Rispondi a: CRISI FINANZIARIA: un nuovo mondo sta nascendo

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In piazza la «primavera spagnola»
Bivacchi e slogan: «Yes, we camp»
Giovani, pensionati, famiglie intere unite contro il sistema politico-finanziario, i tagli, la crisi, banche e corruzione

Dal nostro corrispondente ELISABETTA ROSASPINA

MADRID – Se ha funzionato da Reykjavik al Cairo e a Sana’a, perché non a Madrid? «Yes, we camp» annunciano almeno 5000 spagnoli che, dopo un vano tentativo di sgombero da parte della polizia, bivaccano (non sempre tutti assieme) da due giorni nel «punto zero» della capitale iberica: la Puerta del Sol. Nell’era di Twitter e dei social network, la sollevazione è avvenuta contemporaneamente in una quarantina di città spagnole, ma il centro nevralgico è qui, ai piedi del monumento equestre di re Carlo III, davanti alla sede della Comunità di Madrid, sotto la storica insegna al neon di Tio Pepe. E, soprattutto, ad appena quattro giorni dalle elezioni amministrative nel paese. Per i partiti tradizionali, contro i quali sono scesi in piazza i dimostranti, la «primavera spagnola» non poteva sbocciare in momento peggiore: tutta l’attenzione è concentrata ora sull’eterogeneo movimento che è iniziato con un nome utopistico, quello della piattaforma «Democracia real ya», democrazia vera ora, ma che ormai è noto piuttosto come il «15 M», il 15 maggio, data in cui, per un virtuale tam tam, è cominciato il raduno.
La protesta a Madrid

ACCAMPATI – Giovani, pensionati, famiglie intere unite contro il sistema politico-finanziario, i tagli determinati dalla crisi, il forte bipolarismo parlamentare, la corruzione, le banche, la legge elettorale attualmente in vigore. Non c’è un leader, o ancora non s’è visto, nell’«acampada Sol», l’accampamento che già fa gola come palcoscenico a qualche partito minore: «Niente da fare, qui non facciamo propaganda» è la risposta dalla Puerta del Sol, anche se nella piazza tira aria di astensionismo per domenica prossima. E intanto i manifestanti si organizzano per resistere almeno fino alla chiusura delle urne, il 22 maggio. Anche in altre città, come Barcellona (piazza Catalunya), Saragozza e Granada, i partecipanti si preparano a resistere: a Barcellona, dove non sono stati i poliziotti ma gli idranti dei camion della pulizia a far sloggiare gli accampati, gli organizzatori hanno pattuito di occuparsi direttamente delle pulizie, per evitare lo sgombero. A Saragozza, invece, i più giovani passano il tempo simulando l’intervento degli agenti e i metodi di resistenza passiva. A Granada, la polizia ha avuto la meglio. Ma su Twitter la rivolta è, al momento, inarrestabile.

18 maggio 2011

http://www.corriere.it/esteri/11_maggio_18/rosaspina-spagna-protesta-15maggio_b85f728a-8141-11e0-ab0f-f30ae62858c8.shtml

Spagna, onda popùlar
Le amministrative, tra crisi economica e malcontento giovanile.

di Giovanna Faggionato

(© getty images) Il Movimento 15 maggio a Madrid ha riempito le piazze di 50 città spagnole.

«!Asì no!». Così no!. Uno tra gli slogan del Movimento del 15 maggio, che ha raccolto alla Puerta del Sol di di Madrid fino a 4 mila persone per protestare contro i partiti e la politica di austerità del governo, racconta bene la Spagna che il 22 maggio si recherà al voto per le elezioni amministrative. Un Paese al bivio, che vuole cambiare. In gioco c’è il rinnovo delle assemblee di 13 regioni su 17, di 50 province e della maggior parte dei comuni, tra cui i municipi di Madrid, Barcellona, Siviglia.
LA DÉBÅCLE SOCIALISTA. I socialisti hanno cominiciato il countdown. I sondaggi li danno in discesa e, nonostante siano in cantiere anche le primarie per scegliere in fretta il successore di José Zapatero, l’ordine impartito dall’alto è concentrarsi sulla sfida elettorale.
Il Partido socialista obrero (Psoe) sta affrontando un'emorragia di consensi. Lo conferma il fatto che nelle elezioni locali di quattro anni fa, il Partito Popolare raccolse 160 mila voti in più.
Ma alla vigilia della nuova consultazione, le previsioni sono ancora più fosche e tra gli uomini del Psoe circola l’idea che «il meglio che si può fare è pareggiare». A peggiorare ulteriormente le aspettative ci si è messo pure il blocco degli “indignati”.
LA RABBIA DEGLI INDIGNATI. Indignati. È questo uno degli appellativi dato al movimento di giovani che dal 15 maggio ha organizzato proteste e riempito le piazze di più di 50 città spagnole.
Nato dalla convocazione della piattaforma Democracia real ya! (democrazia vera subito!), il movimento chiede una politica socio-economica nuova, che metta al centro le persone e non più gli imperativi finanziari.
I manifestanti contestano anche il sistema del bipartitismo (esistente nei fatti), accusando socialisti e popolari di fare tutti la stessa politica, al servizio delle banche, delle élite e della casta. Così, al grido di «Non ci rappresentano» o «Non è una crisi, è una truffa», giovani, disoccupati, famiglie intere si sono ritrovate insieme ad animare quella che su Twitter è già marchiata come la Spanish revolution.
IL MOVIMENTO, PROBLEMA DI SINISTRA. Anche se da tutte le parti viene invocata l’egiziana Piazza Tahrir, a dividere le due sponde del Mediterraneo è una differenza evidente. Da una parte si tratta di rivoluzioni di stampo liberale, che reclamano diritti civili di fronte a regimi autoritari, dall’altra della rivolta di generazioni che hanno perso diritti sociali.
Sarà per questo che la piazza non preocupa i dirigenti del Partito popolare, considerando le manifestazioni un problema tutto interno alla sinistra. La governatrice della Comunidad de Madrid, Esperanza Aguirre, ci ha persino scherzato sopra: «I ragazzi antisistema dovrebbero proprio candidarsi», ha dichiarato al quotidiano El Pais.
La crisi economica al centro della campagna elettorale

