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farfalla5
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Io lo sto guardando, tutte le volte che dr Bishop parla della scienza ai confini dell' impossibile penso al nostro Rich…sarebbe pane per i suoi denti :hehe:

ecco anche Maurizio Baiata ha scritto un articolo:

“Il Tredicesimo Apostolo”: gli X Files sono anche Italiani
12 gennaio 2012 di Maurizio Baiata
Da tre settimane sto seguendo la prima stagione della serie americana “Fringe”, inedita per gli schermi televisivi italiani, grazie a un graditissimo e inatteso regalo natalizio, un cofanetto contenente sette dvd per un totale di 20 episodi. Quasi ogni sera, mi attende la visione frenetica di due episodi, in lingua originale e senza sottotitoli, per 100 minuti (a parte il “pilota” di 81) artigliato al televisore.

Definita dai suoi creatori J.J. Abrams, Alex Kurtzman e Roberto Orci una serie di science fiction, “Fringe” in realtà non usa il linguaggio della fantascienza, l’immaginazione sfrenata imbrigliata in un canovaccio di sola invenzione. [u]“Fringe” è giornalismo investigativo alle prese con fenomeni che le scienze di frontiera studiano da molti anni. Che se ne occupasse la TV era accaduto con “X-Files”, dove, a un certo punto, si sarebbe pur giunti al nocciolo della questione:[/u] “Sappiamo che di più non è dato sapere” e Chris Carter se ne è reso conto, sospendendosi a mo’ di marionetta davanti alla cortina fumogena dell’ignoto da non poter più raccontare.

Se le ragioni sono molte, vale ancora continuare a indagare. Non c’è dubbio, Scully e Mulder hanno fatto tutto il possibile, ma il muro di gomma non si è liquefatto. Per ottenere questo risultato ci voleva qualcos’altro: “Fringe”. Non mi permetterei mai di anticiparne i contenuti e, soprattutto, quanto di nuovo di quel mondo del paranormale (vissuto da ognuno di noi ovunque nel mondo, ma nelle mani di strutture che di esso nulla lasciano trapelare) sto apprendendo. Questa serie americana, giunta alla quarta stagione e della quale non so chi abbia acquisito i diritti per l’Italia, rivela molto di più.

Claudia Pandolfi e Claudio Gioè, protagonisti de “Il Tredicesimo Apostolo” (Foto: Taodue)
Altrettanto fa “Il Tredicesimo Apostolo”. Non mi attendevo di apprendere del nuovo da una serie italiana e invece sta accadendo e, per giunta, in prima serata, dove il mistero se passa lo fa nelle maglie extrafini di contenitori giornalistici e scientifici in cui l’ultima parola viene solitamente lasciata alle posizioni scettiche.

Invece, nell’arco dei primi quattro episodi de “Il Tredicesimo Apostolo” sin qui trasmessi da Canale 5, per la prima volta dall’avvento del colore nel nostro Paese la fiction si avventura su territori inesplorati e, al momento, visti nell’ottica dell’indagine che non tira conclusioni tranquillizzanti e narcotizzanti. Due gli elementi da segnalare rispetto allo straordinario successo di avvio di questa serie. Che il pubblico italiano l’abbia scelta riservandole altissimi ascolti, nonostante gli argomenti inerpicati su sentieri scoscesi e persino insidiose sabbie mobili. E la narrazione, di storie come avviene in “Fringe” fra loro collegate e intersecate, che non lascia dubbi: se si indagano misteri e fenomeni che sfuggono alla nostra comprensione razionale, si intuisce chiaramente che dietro a tali fenomeni si cela altro ed è proprio questo “altro” che siamo invitati a scoprire.

Anche in questo si dirà, “ma è solo fiction” o, più impietosamente, “sono solo bufale”. Sono pronto a scommettere che “Il Tredicesimo Apostolo” è già oggetto di interesse non solo del grande pubblico (questo lo indicano i ratings), ma di chi questi fenomeni e questi studi osteggia, tenta di demolire, o gestire a suo vantaggio.

Basta leggere alcune sfumature nei primi episodi. Non mi soffermo sulla classe dei protagonisti, Claudia Pandolfi e Claudio Gioè e di un cast sempre di tutto rispetto (come Laura Glavan, la Saturnia protagonista di “6 Giorni sulla Terra” di Varo Venturi) ma su come la produzione, la regia, la sceneggiatura, anche il network che la mette in onda, abbiano già vinto una scommessa grandiosa, contro l’ignoranza, l’oscurantismo religioso, la scienza dogmatica e tutte quelle forze che in un modo o nell’altro li foraggiano.

In questo, tutto sembra persino superare l’intento del regista italiano Alexis Sweet, qui riportato: “Per raccontare Il Tredicesimo Apostolo – spiega – è necessario partire da una premessa: volevamo fare una serie nuova e coraggiosa… nuova in quanto sapevamo di collocarla in un panorama televisivo come quello italiano dove sarebbe stata la prima serie a trattare l’argomento del paranormale in maniera approfondita e coraggiosa perché abbiamo voluto creare e soddisfare aspettative di un pubblico molto vasto come quello di Canale 5 ancora non abituato a questo tema”.

Accennavo però alle sfumature in alcuni passaggi chiave. Nel corso di ogni indagine, che a condurla sia l’agente dell’FBI o dei RIS, un teologo o una psicoterapeuta (come ne “Il Tredicesimo Apostolo”) quando si sta per arpionare la verità, l’ostacolo che impedirà il suo completo svelarsi è rappresentato dal “Potere”, che si incarna nella figura dell’alto prelato, dello scienziato, del Gran Maestro di una loggia, o del militare di alto grado.

Per ora, la serie prodotta dalla Taodue, ci ha mostrato e non solo tra le righe tre espressioni di questo potere. Per la quarta, aspettiamo.

Maurizio Baiata, 12 Gennaio 2012


IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.