianeta, violano la sovranità e cancellano le frontiere degli Stati, smantellano il diritto internazionale, mettono fine alle diversità culturali, impoveriscono la vita spirituale e morale.

Penso che oggigiorno possiamo parlare di una crisi sistemica della civiltà umana. Questa si manifesta in modo particolarmente acuto sul piano dell’interpretazione filosofica della vita. Le sue manifestazioni più spettacolari hanno a che fare con il senso che si dà alla vita, all’economia e al campo della sicurezza internazionale.

L’assenza di nuove idee filosofiche,la crisi morale e spirituale, la deformazione della percezione del mondo, la diffusione di fenomeni amorali contrari alla tradizione, la competitività per l’arricchimento illimitato e per il potere, la crudeltà, portano l’umanità verso un decadimento e a chissà quale catastrofe.

L’inquietudine, così come la mancanza di prospettive di vita e di sviluppo nella quale si vedono sommersi molti paesi e Stati, conformano un importante fattore di instabilità mondiale.

L’essenza della crisi economica si manifesta nella lotta implacabile per le risorse naturali, negli sforzi che impiegano le grandi potenze mondiali, principalmente gli Stati Uniti di America, così come alcune aziende multinazionali, per sommettere ai loro interessi i sistemi economici di altri Stati e prendere il controllo delle risorse del pianeta, soprattutto le fonti di approvvigionamento degli idrocarburi.

La distruzione del modello multipolare che garantiva l’equilibrio delle forze nel mondo ha causato anche la distruzione del sistema di sicurezza internazionale, delle norme e principi che reggevano i rapporti tra gli Stati, e il ruolo dell’ Onu e del suo Consiglio di Sicurezza.

Attualmente gli Stati Uniti si abrogano il diritto di decidere il destino di altri Stati, di commettere atti aggressivi, di sommettere i principi della Carta delle Nazioni Unite alla loro stessa legislazione. Sono stati precisamente i paesi occidentali che, attraverso le loro azioni e aggressioni contro la Repubblica Federale di Iugoslavia e Iraq e al permettere in maniera palese l’aggressione di Israele contro il Libano, minacciando la Siria, l’Iran e altri paesi, a liberare un enorme energia di resistenza, di vendetta e di estremismo, energia che ha rinforzato il potenziale di terrore prima di ritornare, come un boomerang, contro l’Occidente stesso.

L’analisi dell’essenza dei processi di globalizzazione, così come le dottrine politiche e militari degli Stati Uniti, dimostra che il terrorismo favorisce la realizzazione degli obiettivi di dominio mondiale e la sottomissione degli Stati agli interessi di un’oligarchia mondiale.

Questo significa che (il terrorismo) non costituisce per se stesso un attore della politica mondiale bensì un semplice strumento, il mezzo per instaurare un nuovo ordine unipolare con un centro di comando mondiale unico, per cancellare le frontiere nazionali e garantire il dominio di una nuova elite mondiale. E’ precisamente quest’ultima il principale attore del terrorismo internazionale, il suo ideologo e “padrino”. E’ lei stessa che viene rinforzata per dirigere il terrorismo contro gli altri Stati, inclusa la Russia.

Il principale obiettivo della nuova elite mondiale è la realtà naturale, tradizionale, storica e culturale che ha messo le basi al sistema di rapportarsi tra gli Stati, dell’organizzazione della civiltà umana negli Stati nazionali, dell’identità nazionale.

L’attuale terrorismo internazionale è un fenomeno che consiste, per strutture governative e non- governative, nell’utilizzo del terrore come un mezzo per raggiungere obiettivi politici terrorizzando, destabilizzando la popolazione sul piano socio-psicologico, demotivando le strutture del potere dello Stato e creando le condizioni che permettano di manipolare la politica di Stato e il comportamento dei cittadini.

Il terrorismo è un modo di fare la guerra in modo differente, non convenzionale. Contemporaneamente, il terrorismo, unito ai media, si comporta come un sistema di controllo dei progetti mondiali.

E’ precisamente la simbiosi tra i media e il terrore che crea le condizioni favorevoli ai grandi disordini nell’ ordine mondiale e della realtà esistente.

