Rispondi a: CRISI FINANZIARIA: un nuovo mondo sta nascendo

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#118025
InneresAuge
InneresAuge
Partecipante

E' un grande :hehe:
p.s. Alamanni = tedeschi 😀

[size=24]I salari reali alamanni sono scesi del 6%
(su cortese richiesta di Ecodellarete, che dopo aver rettificato il titolo del post precedente merita vieppiù la nostra imperitura gratitudine)

Alcuni espertoni stanno contestando i grafici che ho utilizzato nel famoso post di “mi’ cuggino”, quello nel quale, per stigmatizzare l’insulsa e infondata teoria secondo la quale la competitività tedesca si basa sull’essere i tedeschi belli biondi e produttivi, facevo invece vedere come una buona parte del recupero di competitività della Germania derivava da un più banale taglio dei salari reali.

La bellezza, insomma, pare che sia una volta di più negli occhi di chi guarda. Molti commentatori più o meno professionisti in giro per il web provano una forte attrazione per il tipo dolicocefalo biondo. Io, che sono di aperte vedute, non li giudico per questo, anzi! Auguro loro che vada al governo la sinistra, così i loro salari saranno tagliati di un bel 10%, ma loro si potranno sposare (in chiesa) con il biondo del loro cuore (purché quest’ultimo sia d’accordo), e potranno adottare tanti frugoletti, anch’essi biondi.

Detto questo, l’idea che la competitività tedesca dipenda da tagli ai salari reali non è il delirio allucinato di una persona accecata dall’odio antigermanico. Prima di essere riflessa nelle statistiche (cosa della quale parliamo subito dopo), è una cosa ampiamente nota e riconosciuta da tutti, a partire proprio da consulenti del governo tedesco, come Roland Berger, passando per organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite. Non si può dire altro che questo, perché nei dati c’è questo. E cosa c’è nei dati? C’è che i redditi da lavoro dipendente medi unitari della Germania sono diminuiti del 5.7% dal 2003 al 2009. Vi spiego a cosa si riferisce questo dato e come è costruito.

Preciso, intanto, che io lavoro coi dati da trent’anni, quindi so che gli errori esistono, e sono sempre grato a chi mi chiede di verificare i miei risultati. Fa parte del normale lavoro scientifico: quando invii un articolo a una rivista, due o tre colleghi (che tu non conosci e che non ti conoscono) riguardano i tuoi conti e se non vanno ti chiedono (anonimamente) spiegazioni o correzioni. Certo in un blog le cose sono diverse: i correttori sono parecchie centinaia. Il tempo però è molto meno, quindi, come dire, scuserete se non ho dato immediato seguito a richieste di chiarimento.

Altro “dettaglio”. Siccome lavoro sull’economia europea da una ventina d’anni, ho diverse versioni “professionali” (nel senso che si pagano) dei database che mi servono, e spesso per comodità uso quelle. Esempio di “comodità”? Se sono in un posto nel quale non ho banda, ovviamente preferisco usare una base dati su CD. Altro esempio di “comodità”. Se voglio risalire con una analisi fino agli anni ’60, il database online non mi basta (perché non riporta tutti i dati) e quindi devo servirmi dei database professionali off-line (su CD).

I grafici “de mi’ cuggino” erano costruiti partendo dalla versione 2008#2 del CD dell’“OECD Statistical Compendium” (lo indico come OSC08#2), nel quadro di una mia ricerca su come si fosse sviluppato il CLUP italiano e tedesco negli ultimi 30 anni. Il CLUP, ve lo ricordo, è il costo del lavoro per unità di prodotto, ed è dato dal rapporto di due rapporti: (redditi da lavoro dipendente/occupati dipendenti)/(valore aggiunto totale/occupati totali). Si tratta, cioè, del rapporto fra redditi unitari da lavoro dipendente (il costo del lavoro per addetto), e produttività media del lavoro (il prodotto per addetto).

Dunque. Il dato della discordia è quello dei redditi da lavoro dipendente per addetto, espressi in termini reali. Si ottengono dividendo i redditi nominali prima per il numero di dipendenti (ottenendo i redditi medi unitari) e poi per un indice dei prezzi (ottenendo i valori reali). Notate che redditi diviso dipendenti fornisce il numeratore del CLUP.

