Rispondi a: CRISI FINANZIARIA: un nuovo mondo sta nascendo

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Richard
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Il timone della crisi nel secolo post-americano – 16/06/09
Intervista di Giulietto Chiesa alle «Izvestija», a cura di Ivan Antonov

Al recente International Economic Forum si sono tenute molte discussioni. Una delle controversie più inattese si è avuta nella sessione intitolata “Prospettive di evoluzione dei sistemi politici”. Si tratta delle considerazioni piuttosto insospettabili formulate da un analista veterano della CNN, Bill Schneider (vedi nel BOX in fondo all’articolo, NdT).

Una risposta gli viene data da un famoso scrittore e politico, Giulietto Chiesa. In un’intervista con Ivan Antonov delle «Izvestija», Chiesa spiega la sua visione dell’America nel mondo contemporaneo.

Domanda: Uno dei suoi interlocutori, Bill Schneider, ha detto che, a suo parere, la crisi da un punto di vista globale non cambierà nulla, e gli USA resteranno ancora il centro in cui si prendono le decisioni. Cosa ne pensa di questo punto?

Risposta: Credo che pensare che tutto rimarrà come prima sia una grande illusione, un autoinganno. Che potrebbe costare molto caro non solo agli americani, ma a tutti noi. Al contrario, io vedo che il presidente Obama, forse più di molti suoi collaboratori e di qualsiasi rappresentante dell’élite americana, capisce che la situazione è cambiata radicalmente. E io spero che questo possa continuare, perché i grafici che ho citato lo dicono in modo assolutamente ovvio. Il centro di gravità dell’economia finanziaria internazionale è slittato verso l’Asia. Le tre banche più grandi su scala internazionale sono cinesi. La loro capitalizzazione totale supera la capitalizzazione delle restanti fra le 20 banche più ricche. Non vedere ciò significa essere ciechi. Ritengo che l’impero americano sia finito. Abbiamo solo bisogno di capirlo, ci vuole tempo per realizzare questa cosa. Capire cosa succederà nei prossimi due o tre anni. Giusto per citare un esempio: i cinesi hanno accumulato più di 2 trilioni di dollari USA. Sono nelle mani dei cinesi, ribadisco. Li manterranno tranquilli finché il dollaro, per esempio, non si svaluterà. Ma siccome il dollaro sta cominciando a svalutarsi seriamente (cosa contro cui ritengo che Obama non possa far nulla) la Cina sta cominciando a preoccuparsi, ed è già un giocatore di prima grandezza nell’arena internazionale. In più, sembra, ci sono altri paesi – Brasile, India – oltre alla Russia, senza dimenticare l’Unione europea. Ci sono pochi giganti, che sono chiamati a proteggere i propri interessi. Già ora l’intero Occidente non è in un “unico calderone”, ci sono interessi diversi. E gli USA non possono prendere decisioni senza tener conto di queste preoccupazioni. Quando dico “la fine dell’Impero”, intendo dire proprio questo. L’imperatore non esiste, se deve negoziare con i subordinati. Per gli americani risulta difficilissimo lasciarsi alle spalle il precedente modo di pensare.
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vi ricordo anche
Giappone, tutto il PD giapponese e importanti settori della società civile con Yukihisa Fujita per una nuova inchiesta sull’11/9. 12/05/09
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