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#119642

windrunner
Partecipante

E' sempre cosa difficile… e non so io come potrei reagire e cosa farei di preciso.
Credo che un conto sia dirlo… pensandoci lascerei che la natura facesse il suo corso… ma non saprei esattamente se questo pensiero potrebbe rimanere in me dal momento che mi trovassi davanti ad una situazione simile. Probabilmente farei l'opposto.
Leggendo ciò mi è venuto in mente un episodio raccontato da Paramahansa Yogananda in Autobiografia di Uno Yogi. Non ho trovato il testo originale, bensì ho trovato un testo che riassume quell'episodio e che secondo me aiuta a far riflettere. Ecco quanto:

Il grande yogi, Paramahansa Yogananda, maestro del sereno distacco e della liberazione da ogni forma di attaccamento, amava teneramente un cerbiatto; e così l'animale amava lui. Quando il santo uomo predicava o istruiva i suoi seguaci, anche il cerbiatto veniva a lui, fra gli altri, come per ascoltarlo.Un giorno il cerbiatto si ammalò, e grande fu l'angoscia di Yogananda all'idea di perdere quel suo tenero amico. Non poteva accettare l'idea di doversene separare: chiamò degli esperti veterinari, fece di tutto per salvargli la vita.Una notte il cerbiatto gli apparve in sogno e gli disse: «Ma perché vuoi trattenermi? Io sono chiamato lassù, nella luce, in un mondo assai più bello di questo».Allora Yogananda comprese che la sua battaglia per tenere in vita il cerbiatto nasceva da una forma di attaccamento, e che tale attaccamento è una forma di egoismo.

Ripeto, sono in sintonia con il Maestro… ma all'atto pratico non saprei davvero come potrei reagire…