Dunque:

1) I redditi da lavoro dipendente a prezzi correnti (in inglese, Compensation of employees, Current prices) sono la serie DEU03001, tratta dal database GROSS DOMESTIC PRODUCT: INCOME APPROACH di OSC08#2. Ovviamente la serie del database 2008 non solo finisce nel 2008, ma fornisce comunque dati provvisori per gli anni immediatamente precedenti. Quindi ho completato le serie, per arrivare al 2010, estraendo i dati dalla versione on-line. Per la precisione, ho usato i dati “nuovi” a partire dal 2005, primo anno in cui erano diversi dai dati “vecchi” (ovvero: il database del 2008 riportava, evidentemente, nei tre anni precedenti dati ancora provvisori).
2) Gli occupati dipendenti (in inglese, Total employees) sono la serie DEU06014 di OSC08#2. Anche in questo caso, siccome la serie finiva nel 2008, l’ho aggiornata utilizzando a partire dal 2006 (primo anno con visibili discrepanze) i dati più recenti, quelli del database on-line.
3) Come indice di prezzo, visto che mi tornava più comodo da scaricare, ho utilizzato l’indice medio dei prezzi al consumo (Inflation, average consumer prices) del solito database del World Economic Outlook. Non mi sono segnato la versione, ma siccome ho fatto questi calcoli a ottobre scorso, penso fosse quella di settembre 2011. Per comodità di confronto con altre variabili, ho ribasato l’indice con base 2000=1.

I calcoli sono in questa tabella, a beneficio dei troll e di quelli che vogliono perder tempo a rispondergli:

Dato che i redditi sono in milioni (cioè nel 1999 erano 1060 miliardi) e gli occupati sono in migliaia (cioè nel 1999 erano 34 milioni), nel calcolare i salari unitari (colonna (d)) ho diviso i redditi per gli occupati divisi a loro volta per mille, in modo da dividere milioni con milioni (se vi sembra difficile, la soluzione è a portata di mano: non fate domande delle quali non potete capire la risposta). Il risultato a questo punto è in unità, cioè il salario medio annuo di un tedesco nel 1999 era di 30690 euro (colonna (d)).

Per ribasare l’indice l’ho diviso per il valore del 2000. La divisione per una costante, ovviamente, non altera la dinamica del fenomeno. Ripeto: avendo altre variabili a prezzi 2000, mi interessava esprimere anche quelle tedesche a prezzi 2000. BAU. No, non è un cane, è Business As Usual (come sapete voi che, come me, avete costruito modelli econometrici pubblicati su riviste impattate). L’indice ribasato è in colonna (e).
La variabile della discordia (ma perché, poi?) si ottiene dividendo i salari unitari nominali (colonna (d)) per l’indice ribasato (colonna (e)).

Qualche scemo in giro per il web mi ha accusato di aver detto una menzogna: i salari unitari tedeschi, secondo lui, non sarebbero diminuiti del 6%, e quindi io sono un cialtrone truffatore. E sapete che c’è? Ha ragione lui. Proprio vero che dal letame può nascere un fiore. Infatti dal 2003 al 2009 i salari unitari tedeschi sono diminuiti solo dello 5.7467549468%. Sì, gli imbecilli tengono alla precisione, ma visto che il lavoro lo fa Excel perché non accontentarli? Io avevo arrotondato all’intero più vicino perché sono un cialtrone, che ci volete fare, e un truffatore, un vile che dubita della fedeltà alamanna. In realtà sono solo un poveraccio che si massacra gli occhi sui dati da 30 anni. Carlucci mi ha attaccato questa malattia, e ormai non guarirò più. E ho capito che siccome i dati sono una creazione umana, non ha troppo senso andare oltre il primo decimale.

Ma basta così poco a far felice un troll…

Comunque, facciamo così, arrotondiamo, cialtronescamente.

Le cose stanno così: siccome dal 2003 al 2009 i salari crescono in media all’1%, e i prezzi crescono in media al 2%, ogni anno i lavoratori tedeschi hanno perso in media un punto di potere d’acquisto (salario reale), e ogni anno per sei anni fa il 6%. Capito mi avete? Bene.

Preciso che questo -6% sembrava enorme anche a me (perché se da un lato i tedeschi si sa, sono profondi, ma non sempre brillanti… dall’altro prendersi una legnata simile senza dir nulla mi pareva troppo anche per loro!).

