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BRUXELLES MANCA DI UN “PIANO B” IN CASO DI COLLASSO DELLA GRECIA
Postato il Martedì, 07 febbraio @ 13:53:36 CST di supervice

DI ANTONIO LEON
elEconomista.es

Stanno saltando i nervi nelle istituzioni dell'Unione Europea. Dopo il messaggio ufficiale inviato ieri dalla Commissione Europea, secondo cui la Grecia si deve piegare alle esigenze dei suoi salvatori perché non esiste un “piano B” contro il suo fallimento, la commissaria greca ha affermato che lo scenario ipotetico di un'uscita di Atene dell'euro si sta materializzando in un piano di emergenza. La Grecia si prepara a lasciare l’euro?

E da Bruxelles hanno avvertito che il rischio di contagio per paesi come Irlanda, Portogallo, Spagna o Italia non è scomparso, anche se i mercati hanno continuato a dare segnali positivi. “Si sono oltrepassati i termini”, si è dispiaciuto ieri il portavoce del liberale Olli Rehn, vicepresidente della Commissione Europea e Commissario Europeo per i Affari Economici e Monetari. Si riferiva al fatto che, non essendoci stato un accordo tra i politici greci, le entità finanziari titolari del debito pubblico che dovrebbero accettare un condono volontario e le istituzioni internazionali che finora hanno salvato Atene del fallimento – Commissione Europea, Banca Centrale Europea (BCE) e Fondo Monetario Internazionale (FMI) -, si allontana la possibilità che i differenti attori del riscatto possano essere pronti quando, a marzo, la Repubblica Ellenica dovrà affrontare la scadenza di 15 miliardi di euro di titoli del proprio debito. Senza accordo, Atene sarà insolvente.

Sforbiciata al salario minimo

Il portavoce comunitario ha difeso la solidarietà e la generosità dell'UE e del FMI che dalla primavera di 2010 hanno sostenuto Atene, e ha affermato che le autorità greche dovranno eseguire, oltre agli aggiustamenti di bilancio in corso, i programmi pattuiti per le riforme economiche e le privatizzazioni. Se la Grecia non si piegherà, non verranno rinnovati gli aiuti internazionali.

A creare scompiglio in questi giorni c’è la richiesta fatta ad Atene di attuare un'impopolare sforbiciata al salario minimo per spingere la competitività dell’economia nazionale. Secondo i dati di Bruxelles, il salario minimo in questo paese raggiunge un totale di 870 euro mensili – 751 euro ripartiti in quattordici mensilità -, al di sopra dei 566 euro del Portogallo.

Il ritardo accumulato nell’introduzione delle riforme in Grecia e nella ripresa del piano di salvataggio internazionale ha fatto affermare alla greca Maria Damanaki, Commissaria Europeo per la Pesca e gli Affari Marittimi, in una dichiarazione rilasciata alla stampa ellenica che lo “scenario” che contemplava l'ipotetica uscita greca dall'euro si sta trasformando in un “piano di emergenza” e in “preparativi che si stanno studiando in modo aperto”.

Interrogato sulle dichiarazioni della commissaria greca, il portavoce del commissario Rehn ha replicato che la Commissione Europea non sta lavorando su questi piani di emergenza, anche se ha riconosciuto che il settore privato si sta invece preparando in maniera attiva.

Oggi, riunione chiave
Il primo ministro greco Lucas Papademos, che la scorsa settimana ha minacciato di dimettersi, si è riunito Lunedì pomeriggio con i rappresentanti della troika (Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea) per cercare di determinare in modo definitivo i nuovi tagli.

Le due parti hanno ravvicinato le proprie posizioni e potrebbero giungere a un accordo, ha assicurato a EFE una fonte del governo greco. Ambedue hanno ridotto le proprie richieste sul controverso tema della riduzione dei salari nel settore privato. Secondo l'accordo che si sta profilando, la troika avrebbe accantonato l’eliminazione delle due mensilità extra in cambio di una diminuzione del salario di almeno il 20 per cento, un qualcosa a cui i partiti che appoggiano il governo – socialdemocratici, conservatori e ultradestra – si oppongono in modo assoluto. Inoltre, il governo è sceso a patti con la troika per ridurre di altre 15.000 unità i dipendenti pubblici nel 2012.

Oggi Papademos ha posticipato la riunione, inizialmente prevista per lunedì pomeriggio, con i dirigenti dei tre partiti politici che appoggiano il suo governo per approvare le nuove misure richieste dall'UE e dal FMI. Fonti del ministero delle Finanze hanno informato che “verso le sette (16:00 ore GMT) di oggi si avrà una nuova riunione tra la Troika, il capo del governo ellenico e Venizelos”. “Il pericolo di un fallimento delle negoziazioni persiste”, ha dichiarato il portavoce del Pasok, Panni Beglitis, all'agenzia AMNA e per questo motivo “Papademos ha chiesto al ministero delle Finanze di preparare con urgenza un documento sulle conseguenze di un possibile insuccesso”.

Rischio di contagio per la Spagna

“Il rischio di contagio non è mai stato eliminato, è sempre esistito e c’è tuttora”, ha ammesso il portavoce del vicepresidente della Commissione Europea quando è stato interrogato sulla possibilità che una nuova incertezza sul futuro della Grecia possa di nuovo alimentare il nervosismo dei mercati e che gli stati come Spagna, Italia, Irlanda e Portogallo debbano poi contare i danni.

Bruxelles ha raccomandato alla Spagna di non abbassare la guardia e di proseguire gli sforzi per il risanamento di bilancio e le riforme economiche, per mantenere la propria credibilità e proteggersi contro il rischio di contagio. E ha brandito i segnali di fiducia offerti dagli investitori nelle ultime settimane, che si sono materializzati nel calo dei tassi di interesse che il mercato esige dallo Stato spagnolo per finanziare il suo debito pubblico.