(© getty images) Il premier Zapatero durante la campagna elettorale per il Psoe.

In realtà, è la crisi economica a toccare tutti ed è il primo argomento di campagna elettorale anche per il Pp di Mariano Rajoy. Gli ultimi dati diffusi dall’Ine, l’istituto nazionale di statistica, non sono rassicuranti: in un anno i consumi interni sono scesi da una percentuale dello 0, 9% sul prodotto interno lordo allo 0,0%, registrato nel primo trimestre del 2011.
LACRIME E SANGUE. È vero che contemporaneamente cresce il peso dell’export in aumento dal 2,8% dei primi mesi del 2010 al 5% del 2011, ma la diagnosi è chiara: la società spagnola da sola non riesce più a sostenere la propria economia.
In un anno sono spariti 24 mila posti di lavoro. Se il governo è in panne, il leader popolare ha tirato fuori dal cappello solo la proposta di ridurre ulteriormente l’Iva sulle attività turistiche, l’economia del futuro, dall’8% al 4%. E poi stringere la cinghia.
«È il programma elettorale più difficile che abbiamo presentato da quando siamo nel partito», ha affermato il responsabile della campagna elettorale della Aguirre, «tutto basato sul contenimento del debito e della spesa».
GRANDI OPERE A MADRID. Un’inversione di tendenza per la regione di Madrid, che ha visto negli ultimi anni un fiorire di grandi opere. Secondo le previsioni, la popolare che ha visto dimettersi due assessori della giunta perché indagati per corruzione, dovrebbe battere il rivale Tomas Gomez, che si presenta come “il presidente della gente comune” e punta tutto sulla battaglia contro le privatizzazioni.
La Comunidad con il debito maggiore e la spesa fuori controllo è quella di Valencia, guidata Francisco Camps, discusso e amato leader popolare, anch’egli imputato nel famoso scandalo Gürtel, dal soprannome dell’imprenditore accusato di aver corrotto un folto gruppo di politici del Pp. Tra i candidati alle amministrative valenciane gli indagati di tutte le parti politiche sono almeno sette.
I CASI DI BASCO E ASTURIE. Nonostante ciò, la regione non è in discussione: resterà saldamente nelle mani dei conservatori, come del resto la Castilla y Léon.
Nelle Asturie a scombinare le carte è stato Alvarez Cascos, ex ministro del governo Aznar ed ex popolare, che non trovando l’accordo con i suoi ex compagni di partito, si è candidato con il Foro Asturias.
Clamorosa invece la sentenza della corte costituzionale del 5 maggio che ha riabilitato Bildu, il partito indipendentista basco, che ha sostituito Batasuna, e che ora è pronto a concorrere per le elezioni nei Paesi Baschi e in Navarra.
Il partito di Zapatero dovrebbe calare in Aragona e Extramadura dove ne guadagnerebbe la Izquierda Unida. Stessa previsione nell'amministrazione di Castilla y Mancha dove il Partito popolare potrebbe sottrarre agli avversari dai tre ai sette seggi.
LA BATTAGLIA PER LA SICUREZZA. Altro passaggio di consegne è atteso per il municipio di Siviglia, in un’Andalusia che, fortunatamente per il Psoe, non va al voto regionale. Nei comuni di Barcellona e di Madrid la sfida è fortemente incentrata sui temi della sicurezza: con i candidati sindaci del Pp schierati per il decoro, contro i senzatetto e a favore di politiche anti immigrati.
Per le federazioni territoriali del Psoe raggranellare più voti equivale anche avere più voce in capitolo nella scelta del successore di Zapatero. Per il cui posto, i candidati più papabili sono ministro della Difesa Carmen Cachon e il vicepremier Alfredo Pérez Rubalcaba. E se va male possono consolarsi e pregare: quasi sicuramente Santiago de Compostela e il suo santuario resteranno socialisti.

Giovedì, 19 Maggio 2011

http://www.lettera43.it/politica/16366/spagna-onda-popular.htm


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