Ho quindi fatto una verifica incrociata molto semplice: partendo da questi dati di base, ho ricostruito l’indice del CLUP (in inglese ULC, Unit Labour Cost) e l’ho confrontato con quello fornito dal database online dell’OCSE. Questa verifica mi forniva un riscontro di coerenza sia sezionale che temporale (cioè: mi serviva a vedere se i dati di uno stesso anno “si parlavano”, e se non c’erano “fratture” nelle serie di dati).

Ricordate?

Per costruire il CLUP cosa mi mancava?

Ma è chiaro! La produttività media del lavoro. E come l’ho costruita? Con due variabili:

1) il valore aggiunto totale (Total Gross Value Added at Basic Prices, serie DEU02013 del database OSC08#2);
2) gli occupati totali (Total Employment, serie DEU06007 del database OSC08#2).

In entrambi i casi, a partire dal 2005 ho usato i dati della versione on-line (scaricati il 24 gennaio 2012, quindi non so se sono più gli stessi, ma penso di sì).

Con queste due serie posso calcolare la produttività media del lavoro alamanna, e dividendo i salari unitari sopra calcolati per la produttività media ottengo un indice del CLUP, che posso confrontare con quello fornito caldo caldo direttamente dal database online. Se sono uguali, allora posso avere una certa fiducia nei miei calcoli. Se son diversi, allora si ricomincia. La vita dell’economista è fatta così.
I calcoli sono in quest’altra tabella:

Partendo dalla fine, l’indice del CLUP che mi sono calcolato partendo dai dati di base coincide di fatto con l’indice ULC scaricato dal database online (ribasato al 1991): la correlazione fra le due serie è di 0.975, e chi si intende un po’ di questa roba capirà che per essere una cosa fatta con la mano sinistra è venuta piuttosto bene: d’altra parte, se gli ingredienti sono quelli, perché il risultato non dovrebbe essere quello?

Ecco: con un grafico si vede meglio. Sono praticamente la stessa serie. Del resto, anche se CLUP è ricostruito coi dati offline, e ULC con quelli online, la fonte è sempre OCSE, e poi le fonti OCSE a loro volta si basano sulle stesse fonti nazionali.

Tornando indietro, quindi, i salari unitari reali che ho usato credo siano proprio affidabili, e se qualcuno ha qualcosa da dire sono lieto di avere critiche dettagliate. Se poi qualcuno non riesce a rifare i conti, bene: imparerà a considerare con più rispetto la mia professione, e gli auguro di fare altrettanto bene la sua. Se è quella del rompicoglioni non deve migliorare nulla, va già benissimo così.

Intanto, vedete come scende il CLUP fra 2003 e 2007? Certo, e voi a pensare: produttività alamanna! Ecco, sì, bravi coglioni. Fatevi due conti, cari. Il tasso medio di crescita della produttività fra 1995 e 2002 è dell’1.3%, e fra 2003 e 2007 dell’1.6%. “Ecco, te l’avevo detto Bagnai che la produttività alamanna era aumentata con le riforme strutturali!”

Ah sì, trolluccio mio, Barondelluccio dei miei coglioni, ConteZeroneuroni, Grazianoridisustafava? Siete proprio sicuri, voi oscuri personaggi in cerca di un autore al quale fate schifo, che le cose stiano così?
Allora guardatevi il tasso di crescita delle retribuzioni nominali. La media fra 1995 e 2002 è 1.6%, e fra 2003 e 2007 0.8%. Vedi, caro, la crescita dei salari nominali si è dimezzata. Capito come si guadagna competitività?

E allora, caro, se tu ami l’Italia (ma tu non la ami, perché tu non ami il tuo paese, si vede, tu pensi di essere migliore, di essere alamanno), diciamo: se tu amassi l’Italia, ecco, avresti due possibilità: o andartene in Germania a farti pagare un po' di meno (non sentiremmo la tua mancanza), o, in alternativa, farti pagare un po’ di meno qui (cosa che noi preferiremmo evitare: non che tu fossi pagato di meno, lo sei già troppo: che tu restassi qui). Certo, commentare a tempo pieno è un lavoro pesante. Ma se sei un vero alamanno, accetterai di farlo per molti meno soldi.

Sai che c’è caro? Te lo dico in alamanno: Du gleichst dem Geist den Du begreifst, nicht mir. Che poi vuol dire: inutile che insisti: fra te e l’economia si stenderà sempre l’opaco, impenetrabile diaframma della tua pelle d’asino. Torna pure di fronte al televisore, magari, se sei fortunato, trovi Giannino…

(Oscare, naturalmente…)


Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
- Franco Battiato