Se si esaminano in questo contesto i fatti avvenuti l'11 Settembre 2001 negli Stati Uniti, possiamo giungere alle seguenti conclusioni:

L'attentato terrorista contro le torri gemelle del World Trade Center ha modificato il corso della storia mondiale distruggendo definitivamente l'ordine mondiale che era risultato dagli accordi Yalta- Potsdam; ha permesso di slegare le mani agli Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele, permettendo loro di realizzare azioni contro altri paesi in aperta violazione delle regole dell’Onu e degli accordi internazionali; Ha stimolato lo sviluppo del terrorismo internazionale. Dall’altra parte, il terrorismo si presenta come uno strumento radicale di resistenza ai processi di globalizzazione, come un mezzo di lotta di liberazione nazionale, di separatismo, come un mezzo per risolvere conflitti tra le nazioni e le religioni e come uno strumento di lotta economica e politica.

In Afghanistan, in Kosovo, nell’Asia Centrale, in Medio Oriente e nel Caucaso, abbiamo corroborato che il terrore serve anche per proteggere i narcotrafficanti, destabilizzando le loro zone di passaggio.

E’ comprovato che in un contesto di crisi sistemica mondiale il terrore si è trasformato in una specie di cultura della morte, nella cultura della nostra quotidianità. Irrompe nella prosperosa Europa, tormenta la Russia, scuote il M.O e l’est asiatico.

Fa sì che la comunità internazionale torni dipendente alla ingerenza violenta e illegale negli affari degli Stati e nel comportamento dei governi e della popolazione.

Ciò che è più spaventoso è che il terrorismo ha molto futuro a causa della nuova spirale di guerra che oggi si profila per la redistribuzione delle risorse mondiali e per il controllo delle zone strategiche del pianeta. Dentro la strategia della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, approvata quest’anno dal congresso Usa, l’obiettivo apertamente dichiarato della politica di Washington è “garantire l’accesso a regioni chiave del mondo, alle comunicazioni strategiche e alle risorse mondiali”, avendo come mezzo per ottenerlo la realizzazione di golpe preventivi contro qualsiasi paese.

Dal punto di vista del Congresso, gli Stati Uniti possono adottare una dottrina di golpe nucleari preventivi, che hanno molto del terrorismo nucleare.

Questo implica a grande scala, l’uso di sostanze nocive e di armi di distruzione di massa. Non ci saranno scrupoli al momento di scegliere i mezzi da usare per rispondere ad un attacco. Sarà solo questione di scegliere i mezzi.

La provocazione attraverso un atto di terrorismo si trasforma in un mezzo per raggiungere gli obiettivi politici a livello globale, regionale e locale. Così è stato che una provocazione organizzata nella località di Rachic (Kosovo, Serbia) finì per dare luogo al cambio del regime politico in Serbia e alla caduta della Repubblica Federale della Iugoslavia, mentre serviva come scusa per l’aggressione della Nato e la separazione del Kosovo e della Serbia. In questo caso trattasi di una provocazione a livello regionale. Lo stesso si può dire della recente provocazione che ha dato luogo all’aggressione di Israele contro il Libano, a luglio del 2006.

L’esplosione nella metropolitana a Londra, i disordini a Parigi nel 2005 e 2006, sono provocazioni locali che hanno avuto delle ripercussioni nella politica e nell’opinione pubblica della Gran Bretagna e in Francia.

Praticamente dietro ogni atto di terrorismo si nascondono forze politiche molto potenti, aziende transazionali o strutture criminali con degli obiettivi ben precisi. E quasi tutti gli atti terroristici, eccettuate le attività di liberazione nazionale, sono in realtà delle provocazioni. Anche nel caso dell’Iraq, le esplosioni nelle moschee sunnite e sciite non sono altro che provocazioni organizzate secondo il principio “dividi et impera”. Lo stesso succede con la presa di prigionieri e l’assassinio di membri della missione diplomatica russa a Baghdad.

L’atto terroristico commesso con fini di provocazione è tanto antico come l’umanità stessa. Si può anche parlare di un’operazione su scala mondiale. Le operazioni di questo tipo in genere permettono di risolvere vari problemi mondiali allo stesso tempo. Si possono definire nel seguente modo:

1. L’oligarchia finanziaria mondiale e gli Stati Uniti hanno ottenuto il diritto non formale di ricorrere alla forza contro qualsiasi Stato.

2. Il ruolo del Consiglio di Sicurezza si è liquefatto. Attualmente svolge sempre maggiormente un ruolo di organizzazione criminale complice dell’aggressore e alleato alla nuova dittatura fascista mondiale.

