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#11471

zret
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Il termine rune deriva dal norreno rùnar, scrittura segreta, ed è un sistema alfabetico germanico composto in origine da 24 segni poi ridotti a 16 nel sec. VIII d.C. Questo alfabeto è di solito denominato Futhark, nome corrispondente ai primi sei segni della serie. Si ignorano le origini di questo alfabeto e si suppone che esso risalga al II sec.d.C. Si nota qualche analogia con l’alfabeto greco (anch’esso ha 24 grafemi) ed etrusco, ma la nascita delle rune non è tanto legata ad un’esigenza di traslitterazione quanto al simbolismo magico di ogni runa, il cui valore era occulto. Infatti le saghe nordiche rappresentano la runa come incisione magica, come segreto carpito da Wotan attraverso l’impiccagione iniziatica. Le rune venivano incise su legno (corteccia, tronchi), su pietra, su metalli (armi, sigilli, monili). I caratteri trovarono impiego pressoché esclusivo nell’area scandinava, inglese e frisona. Gli ultimi testi runici risalgono al XII sec. d. C.

Come si accennava, se confrontiamo i pittogrammi di Sumer con alcune “lettere” dell’ovoide si notano delle affinità: in particolar modo la spiga mesopotamica ricorda la spiga dell’uovo di pietra.

Si può rilevare anche qualche addentellato tra lo stile filiforme del Danube script con le esili ed angolose rune nordiche. Non si può certo affermare che la presunta scrittura danubiana sia all’origine dell’alfabeto germanico, anche perché un lunghissimo periodo di tempo le separa e tuttavia, ricordando che l’area danubiana fu terra di insediamento di genti indoeuropee sin dall’epoca protostorica, si potrebbe pensare ad un originario milieu centro-europeo da cui affiorò qualche ricordo segnico poi confluito in grafie successive.

Il discorso si collega all’individuazione delle terre in cui fiorirono le prime culture, almeno quelle post-diluviane, eredi di civiltà precedenti e che la storiografia ufficiale confina nel mondo ovattato e “fittizio” del mito. Forse la vexata quaestio della matrice orientale o iperborea della civiltà diventa oziosa, se pensiamo a Sumer come plaga dove i superstiti di un continente meridionale (Mu?) fondarono dei nuclei urbani, ed all’Europa come terra in cui sciamarono, almeno in parte, i sopravvissuti di Atlantide.

Scrivevo, a proposito di tale soggetto, in Ex Oriente lux?

“Bisognerebbe stabilire se la cultura occidentale e quella orientale abbiano la stessa origine, come è probabile, o se siano indipendenti l'una dall'altra. Non escluderei che esse abbiano subito un intervento esterno amalgamato a culture terrestri forse piuttosto primitive per le quali costituì un impulso determinante. Indicare un'esatta cronologia delle varie civiltà è impresa assai ardua, specialmente se si considerano le sincronie, le sovrapposizioni, gli intrecci spesso inestricabili che rivelano talora una compresenza di tracce storiche e preistoriche negli stessi periodi, con strani salti tecnologici e discontinuità.

Tuttavia disconoscere tutto il contributo mitopoietico e linguistico delle culture nordiche ed occidentali, di cui fu espressione anche quella megalitica, mi pare azzardato. Ricondurre ogni manifestazione alla Mesopotamia è riduttivo, ma forse si comprende, se si ricorda che alcuni retaggi sono esclusi dalla paleontologia, dall'archeologia e dalla storia ufficiali forse perché custodiscono segreti scomodi. E' un caso se le persone dai capelli rossi sono oggi vittime di una strisciante persecuzione? Certo, la luce polare è fredda, ma è pur sempre luce e potrebbe rischiarare molti misteri”.Se i glifi danubiani sono una scrittura, resta da stabilire se è ideografica, sillabica o alfabetica. Questi esili disegni sulla pietra sono davvero la testimonianza che uno dei principali centri di irradiazione culturali è situato nel mondo occidentale? Ex Occidente lux?

http://zret.blogspot.com/2009/12/la-sfera-di-lepenski-vir-seconda-ed.html