Rispondi a: CRISI FINANZIARIA: un nuovo mondo sta nascendo

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Richard
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Amministratore del forum

“Reagite solo se è a rischio la vostra incolumità”. Parlano le forze dell'ordine che hanno avuto la peggio
Due giorni dopo è ancora aperta la ferita. Gli indignati e le forze dell’ordine sono state sconfitte dai violenti che hanno preso in ostaggio Roma per più di cinque ore. Eppure ci sono stati due momenti in cui la polizia avrebbe potuto isolare e bloccare gli incappucciati vestiti di nero. A Largo Corrado Ricci, all’incrocio tra via Cavour e i Fori Imperiali, quando il corteo degli indignati si era distanziato alla testa e alla coda dal gruppo dei black bloc (circa 200) e all’altezza del Colosseo dove si era creata la stessa situazione.

Ma nessun funzionario ha dato l’ordine ai reparti schierati sul posto di muoversi. Chi doveva assumersi la responsabilità di farlo non se l’è assunta. Gino e Angelo sono due agenti del primo reparto mobile della questura di Roma. Ci raccontano il 15 ottobre dal loro punto di vista. Accettano di parlare perché hanno la copertura sindacale. Sono delegati del Silp Cgil. Gino e Angelo hanno trent’anni. Gino mi fa vedere i segni sul polpaccio della gamba destra di una bomba carta lanciata dai dimostranti in Val di Susa. Mi racconta che a marzo scorso a Lampedusa quando il barcone di immigrati naufragò tra gli scogli insieme ai suoi colleghi si buttò in acqua per salvarli. Angelo è un ragazzo più chiuso, fisico da palestra, ma entrambi ben lontani dello stereotipo del “celerino”. Ragazzi con la testa sulle spalle. Cominciano dall’inizio.

Il giorno prima della manifestazione i capi squadra del turno della mattina vengono convocati in questura. “Gli uomini devono stare dietro ai mezzi. Se vi attaccano dovete sopportare. Reagite solo se è a repentaglio la vostra incolumità”. Gino e Angelo sapevano che la manifestazione era a rischio. Anche loro navigano su internet, sui social network. Ma se ci sono state informative dei servizi di sicurezza queste si sono fermate ai piani alti del Ministero e della Questura. Gli agenti sono arrabbiati. C’è un clima pesante in caserma. “La cosa che ci fa rabbia è che noi sentivamo alle radio le urla dei nostri colleghi che chiedevano aiuto: “Mandate urgentemente squadre in ausilio”, “ci stanno accerchiando”, “li abbiamo su tre lati”, “qui si sta mettendo veramente male”. Erano in difficoltà. E per due ore non ci siamo potuti muovere dallo sbarramento. Disorganizzazione? “Hanno sacrificato i colleghi che erano in piazza San Giovanni”.

Si è pensato di proteggere i palazzi delle istituzioni lasciando la piazza a se stessa sperando che non succedesse nulla di grave. Gino e Angelo sabato scorso prestavano servizio in uno degli sbarramenti mentre gran parte degli agenti dei reparti venuti dalle altre città erano impegnati nei nuclei mobili che dovevano intervenire nelle situazioni di emergenza. Molte squadre non sono mai arrivate sul posto o perché non sono state inviate o perché si sono perse lungo la strada. “La verità è che i black bloc erano più organizzati di noi. Ci hanno studiato. Prima di intervenire ci hanno contato e hanno colpito il contingente meno numeroso. Mentre noi abbiamo soltanto subito le loro aggressioni”.

Sono decine gli agenti rimasti feriti. Una quarantina del primo reparto mobile. E nessun refertato con i classici cinque giorni. Ci sono poliziotti con 20-30 giorni di prognosi. Gino e Angelo ci raccontano la loro vita al reparto mobile. Entrambi sposati, con figli. 1400 euro al mese. Tutto compreso. Turni di lavoro che cominciano la mattina e non sai quando finiscono. Sabato erano in piazza e domenica sera al derby Lazio-Roma. Quando si lascia la caserma si prende il cosiddetto cestino: un succo di frutta, una brioche e a volte una bottiglietta d’acqua. Sabato avevano la bottiglietta d’acqua ma si è consumata subito. “La cosa che più ci ha fatto piacere è quando gli abitanti di via Merulana ci hanno dato da bere acqua fresca”.

Il finale della conversazione riguarda quello che può succedere in futuro. “L’elemento che più ci preoccupa in questa fase socio-politica è che abbiamo ravvisato dei contatti pericolosi tra i violenti e gruppi che tradizionalmente, soprattutto giovani, in altre manifestazioni si erano tenuti ai margini dei disordini”, dice il segretario di Roma del Silp Cgil, Gianni Ciotti. Al termine dell’incontro con gli agenti mi sono fatto l’idea che sulla gestione dell’ordine pubblico abbia pesato la debolezza del governo e la paura di sbagliare. Ma come va affrontata questa nuova situazione? Angelo e Gino non hanno dubbi: “Nuova malattia? Nuova cura”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/18/%E2%80%9Ci-black-bloc-erano-piu-organizzati-di-noi%E2%80%9D/164483/