3. Grazie alla provocazione dell’11 Settembre, gli Stati Uniti hanno consolidato il loro monopolio mondiale e ottenuto il via libera a qualsiasi regione del mondo così come alle sue risorse.

Lo sviluppo dell’operazione-provocazione conta sempre sulla presenza obbligatoria di 3 elementi:

chi ordina che si realizzi,
l’organizzatore,
chi lo esegue.

Nel caso della provocazione dell’11 Settembre, e contrariamente all’opinione dominante, “Al Qaeda” non poteva ordinare la sua realizzazione, né organizzarla, dato che non disponeva delle risorse finanziarie (enormi) che esige una azione di tale magnitudine. Tutte le operazioni che ha realizzato questa organizzazione sono azioni di tipo locale e molto primitive. Non ha le risorse umane, di una rete di agenti abbastanza sviluppata nel territorio degli Usa, che gli permetterebbe di penetrare le decine di strutture pubbliche e private che garantiscono il funzionamento dei trasporti aerei e che vigilano per la loro sicurezza. Conseguentemente, Al Qaeda non può essere stato l’organizzatore di questa operazione (sennò a cosa servono l’FBI e la CIA?)

Ma potrebbe essere stato un semplice esecutore di questo atto terroristico.

Nella mia opinione, può essere stata l’oligarchia finanziaria mondiale che ha ordinato la realizzazione di questa provocazione, per instaurare una volta per tutte “la dittatura fascista mondiale delle banche” (espressione del noto economista statunitense Lyndon Larouche) e per garantire il controllo delle limitate risorse mondiali degli idrocarburi.

Si tratterebbe, inoltre, di garantire a se stessa il predominio mondiale per un lungo periodo. L’invasione in Afghanistan, paese ricco in giacimenti di gas, quella dell’Iraq e forse anche quella dell’Iran, paesi che contano su riserve di petrolio di livello mondiale, così come l’instaurare un controllo militare sulle strategiche vie di trasporto di petrolio e il considerevole aumento del prezzo di quest’ultimo, sono le conseguenze dei successi dell’11 Settembre del 2001.

L’organizzatore dell’operazione può essere stato un consorzio ben organizzato e abbondantemente finanziato e composto da rappresentanti (antichi e attuali) dei servizi segreti, di organizzazioni massoniche e di impiegati dei trasporti aerei.

La copertura mediatica e giuridica è stata garantita dagli organi della stampa, dai giuristi e dai politici al soldo. Gli esecutori sono stati scelti in funzione della loro origine etnica nella regione che possiede le risorse naturali di importanza mondiale.

L’espressione di “terrorismo internazionale”, come principale minaccia per l’umanità, è entrata di colpo nelle faccende giornaliere politiche e sociali.

Questa minaccia si identifica con la persona di un islamico, cittadino di un paese che ha enormi risorse di idrocarburi. E’ stato distrutto il sistema internazionale costruito nel periodo nel quale il mondo era bipolare e si sono alterate le nozioni di aggressione, di terrorismo di Stato e di diritto alla difesa.

Il diritto dei popoli alla resistenza di fronte all’aggressione e di fronte alle attività sovversive dei servizi segreti esteri, così come il diritto a difendere i propri interessi nazionali, cominciano ad essere calpestati. E al loro posto vengono conferite tutte le garanzie alle forze che cercano di instaurare una dittatura mondiale e di dominio mondiale.

Ma la guerra mondiale non è ancora finita. E’ stata provocata l’11 Settembre del 2001 e non è altro che il preludio di grandi eventi che stanno per accadere.

Il generale in congedo Leonid Ivashov, ex Capo delle Forze Armate della Federazione Russa, oggi Vicepresidente dell’Accademia di Problemi Geopolitici. E’ stato Capo del Dipartimento degli Affari Generali del Ministero della Difesa Dell’Unione Sovietica, segretario del Consiglio dei Ministri di Difesa della Comunità degli Stati Indipendenti (CEI), capo del Dipartimento di Cooperazione Militare del Ministero di Difesa della Federazione Russa. L’11 Settembre del 2001 occupava l’incarico di capo dello Stato Maggiore delle Forze Armate Russe.

Titolo originale: “11 de septiembre: una provocación mundial; un análisis del General Leonid Ivashov ”

Fonte: http://www.insurgente.org

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5709